Per Talent Garden inizia una nuova era 

Inizia una nuova era per Talent Garden: chiuso l’aumento di capitale da 12 milioni di euro per accrescere la rete di spazi coworking, la condivisione degli uffici dell’era della sharing economy, e puntare su formazione, eventi e innovazione con le aziende. L’apporto di capitale è stato il secondo più rilevante financing round realizzato a livello europeo nel settore. La raccolta tra equity e debito, ha visto – per la prima volta in Italia – la partecipazione di 500 Startups, il più grande incubatore al mondo basato a San Francisco e diretto da Dave McClure, ed Endeavor Catalyst, sponsor Reid Hoffman founder di LinkedIn. Al suo fianco sono intervenuti molti family office italiani, con la regia della Tamburi Investment Partners (TIP) di Giovanni Tamburi, che ha partecipato al round anche direttamente ed è oggi tra i principali azionisti della società. Tra questi le famiglie Angelini e Dompé (farmaceutica), gli armatori D’amico, gli imprenditori del settore metallurgico della Ferrero a cui si aggiungono imprenditori del digitale italiano come Volagratis, MutuiOnLine, Alkemy ed Esprinet.
Talent Garden è oggi il più grande network di coworking d’Europa per numero di sedi: da Brescia, dove è nato cinque anni fa, ‎è arrivato a 17 campus in 5 Paesi europei, con più 1500 professionisti del digitale che lavorano negli spazi, centinaia di manager provenienti da decine di aziende formati da TAG Innovation School e centinaia di studenti che ogni giorno si formano per diventare i professionisti del futuro. In aggiunta si contano oltre 500 eventi ospitati o organizzati ogni anno nei diversi campus sui temi dell’innovazione e del digitale.
Secondo Davide Dattoli, founder e CEO di Talent Garden: “È una soddisfazione immensa, con questa operazione rafforziamo la nostra leadership a livello europeo e soprattutto incrementiamo la forza di un network ormai unico, che partendo dall’Italia si è sviluppato in molti Paesi‎ con l’obiettivo di espandersi in tante altre città. Siamo già il terzo player a livello mondiale per numero di campus e vogliamo realizzare il nostro sogno di connettere i talenti più innovativi e brillanti, non solo europei”.
Talent Garden con questo round si posiziona come primo player in Europa in un settore in crescita in cui velocità e qualità del network sono fondamentali. La scommessa dei più grandi investitori internazionali è quella di riconoscere che il mondo del lavoro è cambiato e che sono necessari nuovi player che offrano servizi innovativi e uno spazio di lavoro in continua evoluzione con una forte componente di community, dove si impara e ci si connette grazie a corsi ed eventi.
Negli Stati Uniti il coworking, la condivisione degli uffici dell’era della sharing economy, continua a essere uno dei settori di maggior interesse e attrae capitali molto importanti: WeWork, società basata a New York, ha raccolto più di 620M$ negli ultimi due anni. Sempre nella Grande Mela General Assembly ha raggiunto 110M$ mentre NeueHouse 25M$. A San Francisco, altra roccaforte del coworking, RocketSpace ha chiuso un round da 336M$ e Galvanize da 45M$.
Nel dettaglio il piano industriale 2017-2018 prevede l’apertura diretta di una decina di nuovi spazi in Europa entro la fine dell’anno per un totale di 70.000 mq e 8.000 talenti connessi al network. Luoghi aperti 24h al giorno in cui tutti i professionisti dell’innovazione, siano essi freelance, startup, PMI digitali o grandi imprese con le proprie aree innovazione, possano trovare uno spazio di lavoro innovativo pensato per stimolare la produttività e aumentare le relazioni professionali. Il piano prevede inoltre l’ampliamento della rete di franchising già presente per fornire un servizio sempre più capillare nei diversi territori. 
La TAG Innovation School, la prima scuola del digitale in Europa per numero di studenti e aziende formati, continuerà a crescere in Italia (a gennaio 2017 aprirà la nuova sede di Roma) e all’estero (nei mercati in cui Talent Garden è già presente). Forti investimenti anche sulla parte B2B, per aiutare le aziende nel processo di digital transformation formando manager ed executives con percorsi formativi personalizzati.
Grazie alla presenza capillare sul territorio, Talent Garden si è affermato anche come il luogo dove gli innovatori si incontrano, dove imprese e startup sviluppano collaborazioni e dove tanti professionisti si aggiornano e fanno networking nel mondo del digitale. In tale ambito l’aumento del numero di spazi e di mercati in cui opera rende Talent Garden un player unico per connettersi con il meglio dell’innovazione europea e globale.
Continua Davide Dattoli: “Siamo partiti 5 anni fa con un piccolo spazio a Brescia, abbiamo creduto nella sfida di crescere in Italia ed Europa, nella diversificazione del nostro business e oggi non siamo più solo un coworking pur essendo in tante città in Europa. Abbiamo una divisione che si occupa esclusivamente di realizzare eventi e attività con clienti corporate e da un anno abbiamo anche TAG Innovation School con una proposta formativa sui temi del digital che coinvolge studenti ma anche tante aziende che vogliono cambiare il loro modo di lavorare. Abbiamo esportato il nostro modello in Europa e, dopo Spagna, Lituania, Romania e Albania, puntiamo ai mercati dove l’innovazione sta nascendo, fuori dai circuiti di Londra e Berlino dove esistono già tanti player molto radicati. Il nostro obiettivo è di arrivare in borsa entro la fine del 2018.”
Sono tante le attività che Talent Garden chiuderà tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017: l’apertura della seconda sede di TAG Innovation School a Roma, il lancio del nuovo spazio di Torino realizzato in collaborazione con Fondazione Agnelli e nuove sedi internazionali che amplieranno il network e il valore per i suoi membri. Questo si affianca ai risultati del 2016 come l’apertura di Talent Garden a Roma prima con Poste Italiane in Viale Mazzini e poi all’interno di Cinecittà, con un campus dedicato alla multimedialità, due realtà che si sono già affermate come centri dell’innovazione nella capitale. L’apertura di Talent Garden Bucarest che rafforza la presenza nell’est Europa e Supernova, il festival dell’innovazione targato Talent Garden che quest’anno ha superato i 100.000 visitatori tra Brescia e Torino.
La società si appresta a chiudere il 2016 con circa 5M di euro di fatturato consolidato e un tasso di crescita del 300% rispetto all’anno precedente. Per il prossimo triennio si prevede un raddoppio anno su anno del fatturato, una crescita dell’organico, del numero di spazi di coworking e dei clienti raggiunti.

