Questa volta la sharing economy non c’entra nulla. Si parla di solidarietà al tempo dei social network. Su Facebook, Twitter e altri celebri piattaforme social nelle ultime ore è scattata una gara per manifestare solidarietà al pastificio Rummo e ai suoi 150 dipendenti gravemente colpito dall’alluvione che si è abbattuto sulla zona di Benevento la notte tra il 14 e il 15 novembre. L’iniziativa di solidarietà è partita da un “evento” promosso su Facebook in cui si invitano gli internauti a supportare la storica azienda di Benevento. Le mosse per sostenere una delle principali aziende del sud Italia sono poche e semplici: basta comprare un pacco di pasta, fotografarlo e poi condividere lo scatto sui social con l’hastag #saveRummo. All’appello al momento hanno aderito 41 Mila persone. L’azienda da parte sua ha diffuso uno statement in cui dichiara: “Basta guardare i volti degli operai per capire quanto sia grave quello che è successo”. A manifestare il loro sostegno anche alcuni personaggi noti come Selvaggia Lucarelli e Fiorello.
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Airbnb, 100 milioni di euro l’impatto economico su Berlino.
Dopo Atene, Barcellona e Madrid, il viaggio di SocialEconomy alla scoperta dell’impatto economico generato da Airbnb nelle principali città del mondo oggi fa tappa a riparte a Berlino. La principale piattaforma di home sharing ha realizzato uno studio che analizza l’impatto economico derivante dalla sua presenza nel biennio 2012-2013 nella capitale tedesca.
Il report mostra che Airbnb ha generato un effetto economico complessivo sulla città di 100 milioni di euro nei due anni considerati. Lo studio ha anche riscontrato che Airbnb, uno degli attori principali della sharing economy, è una fonte importante di reddito per i residenti locali che utilizzano la piattaforma: quasi la metà dei 5.600 host Airbnb presenti a Berlino hanno entate inferiori al reddito medio delle famiglie della città della Porta di Brandeburgo che è pari a 1650 Euro, inoltre, il 45% degli host totali ha una famiglia monoreddito. Il 48% dei padroni di casa Airbnb di Berlino utilizza i soldi che guadagna con l’attività di hosting per pagare le spese correnti quali l’affitto o il mutuo. Dalla ricerca emerge, inoltre, che i guest Airbnb, che nel biennio 2012-2013 sono stati oltre 65 mila, spendono più tempo e più denaro rispetto ai viaggiatori che allogiano nei tradizionali hotel: chi sceglie la piattaforma californiana soggiorna in media 6,3 notti spendendo circa 845 € contro le 2,3 notti e i 473 Euro spesi da coloro che scelgono l’hotel. Infine, nel report si evice che il 77% delle strutture Airbnb sono localizzate fuori dalla zona nella quali sono presenti gli alberghi quindi i vantaggi in termini economici si riverberano anche sulle zone meno turistiche quali ad esempio i quartieri di Neukölln, Kreuzberg e Wedding. Il dato è importante perche 311 Euro (sui 473 totali) spesi in media dal cliente Airbnb rimagono nel quartiere dove si trova l’abitazione scelta per soggiornare a nella capitale della Germania.
Rock & Roll Ride: le auto classiche in car sharing
Un servizio simil Uber per le auto storiche e supercar? L’idea è venuta a Brandon Moossy e Richard Rawlings, due ragazzi di Austin in Texas. Per realizzarla i due hanno organizzato un crowdfunding su Kickstarter con l’obiettivo di raccogliere almeno 50 mila dollari US – in totale gli investimenti che i due americani devono fare ammontano a oltre $500 mila – al fine di terminare lo sviluppo dell’app (per dispositivi Apple e Android) che renderebbe possibile la nascita del servizio. Il nome della loro iniziativa, che vuole facilitare il ride sharing e il car sharing delle quattro ruote classiche, storiche, supercar, o exotic car per un giro in solitario o in condivisione, è Rock & Roll Ride. Nelle intenzioni dei fondatori di Rock&Roll Ride c’è quella di offrire tramite il servizio da loro ideato, che si basa su una app che geolocalizza le vetture e che rende possibile il matching domanda/offerta, la possibilità ai proprietari di auto speciali di mettere a reddito il proprio bene, proprio come già succede nell’era della sharing economy con le imbarcazioni tramite Sailo o Boatbound o le abitazioni tramite Airbnb o Wimdu, e al contempo quello di permettere agli amatori delle auto speciali di levarsi lo sfizio di un giro su una Cadillac, una Ferrari o altre automobili ever green. I due statunitensi hanno anche pensato a una serie di accortezze quali un processo di registrazione che verifica solvibilità e patente del richiedente e l’assicurazione che copre danni al mezzo o procurati a terzi. Per quanto riguarda la città in cui lanciare il servizio sul sito della società è stato aperto un contest e quindi saranno gli utenti a deciderlo: al momento è in testa Hashburn seguita da Austin e Dallas.
