Per il Super Bowl 2017 quasi sei mila le prenotazioni su Airbnb


Ogni grande evento è oramai una grande occasione di business per Airbnb. Come già successo per le Olimpiadi di Rio o per l’Inauguration Day di Donald Trump la storia si ripete anche per l’edizione numero 51 del Super Bowl, la finale della lega NFL di Football Americano che per il 2017 si celebra a Houston. Le abitazioni prenotate con Airbnb nella città del Texas che ospiterà oggi la sfida tra i New England Patriots e gli Atlanta Falcons sfiorano le sei mila come dimostrano i dati resi noti dalla società dell’home sharing. Il 50% degli host di Houston stanno ospitando per la prima volta guest Airbnb a dimostrazione di quanto successo sta riscuotendo la sharing economy negli USA. Il prezzo medio degli annunci è di US$ 150 a notte che diventano 200 US$ per le abitazioni che si trovano all’interno di un raggio di cinque miglia dal NRG Stadium. Queste tariffe vengono considerate particolarmente ragionevoli se confrontate con i prezzi medi degli hotel. Secondo le analisi, gli ospiti Airbnb genereranno circa US$ 6 milioni in attività economiche nella zona di Houston durante la settimana del Super Bowl, compreso i US$ 4 milioni di entrate generate dagli host.A livello numeri le quasi sei mila abitazioni Airbnb prenotate nel week end del Super Bowl costituiscono un record per la zona di Houston. In questi giorni, la zona di Houston vedrà un aumento del 140% degli arrivi di ospiti nel corso di un periodo tipico di giorno stesso. Ci sono arrivi ospiti provenienti da più di 900 città in tutto il mondo, tra cui 700 città da tutti i 50 stati.

Uber: il team USA si mobilita a sostegno degli autisti rimasti coinvolti dall’ordine esecutivo di Donald Trump

Uber ha reso nota la lettera inviata dal CEO Travis Kalanick ai driver operanti negli USA colpiti dall’ordine esecutivo sull’immigrazione emesso da Donald Trump venerdì scorso. “L’ingiusto divieto posto dal Presidente Trump negli Stati Uniti ha portato il nostro team USA a mobilitarsi a sostegno dei tanti autisti coinvolti”. scrive Uber nel post su Facebook con cui è stata resa nota la lettera del fondatore del big della sharing economy. I punto salienti dell’intervento di Kalanick sono i seguenti:

– supporto legale 24/7 per tutti gli autisti che stanno cercando di rientrare negli Stati Uniti

– un indennizzo per i guadagni persi dagli autisti posti in condizione di non poter guidare

– richiesta al governo di ristabilire con urgenza il diritto di viaggiare a tutti i cittadini residenti negli Stati Uniti

– un fondo di 3 milioni di dollari per la difesa legale degli autisti coinvolti

La lettera integrale del CEO del colosso del ride sharing Travis Kalanick è disponibile al seguente link https://newsroom.uber.com/standing-up-for-the-driver-community/ 

 

Airbnb con l’ingresso nel capitale di Resy investe nei servizi di prenotazione di ristoranti tramite smartphone  

Resy – AppStore


Con un tweet Bryan Chesky, fondatore del leader mondiale dell’home sharing Airbnb, ha annunciato che la sua società ha investito in Resy, app che consente di prenotare dal proprio smartphone i ristoranti. Il valore dell’investimento secondo quanto riportato dal Wall Street Journal è di 13 milioni di US dollari, la valutazione complessiva di Resy – non commentata dalla stessa società- secondo il quotidiano di Wall Street è di 70 milioni di US$. Grazie all’investimento, nei prossimi mesi sarà quindi possibile prenotare un pranzo o una cena tramite Resy direttamente all’interno della piattaforma di Airbnb. Fondata nel 2014 e presente nelle principali città degli Stati Uniti, Resy fornisce un servizio di prenotazione nel settore della ristorazione in oltre 500 locali in 40 mercati. Il suo competitor più famoso è OpenTable che gestisce servizi analoghi in circa 40 mila  ristoranti a livello globale. Con l’accordo siglato con uno dei colossi della sharing economy, Resy intende, quindi, lanciare la sfida al proprio rivale. L’investimento di Airbnb si inserisce a pieno titolo nella politica della società dell’home sharing di voler offrire ai propri utenti una serie di servizi accessori alla vendita di alloggi per consentire un’esperienza di viaggio completa in linea con il progetto Trips presentato a Los Angeles lo scorso novembre. Sempre in questo contesto, secondo quanto riportato da Bloomberg nelle scorse settimane, Airbnb sta lavorando a un sistema di prenotazioni di voli aerei. 