Airbnb, niente nuova tassa in arrivo in Italia. Lo dice Matteo Renzi 


Dopo alcune indiscrezioni circolate nella serata di ieri in relazione una possibile nuova tassa sugli affitti brevi, vale a dire quelli intermediati sulle piattaforme di home sharing, l’affitto tra privati dell’era della sharing economy, tra cui Airbnb, è arrivata la presa di posizione del Presidente del Consiglio italiano tramite Twitter. “Nessuna nuova tassa in legge di bilancio, nessuna. Nemmeno Airbnb. Finché sono premier io, le tasse si abbassano e non si alzano #avanti”, ha scritto sul social Matteo Renzi. Per i proprietari di case e stanze in affitto sulla piattaforma, si era parlato di una tassazione al 21% dovuta all’applicazione di una cedolare secca. La proposta di una nuova tassa di questo tipo era contenuta in un emendamento del Pd (il partito di maggioranza) alla prossima legge di bilancio approvato nelle ultime ore dalla Commissione Finanze della Camera dei Deputati ed ora destinato a essere sottoposto alla Commissione Bilancio. La norma prevede, o prevedeva visto il secco stop del Primo Ministro, anche l’istituzione di un apposito registro all’Agenzia delle Entrate e di una clausola antievasione, con la responsabilità “in solido” sul pagamento delle tasse da parte del privato e dell’intermediario (Airbnb e sui simili). Lo stop dichiarato su Twitter da Matteo Renzi è certamente una buona notizia per quella parte, sempre più crescente, dell’Italia che guarda con favore a tutte le forme della sharing economy

