La nuova frontiera della sharing economy è il land sharing 

  
La nuova frontiera della sharing economy è la condivisione della terra. L’idea, come per le più famose Uber e Airbnb, arriva dagli USA. Hipcamp è un marketplace di land sharing nato per mettere i contatto gli amanti del campeggio e degli spazi naturali con i proprietari di terreni che sono disposti dietro compenso a accogliere ospiti sui propri terreni. Il funzionamento è simile a quello di Airbnb con l’unica differenza che a essere presi in affitto per brevi periodi non sono abitazioni ma porzioni di terra, riserve naturali private, vigneti o ranch. Forse l’idea potrà sorprendere molti italiani ma considerando che oltre il 60% degli Stati Uniti è di proprietà privata l’iniziativa potrebbe riscuotere molto successo. Con le entrate ricavate dall’affitto i proprietari terrieri possono garantirsi un reddito che puo essere destinato alla cura e alla manutenzione delle stesse aree. L’idea di Hipcamp è di Andrew Molera e Alyssa Ravasio che che ricopre anche la carica di CEO della società. Tra le mission dei fondatori c’è quella di voler contribuire a salvaguardare i terreni naturali per mantenere inalterati dal punto di vista naturalistico i terreni Collegando, infatti, i proprietari terrieri che vogliono mantenere la loro terra ancora incontaminata, con persone dalla mentalità ecologica che amano rilassarsi all’area aperta si può usare il reddito generato per la conservazione della terra stessa. 

Eurispes 2016: ancora poco diffusi in Italia il car e il bike sharing

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Il Rapporto Italia Eurispes 2016, che analizza le abitudini e i consumi degli Italiani prende in esame, in una sua parte, anche il fenomeno della sharing economy. Dalla fotografia scattata dall’istituto di ricerca emerge che la strada da percorrere per lo sviluppo dell’economia della condivisione è ancora molto lunga. Il 90,1% del campione intervistato da Eurispes, infatti, ha dichiarato di non aver mai utilizzato il car sharing, il 5,1% di averne fatto uso qualche volta, mentre solo il residuo 4,8% dichiara di usarlo spesso o sempre. Ancora più basso il numero di coloro che hanno usato servizi di bike sharing: solo il 3,3% ne ha usufruito qualche volta, mentre il 92,2% non ne ha mai fatto uso. In tema di trasporti il nostro paese rimane molto affezionato alluso delle automobili: le auto in circolazione sono in media 624 ogni 1.000 abitanti contro una media inferiore a 500 di Spagna, Germania, Francia e Uk. Continuando a sfogliare la ricerca di Eurispes secondo noi di SocialEconomy esistono però degli elementi che per il futuro lasciano sperare in una maggior diffusione del car e del bike sharing. Uno su tutti è il seguente: solo il 3,8% del panel degli intervistati si è dichiarato molto contento del servizio offerto dai mezzi pubblici di superficie.

 

Firenze è la prima città d’Italia in cui Airbnb riscuoterà la tassa di soggiorno per conto del Comune. Previsti €10 milioni di introiti per le casse pubbliche

  
È stato siglato tra il Comune di Firenze e Airbnb, una delle principali società della sharing economy, un accordo per la riscossione dell’imposta di soggiorno. Alla firma del protocollo d’intesa con la piattaforma di home sharing in forte crescita anche a Firenze, oltre al sindaco Dario Nardella erano presenti il Country Manager Airbnb Italia Matteo Stifanelli, l’assessore allo Sviluppo economico e turismo Giovanni Bettarini e l’assessore al Bilancio Lorenzo Perra. “Questo accordo è un passo in avanti molto concreto e assolutamente innovativo – ha detto Nardella – È l’esperienza più avanzata in Italia tra una città ed Airbnb, il colosso della sharing economy nel campo turistico per le locazioni online. Finalmente abbiamo degli strumenti che da un lato ci consentono di prevedere entrate maggiori grazie all’imposta di soggiorno che pagheranno anche questi soggetti e dall’altro di avere un osservatorio molto articolato sulla città, visto che si parla di 7.500 operatori. Un accordo – ha proseguito il sindaco – che tiene conto della sostenibilità, del turismo della nostra città e della sfida della legalità affinché tutti i soggetti che operano in questo settore abbiano regole chiare”.

