Per l’Antitrust il disegno di legge sugli home restaurant limita la libera concorrenza

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L’Antitrust italiano con un provvedimento a firma del suo Presidente Giovanni Pitruzzella, pubblicato nell’ultimo bollettino dell’Autorità, si schiera contro il disegno di legge sugli home restaurant. Il disegno di legge in questione (DDL n.S.2647) dal “Disciplina dell’attività di home restaurant” è stato già approvato dalla Camera dei Deputati (vedi post di SocialEconomy del 17 gennaio 2017 https://socialeconomy.mobi/2017/01/17/la-camera-dei-deputati-ha-approvato-la-proposta-di-legge-sullhome-restaurant-la-parola-adesso-passa-al-senato/) ed ora è in Senato dove attende la discussione finale. L’Antitrust nel testo pubblicato oltre a ricordare che la Commissione Europea ha invitato gli Stati membri a favorire lo sviluppo della sharing economy, afferma che il Disegno di Legge in questione “Introduce limitazioni all’esercizio dell’attività di home restaurant che non appaiono giustificate”. La motivazione di questa posizione risiede nel fatto che il provvedimento normativo limiterebbe la concorrenza in modo eccessivo. In particolare l’Antitrust individua alcuni elementi contenuti nel Disegno di Legge come lesivi della libera concorrenza: obbligo di utilizzo di piattaforme digitali per svolgere il servizio di home restaurant; obbligo per il consumatore di pagare la prestazione prima di averne beneficiato; numero massimo di coperti che possono essere allestiti; reddito annuo massimo che l’attività in esame può generare; l’esclusione delle attività di B&B e Case Vacanza in forma non imprenditoriale dalla possibilità di ampliare l’offerta di servizi extralberghieri con quella del servizio di home restaurant. nella parte finale del documento Giovanni Pitruzzella, Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sentenzia che “Il DDL che disciplina l’attività di home restaurant appare nel suo complesso idoneo a limitare indebitamente una modalità emergente di offerta alternativa del servizio di ristorazione e, nella misura in cui prevede obblighi che normalmente non sono posti a carico degli operatori tradizionali, risulta discriminare gli operatori di home restaurant, a favore dei primi, senza rispettare il test di proporzionalità, necessarietà delle misure restrittive rispetto al perseguimento di specifici obiettivi imperativi di interesse generale, come invece richiesto a livello
europeo”. Per questi motivi l’Antitrust auspica che “Al fine di superare i profili discriminatori che i rilievi sopra svolti siano tenuti in adeguata considerazione in occasione del prosieguo dell’iter legislativo sul DDL in questione nonché in occasione dell’emanazione del Decreto ministeriale che dovrà definire le modalità di controllo dell’attività degli operatori”.

Link al Bollettino dell’Antitrust

http://www.agcm.it/component/joomdoc/bollettini/13-17.pdf/download.html

 

Ecco di cosa ha parlato nel 2016 su Twitter l’Italia dell’innovazione

3231234Per il terzo anno consecutivo IBM Italia e Talent Garden hanno analizzato le conversazioni fatte in Italia nel corso dello scorso anno su Twitter sui temi dell’innovazione per capire dove quali sono state le tendenze. Punto di partenza dello studio sono stati i tweet inviati nel 2016 dai 10 magazine di riferimento per la comunità tech in Italia (@Chefuturo, @Startup_Italia, @EconomyUp, @Startupbusiness, @Wireditalia, @CorInnovazione, @Ideastartup, @Startupperblog, @Nova24Tec e @techecon); all’interno dei loro cinguettii sono stati, poi, individuati gli hashtag più rappresentativi che sono, successivamente, stati utilizzati come parole chiave per filtrare le conversazioni scambiate in Italia durante il 2016. In totale sono stati raccolti e analizzati un milione di tweet prodotti nell’ultimo anno da oltre 260mila utenti. Gli hashtag più utilizzati nel 2016 quando si è twittato di innovazione sono stati tra gli altri #startup, #fintech, #iot, #ecommerce, #bigdata, #bitcoin, #cybersecurity, #crowdfunding, #innovazione, #sharingeconomy e #blockchain. Per quanto riguarda gli argomenti più dibattuti, i principali filoni di discussione sono stati il FinTech, la Cybersecurity, l’IoT e Industry 4.0, il FoodTech, l’Artificial Intelligence, l’Open Innovation e il Societing. Interessante anche la differenza degli argomenti trattati dagli uomini e dalle donne. Gli uomini, che hanno animato il 69% delle conversazioni Twitter in tema di innovazione,  hanno dialogato su #fintech, #cybersecurity, #blockchain, #opendata, #iot e #ecommerce. Le donne, che rappresentano il rimanente 31%, hanno, invece mostrato  maggiore propensione verso argomenti come #robot, #crowdfunding (il finanziamento collettivo dell’era della sharing economy), #foodtech, #innovazione #robot #societing e  #openinnovation. Per il 2016 il premio di città dell’innovazione lo vince Milano, che con il 12% dei tweet si posiziona sul gradino più alto del podio. Seguono Roma con il 9% delle discussioni totali e Torino, che come l’anno scorso con il suo 2,8% è stata leggermente distaccata dalle due metropoli. Prima città del sud Napoli che si classifica al quarto posto con il 2,5%, a seguire Trieste, Verona, Bologna e Cremona, Palermo e Cagliari. le due città insulari entrano cosi per la prima volta nella classifica delle prime dieci città in cui si discute di innovazione.