Dove si va? Sta per arrivare la nuova App di Uber. Semplicemente fantastica 

Foto Uber


La nuova app di Uber, che noi di SocialEconomy vi raccontiamo prima di tutti in Italia, è tutta incentrata sulla risposta a una semplice, ricorrente e iconica domanda: Dove si va? Dietro a questo interrogativo è racchiuso tutto il mondo di Uber e le infinite novità che il colosso della sharing economy porterà prossimamente sul mercato. Il segreto è la semplicità e la facilità d’uso, il tutto condito da novità che fissano un benchmark come un’azienda leader deve fare. Uber stupisce così il proprio pubblico e lo fa veramente alla grande.  Ecco nel dettaglio tutte le novità dell’imminente nuova app che rappresenta la prima vera e propria novità dal lancio sul mercato avvenuto nel 2012. La prima, come anticipato, è la domanda iniziale visibile all’avvio dell’app: Dove si va? Rispondendo a questa domanda si conoscerà in anticipo la tariffa esatta e l’orario di arrivo stimato per la maggior parte delle corse già prima di effettuare la richiesta. La seconda news è rappresentata dalla possibilità di connettere i propri contatti presenti sullo smartphone con l’app Uber e rendere amici e familiari effettive destinazioni. Attraverso la geolocalizzazione Uber invierà ai contatti una notifica affinché condividano la propria posizione così da poterli raggiungere ovunque essi si trovino. La terza novità riguarda l’inserimento di scorciatoie (singoli tastini di scelta rapida) presenti nella schermata principale dell’applicazione. L’app memorizza le corse abituali e fornisce suggerimenti in base alla posizione in cui ci si trova e all’orario. Le scorciatoie sono ancora più efficaci se si sincronizza il proprio calendario con l’app Uber. Se si avrà già memorizzato la destinazione, infatti, la scorciatoia per la meta è pronta non appena si avvia l’app. Le novità non finiscono qui, con la nuova applicazione si potranno confrontare in anticipo le tariffe per la maggior parte delle corse, scegliendo, a seconda dei servizi Uber presenti nelle varie città in cui è disponibile il servizio, tra servizio Economy (UberPool e UberX), Premium (la classica vettura nera Uber), Extra Seats – Posti supplementari (UberVan) e More (per le auto con seggiolino bimbi oppure attrezzate per ospitare i portatori di handicap con carrozzella). Ulteriori novità sono le istruzioni in app per facilitare l’incontro tra cliente e driver, le funzioni per condividere il proprio stato con amici e familiari e quelli dividere il pagamento della corsa con i compagni di viaggio. Dulcis in fundo è un pacchetto di extra pensato per coccolare il cliente:  durante la corsa si potrà ascoltare la musica preferita con Pandora, si potrà ordinare un pasto con UberEATS, il servizio di food delivery di proprietà del big della sharing economy USA, per fare arrivare qualcosa di gustoso una volta giunti a destinazione, ricevere consigli sui locali grazie a Foursquare e Yelp. Inoltre, si potranno sbloccare gli esclusivi filtri di Snapchat. Per visualizzare le nuove funzioni Uber ha aperto una pagina web e ha diffuso su Facebook un video. Ancora non è nota la data di rilascio della nuova app ma non vediamo l’ora che sia disponibile sugli store di Apple e Google Play certi che saprà rispettare le aspettative. 

Foto Uber

Foto Uber

Foto Uber


 

Toyota porta in Italia il primo car sharing ibrido

 

