In Iran fioriscono i muri e i frigoriferi della condivisione 

 

Foto tratta da Instagram

Ci sono delle iniziative in cui la sharing economy si intreccia con la solidarietà. Dopo avervi raccontato della Cena Sospesa promossa dalla Caritas Ambrosiana che ha come testimonial lo chef stellato Michelin Carlo Cracco, un altro esempio arriva adesso dall’Iran. In alcune città di questo Paese è in corso, infatti, una lodevole iniziativa partita dal basso che si chiama Walls Of Kindness cioè i muri della gentilezza. Il funzionamento è molto semplice e spontaneo: la gente appende sui muri delle strade gli abiti superflui al motto “Se non ne hai bisogno, lascia. Se ne hai bisogno, prendi”. Non vi sono né custodi né restrizioni di ogni tipo, il tutto è dominato dal senso di solidarietà di coloro che vogliono mettere a disposizione dei più disagiati un cappotto, una coperta o un paio di scarpe durante la stagione del grande freddo. Nessuno controlla se chi prende abbia veramente necessità ma vige un’autoregolamentazione che fa sì che i muri non vengano depredati. Grazie all’interesse dei media internazionali e alla forza dei social network l’iniziativa, che probabilmente è partita da un abitante anonimo di Mashhad, si è diffusa rapidamente nei grandi centri iraniani. Dopo Isfahan, Kerman, Tabriz e Bandar Abbas ora sta prendendo piede anche nella capitale Teheran. Inoltre, la gente attraverso i social media come Facebook, Instagram, Twitter e Telegram con l’hashtag #wallofkindness e #wallsofkindness sta contribuendo al successo e all’ulteriore diffusione di questa iniziativa. La viralità ha così funzionato bene che dopo i muri è partita un’altra iniziativa simile chiamata Payan-e Kartonkhabi: nel quartiere di Shoush, a Tehran, sono stati installati per strada dei vecchi frigoriferi dove i cittadini possono riporre generi alimentari mettendoli cosi a disposizione dei più disagiati. Anche in questo caso i frigoriferi condivisi si sono moltiplicati rapidamente in varie città tra cui Karaj, Rasht e Lahijan. SocialEconomy si augura che questa iniziativa si possa diffondere in tutte le principali città del mondo perché questa è la più vera e spontanea forma di social economy.

Foto tratte da Instagram

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