Sharing economy, Confartigianato Liguria chiede regole uguali per tutti 


Sono  30.548 le micro e piccole imprese artigiane liguri potenzialmente interessate dalla sharing economy, l’economia collaborativa basata su modelli imprenditoriali che, facendo leva su piattaforme di collaborazione, creano un mercato aperto per l’uso temporaneo di beni o servizi. I dati (Unioncamere-Infocamere) emergono dall’ultima analisi dell’Ufficio Studi Confartigianato, che colloca la Liguria al quarto posto in Italia per incidenza del numero di microimprese artigiane sul totale delle realtà liguri potenzialmente interessate dal fenomeno (pari al 35,3%). A livello provinciale, tra le incidenze maggiori c’è Savona, al secondo posto con il 41,1% e 6.428 microimprese interessate. Per ciò che riguarda gli altri territori liguri, Genova conta 15.793 realtà artigiane potenzialmente interessate dal fenomeno (l’incidenza è del 33,2%). A Imperia se ne contano 4.980 (il 39,1%), alla Spezia sono 3.408 (31,6%). “Un fenomeno cresciuto negli ultimi anni, anche come conseguenza della crisi economica, e spesso difficile da controllare anche a livello normativo” ha commentato Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria. Lo studio mostra anche quali sono i principali settori interessati. I servizi, sia quelli ai consumatori, sia quelli alle imprese, sono i più “gettonati” dalla sharing economy e, di conseguenza, rappresentano anche la realtà artigiana maggiormente interessata dal fenomeno. In Liguria si parla di circa 25 mila microimprese attive nei servizi al consumatore e oltre 800 nei servizi alle imprese. Seguono i trasporti, in cui si contano oltre 2.800 realtà artigiane toccate dal fenomeno. L’alimentare riguarda quasi 1.600 microimprese liguri, mentre formazione e cultura contano circa 190 realtà in regione. Una situazione che si rispecchia anche nel dettaglio provinciale: a Genova la stragrande maggioranza di imprese artigiane interessate dalla sharing economy è attiva nei servizi a imprese e persone (12.962 realtà). Lo stesso accade a Savona (5.526), a Imperia (4.494) e alla Spezia (2.856). Per quello che riguarda la mobilità, nel capoluogo ligure si contano 1.867 microimprese attive nei trasporti e interessate dall’economia collaborativa, mentre a Savona sono 398. A Imperia e alla Spezia sono, rispettivamente, 269 e 271. Infine, il terzo ambito più interessato è l’alimentare: 803 microimprese artigiane genovesi, 370 savonesi, 178 a Imperia e 229 nello spezzino.«Non abbiamo posizione preconcette contro la sharing economy – conclude Grasso – ma, essendo a tutti gli effetti un’attività imprenditoriale, chiediamo che ci siano regole uguali per tutti».

In USA arrivano le gift card Uber

1474585050-uber_gift_cards.png

Foto Uber

Il Natale si avvicina e anche la sharing economy pensa ai regali da mettere sotto l’albero. Uber, la celebre piattaforma di ride sharing, ha, infatti, messo in vendita sul proprio sito web delle gift card che a pieno titolo possono rientrare nella categoria “regali utili”. Le carte prepagate da regalare ai propri cari sono disponibili in quattro tagli (25,50,100 e 200 dollari USA)  e possono essere utilizzate da chi li riceverà sia per pagare le corse Uber sia per acquistare cibo tramite la piattaforma di food delivery UberEATS. Le carte possono essere utilizzate in tutte le città USA in cui Uber è attivo e non hanno scadenza o commissioni. Oltre che online, le carte regalo sono in vendita negli Stati Uniti in oltre trentacinque mila rivenditori tra ciu i punti di vendita di Kroger, Target e Wal-Mart. Le carte acquistabili tramite il sito web possono essere personalizzate sia nella grafica (si può anche inserire una foto propria) sia attraverso l’inserimento di un messaggio di auguri. Una volta acquistata si potrà poi scegliere l’invio al destinatario tramite mail oppure una formula di printing at home. Delle gitft card esiste, infine, anche la versione business (con tagli che arrivano fino a 500 US$) riservata alle aziende che vogliono regalare ai propri dipendenti un dono all’insegna della sharing economy.