 

 

Car sharing: da Zipcar noleggi gratis in USA nell’Election Day 

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Zypcar, uno dei maggiori operatori di car sharing degli USA, in occasione dell’Election Day che si celebra oggi 8 novembre 2016, rende gratuito (al netto di tasse e oneri) l’utilizzo di alcune sue autovetture. A rendere nota la promozione #DriveTheVote, valida nel giorno in cui gli americani sono chiamati a scegliere il successore di Barack Obama alla Presidenza della Nazione, è stata la stessa società attraverso il proprio sito webCome riportato da alcuni media d’oltreocenano tra cui Oakland Press e Business Insider, le autovetture Zipcar disponibili sono oltre 7.000. La promozione che rende gratuito l’utilizzo dell’auto tra le 6 e le 10 di sera si applica alle prenotazioni che saranno fatte a partire dalle ore 9 dell’8 novembre. Come spiegato da Zipcar, l’iniziativa si applica alle seguenti autovetture:

  • Ford: Focus Sedan, Focus Hatchback, Fiesta, Fiesta Hatchback, C-Max
  • Honda: Civic, Fit
  • Hyundai: Elantra, Elantra GT
  • Jeep: Renegade
  • Kia: Soul, Forte
  • Mazda: 3
  • Mitsubishi: Lancer
  • Nissan: Sentra, Versa, Versa Hatchback
  • Subaru: Impreza
  • Toyota: Prius, Corolla
  • Volkswagen: Golf, Jetta

L’offerta è disponibile in tutte le location di Zipcar negli USA. Le autovetture prescelte saranno chiaramente disponibili fino a esaurimento (è la stessa società a prevedere che siano esaurite in breve tempo). La logica dell’iniziativa, cosi come quelle portate avanti dalle società della sharing economy fronte ride sharing Lyft e Uber  che SocialEconomy vi ha raccontato, e quella di rendere più semplice l’esercizio del voto da parte degli aventi diritto. Per questo motivo anche se la promozione è aperta a tutti gli utenti Zipcar, la società chiede a coloro che non userebbero le autovetture disponibili per recarsi al seggio di lasciarle a disposizione di coloro che hanno bisogno di un mezzo di trasporto per recarsi al seggio. Come ampiamente noto queste elezioni presidenziali americane vedono una sfida all’ultimo voto tra Donald Trump e Hillary Clinton. 

 

Il torinese Carlo Ratti con il suo studio di architettura vuole trasformare una ex base militare USA in Germania nella città della sharing economy

 