Crowdfunding, dopo Kickstarter il rasoio laser ci riprova su Indiegogo
Nelle ultime ore l’attenzione degli osservatori che animano il mondo del crowdfunding è stata catalizzata da campagna fondi partita su Kickstarter e che adesso, dopo lo stop imposto dalla piattaforma dalla grande K, si sta svolgendo su Indiegogo. Oggetto del crowfunding è un rasoio laser, Skarp Razor, che se realizzato potrebbe cambiare in meglio le abitudini quotidiane di tutti gli uomini. L’idea è di Morgan Gustavsson e Paul Binun,due giovani ragazzi che propongono un rasoio laser in grado di riconoscere il cromoforo, una particella incorporata nel pelo. Al riconoscimentio della particella il laser si attiva e quindi è possibile raderlo senza far ricorso alla classica lama. I vantaggi conseguenti a questo nuovo metodo di rasatura sono evidenti: niente più irritazioni, tagli, schiuma da barba e minore inquinamento visto che secondo i promotori di Skarp Rasor solo negli stati Uniti ogni anno vengono consumati oltre due miliardi di rasoi usa e getta. Quarantotto ore fa, come riportato dal The Indipendent, Kickstarter ha sospeso la campagna fondi – che era già arrivata a raccogliere quattro milioni di dollari – perché i due inventori avrebbero infranto le regole della piattaforma che prevedono l’esistenza di un prototipo. Morgan Gustavsson e Paul Binun in risposta a questa iniziativa hanno avvitato ieri un’altra campagna fondi su Indiegogo centrando il proprio boeittivo di raccolta e incamerando già consensi per complessivi 220 mila US dollari. Il costo del rasoio, che secondo gli invetori sarà disponibile a partire dal marzo 2016, è di 159 US dollari.
Airbnb può contribuire alle entrate dei comuni. A Jersey City i ricavi stimati sono di 1 milione di US dollari all’anno
Il sindaco di Jersey City Steven M. Fulop ha annunciato una proposta che in caso di approvazione definitiva renderà la città da lui amministrata la prima della tri-state area – cosi viene definita dagli americani la zona metropolitana di New York City che si estende negli Stati di New York, New Jersey e Connecticut – a consentire ufficialmente Airbnb. La misura normativa annunciata prevede essenzialmente due punti: da una parte la possibilità per i proprietari di casa della città di Jersey di affittare tramite la piattaforma di home sharing la propria casa per meno di 30 giorni e dall’altra incarica Airbnb di raccogliere dai guest il pagamento della tassa di soggiorno al pari di quanto fanno gli hotel.
“A Jersey City, abbracciamo il futuro – e questo è ciò che le aziende come Airbnb sono: il futuro “, ha detto Sindaco Fulop, “Airbnb è incredibilmente popolare e in crescita” ha aggiunto il primo cittadino. “Siamo grati per l’opportunità di lavorare con il Consiglio comunale e il sindaco Fulop per sviluppare le regole per la condivisione della casa che aiuteranno le famiflie della middle class di Jersy City”, ha detto Max Pomeranc, Responsabile regionale delle politiche pubbliche di Airbnb. “Questa nuova legge genererebbe maggiori entrate per Jersey City e darebbe un contributo alle numerose famiglie che condividono le proprie case” che con i guadagni generati dall’attività di hosting pagano le proprie spese correnti. Con questo accordo Airbnb sarebbe responsabile per il pagamento e la raccolta del 6% di imposta di soggiorno. Secondo alcune stime citate dal sindaco nel comunicato stampa questo provvedimento dovrebbe incrementare i ricavi della Città di circa US$ 1 milione all’anno.
Dormire in un faro? Con Airbnb si può
Da Credit Suisse l’identikit di coloro che scelgono la sharing economy
Chi sono gli utenti della sharing economy? La risposta arriva dal Credit Suisse che in un recente report ha analizzato le prospettive e i possibili effetti dell’economia della condivisione. Dopo avervi raccontato quali sono le sedici società che secondo l’istituto elvetico potrebbero beneficiare del trend positivo della sharing economy, spostiamo, adesso, il nostro sguardo sugli amanti del To share.
