Taxi/Uber: Antitrust, confronto aperto su trasporto e nuove tecnologie

 

Il presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Giovanni Pitruzzella, ha ricevuto oggi una delegazione dei tassisti nazionali e degli autonoleggiatori di Roma, in rappresentanza di otto sigle della categoria: Ugl Taxi, Federtaxi Cisal, Fit Cisl Taxi, Uil Trasporti Taxi, Usb Settore taxi, Ati Taxi, Associazione tutela legale taxi e Anar (Associazione nazionale autonoleggiatori romani). Nel corso dell’incontro, la delegazione ha esposto una serie di osservazioni critiche in merito alla Segnalazione del 2 novembre scorso con cui l’Antitrust ha chiesto al Parlamento di emanare “una nuova regolamentazione su Uber, uno dei big player della sharing economy, e sulle nuove App digitali per il trasporto urbano”. A tutela della concorrenza e degli utenti, il documento dell’Agcm sollecitava, fra l’altro, “una maggiore facilità di fruizione del servizio di mobilità, una migliore copertura di una domanda spesso insoddisfatta, una conseguente riduzione dei costi per l’utenza e, nella misura in cui si disincentiva l’uso del mezzo privato, un decongestionamento del traffico urbano”. Il presidente dell’Antitrust ha preso atto delle richieste e delle proposte presentate dalla delegazione dei tassisti, insieme a un’ampia documentazione sulla materia, con particolare riguardo all’applicazione delle nuove tecnologie al settore dell’autonoleggio. Al termine Pitruzzella ha auspicato la prosecuzione del confronto in modo più approfondito sulle tematiche oggetto dell’incontro.

 

Mytaxi, l’app che ha rivoluzionato il settore dei taxi sconta le corse del 50%

Screenshot mytaxi App_promo

Nel giorno in cui si celebra il settantaduesimo compleanno di Martin Scorsese, il  regista cinematografico autore tra gli altri del celebre Taxi Driver, SocialEcoonomy torna a occuparsi di mobilità urbana. Che la concorrenza faccia bene ai consumatori e quindi al mercato non ci sono dubbi. Su tale posizione nei mesi scorsi SocialEconomy aveva intervistato Marco Pierani, responsabile delle relazioni Istituzionali di Altroconsumo, che aveva spiegato che la sharing economy è un’opportunità che va colta. La conferma che l’innovazione può contribuire a migliorare anche i business della old economy arriva da Mytaxy, società fondata nel giugno del 2009 da Niclaus Mewes (CEO) e Sven Külper (CMO) e oggi posseduta dal Gruppo Daimler, che hanno rivoluzionato il settore dei taxi, rinnovandolo a livello internazionale e adattandolo alle esigenze del 21° secolo. L’idea alla base della rivoluzione Mytaxi è quella di creare un collegamento diretto tra il tassista e il passeggero, per offrire a entrambi un sistema di gestione delle prenotazioni al passo coi tempi e quindi in grado di ben competere con i servizi della mobilità condivisa tipici della sharing economy.  I vantaggi  per  gli  utenti sono  numerosi  dal  momento che si può richiedere il taxi  tramite  l’app (disponibili per dispositivi Apple e Android), controllarne  la  posizione  e  l’avvicinamento  sul  proprio  smartphone, con  un orario  stimato  di  arrivo e una previsione di  costo e la possibilità di pagare la corsa direttamente tramite l’applicazione. Il successo che Mytaxi sta riscouotendo in giro per il mondo è enorme: l’app è stata scaricata finora più di 10 milioni di volte e il servizio è disponibile in oltre 40 città con più di 45.000 taxi attivi. La società, come già fatto in fase di lancio a Milano avvenuto lo scorso aprile, ha deciso di riproporre fino al 26 novembre 2015 il 50% di sconto su ogni corsa pagata attraverso la propria app.

