La sharing economy che balla il sirtaki

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Nella Grecia chi ieri ha visto il successo elettorale di Alexīs Tsipras, leader del partito Syriza, negli ultimi anni sono nate molte nuove aziende, 41.000 secondo il NewYork Times soltanto nel periodo marzo 2013/marzo 2014. Di queste alcune si sono sviluppate all’insegna della sharing economy. Forse proprio la crisi economica che ha coinvolto il paese dal 2008 stato il motore di sviluppo dell’economia della condivisione. SocialEconomy ha fatto un giro per raccontarvi le realtà elleniche più dinamiche e significative:

  • Dopios (“locale” in Greco) è un community marketplace fondato nel 2012 che si pone l’obiettivo di connettere I viaggiatori con le persone locali al fine di offrire loro una esperienza di viaggio basata sui consigli dei locals. Questa startup –  fondata dal greco Alex Trimis –  che è nata a San Francisco e poi si è sposata a Atene, oggi offre i propri servizi in 398 città del mondo.
  • Taxibeat, fondata nel 2010 da Nick Drandakis, Nikos Damilakis, Kostis Sakkas e Michael Sfictos, è un App per smartphone che trasforma la corsa di un taxi in un rapporto diretto cliente/tassista. Tramite Taxibeat i clienti possono cercare, infatti, non solo il taxi più vicino, ma contemporaneamente scegliere anche il tassista con il più alto rating, il modello di auto e altre amenità. Taxibeat è riuscita a espandersi e oltre che a Atene oggi è presente in varie città mondo tra cui Parigi e San Paolo.
  • Cookisto, fondata nel 2013 dal greco Michalis Gkontas è un marketplace che vuole collegare tramite il cibo fatto in casa i turisti ai “locals”. Con Cookisto è, infatti, possibile comprare un pasto nelle case dei cittadini di Atene e Londra.
  • Incrediblue, fondata nel 2012 da Antonios Fiorakis, George Gatos e Theodoros Orfanidis , è un marketplace in cui i proprietari di barche (a vela e motore) offrono agli amanti del mare la condivisione della propria barca per una vacanza. L’iniziativa ha avuto successo e tramite il sito adesso si possono pianificare vacanze in varie parti del mondo.
  • TripHelp, fondata nel 2014, è un sito di informazioni per turisti che possono cosi rivolgersi ai locals greci via chat o per iscritto per ricevere risposte e consigli sul proprio viaggio.
  • Locish, fondata nel 2013 da Alex Christodoulou e Grigoris Zontanos, una Q&A app per smartphone che da la possibilità di ricevere in tempo reale consigli dagli utenti su posti dove mangiare, bere o divertirsi.
  • Easybike il primo e unico servizio di bikesharing attivo con crica 100 postanzioni totalmente automatizzate in Grecia e Cipro fondato da George Voulgaroudis.

Dopios

www.dopios.com

Taxibeat

www.taxibeat.com

Cookisto

www.cookisto.com

Incrediblu

www.incrediblue.com

TripHelp

www.triphelp.gr

Locish

www.locish.com

easyBike

www.easybike.gr

Il crowdfunding per sostenere i diritti del popolo delle partite IVA

ACTA, l’associazione dei freelance italiani – che riunisce liberi professionisti con Partita IVA – ha lanciato su Buonacausa.org un crowdfunding per sostenere Daniela Fregosi (nickname Afrodite K) nella sua denuncia di mancanza di tutele e di ammortizzatori sociali per il popolo delle partite IVA.

Daniela Fregosi è una libera professionista alla quale nel luglio del 2013 è stato diagnosticato un tumore. Dopo la diagnosi e dopo aver cercato invano di capire perché un lavoratore autonomo (che versa regolarmente i contributi INPS)  abbia di fatto minore tutele di un lavoratore dipendente, Daniela ha iniziato dal dicembre 2013 uno sciopero contributivo nei confronti dell’ente di previdenza per dare priorità alle sue cure.