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Lo studio di architettura Carlo Ratti Associati ha presentato un piano di riprogettazione e riconversione di un villaggio situato in Germania all’interno dell’ex base militare USA in un comune del ventunesimo secolo fondato sugli ideali alla base della sharing economy. Il Patrick Henry Village, che si trova alla periferia di Heidelberg in Germania, secondo l’idea del prestigioso studio di architettura e design potrebbe diventare un sito incentrato sul coliving, coworking e comaking. Il progetto è stato elaborato nel quadro della Internationale Bauausstellung (IBA) un’iniziativa che fin dai primi anni del ventesimo secolo ha promosso l’architettura d’avanguardia. Il Patrick Henry Village è stato inizialmente costruito nei primi anni ‘50 per le truppe dell’esercito degli Stati Uniti li dislocate, ed è stato lasciato libero nel 2013. Il sito di 97 ettari conteneva caserme, scuole, negozi, e strutture ricreative. Carlo Ratti Associati ha immaginato un futuro totalmente diverso, innovativo e al passo con lo sviluppo delle città e delle economie mondiali: un paese per circa 4000 persone che condividono. Il nome, nel caso in cui il progetto si concretizzi, sarà Patrick Henry Commune. “Storicamente, i comuni sono stati posti a sperimentare atteggiamenti e comportamenti lungimiranti, in cui le nuove idee sociali e l’architettura innovativa vanno di pari passo “, dice Carlo Ratti, docente italiano nato a Torino che oggi insegna Pratice of Urban Technologies presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston e socio fondatore di Carlo Ratti Associati. “Abbiamo iniziato questo progetto con una domanda: cosa sarebbe un comune basato sulla condivisione digitale? Questo sito unico – un enclave americana nel cuore dell’Europa – sembrava un banco di prova ideale per rispondere a questa domanda”. La vita nel Patrick Henry Commune sfrutterà i benefici di un’infrastruttura condivisa, le attività e gli stili di vita su scala urbana. Il “comune” sarà aperto a chiunque voglia avvicinarsi a questo paradigma, compresi gli studenti, ricercatori, imprenditori e famiglie. Il design reinventa il villaggio originario e crea un nuovo patrimonio architettonico suburbano fatto sia di edifici sia di campi destinati all’agricoltura. Gli edifici del Patrick Henry Commune ospiteranno le persone per soggiorni di varie lunghezze, sia per viaggiatori sia residenti locali, e sarà caratterizzato da alloggi a prezzi accessibili. Nei blocchi destinati al co-living gli spazi dedicati alle attività comuni – come cucine e ambienti comuni di co-working – saranno più numerosi rispetto alle unità residenziali private. Il progetto promuoverà anche soluzioni per la mobilità, offrendo un servizio di carsharing e una flotta di navette a guida autonoma per collegare il sito al centro della città di Heidelberg. L’uso di auto private sarà scoraggiato, liberando i garage delle ville per gli usi più creativi. Questi saranno, infatti, convertiti in fab-laboratori, contribuendo a portare la produzione di nuovo nelle città. Uno dei servizi più simbolici del Patrick Henry Commune sarà il “Maker Palace”. Questo edificio, ispirato alla progettazione concettuale di Cedric Price per un “Fun Palace” del 1961, è un esperimento di architettura open source. Questo edificio sarà caratterizzato all’interno da gru a ponte e pareti mobili per dare la possibilità ai residenti o agli ospiti di  riconfigurare lo spazio adattandolo alle proprie esigenze.  Il “Fun Palace” diventerà un luogo ideale per spettacoli ed eventi artistici. “Questo è un posto per l’economia della condivisione nella sua interpretazione più inclusiva, che coinvolge tutte le sfere della nostra vita quotidiana, dalle abitazioni al lavoro e alla mobilità “, ha affermato Emma Greer, Project Manager di Carlo Ratti Associati:”  Nelle prossime settimane, il progetto sarà presentato da Carlo Ratti Associati agli stakeholder locali a Heidelberg.Lo studio Carlo Ratti e Associati ha sede in Italia a Torino e all’estero a Londra e Boston.

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UK, dal 2017 franchigia fiscale annuale di 1.000 sterline per la sharing economy. Un esempio da imitare

