Nell’ultimo anno il 24% degli statunitensi ha guadagnato soldi con gig economy, ecommerce e sharing economy


Il 24% degli americani nel corso degli ultimi dodici mesi ha guadagnato soldi attraverso una piattaforma di gig economy, sharing economy o di eCommerce. Questi dati emergono da una ricerca condotta dal Pew Research Center su una panel di statunitensi adulti. Il reddito generato da questo tipo di attività per alcuni rappresenta un extra budget mentre per altri è servito a rispondere a alcune necessità personali. Da tuttofare a programmatore di computer, da autista per operatori di ride sharing (Uber o Lyft ad esempio) a consegna di cibo, gli americani si sono oramai da tempo aperti a queste forme di lavoro al posto o in aggiunta al tradizionale lavoro dipendente. Queste forme lavorative hanno talmente preso campo che la loro tutela -come SocialEconomy via ha raccontato – è entrata a far parte dei dibattiti elettorali per le recenti elezioni presidenziali USA che hanno visto il trionfo di Donald Trump. Il successo di queste lavoretti è stato possibile grazie alla grande varietà di piattaforme di vario tipo che oggi vivono sui canali digitali e che consentono agli utenti di guadagnare denaro condividendo il proprio tempo per svolgere lavori occasionali, vendere i propri beni usati o le proprie produzioni artigianali oppure condividendo beni o servizi. Dallo studio emerge che quasi un americano su dieci (8%) ha guadagnato denaro nel corso dell’ultimo anno utilizzando piattaforme digitali per svolgere un lavoro o un’attività; quasi uno su cinque  (18%) ha guadagnato denaro nell’ultimo anno vendendo qualcosa online, mentre l’1% ha affittato le propria proprietà su un sito di home sharing (come Airbnb ad esempio). Sommando tutti coloro che hanno effettuato almeno una di queste tre attività, si arriva a circa il 24% degli adulti americani, quasi uno statunitense su quattro, che ha guadagnato soldi nel corso dell’ultimo anno con quella che nello studio viene definita “economia della piattaforma”. Come detto, all’interno di questo 24% ci sono coloro che si affidano a questa forma integrativa di entrate in modo occasionale occupando così il proprio tempo libero e coloro che, invece, fanno ricorso a questa tipologia di lavoro in modo abituale. 