“Abbiamo firmato un accordo che prevede alcuni impegni molto importanti sia sul piano dell’informazione che dell’imposta di soggiorno – ha detto Bettarini – Tutti gli host riceveranno dalla piattaforma le informazioni sulla città e sugli obblighi previsti in materia di imposta di soggiorno, ma non solo: Airbnb si impegna a fare da collettore dell’imposta, gestendone direttamente la riscossione non appena si definiranno alcuni aspetti della normativa regionale. Siamo i primi in Italia a farlo prevedendo nell’accordo il collect and remit, che avviene per ora solo in alcune grandi città come Parigi, San Francisco e Amsterdam. Secondo i dati di Airbnb – ha proseguito Bettarini – a Firenze sono attivi 7500 host, che noi valutiamo in un introito di circa 10 milioni di euro per il Comune. Si tratta per l’84% di operatori con uno o due appartamenti, che quindi svolgono questa attività in modo assolutamente non professionale. Con loro è fondamentale instaurare un rapporto di informazione, trasparenza e lealtà reciproca”.

“Il Comune di Firenze ha dimostrato di comprendere appieno il valore della sharing economy e l’unicità dell’esperienza offerta dagli host locali – ha detto Stifanelli – E’ per questo che l’accordo di oggi per semplificare e rendere più trasparente la tassa di soggiorno è stato per noi un passo naturale. Ma è soltanto l’inizio di una collaborazione che ci vedrà presto impegnati a sostegno della città anche su temi fondamentali come la decentralizzazione e la promozione di un turismo sostenibile. Vogliamo aiutare a far conoscere al mondo la vera Firenze, dare la possibilità affinché i viaggiatori possano apprezzare appieno l’incredibile ospitalità dei fiorentini, sentendosi a casa”. 

Tre gli obiettivi della collaborazione contenuti nell’accordo: semplicità e chiarezza per la tassa di soggiorno, informazione agli host sulle regole della home sharing, promozione di un turismo sempre più responsabile. Airbnb si impegna a lavorare insieme al Comune di Firenze per attivare un processo semplice di riscossione automatica delle tasse turistiche per conto della community e ad informare gli host della tassazione vigente, anche promuovendo le linee guida ufficiali del Comune. Attraverso la piattaforma Airbnb saranno inoltre fornite informazioni ai visitatori su come essere ‘buoni ospiti’ di Firenze.

In base all’accordo, il Comune di Firenze si impegna, tra le altre cose, a promuovere il rispetto delle norme, rendendole chiare e facili da applicare e a proporre un tavolo inter-istituzionale con la Regione Toscana e Airbnb, in vista della prossima revisione della legge regionale in materia di turismo, per favorire modifiche in linea con il nuovo contesto internazionale. 

Tra le finalità anche quella di sviluppare nuove pagine istituzionali dedicate ai potenziali utenti dell’home sharing, fornendo informazioni generali e includendo link alle norme rilevanti, in modo da aiutare chi vuole concedere in locazione i propri appartamenti a Firenze.

Quello siglato tra il Comune di Firenze e Airbnb è un accordo che mostra chiaramente la direzione che, soprattutto a livello internazionale, molti amministratori locali hanno intrapreso: la sharing economy oltre a rappresentare una possibilità di guadagno extra per molti cittadini lo è anche per le casse comunali. Come SocialEconomy vi ha raccontato qualche mese fa, ad esempio, il sindaco di Jersey City sta portando avanti una iniziativa simile a quella di Firenze stimando per il Comune US$ 1 milione di entrate all’anno. 

