Kickstarter compie 7 anni. Ecco tutti i numeri del suo successo

Oggi Kickstarter, una delle più celebri piattaforme di crowdfunding compie 7 anni. In occasione di questo compleanno SocialEconomy vi racconta qualche curiosità su questo strumento di finanziamento collettivo dell’era della sharing economy.

Fondi raccolti: 2,3 miliardi di Dollari USA

Progetti finanziati: 104.481 mila

Progetti che hanno raccolto meno di 1.000 Dollari USA: 12,520

Progetti che hanno raccolto tra 1.000 e 9.999 Dollari USA: 60.684

Progetti che hanno raccolto tra 10.000 e 19.999 Dollari USA: 14.729

Progetti che hanno raccolto tra 20.000 e 99.999 Dollari USA: 13.594

Progetti che hanno raccolto tra 100.000 e 999.999 Dollari USA: 2.783

Progetti che hanno raccolto oltre 1 milione Dollari USA: 166

Le prime 5 categorie con il più alto numero di progetti portati a termine sono:  Musica, Film&Video, Editoria, Arte e Giochi.

Tra i 166 progetti che hanno raccolto più di 1 milione di Dollari USA 63 appartengono alla categoria Giochi; 54 Tecnologia; 31 Design; 6 Film&Video; 6 Food; 2 Arte; 2 Fashion; 1 Musica; 1 Fumetti.

 Progetti non andati a buon fine: 185.769

Progetti che hanno raccolto zero: 40.172

 

Nasce a San Francisco la startup per condividere il cortile della propria casa 


La sharing economy, che sta modificando le abitudini di consumo facendoci passare dal concetto di proprietà a quello di uso condiviso, si arricchisce ogni giorno di nuove startup che mettono al centro del proprio business un bene che può essere utilizzato senza esserne proprietari. L’ultima novità che arriva da San Francisco si chiama Nookzy ed
è stata definita dal San Francisco Chronicle “la Airbnb dei cortili”. Nookzy è una piattaforma peer to peer, fondata da Justin Almeida e Eric Rogers, in cui gli host mettono a disposizione dei propri guest il cortile, la veranda, il tetto, la sauna o la vasca idromassaggio della propria abitazione. I guest possono decidere di prendere in affitto gli spazi esterni delle case da un minimo di mezz’ora a un massimo di 8 ore. Nookzy sta testando in questi giorni il proprio servizio in alcune abitazioni della capitale della California e a Oakland e sta invitando i cittadini a condividere i propri spazi esterni con l’obiettivo di far sviluppare rapidamente la propria piattaforma. 

L’app per scambiarsi gratuitamente i posti barca è disponibile su App Store e Google Play

  

Di Easy Harbour, la startup che consente ai diportisti di scambiarsi gratuitamente il proprio posto barca, via avevano già parlato in questo post. Oggi ritorniamo a occuparcene perché, come promesso dai fondatori, l’app è stata varata ed è ora disponibile per i dispositivi iOS e Android rispettivamente su App Store e Google Play. Easy Harbour è stata pensata, in pieno stile sharing economy, per facilitare economicamente l’ormeggio nelle marine italiane. Infatti, soprattutto nei mesi estivi, ormeggiare in porto può diventare un’impresa sia per i pochi posti disponibili sia per prezzi che in alta stagione possono essere davvero proibitivi. Allo stesso tempo molti posti barca vengono lasciati liberi e restano inutilizzati. Easy Harbor mette in contatto i proprietari, o gli affittuari, dei posti barca attraverso una community e consente di annullare i costi d’ormeggio in porto. L’utilizzo è molto semplice:
basta scaricare l’ app, attraverso un qualsiasi dispositivo mobile,per poter mettere a disposizione uno o più posti barca e accedere alle offerte inserite da altri diportisti. Easy Harbor, in seguito a questa prima fase di start-up, offrirà anche la possibilità di vivere al meglio l’ormeggio in porto attraverso una serie di funzioni della propria app come il “diario di porto” che consentirà agli utenti di lasciare consigli sui servizi che si trovano in porto; lo “scandenziere” per non dimenticarsi nessuna scadenza di pagamento o revisione degli accessori della barca e notizie sugli eventi organizzati dalle marine. Easy Harbor va ad affiancarsi a altri servizi dell’economia della condivisione per gli amanti del mare con in testa il boat sharing, che con le varie uber del mare (Incrediblue, Antlos e Sailo le più famose) sta conquistando tanti consensi sia in Italia che all’estero. 