Questi risultati dell’indagine evidenziano alcuni temi chiave legati all'”economia della piattaforma”. In primo luogo, illustra la grande varietà di modi in cui gli americani hanno guadagnato soldi da diverse piattaforme digitali. Nel caso della gig economy on demand (l’economia dei piccoli lavori su richiesta), il 5% degli americani indica che si è guadagnato i soldi da una piattaforma di lavoro nel corso dell’ultimo anno per fare attività online (ciò include potenziamente qualsiasi cosa, da lavori IT a indagini o data entry. Alcuni, il 2%, degli americani hanno guadagnato soldi con la guida di attività di ride sharing, mentre l’1% ciascuno ha usato queste piattaforme per eseguire attività commerciali o di consegna, così come le attività di pulizia o di lavanderia. Un ulteriore 2%, infine, ha fatto una grande varietà di lavoretti che non rientrano in nessuno di questi quattro gruppi. Secondo elemento che rileva questa indagine sono le differenze marcate tra gli americani che guadagnano soldi dalle piattaforme di lavoro in cui gli utenti contribuiscono con il proprio tempo e fatica rispetto a coloro che guadagnano soldi da piattaforme di capitale in cui contribuiscono con le proprie merci o beni. La partecipazione a piattaforme di lavoro, per esempio, sono più comuni tra i neri e latinos che tra i bianchi, sono più diffuse tra coloro che hanno un reddito familiare basso rispetto a quelli con redditi alti e sono più diffuse tra i giovani adulti rispetto a qualsiasi altro cluster di età. Quando si tratta di piattaforme di capitale come la vendita on-line, è vero il contrario: la vendita online è più diffusa tra i bianchi che i neri, è più comune tra i benestanti e istruita rispetto a quelli con livelli più bassi di reddito e di istruzione, ed è praticata da persone con età trasversali. Circa il 60% degli utenti delle piattaforme di gig economy dicono che i soldi che guadagnano da questi siti è “essenziale” o “importante” per la propria situazione finanziaria complessiva, ma solo uno su cinque venditori online (20%) descrivere i soldi che guadagna negli stessi termini. La terza evidenza della ricerca riguarda la parte economica di queste attività. Nel caso di lavori gig, i lavoratori che descrivono il reddito che guadagnano da queste piattaforme come” essenziale “o” importante “sono coloro che provengono da famiglie a basso reddito, non-bianchi e che non hanno frequentato l’università . Essi hanno meno probabilità di eseguire attività on-line ma più probabilmente sceglieranno come lavoretti ride attività fisiche come il ride, lavori di pulizia e di lavanderia. Essi sono anche significativamente più propensi a dire che sono motivati a fare questo tipo di lavoro perché hanno bisogno di essere in grado di controllare la propria agenda (questi lavoro sono prestati su base volontaria su richiesta e quindi occupano lassi temporali ben determinato) o perché non ci sono molti altri posti di lavoro a loro disposizione. Come quarto punto l’indagine rileva che il grande pubblico ha una vista decisamente contrastanti riguardo posti di lavoro nella gig economy. Da un lato, la maggioranza degli americani ritiene che questi posti di lavoro sono buone opzioni per le persone che vogliono un lavoro flessibile (68%) o per gli adulti più anziani che non vogliono più lavorare a tempo pieno (54%). D’altra parte, circa a uno su cinque ritiene che questi posti di lavoro pongono troppo oneri finanziari a carico dei lavoratori (21%) e lasciano che le aziende approfittano dei lavoratori (23%), mentre solo il 16% ritiene che questo tipo di lavoro offre posti di lavoro. Infine, dalla ricerca emerge anche che il 23% di coloro che utilizzano piattaforme “gig” per il lavoro sono studenti; la maggioranza si descrivono come essere impiegato a tempo pieno (44%) o part-time (24%), mentre il 32% dichiara di non essere impiegati; Uno su cinque venditori online (19%) affermano che i social media sono estremamente importanti come mezzi di supporto alla vendita dei propri prodotti. In particolare sono le  donne che vendono online a dire che si basano sui social media; Il 26% degli utenti delle piattaforme gig si considerano  dipendenti dei servizi che usano per trovare lavoro e il 68% si vedono come imprenditori indipendenti.; Il 29% dei lavoratori gig non ha ricevuto il pagamento che gli sarebbe spettato per aver svolto un’attività.

Ecco nel dettaglio cos’è Airbnb Trips 


Come scritto nel post precedente, Airbnb ha presentato oggi, in occasione di Airbnb Open, il cambiamento più significativo dei suoi otto anni di storia, ampliando i confini dell’ospitalità grazie al lancio di Trips. Grazie all’unione di luoghi, persone e esperienze, Trips è una piattaforma basata sul contributo degli utenti studiata per rendere il viaggio un’esperienza facile e magica. La versione di Trips presentata oggi comprende tre aree chiave – Case, Esperienze e Luoghi, mentre le sezioni Voli e Servizi  saranno aggiunte successivamente.
Trips renderà l’esperienza del viaggio di nuovo magica, immergendo i viaggiatori nelle comunità locali, ovunque nel mondo. L’opportunità unica di accedere alle passioni e agli interessi del posto come una liuteria a Parigi o l’allenamento alla maratona in Kenya; la possibilità di scoprire le gemme nascoste che solo i locali possono consigliare; il contatto unico che si crea tra persone del luogo e viaggiatori che condividono un evento speciale. Se a questo si aggiungono tre milioni di alloggi prenotabili, Airbnb diventa l’unico luogo di riferimento per un’esperienza di viaggio veramente diversa.
Dopo aver trasformato il concetto del dove alloggiare mentre si viaggia, grazie all’ospitalità offerta dalle persone, Airbnb sta riproponendo questo approccio incentrato sulle persone per il resto del viaggio, offrendo nel contempo la possibilità di mettere a reddito le passioni e gli interessi individuali
“Fino ad ora, Airbnb si è occupato di case”, ha dichiarato Brian Chesky, l’amministratore delegato di Airbnb. “Oggi Airbnb lancia Trips, riunendo in un unico luogo i posti da visitare, le esperienze da provare e le persona da incontrare. Vogliamo restituire al viaggiare un tocco di magia, riportando le persone al centro di ogni esperienza”.  Vediamo adesso tutte le novità in dettaglio presentate oggi. 