Il dato complessivo che emerge è che, pur essendo i giovani i più attivi consumatori, il mercato potenziale della sharing economy è molto vasto e alcuni servizi non si rivolgono esclusivamente ai millennials (giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni). A Livello globale, dalla ricerca effettuata da Nielsen e illustrata nel report Credit Suisse, emerge che coloro che condividono sono per il 7% appartenenti alla “Generazione Z” (la generazione ricomprendente i nati «post» eventi che hanno cambiato il mondo, come il 9/11 e la nascita di Facebook), il 35% sono “Millennials”, il 17% sono quelli della “Generazione X” (i nati tra il 1965 e il 1980), il 7% “Baby Boomer” (i nati tra il 1945 e il 1964) mentre l’1% sono appartenenti alla “Silent Generation” (i nati tra il 1920 e il 1940). A livello geografico troviamo che l’impatto dei millennials sull’economia della condivisione è attualmente molto più forte in tutto il mondo in via di sviluppo rispetto al Nordamerica o all’Europa. Per esempio in Asia i giovani tra i 18 e 35 anni pesano per il 49% contro il 17% dell’Europa. Una possibile spiegazione risiede nel fatto che nei paesi emergenti l’utilizzo di internet e di smartphone è più sbilanciato verso i giovani. Nell’era della condivisone, Nielsen ha diviso i cittadini del mondo in tre categorie: a)coloro che non condividono; b) quelli che ri-condividono; c) quelli che hanno iniziato a condividere (neo-sharer).Per quanto attiene al patrimonio tutti coloro che appartengono alle queste tre categorie posseggono tendenzialmente, quasi in modo uguale tra loro, una casa. I neo-sharer negli USA sono molto più ricchi della media: il 14% ha un reddito superiore a 100 mila US dollari (rispetto all’8% dell’intera popolazione statunitense). Gli analisti di Credit Suisse fanno notare che questi numeri mostrano in altre parole che la parte della società con il potere di acquisto più forte tenden ad essere attratta dai servizi in condivisione. Questo dato porta a pensare che la condivisione è più un scelta di vita piuttosto che un scelta dettata dal risparmio di denaro. Per quanto attiene al sesso gli sharer sono quasi equamente divisi tra uomini e donne. Per quanto attiene età anagrafica, invece, nella categoria di coloro che non condividono il 24% hanno tra 18 e 34 anni; il 38% ha tra 35/54; il 38% sono over 55. Coloro che ri-condividono invece sono ripartiti cosi: il 18% ha 18/34 anni, il 41% ha 35/54 anni, il 31% sono over 55. I nuovi sharer invece hanno per il 48% 18/34 anni, il 33% 35/54 e il 19% sono over 55.
Per quanto attiene alla motivazione che porta a condividere Credit Suisse si serve nel suo studio di un sondaggio realizzato da Havas nel 2014. Tra 11 mila persone interviste in 29 paesi la società francese ha rilevato che alla base della scelta di utilizzare servizi sharing c’è per la maggioranza (poco meno dell’80%) il desiderio di consumare soltanto quello di cui si ha bisogno. Havas proseguendo in questa ha anche indagato su quali sono gli aspetti che hanno più appeal nella loro scelta di condivisione: il risparmio di denaro è risultato il motivo principale (70%) seguito dal sentirsi utili e dal voler ridurre il carbon foorprint (tra il 40 e il 60% per entrambe le categorie); per il 40% l’appeal è costituito dall’incontrare nuove persone e dal supportare gli altri. Un altro aspetto considerato da Credit Suisse, ricorrendo a una ricerca Nielsen, è quello dei propri beni che le persone sono disposte a condividere: poco meno del 30% vuole condividere beni elettronici, poco più del 25% lezioni o servizi, tra il 20 e il 25% power tools, biciclette, vestiti, oggetti per la casa, equipaggiamenti sportivi e auto. Tra il 15 e il 20% vogliono condividere beni per il camping, forniture e case. Fanalino di coda sono le moto: poco più del 10% sono le persone che le vogliono condividere.
Crowdfounding, uno strumento di finaniziamento anche per i Comuni italiani
Antlos: il boat sharing in Italia ha un alto potenziale
Nella settimana in cui si svolge una delle regate italiane più note, la Barcolana di Trieste, SocialEconomy torna a occuparsi di boat sharing. Dopo avervi presentato dodici “Uber del mare” e la storia di Sailo e Click&Boat andiamo a approfondire, tramite una conversazione, con Michelangelo Ravagnan il percorso di Antlos
Come è nata l’idea di fondare Antlos?
Antlos nasce con l’idea di voler rendere le vacanze in barca accessibili ad un vasto pubblico composto da turisti e viaggiatori che desiderano vivere un’esperienza in mare. Fin dalla nascita, il progetto sposa pienamente i principi della sharing economy. Più che in qualsiasi altro settore, siamo consapevoli infatti che i privati proprietari di imbarcazioni hanno l’esigenza di cercare di ridurre i grandi costi di gestione e di manutenzione che sono chiamati a sostenere.