GoCambio al via la piattaforma in italiano

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La sharing economy, come vi abbiamo raccontato più volte, rende possibile usufruire di molteplici servizi a costo zero. Anche il mondo del l’apprendimento e dei viaggi non è esente da questo cambiamento epocale generato dall’economia della condivisione. Un esempio concreto, alternativo alle classiche vacanze-studio arriva dall’Irlanda. GoCambio, la società irlandese nata per mettere in contatto le persone che vogliono viaggiare gratuitamente con quelle che vogliono apprendere o migliorare una lingua straniera altrettanto gratuitamente, ha deciso di puntare sulla crescita nel mercato italiano. La società fondata da Ian O’Sullivan per rendersi maggiormente attrattiva agli utenti italici ha, infatti, varato la versione italiana della propria piattaforma. Il funzionamento di GoCambio è molto semplice: attraverso il sito web gli utenti maggiorenni possono iscriversi come host (per ospitare gratuitamente e ricevere in cambio un paio di ore di conversazione in lingua al giorno) o come guest (per essere ospitati e quindi fare a costro zero una esperienza di viaggio attraverso le abitudini della gente del posto). Una volta creato il proprio profilo l’utente può iniziare la ricerca del potenziale host/guest inserendo i diversi criteri di scelta al fine di selezionare i profili più compatibili. Il passo successivo sarà quello di prendere contatto con la propria controparte attraverso Skype, Facebook o altri social media e inviargli una proposta di baratto ospitalità/lezioni. L’idea di GoCambio nasce da Ian O’Sullivan e sua sorella Deirdre Bounds, già fondatori della più grande piattaforma di viaggi e scambi per studenti, i-to-i. Nello specifico l’idea è nata durante una passeggiata domenicale lungo le scogliere di County Waterford in Irlanda, dove vive Ian O’Sullivan. I due passeggiando si sono chiesti perché la gente debba spendere tanti soldi in lezioni di lingua all’estero e di quanto fosse difficile trovare un tutor di conversazione in lingua straniera. Da qui l’idea di mettere in contatto le persone che in tutto il mondo vogliono migliorare la propria capacità di parlare una lingua straniera con coloro che viaggiano in modo indipendente per creare una grande community e aiutare alcune persone a imparare spendendo meno e altre a viaggiare low cost

Milano e Torino vogliono il titolo di Capitale europea dell’innovazione 2016

  Sarà incoronata domani la capitale europea dell’innovazione 2016 (iCapital) Tra le nove finaliste figurano anche Milano e Torino. A contendere l’ambito riconoscimento alle due italiane ci sono Parigi, Berlino, Amsterdam, Eindhoven, Vienna, Glasgow e Oxford. Con questo riconoscimento La gara per diventare Capitale europea dell’innovazione, alla sua seconda edizione dopo quella del 2014 che ha incoronato reginetta Barcellona, prevede anche un premio in denaro assegnato dai fondi del programma europeo Horizon2020: 950mila euro alla vincitrice, 100mila euro alla seconda e 50mila euro alla terza classificata. Sul sito web dell’innovazione dell’Unione Europea le nove città finaliste hanno pubblicato un video di presentazione. Tra i punti di forza scelti da Milano e Torino per aggiudicarsi il premio figurano diverse iniziative innovatori lanciate nei due capoluoghi tra cui i servizi della sharing economy quali il bike sharing, il car sharing e il coworking.
Video MilanoSharingCity o

Video Torino 

Home sharing: AccorHotels acquisisce onefinestay

 

 
AccorHotels, una delle principali catene alberghiere a livello europeo, ha acquisito per 148 milioni di euro onefinestay, società inglese specializzata nell’home sharing di case di lusso dotate di ogni confort (al servizio degli ospiti viene messo persino a disposizione un Iphone per chinare locali e connessione dati). AccorHotels, come si legge nel comunicato stampa congiunto, ha messo a disposizione della società UK ulteriori 70 milioni di euro per consentire a onefinestay di sviluppare ulteriormente il proprio business su scala internazionale. Il deal è la conferma  del forte interesse che la sharing economy sta riscuotendo tra i principali operatori alberghieri. onefinestay ha avviato l’attività a Londra nel 2010 con Greg Marsh, Demetrio Zoppos, Tim Davey e Evan Frank. La società oggi gestisce in esclusiva circa 2600 proprietà in 5 città: Londra, Parigi, New York, Los Angeles e Roma. 