Addio a Fidel Castro, la sua Cuba è stata la culla della sharing economy

Foto Google Maps


La morte di Fidel Castro ci induce una riflessione: Cuba, il paese che il leader politico ha governato per cinquantadue anni,  può essere considerata una delle nazioni che ha favorito e normato la sharing economy ante litteram. Molti anni prima dell’arrivo dei primi marketplace di sharing tra cui il più Airbnb, infatti, nell’isola che lui ha governato sono sorte le casas particulares e le paladares. A riprova di quanto noi di SocialEconomy abbiamo scritto in uno dei nostri primi post c’è quindi un legame che unisce i principi ispiratori del comunismo e l’economia partecipativa. Due esempi concreti di questo legame sono appunto le casas particulares, abitazioni di cubani che vengono condivise con turisti con l’obiettivo duplice di offrire agli stranieri un’esperienza di viaggio local touch  e di dare contemporaneamente agli isolani una forma supplementare di reddito (le basi del moderno home sharing) e le paladares, case in cui gli abitanti della nazione che ha in L’Avana la sua capitale ospitano a pranzo o cena i visitatori in cambio di un compenso esattamente ciò che avviane oggi con le piattaforme di social eating. Fidel Castro ha sempre incoraggiato e normato queste forme di economia creando una rete ufficiale che rendono riconoscibile ogni casa particulare. Il termine casas particulares, ossia abitazione privata, stato adottato in tutta Cuba dopo il 1997 , quando l’iniziativa del governo cubano di Fidel Castro ha permesso ai cubani di affittare camere ai turisti all’interno delle proprie abitazioni. Per poter svolgere queste attività ogni alloggio deve essere iscritto in un apposito registro e ottenere una licenza. Inoltre ogni proprietario di casa deve esporre fuori la porta un un cartello blu con scritto Arrendador Inscripto. Il fatto che Cuba ha sempre visto con favore l’economia della condivisione è confermato dall’apertura che il Governo locale ha avuto nei confronti di Airbnb a partire dall’aprile del 2015 quando uno speciale accordo ha consentito ai cittadini USA di alloggiare in appartamenti condivisi inseriti nella celebre piattaforma di condivisione di appartamenti che è stato poi esteso nel 2016 ai turisti provenienti da tutto il mondo. La stessa società californiana in occasione del viaggio del Presidente Barack Obama a Cuba aveva reso noti alcuni dati della sua presenza nell’isola: oltre 4 mila alloggi disponibili per un totale di 13 mila US citizen che nel corso del primo anno dallo sbarco nella patria di Fidel hanno scelto l’home sharing di Airbnb

Airbnb continua a stringere partnership con le compagnie aeree. Dopo Qantas e Virgin Atlantic adesso è la volta di Delta

airbnb_poolnmtnview-1

Foto tratta da Delta Air lines

Continuano le partnership tra le compagnie aeree e Airbnb, uno dei grandi operatori della sharing economy. Dopo Virgin Atlantic e Qantas – di cui SocialEconomy ha scritto rispettivamente a novembre 2015 e lo scorso mese di ottobre  – adesso è Delta Air Lines ha annunciarla. L’accordo raggiunto consente ai membri del programma frequent flyer SkyMiles, di accumulare miglia soggiornando in una delle strutture del colosso dell’homesharing. Per aver diritto all’accumulo delle miglia occorre effettuare le prenotazioni tramite il sito dedicato delta.com/airbnb. I membri di SkyMiles che acquiseranno un alloggio di Airbnb tramite il sito web dedicato riceveranno 1 miglia per ogni dollaro USA speso su Airbnb per i soggiorni qualificanti. In più i nuovi utenti Airbnb godranno di un bonus massimo di 1.000 miglia e US $ 25 di sconto, mentre i nuovi host airbnb potranno avere un bonus fino a 25 mila miglia. Delta è una delle principali compagnie aeree degli Stati Uniti e del mondo che collega oltre 300 città in 60 paesi.