Natale 2016: in USA è boom dei benefattori anonimi che hanno pagato il conto ai meno abbienti nei centri commerciali 


Una bellissima storia di economia sociale in salsa natalizia arriva dagli USA, a raccontarla è USA Today, uno dei principali quotidiani americani. Negli Stati Uniti questo Natale verrà, infatti, ricordato come quello del boom dei benefattori anonimi nei centri commerciali. Nel Paese a stelle e strisce nel periodo pre natalizio molte insegne della grande distribuzione danno la possibilità ai propri clienti di mettere da parte dei doni in attesa di ricevere lo stipendio. Questo sistema che si chiana layaway prevede che gli oggetti messi da parte vadano poi pagati entro una certa data (solitamente una decina di giorni prima del 25 dicembre) oppure ritornano disponibili a tutti sugli scaffali del venditore. La novità di quest’anno è che molti benefattori anonimi hanno saldato il conto all’insaputa di coloro che avevano “prenotato” la merce. Secondo l’articolo di Usa Today il merito del boom del 2016 del layaway è dovuto, oltre che alla generosità degli americani, al racconto di questo fenomeno sui vari media. Il quotidiano USA scrive, infatti, che si sarebbero verificati tantissimi casi. In particolare il giornale racconta di una dozzina di esempi in cui i conti pagati sono stati di oltre 300 mila dollari USA. Il principale esempio di bontà sono i tre layaway pagati da un unico donatore, presentatosi con il nome di Santa B., che in un Walmart della Pennsylvania ha saldato tre conti per il terzo anno di fila per un totale di 46 mila US dollari. Lo stesso benefattore ha poi pagato i conti sospesi per un ulteriore ammontare di 120 mila dollari (di cui 46 mila dollari suddivisi per 239 beneficiari). Questo fatto è stato raccontato prima dai alcune testate giornalistiche locali e poi dalla CNN. A quel punto i benefattori anonimi sono diventati virali e la cosa si è poi diffusa in tutto il Paese provocando la gioia e l’incredulità dei beneficiari meno abbienti che hanno così potuto soddisfare i desideri di adulti e bambini. 

Successo su Kickstarter per il crowdfunding di Capsula, lo zaino ermetico galleggiante 