Con Airbnb e il Comune di Milano la sharing economy sposa il sociale

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Il Comune di Milano e Airbnb, uno dei principali player della sharing economy, hanno annunciato l’avvio di un nuovo progetto volto ad accogliere gratuitamente i parenti dei degenti in cura presso gli ospedali milanesi ma anche a supportare Casa di Accoglienza Donne Maltrattate, che ha recentemente festeggiato 30 anni di attività nel fornire un’occasione di lavoro per le donne fuoriuscite da un percorso di maltrattamenti e violenze. 
“Si tratta di un progetto innovativo e inclusivo che fa seguito all’inaugurazione dello spazio diurno in Via Ripamonti 202, ‘Ri-Milano. Ricaricarsi e Ripartire’, messo a disposizione dell’iniziativa dal Comune di Milano a luglio 2015 – ha dichiarato l’Assessore alle Politiche per il Lavoro, Università e Ricerca Cristina Tajani -. Il forte sostegno di Airbnb al progetto dimostra come la valorizzazione degli operatori della sharing economy attuata da Milano stia giocando un ruolo fortemente positivo nel dare risposte ai bisogni delle persone e a rendere i cittadini ancora più solidali”. 
Il progetto, ideato e coordinato dal Comune di Milano in stretta collaborazione con la Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate, sarà gestita  dalla cooperativa I Sei Petali, sorta per gestire il servizio. Il programma consiste nel mettere a disposizione delle famiglie che arrivano a Milano per brevi periodi, per assistere i propri parenti in cura presso un istituto di cura milanese, alloggi gratuiti. Airbnb vuole così sostenere ancora una volta il ruolo della donna e le organizzazioni che lottano contro la violenza domestica e aiutano chi è riuscito a uscirne, in tutto il mondo. Airbnb coprirà interamente i costi di soggiorno mettendo a disposizione coupon di viaggio e la community contribuirà offrendo prezzi agevolati. 
Sono già 100 gli host Milanesi che, nelle prime 24 ore, hanno scelto di unirsi a questo importante progetto, offrendo alle famiglie un prezzo di soggiorno agevolato. La cooperativa I sei Petali, nata in seno a CADMI, grazie a un gruppo di donne ospiti offre una serie di servizi e supporterà la logistica e la gestione dell’ospitalità e delle prenotazioni per queste famiglie. 
“Siamo entusiasti di poter fare leva sull’unicità delle risorse che Airbnb contribuisce a mettere al servizio del bene comune, – ha dichiarato Matteo Stifanelli, Country Manager Airbnb Italy – come il nostro brand, il nostro prodotto e la nostra community di host fondata innanzitutto su un profondo senso di ospitalità. Grazie alla collaborazione con la Cooperativa Sei Petali saremo in grado di offrire a molte persone la possibilità di accedere ad un posto che possano chiamare casa anche in un periodo così delicato della loro vita”. 
“Grazie alla Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate che ci ha affiancato nella realizzazione di questo progetto e al Comune di Milano che lo ha reso possibile, posso finalmente dire che sono orgogliosa di rappresentare le donne che, con questa impresa, hanno l’opportunità di ricostruire, rinnovare, aggiornare le proprie competenze professionali e iniziare un’attività lavorativa innovativa per il territorio” ha dichiarato Nadia Cezza, Presidente della Cooperativa I Sei Petali. 

UK, dal 2017 franchigia fiscale annuale di 1.000 sterline per la sharing economy. Un esempio da imitare