 

Nasce UberLUX. La prima classe di Uber da oggi a Roma e Milano 

Foto da video Uber


Da oggi a Roma e Milano Uber, uno dei grandi operatori della sharing economy, lancia UberLUX, la nuova offerta premium di Uber in grado trasformare un semplice spostamento in città in un piccolo viaggio di piacere.  Per viaggiare in prima classe basterà selezionare la nuova icona UberLUX nella parte inferiore della app, richiedere la corsa e affidarsi alle attenzioni e alla professionalità dei driver con i rating migliori della piattaforma.UberLux si basa su vetture ammiraglie di varie case automobilistiche che vengono selezionate accuratamente dalla società californiana di ride sharing

Lyft: addio ai baffi rosa, con Amp corse più facili, veloci e colorate

Foto da Lyft Facebook


Addio baffi rosa (in inglese pink mustache). Lyft, la celebre società di ride sharing che insieme Uber rappresenta una delle principali società del settore nel campo della sharing economy, ha deciso di abbandonare l’emblema che l’ha resa famosa e riconoscibile negli USA e non solo. La società ha deciso, infatti, di mandare in soffitta quei baffetti rosa che rendevano riconoscibili le proprie auto dal 2012 e di sostituirli con un nuovo marchio che è anche un dispositivo luminoso e interattivo,  chiamato Lyft Amp. Amp è un dispositivo portatile (la forma ricorda i tassametri vintage dei taxi tradizionali) con connessione bluetooth che è  dotato di due schermi LED integrati nella parte anteriore e posteriore. Amp inizierà a circolare sulle auto di Lyft a partire dal Capodanno 2017, quando la società inizierà a distribuirlo ai suoi driver nelle città di tutti gli USA tra cui New York, San Francisco, Las Vegas e Los Angeles. Con tale scelta di Lyft rinnova quindi la propria immagine e lo fa offrendo al contempo un servizio ai propri clienti: facilitare l’individuazione della propria auto al momento del pick up. Infatti, la parte anteriore di Amp visibile dal parabrezza anteriore si illumina con un colore psichedelico e tramite una tecnologia beacon l’app dell’utente si illuminerà dello stesso colore così da facilitare il contatto e la riconoscibilità rider/driver. La schermo posteriore di Amp, invece, serve per far scorrere dei messaggi visibili all’utente una volta che questo sarà entrato a bordo dell’auto. Il funzionamento di amp viene illustrato molto bene dal video predisposto dalla società USA visibile sui principali social network tra cui Facebook e YouTube.Il lancio di Amp coincide con un ulteriore rafforzamento della strategia di comunicazione e di advertising comunicata attraverso il corporate blog di Lyft. A questo proposito la società californiana ha creato quattro spot pubblicitari video trasmessi in TV e online visibili anche sul canale YouTube della società. L’hashtag della campagna di commercial ADV è #RideOnTheBrightSide

Spot 1 https://m.youtube.com/watch?list=PL-04sKrMar6OzoWJCqNdCoeaghGFVT-AB&params=OAFIAVgB&v=xj2VWLV0xCU&mode=NORMAL

Spot 2 https://m.youtube.com/watch?list=PL-04sKrMar6OzoWJCqNdCoeaghGFVT-AB&params=OAFIAVgC&v=QDVUHRVJceo&mode=NORMAL

Spot 3 https://m.youtube.com/watch?list=PL-04sKrMar6OzoWJCqNdCoeaghGFVT-AB&params=OAFIAVgD&v=AjMDDqytSJY&mode=NORMAL

Spot 4 https://m.youtube.com/watch?list=PL-04sKrMar6OzoWJCqNdCoeaghGFVT-AB&params=OAFIAVgE&v=NJbJzNjrG44&mode=NORMAL