Le Esperienze

Le Esperienze comprendono attività attentamente studiate e guidate da esperti locali – sia che si tratti di una singola attività, come un seminario di spada tenuto da un samurai, sia che si tratti di un’esperienza full immersion articolata su più giorni, come quella dedicata alla scoperta e alla guida di automobili classiche a Malibu. Le Esperienze offrono accesso senza precedenti e profonda comprensione di luoghi e comunità altrimenti difficili da raggiungere, come nel caso dei cacciatori di tartufi in Toscana o dei garage rapper di Londra.
La piattaforma Trips viene lanciata con circa 500 Esperienze in 12 città, comprese Los Angeles, San Francisco, Miami, Detroit, Havana, Londra, Parigi, Firenze, Nairobi, Città del Capo, Tokyo e Seul. Da oggi, gli aspiranti host in queste e altre 39 città del mondo possono richiedere di pubblicare le loro Esperienze. Saranno anche disponibili svariate Esperienze che consentono agli ospiti di dare un contributo sociale alle comunità, partecipando alle attività di volontariato organizzate da associazioni locali. A Detroit per esempio, Khali Sweeney offre l’opportunità di andare dietro le quinte della Downtime Boxing Gym, una palestra che offre ai bambini della zona un doposcuola completo di refezione dove fare i compiti e imparare il pugilato.

Luoghi – Guide, Meet Up e Tour audioguidati

Trips dà vita ai luoghi grazie alle persone che vi abitano, facendo tesoro dei suggerimenti di centinaia di migliaia di host Airbnb, abitanti dei quartieri e personalità locali, in netta contrapposizione alle solite guide che concentrano tutti negli stessi posti.
Nelle Guide, Airbnb ha identificato esperti culturali e abitanti dei quartieri ben informati ed ha chiesto loro di mettere in risalto le gemme delle loro città, dal percorso perfetto per una maratona, al baretto gestito da un mixologist acclamati, al prossimo gran ristorante dallo chef promettente. Al momento del lancio, 100 Guide saranno disponibili in sei città – Los Angeles, San Francisco, Havana, Nairobi, Detroit e Seul – con altre presto in arrivo.
Come nel caso delle Guide, la sezione Luoghi contiene più di un milione di consigli individuali forniti in tutto il mondo da host di alloggi Airbnb, i quali svelano i segreti nascosti e i posti preferiti dei loro quartieri, dai caffè ai ristoranti, dai parchi alle altre attrazioni locali. Nell’immediato futuro, la partnership con Resy, la piattaforma di prenotazione per ristoranti, permetterà di riservare un tavolo presso i migliori ristoranti locali, usando direttamente l’app di Airbnb.
Inoltre, Airbnb ha stretto un sodalizio esclusivo con Detour per offrire accesso a incredibili Tour con Audioguide che presentano i quartieri in modo completamente nuovo e autentico. Inizialmente, le visite guidate saranno disponibili a Los Angeles. Nella primavera 2017 saranno aggiunte San Francisco, Parigi, Londra, Tokyo e Seul.
Con Trips, Airbnb si propone anche di rendere l’esperienza di viaggio più “social”, mettendo in contatto le migliaia di utenti Airbnb presenti nella stessa città in una determinata serata. Le occasioni di Meet up nella sezione Luoghi permetteranno alle imprese locali di organizzare eventi regolari o ad hoc mirati agli ospiti Airbnb.

Case

Con tre milioni di alloggi disponibili in 191 nazioni, Airbnb offre la gamma più vasta e diversificata di sistemazioni esclusive, prenotabili assieme alle Esperienze nelle città pilota.
Un viaggio più semplice
Al giorno d’oggi, prenotare un viaggio può essere complicato e stressante. Grazie a Trips, Airbnb permette di eseguire la maggior parte delle prenotazioni richieste, usando un’unica app. L’Itinerario è una nuova funzione che riunisce in un’unica Timeline tutto ciò che il viaggiatore ha bisogno di sapere, con la possibilità di aggiungere e prenotare facilmente le Esperienze o altre attività. Con il tempo, si prevede che questa funzionalità continuerà a evolversi, sfruttando l’apprendimento automatico per offrire durante un viaggio suggerimenti personalizzati e contestualizzati, in modo dinamico, basandosi ad esempio sul luogo del viaggio. La visione ultima di Airbnb è di soddisfare ogni esigenza di viaggio, rendendo tutto facile e magico dall’inizio alla fine.