Per i 25 anni di Mamma ho perso l’aereo 20th Century Fox e UberEATS portano la pizza a domicilio

 

UberEATS – Instagram

 
Come festeggiare i 25 anni di “Mamma ho perso l’aereo” nell’era della sharing economy? Come raccontato da Usa Today il 6 novembre, venticinquesimo anniversario del celebre film – il cui titolo originale è Home alone” – Twentieth Century Fox Home Entertainment e UberEATS, il servizio di consegna pasti a domicilio del colosso californiano Uber, hanno organizzato una promozione per portare la pizza ordinata nel celebre film dal piccolo Macaulay Culkin (che interpretava Kevin McCallister) Little Nero’s agli utenti di New York, Los Angeles, Chicago e San Francisco.Per rendere tutto ancora più divertente le auto di Uber sono arrivate brandizzate con il logo della pizzeria che compariva nel film: la Little Nero’s Pizza (video). 

Financial Times: il co-fondatore di Uber pronto a lanciare una app per il concierge digitale

Come riportato oggi dal Financial Times il co-fondatore di Uber Garrett Camp si appresta a lanciare un servizio di concierge digitale che si chiamerà Operator. I servizi offerti dovrebbero essere quelli tradizionali di un maggiordomo: prenotazione viaggi, servizi di ricerca di un determinato bene e altri che possono semplificare la vita quotidiana. Secondo quanto riportato sulle colonne del quotidiano della City, Operator potrebbe guardare a Uber everything, il servizio di logistica del principale operatore al mondo di ride sharing e quindi della sharing economy, come potenziale partner. L’articolo odierno arriva dopo che gia nei mesi scorsi erano uscite alcune indiscrezioni tra cui quella riportata da TechCrunch che nell’aprile scorso aveva scritto che con Operator sarà possibile, con una semplice richiesta effettuata tramite app (è già disponibile quella per Iphone), soddisfare ogni richiesta riguardante lo shopping. Che la mission di operator sarà questa è ora confermato da un https://player.vimeo.com/video/144659290” target=”_blank”>video della società che avrà sede in California pubblicato sul sito www.operator.com.

Operator (vedeo)

Crescita della sharing economy e caro immobiliare: a Londra chiude la scuola per i tassisti

londraCome riportato qualche giorno fa dal Financial Times, l’espansione della sharing economy e il caro immobili hanno portato alla chiusura una delle principali scuole per tassisti londinesi. Knwoledge Point, attraverso le colonne del quotidiano della City, ha difatti annunciato che dopo trenta anni di attività  a dicembre chiuderà i battenti . Obiettivo della scuola – che è passata dai circa 350 studenti all’anno dell’epoca pre-Uber agli attuali 200 – era formare i futuri tassisti, attraverso l’apprendimento delle oltre 25 mila street della capitale UK e dele regole di condotta dei mitici black cab, al fine di prepararli a sostenere l’esame per l’ottenimento della licenza. Mr Linskey, fondatore della scuola, comunque non si arrende e contro l’avanzata di Uber, il celebre servizio di ride sharing molto amato dai londinesi, e il caro immobiliare – la sede dell’istituto si trova a nel quartiere di Islington – e continuerà nella sua missione di formare tassisti tramite la vendita di pubblicazioni, cartecee  o online, pensate per la formazione degli aspiranti conducenti di taxi e corsi di formazione che terrà all’interno degli oratori delle chiese londinesi.

L’Antitrust al Parlamento: “Una nuova regolamentazione su Uber e le app digitali per il trasporto urbano” 

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L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) con un provvedimento datato 29 settembre e reso noto oggi, attraverso un comunicato stampa, si è occupata di sharing economy. Per l’authority occorre disciplinare al più presto l’attività di trasporto urbano svolta da autisti non professionisti attraverso le piattaforme digitali per smartphone e tablet. Si parla di Uber e delle app che consentono di accedere a questo servizio, in aggiunta o in alternativa ai taxi e alle auto Ncc (noleggio con conducente). In risposta a un quesito posto dal ministero dell’Interno su richiesta del Consiglio di Stato, l’Antitrust con il provvedimento a firma del suo Presidente Giovanni Pitruzzella, auspica  che “il legislatore intervenga con la massima sollecitudine al fine di regolamentare – nel modo meno invasivo possibile – queste nuove forme di trasporto non di linea, in modo da consentire un ampliamento delle modalità di offerta del servizio a vantaggio del consumatore”.