Per Talent Garden inizia una nuova era 

Inizia una nuova era per Talent Garden: chiuso l’aumento di capitale da 12 milioni di euro per accrescere la rete di spazi coworking, la condivisione degli uffici dell’era della sharing economy, e puntare su formazione, eventi e innovazione con le aziende. L’apporto di capitale è stato il secondo più rilevante financing round realizzato a livello europeo nel settore. La raccolta tra equity e debito, ha visto – per la prima volta in Italia – la partecipazione di 500 Startups, il più grande incubatore al mondo basato a San Francisco e diretto da Dave McClure, ed Endeavor Catalyst, sponsor Reid Hoffman founder di LinkedIn. Al suo fianco sono intervenuti molti family office italiani, con la regia della Tamburi Investment Partners (TIP) di Giovanni Tamburi, che ha partecipato al round anche direttamente ed è oggi tra i principali azionisti della società. Tra questi le famiglie Angelini e Dompé (farmaceutica), gli armatori D’amico, gli imprenditori del settore metallurgico della Ferrero a cui si aggiungono imprenditori del digitale italiano come Volagratis, MutuiOnLine, Alkemy ed Esprinet.
Talent Garden è oggi il più grande network di coworking d’Europa per numero di sedi: da Brescia, dove è nato cinque anni fa, ‎è arrivato a 17 campus in 5 Paesi europei, con più 1500 professionisti del digitale che lavorano negli spazi, centinaia di manager provenienti da decine di aziende formati da TAG Innovation School e centinaia di studenti che ogni giorno si formano per diventare i professionisti del futuro. In aggiunta si contano oltre 500 eventi ospitati o organizzati ogni anno nei diversi campus sui temi dell’innovazione e del digitale.
Secondo Davide Dattoli, founder e CEO di Talent Garden: “È una soddisfazione immensa, con questa operazione rafforziamo la nostra leadership a livello europeo e soprattutto incrementiamo la forza di un network ormai unico, che partendo dall’Italia si è sviluppato in molti Paesi‎ con l’obiettivo di espandersi in tante altre città. Siamo già il terzo player a livello mondiale per numero di campus e vogliamo realizzare il nostro sogno di connettere i talenti più innovativi e brillanti, non solo europei”.
Talent Garden con questo round si posiziona come primo player in Europa in un settore in crescita in cui velocità e qualità del network sono fondamentali. La scommessa dei più grandi investitori internazionali è quella di riconoscere che il mondo del lavoro è cambiato e che sono necessari nuovi player che offrano servizi innovativi e uno spazio di lavoro in continua evoluzione con una forte componente di community, dove si impara e ci si connette grazie a corsi ed eventi.
Negli Stati Uniti il coworking, la condivisione degli uffici dell’era della sharing economy, continua a essere uno dei settori di maggior interesse e attrae capitali molto importanti: WeWork, società basata a New York, ha raccolto più di 620M$ negli ultimi due anni. Sempre nella Grande Mela General Assembly ha raggiunto 110M$ mentre NeueHouse 25M$. A San Francisco, altra roccaforte del coworking, RocketSpace ha chiuso un round da 336M$ e Galvanize da 45M$.
Nel dettaglio il piano industriale 2017-2018 prevede l’apertura diretta di una decina di nuovi spazi in Europa entro la fine dell’anno per un totale di 70.000 mq e 8.000 talenti connessi al network. Luoghi aperti 24h al giorno in cui tutti i professionisti dell’innovazione, siano essi freelance, startup, PMI digitali o grandi imprese con le proprie aree innovazione, possano trovare uno spazio di lavoro innovativo pensato per stimolare la produttività e aumentare le relazioni professionali. Il piano prevede inoltre l’ampliamento della rete di franchising già presente per fornire un servizio sempre più capillare nei diversi territori. 
La TAG Innovation School, la prima scuola del digitale in Europa per numero di studenti e aziende formati, continuerà a crescere in Italia (a gennaio 2017 aprirà la nuova sede di Roma) e all’estero (nei mercati in cui Talent Garden è già presente). Forti investimenti anche sulla parte B2B, per aiutare le aziende nel processo di digital transformation formando manager ed executives con percorsi formativi personalizzati.
Grazie alla presenza capillare sul territorio, Talent Garden si è affermato anche come il luogo dove gli innovatori si incontrano, dove imprese e startup sviluppano collaborazioni e dove tanti professionisti si aggiornano e fanno networking nel mondo del digitale. In tale ambito l’aumento del numero di spazi e di mercati in cui opera rende Talent Garden un player unico per connettersi con il meglio dell’innovazione europea e globale.
Continua Davide Dattoli: “Siamo partiti 5 anni fa con un piccolo spazio a Brescia, abbiamo creduto nella sfida di crescere in Italia ed Europa, nella diversificazione del nostro business e oggi non siamo più solo un coworking pur essendo in tante città in Europa. Abbiamo una divisione che si occupa esclusivamente di realizzare eventi e attività con clienti corporate e da un anno abbiamo anche TAG Innovation School con una proposta formativa sui temi del digital che coinvolge studenti ma anche tante aziende che vogliono cambiare il loro modo di lavorare. Abbiamo esportato il nostro modello in Europa e, dopo Spagna, Lituania, Romania e Albania, puntiamo ai mercati dove l’innovazione sta nascendo, fuori dai circuiti di Londra e Berlino dove esistono già tanti player molto radicati. Il nostro obiettivo è di arrivare in borsa entro la fine del 2018.”
Sono tante le attività che Talent Garden chiuderà tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017: l’apertura della seconda sede di TAG Innovation School a Roma, il lancio del nuovo spazio di Torino realizzato in collaborazione con Fondazione Agnelli e nuove sedi internazionali che amplieranno il network e il valore per i suoi membri. Questo si affianca ai risultati del 2016 come l’apertura di Talent Garden a Roma prima con Poste Italiane in Viale Mazzini e poi all’interno di Cinecittà, con un campus dedicato alla multimedialità, due realtà che si sono già affermate come centri dell’innovazione nella capitale. L’apertura di Talent Garden Bucarest che rafforza la presenza nell’est Europa e Supernova, il festival dell’innovazione targato Talent Garden che quest’anno ha superato i 100.000 visitatori tra Brescia e Torino.
La società si appresta a chiudere il 2016 con circa 5M di euro di fatturato consolidato e un tasso di crescita del 300% rispetto all’anno precedente. Per il prossimo triennio si prevede un raddoppio anno su anno del fatturato, una crescita dell’organico, del numero di spazi di coworking e dei clienti raggiunti.