Autenticazione dell’identità

Il lancio di Trips coincide anche con l’introduzione del nuovo processo di autenticazione dell’identità adottato dalla community Airbnb Esperienze. Host e ospiti saranno tenuti a fornire la scansione di un documento ufficiale d’identità (per esempio, un passaporto o la patente) e un semplice selfie. Una volta autenticata l’identità, il documento e il selfie verranno esaminati per verificare che esista una corrispondenza tra le foto. Un efficace processo di autenticazione che rafforzerà la community Airbnb e riafferma l’impegno costante di Airbnb nei confronti di autenticità, affidabilità e sicurezza. Questo nuovo processo di identificazione è richiesto per tutti gli utenti delle Esperienze e se ne sta studiando l’applicazione alle prenotazioni di alloggi. Trips potenzia ulteriormente le misure di Trust & Safety di Airbnb, che comprendono un team di supporto 24/7 di oltre 250 dipendenti in tutto il mondo, pagamenti sicuri, messaggistica, profili, recensioni e un nuovo programma di assicurazione responsabilità civile da un milione di dollari per gli host Esperienze. A partire da oggi, chi vive nelle seguenti città può richiedere di elencare su Trips le proprie Esperienze: Amsterdam, Atene, Bangkok, Barcellona, Beirut, Berlino, Boston, Buenos Aires, Buffalo (NY), Città del Capo, Cartagena, Chicago, Detroit, Dubai, Dublino, Firenze, Harlem, Havana, Città di Ho Chi Minh, Lisbona, Londra, Los Angeles, Madrid, Città del Messico, Miami, Mosca, Nairobi, Nashville, Nuova Delhi, New Orleans, Oahu, Osaka, Parigi, Portland, Praga, Provenza, Queenstown, Reykjavik, Rio De Janeiro, Roma, San Francisco, São Paulo, Seattle, Seul, Shanghai, Singapore, Sydney, Tel Aviv, Tokyo, Toronto, Vancouver.

Ecco le novità di Airbnb: con il lancio di Trips va oltre l’home sharing

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Airbnb, uno dei principali player della sharing economy, ha presentato oggi, con un intervento di Bryan Chesky a Los Angeles in occasione di Airbnb Open, lo sviluppo più significativo nella sua storia. La società va oltre il concetto di home sharing si apre al concetto di viaggio. Il nuovo progetto si chiama Airbnb Trips ed è praticamente un’agenzia di viaggi racchiusa ina sola app progettata per rendere i viaggi semplici e magici. I suoi punti cardine saranno nelle seguenti tre aree: Experiences (Esperienze), Places (luoghi) e Home (case). In un secondo momento verranno aggiunti i voli e i servizi accessori.  

Trips viene lanciata oggi con circa 500 Esperienze in 12 città in tutto il mondo, tra cui Los Angeles, San Francisco, Miami, Detroit, L’Avana, Londra, Parigi, Firenze, Nairobi, Città del Capo, Tokyo e Seoul.

Inoltre da oggi, chi vive nelle seguenti città può richiedere di elencare su Trips le proprie Esperienze: Amsterdam, Atene, Bangkok, Barcellona, Beirut, Berlino, Boston, Buenos Aires, Buffalo (NY), Città del Capo, Cartagena, Chicago, Detroit, Dubai, Dublino, Firenze, Harlem, L’Avana, Città di Ho Chi Minh City, Lisbona, Londra, Los Angeles, Madrid, Città del Messico, Miami, Mosca, Nairobi, Nashville, New Delhi, New Orleans, Oahu, Osaka, Parigi, Portland, Praga, Provenza , Queenstown, Reykjavik, Rio De Janeiro, Roma, San Francisco, San Paolo, Seattle, Seoul, Shanghai, Singapore, Sydney, Tel Aviv, Tokyo, Toronto, Vancouver.

Per quanto riguarda le experiences (esperienze) con Airbnb Trips sarà possibile vivere un giorno con un Samurai in Giappone, guidare un’auto storica a Malibu o andare a fare la caccia al tartufo in Toscana.  Per quanto attiene i Places (luoghi) Airbnb renderà disponibili guide e consigli forniti dagli abitanti locali, e audio walking (guide audio). Sul settore delle case Airbnb continua la strada già intrapresa contando su circa 3 milioni di abitazioni in 191 paesi.