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La tecnologia Full Hybrid  disponibile per la prima volta in Italia in un programma di car sharing. Questo è Yukõ (in italiano, “Andiamo”) il servizio di condivisione dell’auto, tanto in voga nell’era della sharing economy, di Toyota, che dopo Dublino, in cui è iniziata la sperimentazione europea a giugno scorso, arriva adesso anche in Italia, secondo paese pilota, e approda a Forlì.  La costante ricerca di nuove soluzioni di trasporto urbano, unita alla necessità di ridurre la congestione del traffico delle città e le emissioni di CO2, ha permesso a Toyota di considerare, sempre di più, la propria innovazione tecnologica, al servizio di nuovi modelli di trasporto – anche condiviso – dedicato alle città. Il successo di queste tecnologia Toyota è ampiamente dimostrata dai moltissimi veicoli adibiti a servizio Taxi a Milano e nelle principali città di tutto il mondo. Le autovetture del car sharing Yukõ disponibili a Forlì sono sette Toyota Yaris Hybrid, equipaggiate con cerchi in lega, touchscreen con navigatore, retrocamera e Bluetooth, per far provare tutta l’esperienza di guida Full Hybrid, anche a chi sceglie un servizio alternativo alla proprietà dell’auto. Chi userà una Toyota Yaris con Yukõ potrà godere di tutti i benefici che la città offre al servizio di car sharing con vetture ibride: possibilità di entrare gratis nelle zone a ZTL e parcheggiare gratuitamente sulle strisce blu, nel Comune di Forlì. Sensibilizzare i cittadini sull’importanza della mobilità sostenibile è una delle azioni che l’ Amministrazione porta avanti già da tempo con l’obiettivo di rendere il territorio sempre più vivibile e fruibile, sviluppando e promuovendo buone pratiche quotidiane rispettose della salute, della qualità della vita e dell’ambiente – ha dichiarato il Sindaco di Forlì, Davide Drei. “Già dal nome, Yuko, questo progetto è in linea con lo spirito dell’attività di forlì  – dice l’Assessore alla Mobilità del Comune, Marco Ravaioli -.Vogliamo muoverci insieme per connettere il territorio e le persone. Questo concetto è sintetizzato anche nel car sharing e per la città è un ulteriore passo verso un futuro possibile”. “Yukõ rappresenta il primo progetto in Italia di car sharing ibrido – dichiara Andrea Carlucci – Amministratore Delegato Toyota Motor Italia. Un successo per il nostro brand, sempre alla ricerca di nuove soluzioni dedicate alla mobilità sostenibile, al servizio dei cittadini e dell’ambiente. Siamo orgogliosi di cominciare questa sperimentazione proprio in Romagna, nella città di Forlì, considerata anche la sua attenzione ai temi ambientali. La tecnologia Full Hybrid, questa volta anche in car sharing, è la giusta risposta al nostro importante obiettivo di arrivare a una mobilità in città a emissioni zero. Questo obiettivo si può veramente realizzare, come testimoniano i risultati di una recente ricerca del CARe di Roma che evidenziano come la nostra Toyota Prius di quarta generazione, in un percorso casa-lavoro, sia riuscita a percorrere il 73,2%del tempo a emissioni zero. I valori sono arrivati al 79,4% del tempo sempre a emissioni zero, in percorso urbano. Adesso, grazie a Yukõ, ci dirigiamo verso un servizio destinato veramente a tutti, assicurando sempre la qualità, affidabilità e sicurezza Toyota. Procediamo a grandi passi, – ha proseguito Carlucci – verso un futuro sempre più sostenibile, volto a migliorare le condizioni di vita delle nostre città, verso un uso più consapevole delle risorse energetiche alternative e una diminuzione dell’uso dei combustibili fossili. E’ per questo che siamo i portavoce nel mondo della tecnologia Hybrid e crediamo nell’idrogeno, (con la Toyota Mirai) quale risorsa energetica da utilizzare su larga scala. Il servizio di car sharing partirà da metà novembre 2016 e sarà attivo 24 ore al giorno. Le tariffe, che al momento non sono state rese note, includeranno i costi di esercizio del veicolo, benzina inclusa. Per quanto attiene, infine, la prenotazione si prevede che avverrà tramite sito web.

Uber cerca persone disposte a effettuare consegne a domicilio

Uber, il colosso della sharing economy, ha pubblicato sul proprio sito un annuncio relativo alla ricerca di persone su Milano disposte a fare consegne per suo conto. L’annuncio, anche se non  dovrebbe essere relativo al servizio UberEATS, la consegna di pasti a domicilio che la società californiana sta per lanciare a Milano. Agli interessati Uber chiede la disponibilità per un paio di ore a pranzo, a cena e nel week end. Per poter essere selezionati da Uber occorre disporre di una bici o di uno scooter. Sull’annuncio non viene specificato il quadro retributivo ma si scrive che coloro che aderiranno alla chiamata otterranno “ottimi pagamenti”. Per fare le consegne per conto di Uber è necessario essere maggiorenni, essere in grado di sollevare pacchi di 15 chilogrammi e avere tutti i documenti in regola del mezzo prescelto. Per iniziare a fare le consegne occorre iscriversi a questo link e passare a ritirare lo zaino termico con il quale verranno fatte le consegne. UberEATS, che dopo una prima fase di sperimentazione si sta espandendo celermente in parecchie delle principali statunitensi, al momento è attivo in ventitré città USA tra cui a Atlanta, Austin, Chicago, Los Angeles, New York, San Francisco, Toronto, Whashington DC e in Europa a Barcellona, Parigi e Londra, in Asia a Dubai, Singapore e Tokyo, in Africa a Johannesburg e in Australia a Adelaide, Brisbane, Melbourne, Perth e Sydney. Secondo rumor, nei prossimi mesi UberEATS continuerà nell’ulteriore sviluppo della propria presenza. Il funzionamento del servizio è molto semplice: tramite la app tradizionale Uber, quando ci si trova all’interno delle aree coperte dal servizio, viene visualizzata una icona raffigurante un piatto. una volta cliccata basterà scegliere il piatto preferito è  il luogo di consegna e il gioco è fatto. In pochi minuti il pasto sarà sulla tavola del cliente. I piatti sono preparati da ristoranti in grado di garantire i migliori sapori local e il menu cambia tutti i giorni cosi da offrire ai clienti Uber la possibilità di gustare sempre qualcosa di nuovo. Curiosando tra gli annunci di lavoro relativi alle posizione al momento aperte si ricava che UberEATS prevede di lanciare il proprio servizio anche a Roma. Al momento le posizione aperte (consultabili a questo link) sono le seguenti: Community Support Rappresentative, General Manager su Milano e General Manager, Marketing Manager, Operation Manager Courier, Operation Manager Restaurants, e un Restaurant Partnership Manager  su Roma. Infine, UberEATS è alla ricerca di ristoranti che vogliono affiliarsi al proprio servizio di consegna. Sul sito www.ubereats.com è possibile per tutti i ristoratori inviare la propria domanda di iscrizione. Tra i vantaggi che vengono evidenziati primeggia quello relativo all’aumento dei volumi di vendita, e quindi l’espansione, per quei ristoranti che in altre città del mondo hanno aderito al sistema di Uber per il take away/delivery del food.

