Gli italiani nel 2015 hanno guadagnato in media 138 € dalla vendita online di oggetti non più utilizzati 


Con l’inizio della bella stagione, milioni d’italiani si dedicano al cambio degli armadi e alle pulizie generali per disfarsi di tutte le cose che non usano più ed avere dunque una scusa plausibile per comprarne altre. Cosciente di questa pratica consolidata, eBay ha commissionato all’istituto di ricerca TNS un’indagine volta a scoprire le abitudini diffuse nel Bel Paese per quanto riguarda la vendita online delle cose inutilizzate. La ricerca acquista una valenza particolare anche alla luce della rapida diffusione che sta avendo anche in Italia la sharing economy e l’economia della condivisione. Lo studio, realizzato anche in Francia, Spagna, Austria e Belgio, ha innanzitutto confermato la tendenza degli italiani (45%) ad individuare almeno un momento durante l’anno in cui fare la cernita degli oggetti presenti in casa, al fine di disfarsi di quelli inutilizzati e fare in questo modo spazio a futuri nuovi acquisti. Inoltre, un terzo degli intervistati (34%) identifica la stagione primaverile come la più idonea allo svolgersi di questo rituale catartico. Di questi ultimi rassettatori seriali stagionali, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, la maggior parte non è costituita da classiche casalinghe con figli, ma bensì da giovani uomini fra i 25 e i 34 anni, senza figli e residenti al sud. In seconda battuta emerge come fra le varie possibili sorti a cui sono destinati gli oggetti scartati, oltre 8,5 milioni d’italiani scelgano quella della vendita online, attribuendo a questa soluzione 3 principali vantaggi quali rapidità, sostenibilità e ovviamente, la possibilità di guadagno. Anche in questo caso, i campioni di pulizie di primavera online sono maggiormente maschi (57%) e le regioni più attive sono Campania (35%), Toscana (34%) e Friuli (34%), mentre fra quelle che lo sono di meno, registriamo Calabria (18%), Molise (22%) ed Emilia Romagna (22%). Il guadagno annuo medio dei venditori digitali privati italiani si attesta a 138 €, non moltissimo se paragonato agli altri paesi europei, infatti i professionisti dell’incasso sono indiscutibilmente gli austriaci con i loro 174 € medi, seguiti da spagnoli (153 €) e belgi (141€), meno profittevoli delle nostre invece le vendite medie dei cugini francesi, che si fermano a quota 136 €. In generale, la classifica degli oggetti inutilizzati più venduti dagli italiani nel corso dell’anno passato vede i libri in vetta (18%), seguiti da abbigliamento e accessori (16%) e dagli smartphone (15%) che chiudono il podio. Tra uomini e donne sono comunque evidenti le differenze degli oggetti rimessi in circolo. Per quanto riguarda il gentil sesso il podio si compone nell’ordine di abbigliamento, libri e scarpe. Per quanto riguarda gli uomini, invece, al primo posto ci sono gli smartphone seguiti da libri e video game. Uomini e donne sono anche leggermente in disaccordo per quanto concerne le ragioni alla base della vendita “fai-da-te”. Se per gli uomini l’eventualità di vendere in autonomia origina principalmente da una prospettiva di guadagno (43% vs. media femminile: 33%), per le signore la ragione più importante coincide col concetto stesso di dare una seconda vita agli oggetti inutilizzati, evitando così di buttarli via (33% vs. media maschile: 27%). Solo in terza posizione per entrambi la possibilità pratica di fare spazio in casa (19%). 

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