Lo sviluppo di queste nuove App e anche l’adozione di strumenti tecnologici simili da parte delle compagnie di radio-taxi stanno provocando in tutto il mondo complesse questioni d’interferenza con i servizi tradizionali. Da qui, la sollecitazione dell’Antitrust a regolamentare il settore per garantire la concorrenza, la sicurezza stradale e l’incolumità dei passeggeri, definendo un “terzo genere” di autisti oltre a quelli dei taxi e degli Ncc.

Quanto ai servizi UberBlack e UberVan che si differenziano tra loro per la diversa tipologia di veicoli utilizzati – le berline fino a quattro posti il primo e i mini-bus o monovolume da cinque posti in su l’altro – l’Antitrust ribadisce “la legittimità, in assenza di alcuna disciplina normativa, della piattaforma, trattandosi di servizi di trasporto privato non di linea, come riconosciuto anche dal Consiglio di Stato”. La stessa Autorità giudica “di fatto inapplicabili” gli obblighi stabiliti dalla legge vigente (n.21/92), ritendo che “una piattaforma digitale che mette in collegamento tramite smartphone la domanda e l’offerta di servizi prestati da operatori Ncc non può infatti per definizione rispettare una norma che impone agli autisti l’acquisizione del servizio dalla rimessa e il ritorno in rimessa a fine viaggio”.

Per quanto riguarda UberPop, il servizio svolto da autisti non professionisti, l’Antitrust si richiama all’ordinanza con cui il Tribunale di Milano – bloccando l’utilizzazione dell’App sul territorio nazionale – “ha evidenziato che l’attività in questione non può essere svolta a discapito dell’interesse pubblico primario di tutelare la sicurezza delle persone trasportate, sia con riferimento all’efficienza delle vetture utilizzate e all’idoneità dei conducenti, che tramite adeguate coperture assicurative per il trasporto di persone”. Perciò l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato invita il legislatore ad adottare “una regolamentazione minima di questo tipo di servizi”, con l’intento di “sottolineare con forza gli evidenti benefici concorrenziali e per i consumatori finali derivanti da una generale affermazione delle nuove piattaforme di comunicazione”. Vale a dire “una maggiore facilità di fruizione del servizio di mobilità, una migliore copertura di una domanda spesso insoddisfatta, una conseguente riduzione dei costi per l’utenza e, nella misura in cui si disincentiva l’uso del mezzo privato, un decongestionamento del traffico urbano”.

Il car sharing e il car pooling hanno conquistato gli italiani

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L’idea di automobile privata lascia spazio al nuovo concetto di automobile condivisa e alla sharing economy e apre scenari completamente inediti in tema di servizi, concorrenza e tutela dei consumatori. Se ne è discusso nel corso di una tavola rotonda con le aziende leader del settore – Uber, BlaBlaCar, Car2Go, Enjoy, Letzgo – e con i rappresentanti della politica e delle istituzioni organizzata presso la Biblioteca della Camera dei Deputati da Digiconsum, associazione attiva nella difesa dei diritti dei consumatori digitali, e Fleed Digital Consulting, Nel corso della giornata è stata inoltre presentata #VIENIVIACONME – Gli italiani e le nuove forme di mobilità condivisa, indagine realizzata da Fleed Digital Consulting che analizza le opinioni degli italiani sui temi del car sharing e del car pooling partendo dai commenti e dalle discussioni avvenute in Rete.