Il car sharing di BMW debutterà a Milano il 19 ottobre 

foto DriveNow

E’ ufficiale, dal prossimo 19 ottobre DriveNow, il car sharing di BMW in collaborazione con Sixt arriverà in Italia. Sull’onda del successo della sharing economy il colosso tedesco ha scelto Milano per il debutto italiano del servizio di auto condivisa. DriveNow partirà con una flotta di 480 vetture composta da BMW Serie1, BMW 2 active Tourer, BMW Serie 2 Cabrio, Mini 5 porte, Mini Cabrio e Mini Clubman. Tutte le auto sono dotate di navigatore, sensori di parcheggio, climatizzatore e impianto audio. Come si intuisce dal sito della società tedesca è possibile che nei prossimi mesi la flotta si possa arricchire delle BMW I3, le autovetture elettriche della casa automobilistica di Monaco. L’ambizione del carmaker è quello di costruire un car sharing premium che si caratterizzerà per le autovetture di fascia medio-alta. Milano sarà l’undicesima città al mondo a accogliere DriveNow, dopo Vienna, Londra, Bruxelles, Copneaghen, Stoccolma, Berlino, Amburgo, Monaco, Düsseldorf e Colonia. Il funzionamento del noleggio sarà a flusso libero (free floating), vale a dire con possibilità di iniziare e terminare il noleggio all’interno dell’area milanese (sarà vasta circa 130 km). I prezzi partiranno da 31 centesimi a minuto con AreaC e parcheggi su strisce gialle o blu inclusi chiamo ilometri illimitati. Sono, inoltre, previsti pacchetti di ore come ad esempio quello di 6 ore al costo di 54 euro con 120 chilometri inclusi. Il funzionamento è molto semplice, con possibilità di prenotazione del veicolo per 15 minuti, e avviene via smartphone tramite l’App che è già disponibile su Google Play e Apple Store. E’ già possibile registrarsi in modo semplice e intuitivo in pochi minuti e a differenza di Car2go si può concludere l’iscrizione senza doversi recare in un punto fisico. Durante la fase di lancio l’iscrizione è gratuita e comprende 20 minuti di noleggio gratuito. Al termine della promozione iscriversi costerà 29 euro.
 

Con Uber e Airbnb anche la sharing economy supporta gli italiani colpiti dal terremoto


Anche la sharing economy sta facendo sentire in modo concreto la propria solidarietà alle popolazioni colpite dal terremoto che si è verificato poco più di24 ore fa nel centro Italia. Uber, il celebre servizio di ride sharing, sta promuovendo, in coordinamento con Avis, le donazione di sangue a favore di coloro che durante le varie scosse che hanno colpito Amatrice, Accumoli e gli altri centri,sono rimasti feriti. Per facilitare le donazioni di plasma, la società californiana ha pensato di rimborsare a tutti i propri utenti che orbitano su Roma la corsa da e per i centri Avis della Capitale. Anche il mondo dell’home sharing,con il suo principale attore Airbnb, si è schierato vicino ai terremotati. La società USA ha ,fin dalle prime ore dopo il sisma, attivato là procedura Disaster response initiative che da la possibilità di poter mettere a disposizione (per gli host) la propria abitazione a vantaggio degli sfollati (i guest) che potranno richiedere così gratuitamente un alloggio attraverso la piattaforma. Al momento gli alloggi disponibili fino all’11 settembre sono ventisette. La procedura di solidarietà di Airbnb ha visto la luce per la prima volta nel 2012 quando Hurricane Sandy si abbattè sulle coste statunitensi. Per poter offrire o richiedere un alloggio su Airbnb il link è il seguente: https://www.airbnb.it/disaster/centralitalyearthquake