È partita da qualche giorno su Kickstarter il crowdfunding, la raccolta fondi dell’era della sharing economy, per sostenere il progetto di due innovatori italiani. Oggetto è uno zaino realizzato con materiali di ultima generazione, capace di proteggere gli oggetti al suo interno in qualsiasi circostanza. Il 3 novembre Imagination Farm USA, società di progettazione creativa e di design con sede a Houston, in Texas, fondata da Massimo Mellano e da Enrica Vagliani Gray, ha lanciato, infatti, su Kickstarter Capsula Backpack, uno zaino altamente innovativo realizzato, da un’idea del partner Angel Mond, con una tecnologia che lo rende completamente diverso da qualunque altro prodotto finora.Lo zaino Capsula Backpack è il risultato di un progetto tutto italiano che permette di conservare gli oggetti all’interno unendo sicurezza, praticità e stile. Nato nel laboratorio creativo della società a Milano, Capsula è caratterizzato da una elegante forma a parallelepipedo, con due comode maniglie e tracolla regolabile. Le caratteristiche che lo rendono unico nel suo genere sono però altre. Capsula è, infatti, uno zaino completamente impermeabile all’acqua ed anche all’aria. Realizzato con materiali di nuova generazione ultra resistenti ed a tenuta stagna, è interamente termosaldato, dotato di una innovativa zip water-proof e di una valvola di gonfiaggio. Il risultato è un oggetto estremamente leggero, maneggevole e di volume variabile capace di resistere allo schiacciamento, completamente ermetico ed anche galleggiante. Basti pensare che può resistere senza alcun problema in immersione per 30 minuti alla profondità di un metro.Capsula è uno zaino capace di garantire anche nelle circostanze più estreme, la protezione di laptop, tablet, macchine fotografiche, occhiali e altri oggetti fragili, semplicemente sfruttando l’aria contenuta al suo interno. Capsula Backpack ha un design modulare che, attraverso un nuovo concetto di spazio, presenta al suo interno una suddivisione con contenitori rimuovibili chiamati capsule. Gli zaini e le borse da viaggio tradizionali fanno a gara per offrire il maggior numero di taschini e scomparti interni. Il risultato è che quasi sempre mal si adattano alle specifiche esigenze di ciascuno e si fa sempre fatica a ritrovare con rapidità ciò che si è riposto all’interno. Molto spesso inoltre capita di utilizzare il proprio bagaglio in situazioni diverse. Magari nel weekend per il proprio tempo libero e durante la settimana in un viaggio di lavoro. A chi non è mai successo di trovarsi alla domenica sera, in preda all’ansia, a svuotare e riempire nuovamente la propria borsa con la certezza di dimenticare qualcosa o di portarsi appresso qualcosa di inutile. La soluzione delle capsule interne ovvia a tutti questi problemi. Realizzate in cinque colori e misure diverse sono rivestite di uno speciale tipo di velcro che consente di fissarle e di staccarle con facilità alle pareti dello zaino. Questo materiale particolare, di cui è foderato anche tutto l’interno della borsa, è molto soffice al tatto ed interagisce soltanto con se stesso, non aggrappandosi a nessun altro tipo di tessuto. Il sistema di fissaggio consente inoltre di mantenere sempre un’equilibrata distribuzione del peso lungo la parete dello zaino quando lo si indossa. Le misure delle capsule sono studiate in modo da combaciare perfettamente fra di loro in innumerevoli combinazioni diverse con geometrie in stile “tetris”. In questo modo la suddivisione interna degli spazi può essere adattata di volta in volta ad ogni circostanza ed esigenza, consentendo infinite soluzioni di personalizzazione. Il colore è utile per ritrovare con facilità gli oggetti; e per “rifare i bagagli” non sarà più necessario svuotare e riempire tutti gli scomparti; basterà sostituire le capsule. Infine la cerniera a tenuta stagna è anche un elemento prezioso contro i furti, soprattutto in luoghi affollati, e, come se non bastasse, consente di mantenere costante la temperatura interna, trasformando lo zaino Capsula Backpack anche in un ottimo contenitore termico. Massimo Mellano, CEO di Imagination Farm USA: “Lo zaino Capsula si distingue per la valvola di gonfiaggio che lo trasforma in un airbackpack, rendendolo resistente agli urti e in grado di proteggere perfettamente tutto quanto è all’interno. Che si tratti di utilizzarlo come una borsa, come uno zaino o come una valigetta, siamo molto orgogliosi di Capsula. Pensiamo sia davvero la “borsa reinventata” e un modo per proteggere in sicurezza anche gli oggetti più fragili”. Capsula Backpack e gli altri prodotti della stessa linea – la borsa porta computer “Lap Top & Carry Bag” e quella per trasportare la macchina fotografica “Camera & Carry Bag” – possono essere prenotati in anteprima su Kickstarter, la più popolare piattaforma americana di crownfunding, che permette a innovatori e startupper di raccogliere i fondi necessari a sviluppare le proprie idee. La campagna su Kickstarter dal suo avvio  avvenuta il 3 novembre scorso e ha raccolto in meno di ventiquattr’ore i fondi posti come obiettivo minimo per dare vita al progetto e a oggi sono stati raccolti oltre quaranta mila US$. Alla conclusione della raccolta fondi, il 19 dicembre, partirà la realizzazione industriale del prodotto, che verrà successivamente consegnato a domicilio in tutto il mondo alle persone prenotate. Per poter avere in atemprima il backpack waterproof, anti crush and floating  Capsula occorre partecipare al reward crowdfunding e sostebere il progetto con almeno 169 US$. Le caratteristiche di Capsula lo rendono lo zaino l’ideale compagno di viaggio per gite avventurose, per viaggi in barca a vela o a motore o semplicemente per salvaguardare computer o macchine fotografiche durante una giornata di lavoro e spostamenti urbani. 

http://www.c4psul4.com

La videopresentazione su Youtube: http://bit.ly/2fzgeNp

 