In Italia ci sono molti operatori attivi nel boatsharing, il mercato è davvero cosi ampio?
Si tratta di un mercato potenzialmente molto vasto, sopratutto nel caso in cui le offerte sono indirizzate al settore del turismo nautico e costiero. Antlos si propone infatti come la soluzione ideale anche per tutti gli utenti che non hanno competenze nautiche e che in molti casi non hanno mai considerato di trascorrere una vacanza in barca.
Chi sono i vostri competitor?
Mi permetto di affermare che non ci sentiamo in competizione con nessuna altra realtà che opera in questo settore, pensiamo unicamente a fare il nostro lavoro al meglio. Vediamo invece una grande opportunità futura nel poter creare sinergie e collaborazioni con altri operatori che ci potranno aiutare a raggiungere gli obbiettivi previsti.
Siete interessati a valutare una possibile espansione oltre l’Italia?
Le nostre offerte sono già a livello internazionale, proponiamo vacanze ed uscite in barca in tutte le location principali del Mar Mediterraneo. Inoltre, tra poche settimane, sarà possibile prenotare una vacanza in barca nel Mar dei Caraibi.
E’ possibile un consolidamento in italia tra società del boat sharing?
Come detto precedentemente, noi di Antlos crediamo fortemente che ci siano le possibilità di creare delle belle sinergie con altre realtà che operano nello stesso settore. Rispetto ad altri operatori abbiamo un approccio un po’ diverso, infatti, noi non ci occupiamo di mediazione. Noi, semplicemente, forniamo alle parti (skipper e viaggiatori) una piattaforma web dove questi possono entrare in contatto diretto. Nonostante ciò, l’obbiettivo comune di voler rendere le esperienze in barca alla portata di tutti ci permetterà sicuramente di trovare il modo di collaborare.
In Bluewago recentemente è entrato un investitore (Venetowork) che da quanto si intuisce contribuirà nei nuovi investimenti. Avere risorse finanziare, è indispensabile per crescere in questo mercato? Se si come pensate di poter finanziare ulteriormente la vostra società?
Bluewago è una bella realtà italiana con la quale speriamo un giorno di poter collaborare. Loro hanno un approccio più da tour operator rispetto al nostro progetto, e sono felice che abbiano trovato un partner strategico come Venetowork. Noi stiamo facendo un percorso diverso in termini di fundraising, puntiamo a sviluppare il nostro business facendoci sostenere in questa prima fase di crescita da business angel e venture capital.
In italia la nautica è sempre stata percepita come uno sport o uno svago elitario, la sharing economy invece va nella direzione opposta. Perche secondo voi le due cose possono coesistere?
Uno dei motivi principali che ci ha spinto a realizzare Antlos, è proprio il desiderio di abbattere la barriera della percezione che il charter su imbarcazioni è un settore esclusivo e sempre associato al mondo del lusso. In realtà la collaborazione con privati ci permette di offrire vacanze su bellissime imbarcazioni a partire da 50/60 euro al giorno a persona.
Home sharing, ridesharing sono, sia in Italia che all’estero, oggetto di dibattito politico per via delle loro regolamentazione. Secondo voi si porrà la stesso problema nel P2P delle imbarcazioni? Sentite l’esigenza di una regolamentazione?
In riferimento all’ultima normativa italiana, questo settore è già regolamentato. Esiste, infatti, un decreto legge sul noleggio occasionale che permette a privati di svolgere l’attività in forma non imprenditoriale con l’applicazione di imposta sostitutiva del 20% fino ad un massimo di 42 giornate di noleggi annuali.
Libera e Gnammo insieme per il festeggiare i venti anni di lotta alle mafie
Sostenere la lotta contro le mafie e la corruzione attraverso eventi di social eating. È quanto accadrà in tutta Italia dal 12 al 31 ottobre grazie alla partnership tra Gnammo e Libera. Gnammo ha deciso di supportare la raccolta fondi per il ventennale dell’associazione, lanciando una chiamata ai fornelli a tutti i cuochi social della community per organizzare eventi presso le proprie abitazioni con menu che prevedano gli spaghettoni Venti Liberi prodotti con il grano coltivato nei terreni confiscati alle mafie. Fare la propria parte è semplicissimo: basterà organizzare il proprio evento di social eating secondo le modalità previste da Gnammo e dopo aver ricevuto la mail di conferma di messa online dell’evento si riceverà a casa il pacco di spaghettoni (in alcune città sarò richiesto di ritirarlo dalla sede locale di Libera). Successivamente saranno da attendere le prenotazioni degli gnammers. Ad evento concluso l’organizzatore della cena social dovrà indicare quanto del ricavato si vorrà donare a Libera. Qui trovate il calendario ufficiale della “rassegna”.