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Mentre in Italia si sta discutendo di un provvedimento normativo per regolamentare la sharing economy, il governo UK ha annunciato il 16 marzo una interessante novità in tema di tasse e sharing economy che verrà introdotta oltremanica a partire dall’aprile 2017. Con le nuove regole il Governo britannico ha introdotto, infatti, una franchigia fiscale del valore di mille sterline che consentirà agli operatori non professionali che decideranno di mettere nel circolo della sharing economy un proprio bene di godere ogni anno sui primi £ 1.000 guadagnati un’esenzione totale in termini di tasse. La franchiggia, che varrà anche per coloro che decideranno di vendere  in modo occasionale oggetti da loro stessi creati, è un modo con cui l’esecutivo della Gran Bretagna vuole favorire lo sviluppo dell’economia della condivisione e della micro imprenditorialità. Il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne durante il suo intervento in Parmalmento con cui ha presentato il Budget 2016, ha dichiarato che i beneficiari di questo provvedimento saranno circa mezzo milione di britannici. “Stiamo aiutando il nuovo mondo di micro-imprenditori che vendono i servizi on-line o affittano le loro case attraverso internet”, ha detto al Parlamento. “Il nostro sistema fiscale dovrebbe aiutare queste persone così sto introducendo due nuove franchigie fiscali ciascuno del valore di £ 1.000 l’anno, sia per proventi da negoziazione sia per la proprietà. Non ci saranno moduli da compilare, nessuna tassa da pagare – è una riduzione delle imposte per l’era digitale e almeno mezzo milione di persone ne trarranno beneficio”. Con questo provvedimento gli UK si confermano all’avanguardia in tema di attrazione degli operatori della sharing economy (gli operatori che potrebbero trarre un vantaggio da questa novità fiscale pensiamo possano essere tanti tra cui Airbnb e JustPark solo per citare i principali)  e più in generale di liberismo economico e di incentivazione dell’imprenditorialità. Da italiani, invece, non rimane che sperare che questo provvedimento sia preso da esempio dal nostro legislatore. Attualmente però la direzione presa in Italia sembra essere ben diversa: nella proposta di legge presentata alcune settimane fa da alcuni parlamentari si prevede una tassazione del 10% per i primi 10 mila euro guadagnati, da operatori non professionali, attraverso la condivisione dei propri beni.  

 

 

Di seguito la parte riguardante le novità fiscali sulla sharing economy tratt dal sito del Governo UK.
10. New tax allowances for money earned from the sharing economy
From April 2017, there will be two new tax-free £1,000 allowances – one for selling goods or providing services, and one income from property you own.
People who make up to £1,000 from occasional jobs – such as sharing power tools, providing a lift share or selling goods they have made – will no longer need to pay tax on that income.
In the same way, the first £1,000 of income from property – such as renting a driveway or loft storage – will be tax free.

Anche la cultura apre alla sharing economy: al museo MADRE arriva il biglietto sospeso

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Anche la cultura si apre al mondo della condivisione e della sharing economy. Il Museo Madre di Napoli ha, infatti, applicato all’arte contemporanea l’antica pratica filantropica del caffè sospeso, la tradizione napoletana che consente di bere un caffè espresso al bar grazie alla generosità di qualcun altro. A partire dal 24 marzo e fino al 31 dicembre 2016, chiunque potrà acquistare presso la biglietteria del museo un biglietto per un successivo visitatore sconosciuto. Un gesto di generosità e al contempo un invito affinché ognuno operi in prima persona per far avvicinare altri alla cultura, trasformando un’esperienza intima in una necessità importante, significativa e coinvolgente di condivisione e inclusione. Chi sceglierà di acquistare un biglietto per uno visistatore sconosciuto potrà segnalarne la disponibilità attraverso i social network, utilizzando l’hashtag #bigliettosospeso, e taggando il Madre (su Facebook o Twitter) per condividere, con i possibili beneficiari sconosciuti, anche l’opera o la mostra che ha suscitato in lui la voglia di trasmettere la propria passione per l’arte contemporanea.

SHARE raddoppia la sua presenza a Milano

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SHARE – Viale Umbria (da Facebook)

SHARE (Second HAnd REuse), il concept store che combina il sostegno a progetti di utilità sociale con il riuso degli indumenti, porta a tre i suoi punti vendita. L’insegna ha infatti inagurato a Milano, in viale Umbria, il proprio secondo punto vendita che va aggiugnersi a quelli di Viale Padova e a quello di Varese. SHARE, in totale allineamento con la filosofia alla base della sharing economy, è un negozio di abiti usati dove acquistando si contribuisce al sostegno di progetti di solidarietà sul territorio. Gestito dalla cooperativa sociale Mondi Possibili, SHARE ha ricevuto il contributo di Fondazione Cariplo, Fondazione Vismara  e Unicredit Foundation.