UberEATS sta per arrivare in Italia e cerca due General Manager


Con un post pubblicato nella propria pagina Facebook, Uber ha annunciato che sta per arrivare in Italia UberEats, il servizio di consegna di pasti a domicilio lanciato dal colosso californiano della sharing economy.Per il suo arrivo in Italia la società USA sta ricercando due general manager uno su Milano è uno su Roma. Le candidature vengono raccolte tramite il sito web della società (link). UberEATS, che dopo una prima fase di sperimentazione si sta espandendo celermente in parecchie delle principali statunitensi, al momento è attiva in diciotto città tra cui a Atlanta, Austin, Chicago, Los Angeles, New York, San Francisco, Toronto, Whashington DC e in Europa a Barcellona, Parigi e da metà giugno a Londra. Nei prossimi mesi UberEATS inizierà una fase di sviluppo in Europa, Middle Est e Africa. Il funzionamento del servizio è molto semplice: tramite la app tradizionale Uber quando ci si trova all’interno delle aree coperte dal servizio verrà visualizzata una icona raffigurante un piatto, dopo averla cliccata basta scegliere il piatto preferito è  il luogo di consegna e il gioco è fatto. In pochi minuti il pasto sarà sulla tavola del cliente. I piatti sono preparati da ristoranti in grado di garantire i migliori sapori local. Il menu cambia tutti i giorni cosi da offire ai clienti Uber la possibilità di gustare sempre qualcosa di nuovo. Il costo dei menu acquistabili è variabile, mentre la consegna costa US$ 3 (US$ 4 per New York) ed è indipendente dal numero dei piatti da ordinare. Nel caso di ordini multipli effettuati contestualmente (ad esempio il classico pranzo tra colleghi di ufficio) tramite una specifica funzione dell’app sarà possibile dividere il conto in modo semplice e immediato cosi da parmettere a ognuno dei commensali di pagare quanto ordinato. In uno dei post fatti nei mesi scorsi da Uber sul proprio blog, la società USA ha informato che il servizio di delivery sta riscuotendo parecchi consensi: continuano a crescere il numero dei ristoranti che aderisce all’iniziativa e i tempi di consegna si stanno riducendo. Inoltre, recentemente, a Los Angeles è stato anche aggiunto il servizio brunch durante il fine settimana.

UberEATS (video) https://m.youtube.com/watch?v=CxkrBWxfHrE

Gli italiani nel 2015 hanno guadagnato in media 138 € dalla vendita online di oggetti non più utilizzati 