Airbnb, sale l’attesa per le novità che saranno annunciate giovedì 17 novembre dal CEO Brian Chesky


Nove anni fa, Brian Chesky e Joe Gebbia ospitarono su dei materassini ad aria nel loro appartamento di San Francisco tre persone in visita in città. Con più di 2,5 milioni di annunci in oltre 190 paesi, Airbnb da allora ha cambiato il modo di viaggiare di milioni di persone. Giovedì 17 novembre 2016 il CEO Brian Chesky terrà una presentazione, in occasione di Airbnb Open 2016 che si svolgerà a Los Angeles, per annunciare importanti novità sul futuro di Airbnb che riguarderanno anche l’Italia. Al momento non è possibile sapere di più e bisognerà attendere le 19 (ora italiana) di giovedì per capire quali saranno le novità. 

In Cina la sharing economy non vuole essere disruptive ma collaborativa


Una caratteristica comune a tutti i business della sharing economy è il loro essere disruptive (in italiano rivoluzionario) nei confronti degli equivalenti servizi offerti dalle società che tipicamente fanno parte della old economy. Così si è creata una contrapposizione tra taxi e car sharing o ride sharing (Uber) e tra hotel e Airbnb. Per evitare il dualismo tra forme di economia legate alla tecnologia e quelle tradizionali la Cina ha scelto una via che merita di essere approfondita e magari anche copiata nel mondo occidentale perché capace, con il dialogo, di coniugare sharing economy e servizi offerti dalle aziende più tradizionali. Pur credendo che la motivazione alla base è legata al fatto che molte sono le aziende tradizionali che vedono il coinvolgimento di capitali pubblici cinesi e che quindi si vuole evitare un effetto di cannibalizzazione industriale, crediamo che la via del dialogo tra economia della condivisione e economia reale possa fare realmente bene non solo alle aziende coinvolte ma soprattutto all’intera collettività. La conferma che la Cina guarda con molto interesse alla sharing economy arriva dal fatto che il tessuto economico cinese negli ultimi anni ha iniziato una trasformazione: da un’economia manifatturiera a una basata sui servizi. In tale quadro il China’s National Information Center ha stimato che la sharing economy peserà nel 2020 il 10% dell’intero PIL del Paese. Tutto ciò ha portato, con largo spirito di lungimiranza da parte del governo cinese, anche alla nascita della Commission on the Sharing Economy in China (CSEC). In questa istituzione, in cui siedono big corporation tra cui Lenovo, Linkedin, Airbnb, Tencent e molte altre, l’obiettivo è la collaborazione tra aziende nuove, old e Governo per ottenere vantaggi reciproci a beneficio di tutti gli attori tra cui anche i consumatori. Un esempio di come la sharing economy cinese non voglia in alcun modo cancellare i business tradizionali è rappresentato da Didi che cerca di includere nel suo servizio tecnologico di ride sharing i tassisti consapevole dal fatto che il dialogo fa bene al business. Il caso di Didi è emblematico anche perché la società, come SocialEconomy vi ha raccontato, ha comprato nel corso del 2016 le attività cinesi di Uber. Un altro esempio concreto della collaborazione concreta tra governo e sharing economy è rappresentato dalla società di ride sharing cinese Weigongjiao, una società con base a Hangzhou, fondata delle autorità locali cinesi attente a cercare di combattere l’inquinamento. Insomma la Cina insegna che il dialogo tra le aziende, new o old che siano, i consumatori e i governi rappresenta un valore inestimabile per lo sviluppo della sharing economy. Noi di SocialEconomy ci auguriamo che questo esempio fatto di collaborazione, dialogo e apertura, cinese possa essere seguito dal mondo occidentale consapevoli del fatto che una maggiore attenzione da parte dei governi del mondo aiuterebbe lo sviluppo visto che ogni stato deve fare di tutto per incentivare la libera impresa e cercare di attrarre gli investimenti esteri sul proprio territorio. Purtroppo a oggi in Europa e negli USA le cose nel mondo delle startup, e quindi anche della sharing economy, stanno diversamente, basti citare la mancanza di armonizzazione fiscale che tanto spaventa coloro che vogliono fare impresa e che in più sedi rivendicano norme certe e magari anche uguale all’interno dell’area Euro. Il fatto che la Cina abbia tracciato la strada la troviamo una cosa naturale da paese leader in campo economico qual è e da stato attento alle tradizioni visto che come abbiamo avuto modo di scrivere nel nostro primo post riteniamo che la sharing economy rappresenta una sorta di rivincita di Karl Marx e del comunismo sul capitalismo tradizionale. 