Per Talent Garden inizia una nuova era 

Inizia una nuova era per Talent Garden: chiuso l’aumento di capitale da 12 milioni di euro per accrescere la rete di spazi coworking, la condivisione degli uffici dell’era della sharing economy, e puntare su formazione, eventi e innovazione con le aziende. L’apporto di capitale è stato il secondo più rilevante financing round realizzato a livello europeo nel settore. La raccolta tra equity e debito, ha visto – per la prima volta in Italia – la partecipazione di 500 Startups, il più grande incubatore al mondo basato a San Francisco e diretto da Dave McClure, ed Endeavor Catalyst, sponsor Reid Hoffman founder di LinkedIn. Al suo fianco sono intervenuti molti family office italiani, con la regia della Tamburi Investment Partners (TIP) di Giovanni Tamburi, che ha partecipato al round anche direttamente ed è oggi tra i principali azionisti della società. Tra questi le famiglie Angelini e Dompé (farmaceutica), gli armatori D’amico, gli imprenditori del settore metallurgico della Ferrero a cui si aggiungono imprenditori del digitale italiano come Volagratis, MutuiOnLine, Alkemy ed Esprinet.
Talent Garden è oggi il più grande network di coworking d’Europa per numero di sedi: da Brescia, dove è nato cinque anni fa, ‎è arrivato a 17 campus in 5 Paesi europei, con più 1500 professionisti del digitale che lavorano negli spazi, centinaia di manager provenienti da decine di aziende formati da TAG Innovation School e centinaia di studenti che ogni giorno si formano per diventare i professionisti del futuro. In aggiunta si contano oltre 500 eventi ospitati o organizzati ogni anno nei diversi campus sui temi dell’innovazione e del digitale.
Secondo Davide Dattoli, founder e CEO di Talent Garden: “È una soddisfazione immensa, con questa operazione rafforziamo la nostra leadership a livello europeo e soprattutto incrementiamo la forza di un network ormai unico, che partendo dall’Italia si è sviluppato in molti Paesi‎ con l’obiettivo di espandersi in tante altre città. Siamo già il terzo player a livello mondiale per numero di campus e vogliamo realizzare il nostro sogno di connettere i talenti più innovativi e brillanti, non solo europei”.
Talent Garden con questo round si posiziona come primo player in Europa in un settore in crescita in cui velocità e qualità del network sono fondamentali. La scommessa dei più grandi investitori internazionali è quella di riconoscere che il mondo del lavoro è cambiato e che sono necessari nuovi player che offrano servizi innovativi e uno spazio di lavoro in continua evoluzione con una forte componente di community, dove si impara e ci si connette grazie a corsi ed eventi.
Negli Stati Uniti il coworking, la condivisione degli uffici dell’era della sharing economy, continua a essere uno dei settori di maggior interesse e attrae capitali molto importanti: WeWork, società basata a New York, ha raccolto più di 620M$ negli ultimi due anni. Sempre nella Grande Mela General Assembly ha raggiunto 110M$ mentre NeueHouse 25M$. A San Francisco, altra roccaforte del coworking, RocketSpace ha chiuso un round da 336M$ e Galvanize da 45M$.
Nel dettaglio il piano industriale 2017-2018 prevede l’apertura diretta di una decina di nuovi spazi in Europa entro la fine dell’anno per un totale di 70.000 mq e 8.000 talenti connessi al network. Luoghi aperti 24h al giorno in cui tutti i professionisti dell’innovazione, siano essi freelance, startup, PMI digitali o grandi imprese con le proprie aree innovazione, possano trovare uno spazio di lavoro innovativo pensato per stimolare la produttività e aumentare le relazioni professionali. Il piano prevede inoltre l’ampliamento della rete di franchising già presente per fornire un servizio sempre più capillare nei diversi territori. 
La TAG Innovation School, la prima scuola del digitale in Europa per numero di studenti e aziende formati, continuerà a crescere in Italia (a gennaio 2017 aprirà la nuova sede di Roma) e all’estero (nei mercati in cui Talent Garden è già presente). Forti investimenti anche sulla parte B2B, per aiutare le aziende nel processo di digital transformation formando manager ed executives con percorsi formativi personalizzati.
Grazie alla presenza capillare sul territorio, Talent Garden si è affermato anche come il luogo dove gli innovatori si incontrano, dove imprese e startup sviluppano collaborazioni e dove tanti professionisti si aggiornano e fanno networking nel mondo del digitale. In tale ambito l’aumento del numero di spazi e di mercati in cui opera rende Talent Garden un player unico per connettersi con il meglio dell’innovazione europea e globale.
Continua Davide Dattoli: “Siamo partiti 5 anni fa con un piccolo spazio a Brescia, abbiamo creduto nella sfida di crescere in Italia ed Europa, nella diversificazione del nostro business e oggi non siamo più solo un coworking pur essendo in tante città in Europa. Abbiamo una divisione che si occupa esclusivamente di realizzare eventi e attività con clienti corporate e da un anno abbiamo anche TAG Innovation School con una proposta formativa sui temi del digital che coinvolge studenti ma anche tante aziende che vogliono cambiare il loro modo di lavorare. Abbiamo esportato il nostro modello in Europa e, dopo Spagna, Lituania, Romania e Albania, puntiamo ai mercati dove l’innovazione sta nascendo, fuori dai circuiti di Londra e Berlino dove esistono già tanti player molto radicati. Il nostro obiettivo è di arrivare in borsa entro la fine del 2018.”
Sono tante le attività che Talent Garden chiuderà tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017: l’apertura della seconda sede di TAG Innovation School a Roma, il lancio del nuovo spazio di Torino realizzato in collaborazione con Fondazione Agnelli e nuove sedi internazionali che amplieranno il network e il valore per i suoi membri. Questo si affianca ai risultati del 2016 come l’apertura di Talent Garden a Roma prima con Poste Italiane in Viale Mazzini e poi all’interno di Cinecittà, con un campus dedicato alla multimedialità, due realtà che si sono già affermate come centri dell’innovazione nella capitale. L’apertura di Talent Garden Bucarest che rafforza la presenza nell’est Europa e Supernova, il festival dell’innovazione targato Talent Garden che quest’anno ha superato i 100.000 visitatori tra Brescia e Torino.
La società si appresta a chiudere il 2016 con circa 5M di euro di fatturato consolidato e un tasso di crescita del 300% rispetto all’anno precedente. Per il prossimo triennio si prevede un raddoppio anno su anno del fatturato, una crescita dell’organico, del numero di spazi di coworking e dei clienti raggiunti.