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Mentre in Italia si sta discutendo di un provvedimento normativo per regolamentare la sharing economy, il governo UK ha annunciato il 16 marzo una interessante novità in tema di tasse e sharing economy che verrà introdotta oltremanica a partire dall’aprile 2017. Con le nuove regole il Governo britannico ha introdotto, infatti, una franchigia fiscale del valore di mille sterline che consentirà agli operatori non professionali che decideranno di mettere nel circolo della sharing economy un proprio bene di godere ogni anno sui primi £ 1.000 guadagnati un’esenzione totale in termini di tasse. La franchiggia, che varrà anche per coloro che decideranno di vendere  in modo occasionale oggetti da loro stessi creati, è un modo con cui l’esecutivo della Gran Bretagna vuole favorire lo sviluppo dell’economia della condivisione e della micro imprenditorialità. Il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne durante il suo intervento in Parmalmento con cui ha presentato il Budget 2016, ha dichiarato che i beneficiari di questo provvedimento saranno circa mezzo milione di britannici. “Stiamo aiutando il nuovo mondo di micro-imprenditori che vendono i servizi on-line o affittano le loro case attraverso internet”, ha detto al Parlamento. “Il nostro sistema fiscale dovrebbe aiutare queste persone così sto introducendo due nuove franchigie fiscali ciascuno del valore di £ 1.000 l’anno, sia per proventi da negoziazione sia per la proprietà. Non ci saranno moduli da compilare, nessuna tassa da pagare – è una riduzione delle imposte per l’era digitale e almeno mezzo milione di persone ne trarranno beneficio”. Con questo provvedimento gli UK si confermano all’avanguardia in tema di attrazione degli operatori della sharing economy (gli operatori che potrebbero trarre un vantaggio da questa novità fiscale pensiamo possano essere tanti tra cui Airbnb e JustPark solo per citare i principali)  e più in generale di liberismo economico e di incentivazione dell’imprenditorialità. Da italiani, invece, non rimane che sperare che questo provvedimento sia preso da esempio dal nostro legislatore. Attualmente però la direzione presa in Italia sembra essere ben diversa: nella proposta di legge presentata alcune settimane fa da alcuni parlamentari si prevede una tassazione del 10% per i primi 10 mila euro guadagnati, da operatori non professionali, attraverso la condivisione dei propri beni.  

 

 

Di seguito la parte riguardante le novità fiscali sulla sharing economy tratt dal sito del Governo UK.
10. New tax allowances for money earned from the sharing economy
From April 2017, there will be two new tax-free £1,000 allowances – one for selling goods or providing services, and one income from property you own.
People who make up to £1,000 from occasional jobs – such as sharing power tools, providing a lift share or selling goods they have made – will no longer need to pay tax on that income.
In the same way, the first £1,000 of income from property – such as renting a driveway or loft storage – will be tax free.

Anche la cultura apre alla sharing economy: al museo MADRE arriva il biglietto sospeso

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Anche la cultura si apre al mondo della condivisione e della sharing economy. Il Museo Madre di Napoli ha, infatti, applicato all’arte contemporanea l’antica pratica filantropica del caffè sospeso, la tradizione napoletana che consente di bere un caffè espresso al bar grazie alla generosità di qualcun altro. A partire dal 24 marzo e fino al 31 dicembre 2016, chiunque potrà acquistare presso la biglietteria del museo un biglietto per un successivo visitatore sconosciuto. Un gesto di generosità e al contempo un invito affinché ognuno operi in prima persona per far avvicinare altri alla cultura, trasformando un’esperienza intima in una necessità importante, significativa e coinvolgente di condivisione e inclusione. Chi sceglierà di acquistare un biglietto per uno visistatore sconosciuto potrà segnalarne la disponibilità attraverso i social network, utilizzando l’hashtag #bigliettosospeso, e taggando il Madre (su Facebook o Twitter) per condividere, con i possibili beneficiari sconosciuti, anche l’opera o la mostra che ha suscitato in lui la voglia di trasmettere la propria passione per l’arte contemporanea.

SHARE raddoppia la sua presenza a Milano

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SHARE – Viale Umbria (da Facebook)

SHARE (Second HAnd REuse), il concept store che combina il sostegno a progetti di utilità sociale con il riuso degli indumenti, porta a tre i suoi punti vendita. L’insegna ha infatti inagurato a Milano, in viale Umbria, il proprio secondo punto vendita che va aggiugnersi a quelli di Viale Padova e a quello di Varese. SHARE, in totale allineamento con la filosofia alla base della sharing economy, è un negozio di abiti usati dove acquistando si contribuisce al sostegno di progetti di solidarietà sul territorio. Gestito dalla cooperativa sociale Mondi Possibili, SHARE ha ricevuto il contributo di Fondazione Cariplo, Fondazione Vismara  e Unicredit Foundation.