Il crowdfunding lanciato da Acta – che si propone di raccogliere 5mila Euro – ha per finalità la copertura delle more conseguenti al mancato pagamento dei contributi INPS; la raccolta fondi da investire in servizi informativi per i freelance che si ammalano; il sostenimento delle spese legali per portare avanti la protesta facendo emergere l’illegittimità e l’incostituzionalità delle attuali leggi che discriminano dal punto di vista della tutela in campo sanitario la posizione del lavoratore a partita IVA da quello dipendente.

Contemporaneamente Daniela Fregosi ha lanciato una petizione su Change.org, a proprio nome, a nome di tutti i lavoratori autonomi e di Acta,  chiedendo che siano rispettate la Costituzione Italiana e una recente risoluzione del Parlamento Europeo in merito e che sia data anche agli autonomi la possibilità di una malattia dignitosa.
In particolare si chiede il diritto a una indennità di malattia che copra l’intero periodo di inattività; il diritto a un’indennità di malattia a chi abbia versato all’INPS almeno 3 annualità nel corso della sua intera vita lavorativa; un indennizzo relativo alla malattia uguale a quello stabilito per la degenza ospedaliera quando ci si deve sottoporre a terapie invasive (chemio, radio etc), il riconoscimento della copertura pensionistica figurativa per tutto il periodo della malattia e la possibilità di sospendere tutti i pagamenti (INPS, IRPEF), che saranno poi dilazionati e versati a partire dalla piena ripresa lavorativa, così come l’esclusione dagli studi di settore.

Petizione Change.org

https://www.change.org/p/diritti-ed-assistenza-ai-lavoratori-autonomi-che-si-ammalano

Blog Afrodite K

http://tumoreseno.blogspot.it/2015/01/partite-iva-malattia-e-solidarieta-gia.html

Risoluzione Parlamento Europeo

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2014-0014+0+DOC+XML+V0//IT

 Crowdfunding

http://buonacausa.org/cause/per-equa-tutela-nella-malattia

7 dollari per condividere un PC e abbattere il digital divide, con Keepod

Ridurre il digital divide a supporto di tutti coloro non hanno un PC a disposizione. Questo è l’ambizioso obiettivo di Keepod, società di diritto inglese creata dall’italiano Francesco Imbesi e dall’israeliano Nissan Bahar. Keepod è una chiavetta USB che racchiude al proprio interno l’omonimo sistema operativo, basato su open source Android, in vendita a 7 dollari. La chiavetta, dal semplicissimo utilizzo, permette di restituire a nuova vita i vecchi PC, con la possibilità di utilizzare tutte le app Android già in dotazione. I computer, una volta rivitalizzati, sono destinati a quella parte di popolazione mondiale che non possiede un computer e non ha la possibilità di acquistarlo.

