CleanBnB: centra l’obiettivo di raccogliere € 50 mila su CrowdFundMe


Quando ancora mancano 4 giorni alla conclusione  la campagna di crowdfunding di CleanBnB ha già tagliato il traguardo. La startup che offre servizi per chi affitta la propria casa attraverso il big della sharing economy AirBnB ha, infatti, superato l’obiettivo di 50 Mila euro di raccolta attraverso il marketplace CrowdFundMe. La campagna di CleanBnB avviata su CrowdFundMe  mette sul mercato l’11% di capitale della società  per una valutazione pre-money di circa 400 mila euro. Al momento secondo i dati visibili su CrowdFundMe gli investimenti raccolti hanno superato i 51 Mila euro. Secondo quanto reso noto da Websim a investire  sono stati fino ad ora 52 soggetti con un investimento medio di 990 euro. Otto degli investimenti sono stati superiori a 499 euro e chi ha aderito all’offerta ha investito da 250 (il ticket minimo) a 10 mila euro. CleanBnB offre ai proprietari di un immobile che hanno deciso di affittarlo tramite Airbnb, Wimdu, HomeAway, Flipkey, Roomrama o 9Flats, un ventaglio di servizi che comprendono la ricerca di ospiti, consegna delle chiavi e pulizia della casa. 

Bnbsitter raccoglie US$ 2,5 milioni nel suo secondo round di investimento. Tra gli investitori c’è anche il CEO di BlaBlaCar

La sharing economy continua a attrarre i investitori finanziari. Oggi, infatti, Bnbsitter, la startup che fornisce servizi di portineria on demand per affitti a breve termine, ha annunciato la raccolta di US$ 2,5 milioni (€ 2,2 milioni) nel suo secondo round di investimento. Il finanziamento arriva dopo il seed funding iniziale di US$ 500.000 ottenuto nel 2014 e una crescita rapida e costante che ha spinto l’azienda in una posizione di leadership all’interno del mercato dei servizi d’accoglienza. Fondata nel 2013 da due imprenditori siciliani residenti a Parigi, Biagio Tumino e Piero Cipriano, Bnbsitter si fa carico, per il proprietario di casa, di tutti i problemi logistici più comuni e dispendiosi in termini di tempo, che accompagnano tutte le fasi dell’affitto di un immobile: dalla consegna delle chiavi (con la registrazione degli ospiti al check-in e check-out), alla pulizia e lavanderia, ai servizi di rifornimento e di coordinamento per gli ospiti. Al centro del modello, forte attenzione all’assistenza al cliente e prezzi competitivi. La piattaforma ha già ospitato più di 50.000 viaggiatori in meno di 3 anni ed è diventata ormai un servizio di supporto fondamentale per siti di home exchange e affitti a breve termine, come Airbnb, HomeAway,Homelidays e Misterbnb. Cavalcando la forte crescita del mercato degli affitti privati, Bnbsitter intende aiutare i proprietari di case, consentendo di ottimizzare al meglio il loro reddito. Oggi il servizio è diventato essenziale per quasi 4.000 proprietari di appartamenti, che hanno affidato le chiavi delle loro case ad un team altamente esperto, selezionato e formato dall’azienda. Il successo di Bnbsitter ha attirato prestigiosi investitori nel suo secondo round di investimento, tra cui il fondatore di BlaBlaCar, Frederic Mazzella, alcuni altri business angel e la società francese di venture capital CapDecisif Management. Bnbsitter ha anche beneficiato del finanziamento ottenuto grazie al premio Bpifrance per la Digital Innovation nel 2015.”Grazie al sostegno di nuovi investitori, l’ambizione di Bnbsitter è quella di avviare una nuova fase di sviluppo, con particolare attenzione al miglioramento dell’efficienza e facilità d’uso per i clienti. Al fine di garantire un livello di qualità elevato e costante, Bnbsitter si occupa della formazione di oltre 300 concierge e il servizio offerto al cliente consente di effettuare prenotazioni last minute fino a 24 ore prima dell’arrivo dei viaggiatori. La filosofia aziendale è semplice: rendere la vita più facile ai proprietari di case che utilizzano siti di affitto a breve termine”, ha detto Frederic Mazzella, fondatore di BlaBlaCar. Bnbsitter prevede ora di continuare la sua espansione in tutta Europa: la startup serve attualmente i proprietari di immobili in 13 città europee tra cui Parigi, Cannes, Nizza, Barcellona, ​​Roma e Milano e ha in programma l’apertura di una sede a Londra entro la fine del 2016. Ma le ambizioni di crescita dell’azienda non si fermano al Vecchio Continente: a livello globale sono già stati individuati alcuni mercati chiave in cui è prevista una forte crescita nel breve termine, come gli Stati Uniti e America del Sud. “Siamo entusiasti di aver realizzato questo secondo round di finanziamento grazie a importanti investitori che credono nel nostro progetto e sosterranno la nostra crescita attraverso la prossima fase. Il mercato dei servizi on-demand è fiorente in tutti i settori e Bnbsitter occupa un ruolo dominante per il mercato degli affitti a breve termine. La nostra visione è quella di diventare il principale fornitore mondiale di servizi on demand essenziali e di alta qualità e siamo entusiasti di intraprendere questa nuova fase di espansione. Con questo obiettivo, stiamo già sviluppando un’applicazione che rivoluzionerà l’esperienza dell’utente, permettendo alle persone di prenotare servizi di portineria in tempo reale “, ha detto Piero Cipriano, fondatore di Bnbsitter.