Con Qantas e Airbnb la sharing economy sale in aereo 


Qantas e Airbnb hanno annunciato di aver stretto una partnership che consente ai membri del programma Frequent Flyer di Qantas l’opportunità di guadagnare punti Qantas quando prenotano il proprio alloggio Airbnb attraverso il sito qantas.com. La compagnia di bandiera australiana e il leader degli alloggi della sharing economy hanno deciso di collaborare  per premiare gli 11,4 milioni di membri della Qantas Frequent Flyer con un punto Qantas per ogni dollaro speso su uno qualsiasi dei 2,5 milioni di annunci Airbnb presenti in 191 paesi al mondo. La partnership  è il primo passo di Qantas in tema di accordi commerciali con imprese digitali e tecnologiche. Il CEO di Qantas Alan Joyce ha detto che era una scelta naturale per due marchi globali con un track record di successo. “Il modo in cui le persone di tutto il mondo pianificano, prenotano e fanno esperienze di viaggio sta cambiando rapidamente con la rivoluzione digitale”, ha detto Joyce.”Sappiamo che molti dei nostri clienti hanno le stesse probabilità di organizzare un viaggio con Airbnb” rispetto a quanti prenotano un hotel. “Dalla creazione della classe business nel 1970 all’ introduzione della tecnologia mobile per trasformare il processo di check-in negli ultimi anni, Qantas ha sempre cercato il modo per reinventare i viaggi aerei – proprio come Airbnb ha fatto per gli alloggi. Siamo davvero entusiasti del potenziale di questa collaborazione”. Il CEO di Airbnb e co-fondatore Brian Chesky ha detto che il numero uno dei motivi persone viaggiano su Airbnb è perché vogliono sentirsi come coloro che vivono stabilmente nella destinazione prescelta, anche se solo per una notte.”Il nostro annuncio con Qantas evidenzia la rapida crescita delle esperienze personalizzate e uniche disponibili attraverso la comunità Airbnb”, ha detto Chesky.”La gente di tutto il mondo sta sperimentando un modo diverso di viaggiare attraverso Airbnb. Siamo impegnati a collegare le persone con l’ospitalità della gente del posto, accogliendo i viaggiatori nelle loro comunità”. ” Ci sono solo una manciata di marchi globali che capiscono che il viaggio sta cambiando per il meglio. Qantas è uno di quei marchi”. Per celebrare la nuova partnership, Qantas e Airbnb stanno offrendo per il mese di ottobre ai membri Qantas Frequent Flyer che prenotano una casa Airbnb un concorso che prevede  come premio quattro biglietti in classe business di andata e ritorno per San Francisco, alloggi Airbnb cinque notti a San Francisco utilizzando un voucher di Airbnb del valore di 5000 $ e 4000 $ caricati su una carta di Qantas. L’accordo siglato tra la compagnia di bandiera dell’Australia e il colosso della sharing economy con sede in USA, ha un precedente nel settore aereo risalente all’ottobre 2015 quando Virgin Atlantic aveva stretto una partnership per premiare i propri frequent flyer che scelgono una casa Airbnb. Con questo accordo si allarga quindi la platea di aziende che punta con iniziative commerciali/marketing di aumentare la propria base utenti puntando anche sui fan dell’economia condivisa. Una delle prime corporation a puntare su questo target è stata American Express che aveva siglato intese con Uber e Airbnb per dare agli American Express® Member Card di utilizzare, nel caso di prenotazione di alloggi,  i punti Membership Rewards per le prenotazioni Airbnb direttamente attraverso il sito della società californiana e nel caso degli utenti Uber di raddoppiare i punti Membership per le corse pagare con la propria iconica carta di credito. 

Cos’è la sharing economy? Eccolo spiegato in un video realizzato da Virgin

La sharing economy ha oramai contagiato molte persone in giro per il mondo che in modo del tutto naturale sono diventati testimonial e influencer dei servizi dell’economia condivisa. Virgin Group, la multinazionale creata da Sir Richard Branson che oggi conta oltre 400 società, ha realizzato un video, visibile su YouTube, che in pochi secondi spiega cos’è la sharing economy

A novembre del 2015, Virgin America, la celebre compagnia aerea low cost di cui Sir Richard Branson’s Virgin Group è azionista di minoranza, e Airbnb, uno dei massimi attori della sharing economy, hanno sottoscritto una partnership grazie alla quale i membri Virgin Elevate, il programma fedeltà della compagnia aerea simile al programma Millemiglia di Alitalia o al Miles&More di Lufthansa, potranno guadagnare punti per i soggiorni effettuati presso alloggi Airbnb.