Keepod

Quello di Keepod è un ottimo esempio di sharing economy: condividendo infatti i vecchi terminali, piuttosto che buttarli – nel mondo ne vengono buttati ogni giorno circa 200 mila di cui 85 mila solo negli USA – e dotandoli di questa chiavetta, è possibile rimetterli in circolo a vantaggio della collettività. SocialEconomy ha incontrato Francesco Imbesi, cofondatore della società: “L’idea dalla quale siamo partiti era quella di separare il software dall’hardware perché questo consente evidenti vantaggi, non solo economici. Siamo partiti all’inizio del 2011 come una qualunque normale startup, focalizzandoci sul business proponendo il nostro progetto a grandi e medie aziende. Dopo questa prima fase ci siamo fermati un attimo, abbiamo analizzato l’evoluzione del quadro macroeconomico e deciso di focalizzare il core business della società sull’impatto sociale. Nel 2013 Keepod ha di fatto scelto di non fare business <<tradizionale>>, ma di focalizzarsi sul social enterprise”. Molto social e sharing anche il metodo di vendita: chiunque voglia una Keepod può averla soltanto acquistandone almeno 2, 1 per sé e una da destinare in beneficenza. In questo modo, con 14 dollari, si regala la possibilità di utilizzo di un PC a chi non può permetterselo. “Grazie alla collaborazione con alcune aziende i vecchi PC al posto di essere buttati via vengono destinati a noi che poi li rimettiamo in circolo – dichiara Imbesi – Al momento abbiamo venduto qualche migliaio di chiavette, c’è una forte richiesta da tutto il mondo”. Di recente, inoltre – continua il fondatore – abbiamo lanciato i Keepod point. Chiunque abbia un esercizio commerciale può diventare rivenditore Keepod, richiediamo solamente di acquistare almeno un pacchetto di 25 chiavette, ma soprattutto di destinare 2 PC alla libera fruizione. In questo modo combattiamo il digital divide”. Molto chiara infine la posizione di Imbesi sul tema della fuga dei cervelli dal nostro Paese: “Internet è il mondo, noi abbiamo scelto come sede il Regno Unito, non perché volevamo fuggire dall’Italia, ma solo perché la Gran Bretagna è centrale tra l’Europa e gli Usa. Internet – come nei secoli passati è avvenuto con la ferrovia o la telefonia – ha già cambiato le nostre abitudini e oggi è sempre più il motore del cambiamento. Allo stesso modo le aziende devono cambiare il proprio paradigma andando oltre il concetto della fisicità della sede”.

Keepod in un video

http://www.keepod.org

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Francesco Imbesi (Sx) e Nissan Bahar (Dx)

Francesco Imbesi (Sx) e Nissan Bahar (Dx)

Charlie Hebdo

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La #sharingeconomy a Milano (e non solo)

Milano è certamente una città in cui molto può essere condiviso. SocialEconomy, utilizzando anche la mappatura delle realtà italiane attive nella sharing economy fatta da Collaboriamo.org, ha realizzato una infografica che mostra tutto quanto si può condividere (gratuitamente o a pagamento) all’ombra del Duomo (e non solo).

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Nel 2014 con Kickstarter raccolti $ 529 milioni

Kickstarter, una delle principali piattaforme globali di crowdfunding, ha pubblicato il consueto report di fine anno. In totale, i progetti che nel 2014 sono riusciti a finanziarsi attraverso Kickstarter sono stati 22.252. Complessivamente tramite la piattaforma sono stati raccolti 529 milioni di dollari USA. Al link di seguito il report completo –  https://www.kickstarter.com/year/2014/data?ref=yir2014

Street Art: condivisione VS collezionismo

La street art è il massimo esempio di condivisione dell’arte. Le opere d’arte vengono liberate dai musei e donate alla libera vista di tutti.

Il maggiore interprete della street art è Banksy, artista e writer originario di Bristol, che ha “regalato” le sue opere al mondo intero.

Di Banksy non si conosce praticamente nulla, nemmeno il suo volto. Le sue opere, molte
provocatorie, però sono diventate un emblema.

La “condivisione” delle opere di Banksy purtroppo ogni tanto viene spezzata da qualche proprietario dei muri che ospitano le creazioni: le sezioni di muro alcune volte vengono infatti vendute a mercanti d’arte e poi messe all’asta.

È andata così per il celebre palloncino a cuore che dai muri di Brooklyn è finito all’asta a Miami dove è stato aggiudicato per 650 mila dollari USA.

Art sharing: Space Invaders

Space Invaders è un esponente della street art che incolla personaggi ispirati al videogioco arcade Space Invaders  Space del 1978. Le sue opere, formate da piccole piastrelle, hanno invaso il mondo, oggi si trovano sui muri di 61 città.  Come dichiara egli stesso sul suo sito l’idea iniziale da cui è partito è stata quella di liberare l’arte dai musei. Un ottimo esempio di Art Sharing.

 

http://www.space-invaders.com/home/

 

La condivisione moltiplica la felicità

“La felicità è qualcosa che si moltiplica quando viene condivisa”

Paulo Coelho

“Happiness is something that multiplies when it is divided”

Paulo Coelho