Nasce a San Francisco la startup per condividere il cortile della propria casa 


La sharing economy, che sta modificando le abitudini di consumo facendoci passare dal concetto di proprietà a quello di uso condiviso, si arricchisce ogni giorno di nuove startup che mettono al centro del proprio business un bene che può essere utilizzato senza esserne proprietari. L’ultima novità che arriva da San Francisco si chiama Nookzy ed
è stata definita dal San Francisco Chronicle “la Airbnb dei cortili”. Nookzy è una piattaforma peer to peer, fondata da Justin Almeida e Eric Rogers, in cui gli host mettono a disposizione dei propri guest il cortile, la veranda, il tetto, la sauna o la vasca idromassaggio della propria abitazione. I guest possono decidere di prendere in affitto gli spazi esterni delle case da un minimo di mezz’ora a un massimo di 8 ore. Nookzy sta testando in questi giorni il proprio servizio in alcune abitazioni della capitale della California e a Oakland e sta invitando i cittadini a condividere i propri spazi esterni con l’obiettivo di far sviluppare rapidamente la propria piattaforma. 

Con Airbnb e il Comune di Milano la sharing economy sposa il sociale

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Il Comune di Milano e Airbnb, uno dei principali player della sharing economy, hanno annunciato l’avvio di un nuovo progetto volto ad accogliere gratuitamente i parenti dei degenti in cura presso gli ospedali milanesi ma anche a supportare Casa di Accoglienza Donne Maltrattate, che ha recentemente festeggiato 30 anni di attività nel fornire un’occasione di lavoro per le donne fuoriuscite da un percorso di maltrattamenti e violenze. 
“Si tratta di un progetto innovativo e inclusivo che fa seguito all’inaugurazione dello spazio diurno in Via Ripamonti 202, ‘Ri-Milano. Ricaricarsi e Ripartire’, messo a disposizione dell’iniziativa dal Comune di Milano a luglio 2015 – ha dichiarato l’Assessore alle Politiche per il Lavoro, Università e Ricerca Cristina Tajani -. Il forte sostegno di Airbnb al progetto dimostra come la valorizzazione degli operatori della sharing economy attuata da Milano stia giocando un ruolo fortemente positivo nel dare risposte ai bisogni delle persone e a rendere i cittadini ancora più solidali”. 
Il progetto, ideato e coordinato dal Comune di Milano in stretta collaborazione con la Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate, sarà gestita  dalla cooperativa I Sei Petali, sorta per gestire il servizio. Il programma consiste nel mettere a disposizione delle famiglie che arrivano a Milano per brevi periodi, per assistere i propri parenti in cura presso un istituto di cura milanese, alloggi gratuiti. Airbnb vuole così sostenere ancora una volta il ruolo della donna e le organizzazioni che lottano contro la violenza domestica e aiutano chi è riuscito a uscirne, in tutto il mondo. Airbnb coprirà interamente i costi di soggiorno mettendo a disposizione coupon di viaggio e la community contribuirà offrendo prezzi agevolati. 