Nell’ultimo anno il 24% degli statunitensi ha guadagnato soldi con gig economy, ecommerce e sharing economy


Il 24% degli americani nel corso degli ultimi dodici mesi ha guadagnato soldi attraverso una piattaforma di gig economy, sharing economy o di eCommerce. Questi dati emergono da una ricerca condotta dal Pew Research Center su una panel di statunitensi adulti. Il reddito generato da questo tipo di attività per alcuni rappresenta un extra budget mentre per altri è servito a rispondere a alcune necessità personali. Da tuttofare a programmatore di computer, da autista per operatori di ride sharing (Uber o Lyft ad esempio) a consegna di cibo, gli americani si sono oramai da tempo aperti a queste forme di lavoro al posto o in aggiunta al tradizionale lavoro dipendente. Queste forme lavorative hanno talmente preso campo che la loro tutela -come SocialEconomy via ha raccontato – è entrata a far parte dei dibattiti elettorali per le recenti elezioni presidenziali USA che hanno visto il trionfo di Donald Trump. Il successo di queste lavoretti è stato possibile grazie alla grande varietà di piattaforme di vario tipo che oggi vivono sui canali digitali e che consentono agli utenti di guadagnare denaro condividendo il proprio tempo per svolgere lavori occasionali, vendere i propri beni usati o le proprie produzioni artigianali oppure condividendo beni o servizi. Dallo studio emerge che quasi un americano su dieci (8%) ha guadagnato denaro nel corso dell’ultimo anno utilizzando piattaforme digitali per svolgere un lavoro o un’attività; quasi uno su cinque  (18%) ha guadagnato denaro nell’ultimo anno vendendo qualcosa online, mentre l’1% ha affittato le propria proprietà su un sito di home sharing (come Airbnb ad esempio). Sommando tutti coloro che hanno effettuato almeno una di queste tre attività, si arriva a circa il 24% degli adulti americani, quasi uno statunitense su quattro, che ha guadagnato soldi nel corso dell’ultimo anno con quella che nello studio viene definita “economia della piattaforma”. Come detto, all’interno di questo 24% ci sono coloro che si affidano a questa forma integrativa di entrate in modo occasionale occupando così il proprio tempo libero e coloro che, invece, fanno ricorso a questa tipologia di lavoro in modo abituale. 