Airbnb, con Hearst, entra anche nell’editoria. Dalla primavera 2017 arriverà Airbnbmag

Foto Instagram Jonathan Mildenhall


L’annuncio è avvenuto qualche minuto fa: dal palco dell’Airbnb Open in corso a Los Angeles, Brian Chesky, fondatore e CEO della celebre società californiana della sharing economy, e Joanna Coles, Chief Content Officer di Hearst Magazine, hanno annunciato che dalla primavera 2017 pubblicheranno un magazine dal nome Airbnbmag. La novità totalmente inattesa è ancora più eclatante perché la società di home sharing ha annunciato che il giornale sarà cartaceo. La notizia ha subito creato buzz sui social network, in particolare Michael Clinton President Marketing Publishing Director di Hearst Magazine su Twitter ha pubblicato la foto delka copertina del numero zero Stessa cosa ha fatto Jonathan Mildenhall, CMO di Airbnb, che su Instagram ha postato una foto che ritrae il fondatore Bryan Chesky con in mano il numero zero. L’annuncio dello sbarco nel mondo dell’editoria media da parte di Airbnb segue di 48 ore quello di Trips, la piattaforma interna a Airbnb che dà la possibilità ai viaggiatori di vivevere Esperienze  con i locali (quali ad esempio una giornata a raccogliere tartufi in Toscana) a corollario dei propri viaggi.

Nell’ultimo anno il 24% degli statunitensi ha guadagnato soldi con gig economy, ecommerce e sharing economy


Il 24% degli americani nel corso degli ultimi dodici mesi ha guadagnato soldi attraverso una piattaforma di gig economy, sharing economy o di eCommerce. Questi dati emergono da una ricerca condotta dal Pew Research Center su una panel di statunitensi adulti. Il reddito generato da questo tipo di attività per alcuni rappresenta un extra budget mentre per altri è servito a rispondere a alcune necessità personali. Da tuttofare a programmatore di computer, da autista per operatori di ride sharing (Uber o Lyft ad esempio) a consegna di cibo, gli americani si sono oramai da tempo aperti a queste forme di lavoro al posto o in aggiunta al tradizionale lavoro dipendente. Queste forme lavorative hanno talmente preso campo che la loro tutela -come SocialEconomy via ha raccontato – è entrata a far parte dei dibattiti elettorali per le recenti elezioni presidenziali USA che hanno visto il trionfo di Donald Trump. Il successo di queste lavoretti è stato possibile grazie alla grande varietà di piattaforme di vario tipo che oggi vivono sui canali digitali e che consentono agli utenti di guadagnare denaro condividendo il proprio tempo per svolgere lavori occasionali, vendere i propri beni usati o le proprie produzioni artigianali oppure condividendo beni o servizi. Dallo studio emerge che quasi un americano su dieci (8%) ha guadagnato denaro nel corso dell’ultimo anno utilizzando piattaforme digitali per svolgere un lavoro o un’attività; quasi uno su cinque  (18%) ha guadagnato denaro nell’ultimo anno vendendo qualcosa online, mentre l’1% ha affittato le propria proprietà su un sito di home sharing (come Airbnb ad esempio). Sommando tutti coloro che hanno effettuato almeno una di queste tre attività, si arriva a circa il 24% degli adulti americani, quasi uno statunitense su quattro, che ha guadagnato soldi nel corso dell’ultimo anno con quella che nello studio viene definita “economia della piattaforma”. Come detto, all’interno di questo 24% ci sono coloro che si affidano a questa forma integrativa di entrate in modo occasionale occupando così il proprio tempo libero e coloro che, invece, fanno ricorso a questa tipologia di lavoro in modo abituale. 