Sono già 100 gli host Milanesi che, nelle prime 24 ore, hanno scelto di unirsi a questo importante progetto, offrendo alle famiglie un prezzo di soggiorno agevolato. La cooperativa I sei Petali, nata in seno a CADMI, grazie a un gruppo di donne ospiti offre una serie di servizi e supporterà la logistica e la gestione dell’ospitalità e delle prenotazioni per queste famiglie. 
“Siamo entusiasti di poter fare leva sull’unicità delle risorse che Airbnb contribuisce a mettere al servizio del bene comune, – ha dichiarato Matteo Stifanelli, Country Manager Airbnb Italy – come il nostro brand, il nostro prodotto e la nostra community di host fondata innanzitutto su un profondo senso di ospitalità. Grazie alla collaborazione con la Cooperativa Sei Petali saremo in grado di offrire a molte persone la possibilità di accedere ad un posto che possano chiamare casa anche in un periodo così delicato della loro vita”. 
“Grazie alla Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate che ci ha affiancato nella realizzazione di questo progetto e al Comune di Milano che lo ha reso possibile, posso finalmente dire che sono orgogliosa di rappresentare le donne che, con questa impresa, hanno l’opportunità di ricostruire, rinnovare, aggiornare le proprie competenze professionali e iniziare un’attività lavorativa innovativa per il territorio” ha dichiarato Nadia Cezza, Presidente della Cooperativa I Sei Petali. 

Con Airbnb si può dormire insieme agli squali

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Airbnb, il colosso USA della sharing economy, dà la possibilità di trascorrere una notte (11, 12 o 13 aprile) in mezzo agli squali ospitati dall’acquario di Parigi in una camera da letto subacquea  interamente trasparente. Il singolare alloggio è immerso in 3 milioni di litri d’acqua, in un acquario profondo 10 metri, circondato da trantacinque squali e con le pareti interamente trasparenti per assicurare una vista a 360 gradi. I 3 fortunati vincitori, con i loro rispettivi compagni, saranno accolti da Fred Buyle, apneista di fama mondiale, fotografo subacqueo e grande appassionato di squali. Aperto nel 1867 e situato proprio di fronte alla Torre Eiffel, l’Acquario di Parigi è il più antico del mondo e, dalla sua inaugurazione, è sempre rimasto al passo con le nuove tecnologie. L’alloggio, una volta terminato il concorso di Airbnb, verrà utilizzato dai biologi marini come osservatorio per approfondire gli studi sugli squali. Per partecipare al concorso e poter vivere una notte con gli squali è necessario essere maggiorenni, non avere un peso complessivo (per coppia) superiore a 190 chili. Per avere la possibilità di partecipare al concorso per poter dormire una notte insieme agli squali occorre visitare la pagina dedicata sul sito di Airbnb, (link) dalle 23:59 del 31 marzo, e scrivere il perche si vorrebbe vivere quest’esperienza. La motivazione dovrà contenere dai 50 ai 300 caratteri per il cinese (sia tradizionale che semplificato), il giapponese e il coreano, mentre devono contenere dai 50 ai 550 caratteri se scritte in inglese, tedesco, spagnolo, francese, italiano, o portoghese.