La ricerca, che si basa sul monitoraggio di un panel di oltre 100mila fonti web in lingua italiana, ha permesso di rilevare in otto mesi di analisi (da gennaio ad agosto 2015) oltre 106mila conversazioni sensibili tra UGC (Users Generated Contents, con particolare riferimento a contenuti Facebook e Twitter) e contenuti 1.0 (articoli pubblicati su testate web e blog).

Dallo studio, che ha monitorato i maggiori operatori dei comparti del car sharing e del car pooling in Italia, emerge come gli utenti dimostrino di essere ben informati sulle offerte dei provider di settore e a proprio agio con le tecnologie della mobilità: molto frequenti infatti sono la condivisione di informazioni relative alla comparazione dei costi e l’iscrizione contemporanea ai servizi di più provider. L’analisi delle conversazioni online permette inoltre di individuare quelli che possono essere letti come veri e propri “appelli” rivolti dalla rete alle istituzioni e alle aziende.

Scendo più in dettaglio dallo studio emerge che gli utenti giudicano l’attuale legislazione antiquata e sostanzialmente inadatta a regolamentare il fenomeno della mobilità condivisa. Nondimeno, è un auspicio della maggioranza di essi (oltre il 60% del totale) che vi sia un intervento organico e complessivo del legislatore volto a dare maggiore coerenza al contesto regolatorio e maggiore sicurezza al cittadino in ordine ai propri diritti e doveri. Si richiede inoltre un ruolo maggiormente attivo del Governo per rendere più completa l’offerta di servizi oggi polarizzata al Nord-Centro (come già vi aveva raccontato SocialEconomy) ed esclusivamente sui grandi poli cittadini, e una maggiore prontezza delle amministrazioni locali per colmare quelle che vengono viste come disparità centro-periferia nell’erogazione dei servizi di car sharing e car pooling.

La Rete dà un giudizio positivo sui livelli di servizio dei provider della mobilità condivisa, ma evidenzia anche in modo piuttosto netto dei driver di miglioramento. Dal mondo dei forum e dei social media emerge in particolare il suggerimento alle imprese di fare maggior uso di quelle funzionalità di community, come ad esempio il voting e “l’indice di affidabilità condivisa”, che consentano agli utenti di autogestirsi, isolando i “guastatori” e, quindi, evitando che l’intero parco utenti sconti comportamenti scorretti o peggio ancora fuorilegge. Questo naturalmente anche al fine di scongiurare l’eventualità di un abbandono della città da parte dei provider, ipotesi diffusa in rete dai media e commentata con molta preoccupazione dagli utenti. Molti suggerimenti sono anzi giunti in merito allo svolgimento da parte delle imprese di sondaggi preventivi in rete circa l’apertura al servizio di nuove aree geografiche. Altrettante richieste giungono per lo sviluppo di piani fedeltà con relativi sconti per heavy user, e per l’aggiornamento delle logiche del customer care, soprattutto in senso premiante per chi contribuisce con segnalazioni utili o comportamenti virtuosi.

I numeri della report

  • Oltre 106mila discussioni web rilevate sul tema
  • Car sharing e car pooling sono temi decisamente molto discussi: le fonti web che hanno trattato il tema del Car Sharing e del Car Pooling sono oltre 2.500
  • Le discussioni si distinguono per essere marcatamente social: l’85% dei contenuti rilevati proviene infatti dai social network
  • Twitter è in assoluto il canale più utilizzato: oltre 89mila i tweet rilevati per mezzo miliardo di potenziali visualizzazioni
  • I blog e i forum sui quali si è dibattuto in tema di Car Sharing e del Car Pooling sono oltre 1.500

Link per scaricare intero report http://www.fleed.it/vieniviaconme-gli-italiani-e-le-nuove-forme-di-mobilita-condivisa/