Questi risultati dell’indagine evidenziano alcuni temi chiave legati all'”economia della piattaforma”. In primo luogo, illustra la grande varietà di modi in cui gli americani hanno guadagnato soldi da diverse piattaforme digitali. Nel caso della gig economy on demand (l’economia dei piccoli lavori su richiesta), il 5% degli americani indica che si è guadagnato i soldi da una piattaforma di lavoro nel corso dell’ultimo anno per fare attività online (ciò include potenziamente qualsiasi cosa, da lavori IT a indagini o data entry. Alcuni, il 2%, degli americani hanno guadagnato soldi con la guida di attività di ride sharing, mentre l’1% ciascuno ha usato queste piattaforme per eseguire attività commerciali o di consegna, così come le attività di pulizia o di lavanderia. Un ulteriore 2%, infine, ha fatto una grande varietà di lavoretti che non rientrano in nessuno di questi quattro gruppi. Secondo elemento che rileva questa indagine sono le differenze marcate tra gli americani che guadagnano soldi dalle piattaforme di lavoro in cui gli utenti contribuiscono con il proprio tempo e fatica rispetto a coloro che guadagnano soldi da piattaforme di capitale in cui contribuiscono con le proprie merci o beni. La partecipazione a piattaforme di lavoro, per esempio, sono più comuni tra i neri e latinos che tra i bianchi, sono più diffuse tra coloro che hanno un reddito familiare basso rispetto a quelli con redditi alti e sono più diffuse tra i giovani adulti rispetto a qualsiasi altro cluster di età. Quando si tratta di piattaforme di capitale come la vendita on-line, è vero il contrario: la vendita online è più diffusa tra i bianchi che i neri, è più comune tra i benestanti e istruita rispetto a quelli con livelli più bassi di reddito e di istruzione, ed è praticata da persone con età trasversali. Circa il 60% degli utenti delle piattaforme di gig economy dicono che i soldi che guadagnano da questi siti è “essenziale” o “importante” per la propria situazione finanziaria complessiva, ma solo uno su cinque venditori online (20%) descrivere i soldi che guadagna negli stessi termini. La terza evidenza della ricerca riguarda la parte economica di queste attività. Nel caso di lavori gig, i lavoratori che descrivono il reddito che guadagnano da queste piattaforme come” essenziale “o” importante “sono coloro che provengono da famiglie a basso reddito, non-bianchi e che non hanno frequentato l’università . Essi hanno meno probabilità di eseguire attività on-line ma più probabilmente sceglieranno come lavoretti ride attività fisiche come il ride, lavori di pulizia e di lavanderia. Essi sono anche significativamente più propensi a dire che sono motivati a fare questo tipo di lavoro perché hanno bisogno di essere in grado di controllare la propria agenda (questi lavoro sono prestati su base volontaria su richiesta e quindi occupano lassi temporali ben determinato) o perché non ci sono molti altri posti di lavoro a loro disposizione. Come quarto punto l’indagine rileva che il grande pubblico ha una vista decisamente contrastanti riguardo posti di lavoro nella gig economy. Da un lato, la maggioranza degli americani ritiene che questi posti di lavoro sono buone opzioni per le persone che vogliono un lavoro flessibile (68%) o per gli adulti più anziani che non vogliono più lavorare a tempo pieno (54%). D’altra parte, circa a uno su cinque ritiene che questi posti di lavoro pongono troppo oneri finanziari a carico dei lavoratori (21%) e lasciano che le aziende approfittano dei lavoratori (23%), mentre solo il 16% ritiene che questo tipo di lavoro offre posti di lavoro. Infine, dalla ricerca emerge anche che il 23% di coloro che utilizzano piattaforme “gig” per il lavoro sono studenti; la maggioranza si descrivono come essere impiegato a tempo pieno (44%) o part-time (24%), mentre il 32% dichiara di non essere impiegati; Uno su cinque venditori online (19%) affermano che i social media sono estremamente importanti come mezzi di supporto alla vendita dei propri prodotti. In particolare sono le  donne che vendono online a dire che si basano sui social media; Il 26% degli utenti delle piattaforme gig si considerano  dipendenti dei servizi che usano per trovare lavoro e il 68% si vedono come imprenditori indipendenti.; Il 29% dei lavoratori gig non ha ricevuto il pagamento che gli sarebbe spettato per aver svolto un’attività.