Questi risultati dell’indagine evidenziano alcuni temi chiave legati all'”economia della piattaforma”. In primo luogo, illustra la grande varietà di modi in cui gli americani hanno guadagnato soldi da diverse piattaforme digitali. Nel caso della gig economy on demand (l’economia dei piccoli lavori su richiesta), il 5% degli americani indica che si è guadagnato i soldi da una piattaforma di lavoro nel corso dell’ultimo anno per fare attività online (ciò include potenziamente qualsiasi cosa, da lavori IT a indagini o data entry. Alcuni, il 2%, degli americani hanno guadagnato soldi con la guida di attività di ride sharing, mentre l’1% ciascuno ha usato queste piattaforme per eseguire attività commerciali o di consegna, così come le attività di pulizia o di lavanderia. Un ulteriore 2%, infine, ha fatto una grande varietà di lavoretti che non rientrano in nessuno di questi quattro gruppi. Secondo elemento che rileva questa indagine sono le differenze marcate tra gli americani che guadagnano soldi dalle piattaforme di lavoro in cui gli utenti contribuiscono con il proprio tempo e fatica rispetto a coloro che guadagnano soldi da piattaforme di capitale in cui contribuiscono con le proprie merci o beni. La partecipazione a piattaforme di lavoro, per esempio, sono più comuni tra i neri e latinos che tra i bianchi, sono più diffuse tra coloro che hanno un reddito familiare basso rispetto a quelli con redditi alti e sono più diffuse tra i giovani adulti rispetto a qualsiasi altro cluster di età. Quando si tratta di piattaforme di capitale come la vendita on-line, è vero il contrario: la vendita online è più diffusa tra i bianchi che i neri, è più comune tra i benestanti e istruita rispetto a quelli con livelli più bassi di reddito e di istruzione, ed è praticata da persone con età trasversali. Circa il 60% degli utenti delle piattaforme di gig economy dicono che i soldi che guadagnano da questi siti è “essenziale” o “importante” per la propria situazione finanziaria complessiva, ma solo uno su cinque venditori online (20%) descrivere i soldi che guadagna negli stessi termini. La terza evidenza della ricerca riguarda la parte economica di queste attività. Nel caso di lavori gig, i lavoratori che descrivono il reddito che guadagnano da queste piattaforme come” essenziale “o” importante “sono coloro che provengono da famiglie a basso reddito, non-bianchi e che non hanno frequentato l’università . Essi hanno meno probabilità di eseguire attività on-line ma più probabilmente sceglieranno come lavoretti ride attività fisiche come il ride, lavori di pulizia e di lavanderia. Essi sono anche significativamente più propensi a dire che sono motivati a fare questo tipo di lavoro perché hanno bisogno di essere in grado di controllare la propria agenda (questi lavoro sono prestati su base volontaria su richiesta e quindi occupano lassi temporali ben determinato) o perché non ci sono molti altri posti di lavoro a loro disposizione. Come quarto punto l’indagine rileva che il grande pubblico ha una vista decisamente contrastanti riguardo posti di lavoro nella gig economy. Da un lato, la maggioranza degli americani ritiene che questi posti di lavoro sono buone opzioni per le persone che vogliono un lavoro flessibile (68%) o per gli adulti più anziani che non vogliono più lavorare a tempo pieno (54%). D’altra parte, circa a uno su cinque ritiene che questi posti di lavoro pongono troppo oneri finanziari a carico dei lavoratori (21%) e lasciano che le aziende approfittano dei lavoratori (23%), mentre solo il 16% ritiene che questo tipo di lavoro offre posti di lavoro. Infine, dalla ricerca emerge anche che il 23% di coloro che utilizzano piattaforme “gig” per il lavoro sono studenti; la maggioranza si descrivono come essere impiegato a tempo pieno (44%) o part-time (24%), mentre il 32% dichiara di non essere impiegati; Uno su cinque venditori online (19%) affermano che i social media sono estremamente importanti come mezzi di supporto alla vendita dei propri prodotti. In particolare sono le  donne che vendono online a dire che si basano sui social media; Il 26% degli utenti delle piattaforme gig si considerano  dipendenti dei servizi che usano per trovare lavoro e il 68% si vedono come imprenditori indipendenti.; Il 29% dei lavoratori gig non ha ricevuto il pagamento che gli sarebbe spettato per aver svolto un’attività.