UK, dal 2017 franchigia fiscale annuale di 1.000 sterline per la sharing economy. Un esempio da imitare

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Mentre in Italia si sta discutendo di un provvedimento normativo per regolamentare la sharing economy, il governo UK ha annunciato il 16 marzo una interessante novità in tema di tasse e sharing economy che verrà introdotta oltremanica a partire dall’aprile 2017. Con le nuove regole il Governo britannico ha introdotto, infatti, una franchigia fiscale del valore di mille sterline che consentirà agli operatori non professionali che decideranno di mettere nel circolo della sharing economy un proprio bene di godere ogni anno sui primi £ 1.000 guadagnati un’esenzione totale in termini di tasse. La franchiggia, che varrà anche per coloro che decideranno di vendere  in modo occasionale oggetti da loro stessi creati, è un modo con cui l’esecutivo della Gran Bretagna vuole favorire lo sviluppo dell’economia della condivisione e della micro imprenditorialità. Il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne durante il suo intervento in Parmalmento con cui ha presentato il Budget 2016, ha dichiarato che i beneficiari di questo provvedimento saranno circa mezzo milione di britannici. “Stiamo aiutando il nuovo mondo di micro-imprenditori che vendono i servizi on-line o affittano le loro case attraverso internet”, ha detto al Parlamento. “Il nostro sistema fiscale dovrebbe aiutare queste persone così sto introducendo due nuove franchigie fiscali ciascuno del valore di £ 1.000 l’anno, sia per proventi da negoziazione sia per la proprietà. Non ci saranno moduli da compilare, nessuna tassa da pagare – è una riduzione delle imposte per l’era digitale e almeno mezzo milione di persone ne trarranno beneficio”. Con questo provvedimento gli UK si confermano all’avanguardia in tema di attrazione degli operatori della sharing economy (gli operatori che potrebbero trarre un vantaggio da questa novità fiscale pensiamo possano essere tanti tra cui Airbnb e JustPark solo per citare i principali)  e più in generale di liberismo economico e di incentivazione dell’imprenditorialità. Da italiani, invece, non rimane che sperare che questo provvedimento sia preso da esempio dal nostro legislatore. Attualmente però la direzione presa in Italia sembra essere ben diversa: nella proposta di legge presentata alcune settimane fa da alcuni parlamentari si prevede una tassazione del 10% per i primi 10 mila euro guadagnati, da operatori non professionali, attraverso la condivisione dei propri beni.  

 

 

Di seguito la parte riguardante le novità fiscali sulla sharing economy tratt dal sito del Governo UK.
10. New tax allowances for money earned from the sharing economy
From April 2017, there will be two new tax-free £1,000 allowances – one for selling goods or providing services, and one income from property you own.
People who make up to £1,000 from occasional jobs – such as sharing power tools, providing a lift share or selling goods they have made – will no longer need to pay tax on that income.
In the same way, the first £1,000 of income from property – such as renting a driveway or loft storage – will be tax free.

Cuba: Airbnb sarà accessibile anche ai non statunitensi 

  

Secondo quanto riportato da Associated Press, Airbnb – uno dei leader della sharing economy – dal prossimo 2 aprile potrà accettare prenotazioni a Cuba da parte di cittadini di tutti i paesi del mondo. AirBnb era approdato sul territorio cubano nell’aprile 2015  grazie a una specifica autorizzazione che le ha permesso di accettare esclusivamente  cittadini degli Stati Uniti. Secondo i dati diffusi da AirBnb in contemporanea con lo storico viaggio di Barack Obama nell’isola, al momento ci sono circa 4 mila alloggi disponibili per l’affitto a Cuba, oltre mille in più rispetto al momento del lancio: circa 2500 sono localizzati a L’Havana, 330 a Trinidad, 200 a Vinales, 150 a Santiago e 95 a Santa Clara. Nel primo anno di attività di Airbnb nell’isola di Castro e Che Guevara sono stati oltre 13 mila gli US citizen che hanno scelto una casa particular disponibile sul marketplace del colosso dell’home sharing. 