Ecco nel dettaglio cos’è Airbnb Trips 


Come scritto nel post precedente, Airbnb ha presentato oggi, in occasione di Airbnb Open, il cambiamento più significativo dei suoi otto anni di storia, ampliando i confini dell’ospitalità grazie al lancio di Trips. Grazie all’unione di luoghi, persone e esperienze, Trips è una piattaforma basata sul contributo degli utenti studiata per rendere il viaggio un’esperienza facile e magica. La versione di Trips presentata oggi comprende tre aree chiave – Case, Esperienze e Luoghi, mentre le sezioni Voli e Servizi  saranno aggiunte successivamente.
Trips renderà l’esperienza del viaggio di nuovo magica, immergendo i viaggiatori nelle comunità locali, ovunque nel mondo. L’opportunità unica di accedere alle passioni e agli interessi del posto come una liuteria a Parigi o l’allenamento alla maratona in Kenya; la possibilità di scoprire le gemme nascoste che solo i locali possono consigliare; il contatto unico che si crea tra persone del luogo e viaggiatori che condividono un evento speciale. Se a questo si aggiungono tre milioni di alloggi prenotabili, Airbnb diventa l’unico luogo di riferimento per un’esperienza di viaggio veramente diversa.
Dopo aver trasformato il concetto del dove alloggiare mentre si viaggia, grazie all’ospitalità offerta dalle persone, Airbnb sta riproponendo questo approccio incentrato sulle persone per il resto del viaggio, offrendo nel contempo la possibilità di mettere a reddito le passioni e gli interessi individuali
“Fino ad ora, Airbnb si è occupato di case”, ha dichiarato Brian Chesky, l’amministratore delegato di Airbnb. “Oggi Airbnb lancia Trips, riunendo in un unico luogo i posti da visitare, le esperienze da provare e le persona da incontrare. Vogliamo restituire al viaggiare un tocco di magia, riportando le persone al centro di ogni esperienza”.  Vediamo adesso tutte le novità in dettaglio presentate oggi. 

Le Esperienze

Le Esperienze comprendono attività attentamente studiate e guidate da esperti locali – sia che si tratti di una singola attività, come un seminario di spada tenuto da un samurai, sia che si tratti di un’esperienza full immersion articolata su più giorni, come quella dedicata alla scoperta e alla guida di automobili classiche a Malibu. Le Esperienze offrono accesso senza precedenti e profonda comprensione di luoghi e comunità altrimenti difficili da raggiungere, come nel caso dei cacciatori di tartufi in Toscana o dei garage rapper di Londra.
La piattaforma Trips viene lanciata con circa 500 Esperienze in 12 città, comprese Los Angeles, San Francisco, Miami, Detroit, Havana, Londra, Parigi, Firenze, Nairobi, Città del Capo, Tokyo e Seul. Da oggi, gli aspiranti host in queste e altre 39 città del mondo possono richiedere di pubblicare le loro Esperienze. Saranno anche disponibili svariate Esperienze che consentono agli ospiti di dare un contributo sociale alle comunità, partecipando alle attività di volontariato organizzate da associazioni locali. A Detroit per esempio, Khali Sweeney offre l’opportunità di andare dietro le quinte della Downtime Boxing Gym, una palestra che offre ai bambini della zona un doposcuola completo di refezione dove fare i compiti e imparare il pugilato.