Con Uber e Airbnb anche la sharing economy supporta gli italiani colpiti dal terremoto


Anche la sharing economy sta facendo sentire in modo concreto la propria solidarietà alle popolazioni colpite dal terremoto che si è verificato poco più di24 ore fa nel centro Italia. Uber, il celebre servizio di ride sharing, sta promuovendo, in coordinamento con Avis, le donazione di sangue a favore di coloro che durante le varie scosse che hanno colpito Amatrice, Accumoli e gli altri centri,sono rimasti feriti. Per facilitare le donazioni di plasma, la società californiana ha pensato di rimborsare a tutti i propri utenti che orbitano su Roma la corsa da e per i centri Avis della Capitale. Anche il mondo dell’home sharing,con il suo principale attore Airbnb, si è schierato vicino ai terremotati. La società USA ha ,fin dalle prime ore dopo il sisma, attivato là procedura Disaster response initiative che da la possibilità di poter mettere a disposizione (per gli host) la propria abitazione a vantaggio degli sfollati (i guest) che potranno richiedere così gratuitamente un alloggio attraverso la piattaforma. Al momento gli alloggi disponibili fino all’11 settembre sono ventisette. La procedura di solidarietà di Airbnb ha visto la luce per la prima volta nel 2012 quando Hurricane Sandy si abbattè sulle coste statunitensi. Per poter offrire o richiedere un alloggio su Airbnb il link è il seguente: https://www.airbnb.it/disaster/centralitalyearthquake

Nautica: è più conveniente l’acquisto o il noleggio? Te lo dice Sailo


Sailo, uno dei più promettenti player del mercato della sharing economy e in particolare del boat sharing, ha creato un utilissimo strumento (Sailo Boat Calculator) accessibile online all’indirizzo https://www.sailo.com/calculator/cost-of-ownership che aiuta gli appassionati di nautica – sia a vela che a motore – a ben valutare i costi connessi alla proprietà di un’imbarcazione e quindi se è maggiormente conveniente acquistarla o noleggiarla. Il funzionamento del calcolatore di Sailo (TechStars nel 2015) è davvero straordinario per completezza, dettagli di fattori analizzati e per possibilità di personalizzazione. E’ possibile visualizzare, infatti, i costi, i potenziali ricavi da noleggio, le spese di manutenzione, le tasse, il costo di un eventuale finanziamento, le spese di registrazione, costi di attracco e ormeggio, carburante, manutenzione e altri piccolissimi dettagli che sommati tra loro possono permettere di effettuare un acquisto consapevole oppure una rinuncia avveduta. Ad esempio, un proprietario di una barca New York City based che sta valutando l’acquisto di un Jeanneau 49DS del 2005 per un costo di 235 mila US dollari dovrà sostenere costi totali di circa $ 443.000 se la barca viene venduta dopo 10 anni dall’acquisto. Questo scenario presuppone che il proprietario usi la barca di 18 giorni all’anno che corrisponde alla media di uso di un’imbarcazione da diporto negli Stati Uniti da parte di un armatore. Sailo, che è stata definita da Fortune l’Airbnb dei mari è una startup con sede a New York e a Miami che da circa 3 anni collega la domanda di chi vuole affittare un’imbarcazione con l’offerta degli armatori che possiedono una barca che nella maggior parte dei casi rimane per molto tempo ormeggiata in banchina. Il meccanismo di Sailo è quello consolidato del marketplace: attreverso il sito sailo.com avviene infatti il matching tra domanda e offerta. La società è stata fondata da 4 giovani ragazzi, Adrian Gradinaru (CEO), Magda Marcu (Operations & Finance), Delphine Braas (Marketing & Business Development) e Bogdan Batog (Engineering) di cui 2 con prestigiosi MBA alla Columbia University, con la volontà di riuscire a rendere la nautica accessibile a tutti e cercare di portare la sharing economy dalla terra ferma al mare. L’azienda a oggi ospita annunci di oltre 1500 imbarcazioni tra barche a vela, motoscafi e yacht localizzate nell’area New York, Cape Cod, Florida e San Diego ma anche Croazia, Portogallo e Grecia Tra le disponibilità offerte dagli armatori tramite il portale di Sailo  anche quella di trascorrere una giornata intera, al costo di US$ 1.000, tra le acque di Manhattan per godersi lo skyline di New York.