Uber con UberRUSH diventa anche corriere

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Uber punta con decisione ai servizi di delivery e lancia il servizio UberRUSH. La società californiana ha annunciato ufficialmente l’avvio a San Francisco, New York e Chicago di un servizio di consegna a domicilio che promette di essere super veloce. Il funzionamento è molto semplice: ordinando un bene da una delle piattaforme Ecommerce convenzionate con Uber (al momento sono Shopify, Bigcommerce, Delivery.com, Clover, Flower.com e ChowNow), il cliente potrà scegliere UberRUSH come metodo di consegna. Il costo medio per il delivery, che viene effettuato in bicicletta, è attorno i $5/$7 a consegna.
Questa mossa di Uber arriva qualche settimana dopo il lancio di Amazon Flex, il servizio della società di Jeff Bezos che consente di far diventare ogni cittadino un postino in grado di consegnare ai clienti del colosso E-commerce i beni (per il momento solo quelli Amazon prime) acquistati sul celebre marketplace.
Già in passato Uber, con il servizio UberEATS dedicato al delivery di pasti, era entrata nel mercato delle consegne a domicilio.

Uber Rush (video)
https://m.youtube.com/watch?v=FRu6M9sCfmo

Uber vince in tribunale, la sua app non è un tassametro

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L’app di Uber non può essere considerata un tassametro. Così ha sentenziato l’Alta Corte di Giustizia inglese chiamata a decidere una lite giudiziaria tra la TFL, l’ente che regola i trasporti nella capitale UK e la compagnia californiana. La decisione, che segna quindi un punto a favore di uno dei big player della sharing economy, arriva proprio nel momento in cui la TFL, come dichiarato da Uber nelle settimane scorse, sta pensando di rivedere le norme che regolano il servizio del ride sharing. Tra le proposte che
che sarebbero state avanzate dalla Transport For London ci sarebbero parecchie regole stringenti tra cui quella che prevede un tempo minimo di attesa di cinque minuti tra la “chiamata” da parte del cliente e l’inizio della “corsa”. Contro tali novità normative, Uber, nei giorni scorsi, aveva chiamato a raccolta il proprio popolo invitando gli utenti a firmare una petizione online.

Rock & Roll Ride: le auto classiche in car sharing

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foto Rock & Roll Ride

Un servizio simil Uber per le auto storiche e supercar? L’idea è venuta a Brandon Moossy e Richard Rawlings, due ragazzi di Austin in Texas. Per realizzarla i due hanno organizzato un crowdfunding su Kickstarter con l’obiettivo di raccogliere almeno 50 mila dollari US – in totale gli investimenti che i due americani devono fare ammontano a oltre $500 mila – al fine di  terminare lo sviluppo dell’app (per dispositivi Apple e Android) che renderebbe possibile la nascita del servizio. Il nome della loro iniziativa, che vuole facilitare il ride sharing e il car sharing delle quattro ruote classiche, storiche, supercar, o exotic car per un giro in solitario o in condivisione, è Rock & Roll Ride. Nelle intenzioni dei fondatori di Rock&Roll Ride c’è quella di offrire tramite il servizio da loro ideato, che si basa su una app che geolocalizza le vetture e che rende possibile il matching domanda/offerta, la possibilità ai proprietari di auto speciali di mettere a reddito il proprio bene, proprio come già succede nell’era della sharing economy con le imbarcazioni tramite Sailo o Boatbound o le abitazioni tramite Airbnb o Wimdu, e al contempo quello di permettere agli amatori delle auto speciali di levarsi lo sfizio di un giro su una Cadillac, una Ferrari o altre automobili ever green. I due statunitensi hanno anche pensato a una serie di accortezze quali un processo di registrazione che verifica solvibilità e patente del richiedente e l’assicurazione che copre danni al mezzo o procurati a terzi. Per quanto riguarda la città in cui lanciare il servizio sul sito della società è stato aperto un contest e quindi saranno gli utenti a deciderlo: al momento è in testa Hashburn seguita da Austin e Dallas.