Altroconsumo, agli italiani piace in sharing

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Una sharing economy sostenibile, inclusiva dei diritti dei consumatori e aperta a leggi che la promuovano invece che ingessarla. Questa la sintesi dell’incontro, prima tappa del percorso che a settembre 2016 culminerà nel Festival Altroconsumo al Castello Sforzesco a Milano #IOCONDIVIDO, svoltosi oggi presso l’università Bocconi. Durante la tavola rotonda sono stati diversi gli elementi dell’economia della condivisione che sono stati trattati  grazie ai contributi di Airbnb, Collaboriamo.org, DeRev, Gnammo, Netcomm, Uber e agli li esponenti dell’Intergruppo parlamentare per l’innovazione tecnologica che lavorano sulla proposta di legge per regolamentare i servizi in sharing. Parte centrale del dibattitto è stata l’analisi condotta da Altroconsumo  Sharing economy: quando il valore è partecipato, condotta su un campione di 8.679 consumatori europei (2.336 in Italia). Per qanto riguarda l’Italia dallo studio emerge che il 62% ha partecipato almeno una volta a esperienze di consumo collaborativo. Tra chi ha provato esperienze di mobilità e alloggi si dichiara molto soddisfatto l’80% del campione. La non partecipazione è ricondotta a mancanza di necessità (61%) e alla barriera degli aspetti informativi (43%). Solo un quarto di chi non ha mai partecipato ha citato come motivo la sfiducia nelle persone. Dalla ricerca emerge anche la spaccatura prodotta dal digital divide e dell’alfabetizzazione tecnologica: l’utilizzo è maggiore infatti al di sotto dei 37 anni (76%).

Con Easy Harbor la sharing economy arriva nei porti turistici 

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Logo EasyHarbor

La sharing economy, come abbiamo avuto modo di raccontarvi più volte, ha oramai conquistato anche la nautica. Oltre al boat sharing, con le varie uber del mare di cui abbiamo scritto in passato con le oramai celebri Incrediblue, Sailo e Antlos che permettono agli armatori di condividere la propria imbarcazione, tra qualche giorno salperà Easy Harbor, una società che darà la possibilità di condividere i posti barca. SocialEconomy ha incontrato i suoi fondatori Marco Camorali e Renato Rizzi per capire di più sulla loro iniziativa.

A marzo lancerete Easy Harbor, ci raccontate brevemente di cosa si tratta?

E’ una community che consente di scambiare il proprio posto barca con quello di un altro diportista. Solitamente, soprattutto nei mesi estivi, ormeggiare in porto può diventare un’impresa, senza contare i prezzi che in alta stagione possono essere proibitivi. Allo stesso tempo molti posti barca vengono lasciati liberi e restano inutilizzati. Easy Harbor mette in contatto i proprietari, o gli affittuari, dei posti barca attraverso una community che, attraverso lo scambio dell’ormeggio lasciato libero, consente di ridurre o annullare i costi d’ormeggio in porto. Basterà scaricare la App Easy Harbor da Play store o App store, attraverso un qualsiasi dispositivo mobile, per poter mettere a disposizione uno o più posti barca e accedere alle offerte inserite da altri diportisti. Una volta scaricata la App, dopo la registrazione, l’utente avrà la possibilità di inserire le proprie offerte (“Offro Posto Barca”) e ricercare le offerte inserite da altri utenti (“Cerco Posto Barca”). Prima di partire per la crociera, l’utente potrà quindi cercare un posto tra le offerte inserite dai membri della community. Trovato il posto nei porti di destinazione, o nei porti limitrofi per le date di suo interesse, contatterà il proprietario per prenotare gratuitamente il posto in banchina. Nel caso in cui l’utente non riesca a trovare il posto barca, o le offerte non siano adeguate alle date ricercate, potrà attivare l’invio di mail per essere informato di eventuali nuove offerte inserite nella App.  Easy Harbor si rivolge a tutti coloro che occupano un posto barca per un natante o un’imbarcazione di qualsiasi dimensione e che desiderano scambiarlo con altri in modo semplice, sicuro e conveniente e soprattutto senza scambio di denaro tra le parti.