Airbnb: per l’economia italiana un beneficio di 3,4 miliardi di Euro

Airbnb, il portale leader nel settore dell’ospitalità e uno dei grandi player a livello internazionale della sharing economy, ha presentato un rapporto che quantifica il valore generato dalla propria piattaforma per l’economia italiana. Lo studio, intitolato Fattore Sharing: l’impatto economico di Airbnb in Italia, mostra che la community di Airbnb ha contribuito nel 2015 a un beneficio economico complessivo di € 3,4 miliardi (0,22% del PIL). Per gli host che hanno deciso di condividere la propria casa con chi viaggia, il ricavo medio annuale è stato di € 2.300. Si tratta del primo studio focalizzato sull’impatto di Airbnb in Italia, dopo che analisi simili erano già state realizzate per altre località come la Francia, New York, Londra, Giappone e Madrid. Il rapporto è stato effettuato in collaborazione con Sociometrica tenendo in considerazione tutti i viaggi effettuati in Italia dal 1 Gennaio 2015 al 1 Gennaio 2016 intervistando 6.324 host e viaggiatori attivi in Italia nel 2015 e applicando un modello econometrico sviluppato dal Centro Europa Ricerche (CER) per rappresentare l’economia italiana. Il CER è un centro di studi economici nato a Roma nel 1981 per iniziativa di Antonio Pedone, Giorgio Ruffolo e Luigi Spaventa che oggi ha come primo socio Sator, società di investimenti fondata da Matteo Arpe. Dalla ricerca emerge la natura prevalentemente non professionale degli host Airbnb, persone comuni che condividono la prima o la seconda casa (l’87% ha 1 o massimo 2 annunci) e che utilizzano il ricavato per far quadrare il bilancio familiare. Evidente è il beneficio per il sistema turistico italiano e per le attività economiche collegate: l’esperienza presso gli host italiani ha attirato nuovi visitatori, che si sono fermati più a lungo (3,6 notti di media), hanno speso di più, sono più propensi a tornare (76%) e hanno contribuito a generare un indotto presso comunità e attività locali al di fuori dei circuiti turistici tradizionali (38% del budget del viaggio) e che tendenzialmente ne restavano ai margini. Fra le evidenze principali dello studio emerge, quindi, che  Airbnb sta contribuendo alla diffusione del turismo in Italia e dall’Italia verso l’estero: 3,6 milioni di ospiti hanno usato Airbnb per viaggiare in Italia durante l’anno passato e sono 1,34 milioni i residenti italiani hanno scelto Airbnb per viaggiare all’estero. Nel 2015 gli 82.900 host italiani che hanno accolto ospiti nelle proprie case hanno ricevuto da Airbnb un “aiuto” importante dal punto di vista economico: il reddito di molti di loro è infatti inferiore al reddito medio pro capite in Italia (€ 22.200). Complessivamente gli host in Italia hanno ricavato € 394 milioni durante lo scorso anno, accogliendo ospiti nelle proprie case, mentre questi ultimi hanno speso € 2,13 miliardi presso le attività commerciali locali (impatto netto); Come detto quindi Airbnb ha attirato in Italia nuovi visitatori, che si fermano più a lungo e sono più intenzionati a tornare: quasi l’80% degli ospiti Airbnb ha affermato che la loro esperienza li ha resi molto più propensi a ritornare nelle città italiane che hanno visitato, mentre la lunghezza media del soggiorno con Airbnb è stata di 3,6 notti, paragonata al 3,0 delle soluzioni tradizionali. “Airbnb rappresenta un’opportunità per il Sistema Paese”, ha affermato Matteo Stifanelli, Country Manager di Airbnb per l’Italia. “Airbnb aiuta il turismo a crescere e a diversificarsi nel Paese, diffondendo benessere economico a nuove comunità e imprese locali e rappresenta un sostegno per migliaia di cittadini, aiutandoli a far quadrare i conti a fine mese. Per questo abbiamo sempre offerto la nostra collaborazione nello sviluppo di provvedimenti che aiutino gli italiani a condividere la propria casa e il paese a beneficiare delle potenzialità della sharing economy.”