Con l’inizio della bella stagione, milioni d’italiani si dedicano al cambio degli armadi e alle pulizie generali per disfarsi di tutte le cose che non usano più ed avere dunque una scusa plausibile per comprarne altre. Cosciente di questa pratica consolidata, eBay ha commissionato all’istituto di ricerca TNS un’indagine volta a scoprire le abitudini diffuse nel Bel Paese per quanto riguarda la vendita online delle cose inutilizzate. La ricerca acquista una valenza particolare anche alla luce della rapida diffusione che sta avendo anche in Italia la sharing economy e l’economia della condivisione. Lo studio, realizzato anche in Francia, Spagna, Austria e Belgio, ha innanzitutto confermato la tendenza degli italiani (45%) ad individuare almeno un momento durante l’anno in cui fare la cernita degli oggetti presenti in casa, al fine di disfarsi di quelli inutilizzati e fare in questo modo spazio a futuri nuovi acquisti. Inoltre, un terzo degli intervistati (34%) identifica la stagione primaverile come la più idonea allo svolgersi di questo rituale catartico. Di questi ultimi rassettatori seriali stagionali, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, la maggior parte non è costituita da classiche casalinghe con figli, ma bensì da giovani uomini fra i 25 e i 34 anni, senza figli e residenti al sud. In seconda battuta emerge come fra le varie possibili sorti a cui sono destinati gli oggetti scartati, oltre 8,5 milioni d’italiani scelgano quella della vendita online, attribuendo a questa soluzione 3 principali vantaggi quali rapidità, sostenibilità e ovviamente, la possibilità di guadagno. Anche in questo caso, i campioni di pulizie di primavera online sono maggiormente maschi (57%) e le regioni più attive sono Campania (35%), Toscana (34%) e Friuli (34%), mentre fra quelle che lo sono di meno, registriamo Calabria (18%), Molise (22%) ed Emilia Romagna (22%). Il guadagno annuo medio dei venditori digitali privati italiani si attesta a 138 €, non moltissimo se paragonato agli altri paesi europei, infatti i professionisti dell’incasso sono indiscutibilmente gli austriaci con i loro 174 € medi, seguiti da spagnoli (153 €) e belgi (141€), meno profittevoli delle nostre invece le vendite medie dei cugini francesi, che si fermano a quota 136 €. In generale, la classifica degli oggetti inutilizzati più venduti dagli italiani nel corso dell’anno passato vede i libri in vetta (18%), seguiti da abbigliamento e accessori (16%) e dagli smartphone (15%) che chiudono il podio. Tra uomini e donne sono comunque evidenti le differenze degli oggetti rimessi in circolo. Per quanto riguarda il gentil sesso il podio si compone nell’ordine di abbigliamento, libri e scarpe. Per quanto riguarda gli uomini, invece, al primo posto ci sono gli smartphone seguiti da libri e video game. Uomini e donne sono anche leggermente in disaccordo per quanto concerne le ragioni alla base della vendita “fai-da-te”. Se per gli uomini l’eventualità di vendere in autonomia origina principalmente da una prospettiva di guadagno (43% vs. media femminile: 33%), per le signore la ragione più importante coincide col concetto stesso di dare una seconda vita agli oggetti inutilizzati, evitando così di buttarli via (33% vs. media maschile: 27%). Solo in terza posizione per entrambi la possibilità pratica di fare spazio in casa (19%). 

In Iran fioriscono i muri e i frigoriferi della condivisione 

 

Foto tratta da Instagram

Ci sono delle iniziative in cui la sharing economy si intreccia con la solidarietà. Dopo avervi raccontato della Cena Sospesa promossa dalla Caritas Ambrosiana che ha come testimonial lo chef stellato Michelin Carlo Cracco, un altro esempio arriva adesso dall’Iran. In alcune città di questo Paese è in corso, infatti, una lodevole iniziativa partita dal basso che si chiama Walls Of Kindness cioè i muri della gentilezza. Il funzionamento è molto semplice e spontaneo: la gente appende sui muri delle strade gli abiti superflui al motto “Se non ne hai bisogno, lascia. Se ne hai bisogno, prendi”. Non vi sono né custodi né restrizioni di ogni tipo, il tutto è dominato dal senso di solidarietà di coloro che vogliono mettere a disposizione dei più disagiati un cappotto, una coperta o un paio di scarpe durante la stagione del grande freddo. Nessuno controlla se chi prende abbia veramente necessità ma vige un’autoregolamentazione che fa sì che i muri non vengano depredati. Grazie all’interesse dei media internazionali e alla forza dei social network l’iniziativa, che probabilmente è partita da un abitante anonimo di Mashhad, si è diffusa rapidamente nei grandi centri iraniani. Dopo Isfahan, Kerman, Tabriz e Bandar Abbas ora sta prendendo piede anche nella capitale Teheran. Inoltre, la gente attraverso i social media come Facebook, Instagram, Twitter e Telegram con l’hashtag #wallofkindness e #wallsofkindness sta contribuendo al successo e all’ulteriore diffusione di questa iniziativa. La viralità ha così funzionato bene che dopo i muri è partita un’altra iniziativa simile chiamata Payan-e Kartonkhabi: nel quartiere di Shoush, a Tehran, sono stati installati per strada dei vecchi frigoriferi dove i cittadini possono riporre generi alimentari mettendoli cosi a disposizione dei più disagiati. Anche in questo caso i frigoriferi condivisi si sono moltiplicati rapidamente in varie città tra cui Karaj, Rasht e Lahijan. SocialEconomy si augura che questa iniziativa si possa diffondere in tutte le principali città del mondo perché questa è la più vera e spontanea forma di social economy.

Foto tratte da Instagram