Luoghi – Guide, Meet Up e Tour audioguidati

Trips dà vita ai luoghi grazie alle persone che vi abitano, facendo tesoro dei suggerimenti di centinaia di migliaia di host Airbnb, abitanti dei quartieri e personalità locali, in netta contrapposizione alle solite guide che concentrano tutti negli stessi posti.
Nelle Guide, Airbnb ha identificato esperti culturali e abitanti dei quartieri ben informati ed ha chiesto loro di mettere in risalto le gemme delle loro città, dal percorso perfetto per una maratona, al baretto gestito da un mixologist acclamati, al prossimo gran ristorante dallo chef promettente. Al momento del lancio, 100 Guide saranno disponibili in sei città – Los Angeles, San Francisco, Havana, Nairobi, Detroit e Seul – con altre presto in arrivo.
Come nel caso delle Guide, la sezione Luoghi contiene più di un milione di consigli individuali forniti in tutto il mondo da host di alloggi Airbnb, i quali svelano i segreti nascosti e i posti preferiti dei loro quartieri, dai caffè ai ristoranti, dai parchi alle altre attrazioni locali. Nell’immediato futuro, la partnership con Resy, la piattaforma di prenotazione per ristoranti, permetterà di riservare un tavolo presso i migliori ristoranti locali, usando direttamente l’app di Airbnb.
Inoltre, Airbnb ha stretto un sodalizio esclusivo con Detour per offrire accesso a incredibili Tour con Audioguide che presentano i quartieri in modo completamente nuovo e autentico. Inizialmente, le visite guidate saranno disponibili a Los Angeles. Nella primavera 2017 saranno aggiunte San Francisco, Parigi, Londra, Tokyo e Seul.
Con Trips, Airbnb si propone anche di rendere l’esperienza di viaggio più “social”, mettendo in contatto le migliaia di utenti Airbnb presenti nella stessa città in una determinata serata. Le occasioni di Meet up nella sezione Luoghi permetteranno alle imprese locali di organizzare eventi regolari o ad hoc mirati agli ospiti Airbnb.

Case

Con tre milioni di alloggi disponibili in 191 nazioni, Airbnb offre la gamma più vasta e diversificata di sistemazioni esclusive, prenotabili assieme alle Esperienze nelle città pilota.
Un viaggio più semplice
Al giorno d’oggi, prenotare un viaggio può essere complicato e stressante. Grazie a Trips, Airbnb permette di eseguire la maggior parte delle prenotazioni richieste, usando un’unica app. L’Itinerario è una nuova funzione che riunisce in un’unica Timeline tutto ciò che il viaggiatore ha bisogno di sapere, con la possibilità di aggiungere e prenotare facilmente le Esperienze o altre attività. Con il tempo, si prevede che questa funzionalità continuerà a evolversi, sfruttando l’apprendimento automatico per offrire durante un viaggio suggerimenti personalizzati e contestualizzati, in modo dinamico, basandosi ad esempio sul luogo del viaggio. La visione ultima di Airbnb è di soddisfare ogni esigenza di viaggio, rendendo tutto facile e magico dall’inizio alla fine.


Autenticazione dell’identità

Il lancio di Trips coincide anche con l’introduzione del nuovo processo di autenticazione dell’identità adottato dalla community Airbnb Esperienze. Host e ospiti saranno tenuti a fornire la scansione di un documento ufficiale d’identità (per esempio, un passaporto o la patente) e un semplice selfie. Una volta autenticata l’identità, il documento e il selfie verranno esaminati per verificare che esista una corrispondenza tra le foto. Un efficace processo di autenticazione che rafforzerà la community Airbnb e riafferma l’impegno costante di Airbnb nei confronti di autenticità, affidabilità e sicurezza. Questo nuovo processo di identificazione è richiesto per tutti gli utenti delle Esperienze e se ne sta studiando l’applicazione alle prenotazioni di alloggi. Trips potenzia ulteriormente le misure di Trust & Safety di Airbnb, che comprendono un team di supporto 24/7 di oltre 250 dipendenti in tutto il mondo, pagamenti sicuri, messaggistica, profili, recensioni e un nuovo programma di assicurazione responsabilità civile da un milione di dollari per gli host Esperienze. A partire da oggi, chi vive nelle seguenti città può richiedere di elencare su Trips le proprie Esperienze: Amsterdam, Atene, Bangkok, Barcellona, Beirut, Berlino, Boston, Buenos Aires, Buffalo (NY), Città del Capo, Cartagena, Chicago, Detroit, Dubai, Dublino, Firenze, Harlem, Havana, Città di Ho Chi Minh, Lisbona, Londra, Los Angeles, Madrid, Città del Messico, Miami, Mosca, Nairobi, Nashville, Nuova Delhi, New Orleans, Oahu, Osaka, Parigi, Portland, Praga, Provenza, Queenstown, Reykjavik, Rio De Janeiro, Roma, San Francisco, São Paulo, Seattle, Seul, Shanghai, Singapore, Sydney, Tel Aviv, Tokyo, Toronto, Vancouver.