Come è nata l’idea?

L’idea nasce dalla nostra grande passione per il mare e per la vela e dalla necessità comune a molti diportisti di ridurre i costi fissi del possesso dell’imbarcazione e di agevolare il reperimento dell’ormeggio quando si è in crociera.

Come avete finanziato la vostra idea?

Per la prima fase delle attività abbiamo deciso di autofinanziarci, sfruttando i nostri contatti del mondo della nautica per integrare le attività iniziali di marketing&social.

Avere risorse finanziare è indispensabile per crescere in questo mercato? Se si come pensate di poter finanziare ulteriormente la vostra società?

Le risorse finanziarie sono importanti ma devono essere associate ad una buona strategia di marketing, se nessuno ti conosce nessuno usa il tuo servizio. Certo che per una diffusione su scala mondiale servono partnership forti e sostentamento da investitori professionisti.

Vi piacerebbe essere definiti la Airbnb dei posti barca? 

Perché no…essere associati a un nome di successo è sicuramente positivo e di buon auspicio

Ci sono in altri paesi idee simili alla vostra?

Attualmente la nostra idea su dispositivo mobile è innovativa, esiste un solo portale in cui è possibile scambiare beni ma non è specifico e dedicato ai posti barca, infatti, si possono scambiare ben diversi.

Siete interessati a valutare una possibile espansione oltre l’Italia?

Abbiamo già in programma di estendere il servizio all’estero a partire da quest’anno, prima in Europa nei paesi che si affacciano sul mediterraneo e poi negli USA e nel resto del mondo.

Quanto incide secondo voi un posto barca in porto in una vacanza media di una settimana nel mediterraneo?

Possiamo considerare un forbice di costi compresi tra i 700 e i 1200 euro a settimana per un’imbarcazione di medie dimensioni nella stagione estiva, insomma con Easy Harbor si può risparmiare parecchio e utilizzare quel denaro per qualche buon ristorante o negozio del porto raggiunto. Il beneficio atteso è più in generale per tutti i servizi della marina e quindi per le marine stesse ma anche per il turismo delle zone limitrofe.

Ultima domanda, in Italia ma non solo si parla di introdurre una possibile regolamentazione dei servizi della sharing economy. Siete favorevoli oppure pensate che eccessive regole potrebbero impedire lo sviluppo dell’economia della condivisione?

Un regolamentazione potrebbe a nostro avviso giovare allo sviluppo dell’economia del nostro paese. L’importante è che sia una regolamentazione “intelligente” che permetta comunque lo sviluppo di questo settore andando incontro sia alle esigenze di business delle nuove società che intendono investire nella sharing economy ma anche agli utenti finali che potranno usufruire di questi servizi. Il tutto senza necessariamente andare contro a quelle che sono le aziende gestite in maniera tradizionale ma bensì, grazie alla crescita esponenziale delle utenze, avere un incremento degli introiti del settore a 360 gradi. 

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Renato Rizzi e Marco Camorali

Beyoncé ha scelto una villa Airbnb per trascorrere il weekend del Super Bowl

  

 La rosa dei personaggi celebri che ripone fiducia nella sharing economy continua a aumentare. L’ultimo V.I.P. in ordine cronologico a farlo è stata Beyoncé che per il week end del Super Bowl ha scelto una abitazione su Airbnb. A rivelarlo è stata la stessa cantante che sulla sua pagina Facebook ha postato una fotografia che la ritrae su un divano accompagnata dalla frase “It was a Super weekend Airbnb”. Secondo quanto riportato dal sito USA Mashable la cantante, che è stata protagonista indiscussa dell’half time show dell’evento sportivo statunitense più importante del 2016, ha scelto una villa a Los Haltos Hills con piscina, vista mozzafiato sulla baia di San Francisco e sulla Silicon Valley, SPA e altre amenità. Il costo stando a quanto si può leggere su Airbnb è di US$ 10.000 a notte.