Anche le star di Hollywood vanno in vacanza con Airbnb

  
Gwyneth Paltrow, la celebre attrice americana protagonista di parecchi film tra cui Sliding Doors e premio Oscar con Shakespeare in Love, ha scelto un alloggio Airbnb per una vacanza in Messico. A rivelarlo è stata la stessa attrice tramite il proprio profilo Instagram dove, alcuni giorni fa, ha postato una foto e un video della vacanza. L’attrice rispondendo a alcuni fan che le chiedevano dove fosse in vacanza ha, infatti, risposto “@airbnb you knew?” La stessa Paltrow, sempre attraverso il social network, ha detto di essere in Messico a Punta Mita. Secondo quanto riportato da alcuni media USA, tra cui TMZ e Jezbel ripresi da molti siti di gossip, la casa scelta per la vacanza sarebbe stata individuata in una mega villa da 7.600 euro a notte circa. Se la casa fosse effettivamente quella riportata dai rotocalchi USA si tratterebbe di una villa indipendente, disponibile sul sito del colosso della sharing economy, in grado di ospitare fino a 12 persone e dotata di 6 camere da letto e di 7 bagni. Nella descrizione del possibile immobile presente su Airbnb si legge che la villa, situata direttamente sulla spiaggia, è dotata di due piscine a sfioro all’aperto che sembrano alimentarsi direttamente dalle acque dell’oceano Pacifico. Concepita da rinomati architetti eco-sensibili, la serie di strutture indipendenti che compongono il complesso della villa sono collegate tra loro da una rete di sentieri e attraverso numerosi giochi d’acqua creando l’illusione che la villa sia sospesa sul Pacifico. A prescindere dal fatto che l’immobile scelto da Gwyneth Paltrow sia effettivamente quello ipotizzato dai media che hanno raccontato la news resta il fatto che per la prima volta un attore di Hollywood ha reso noto di aver trascorso una vacanza affittando una casa su Airbnb. Per la sharing economy certamente un ottimo spot pubblicitario. 

Uber vince la sua battaglia a Londra

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Come SocialEconomy vi ha raccontato piu volte, a Londra, per volere dell’autorità che regola i trasporti urbani nella capitale UK, il servizio di Uber ha corso il rischio di subire un grosso ridimensionamento.
Alcuni mesi fa, infatti la TFL Transport for London – aveva avviato una consultazione per introdurre alcune modifiche ai servizi di ride sharing. Gli elementi normativi di maggiore rilevanza erano essenzialmente tre: attesa obbligatoria di cinque minuti prima dell’avvio della corsa anche in caso di disponibilità immediata dell’auto; divieto di visualizzare nell’app l’auto più vicina; obbligo per i driver di lavorare per un solo operatore. 

Con una mail inviata ai propri clienti il colosso della sharing economy ha annunciato che la TFL ha fatto retromarcia e che tutte queste tre restrizioni non verranno introdotte. Per  la società californiana , che su questo tema aveva riunito fin dalle prime ore il proprio popolo di fan invitandolo a sottoscrivere una petizione online, si tratta di una grande vittoria. Il big player dell’economia della condivisione aveva anche avviato su i social media alcune campagne che alla luce dei fatti hanno sortito il massimo effetto. Tra tutte ricordiamo il video diffuso tramite YouTube nel quale si mostravano gli effetti dell’attesa obbligatoria di 5 minuti prima dell’avvio della corsa. 

Con la decisione assunta dalla TFL, il servizio di Uber non subirà quindi nessuna sostanziale revisione e rimarrà quello che fino a oggi tutti noi abbiamo conosciuti e apprezzati. La sharing economy Uk, e tra questi gli utenti e i lavoratori interessati – driver compresi –  può quindi continuare a viaggiare verso i propri obiettivi di crescita. 

Uber supera il traguardo del miliardo di corse

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Uber, uno dei principali attori della sharing economy, ha annunciato con un blog post che ha superato il miliardo di corse. Il risultato è di tutto rigurdo considerando che dal primo ridesharing a oggi ono trascorsi solamente 5 anni e mezzo. La miliardesima corsa è stata fatta a Londra, la vigilia di Natale, su un’automobile UberX. Per celebrare il traguardo, Uber ha fatto una donazione alla Hackney Pirates un ente di charity specializzato nel settore dell’infanzia e attivo nell’omonimo quartiere di Londra dove il miliardesimo viaggio è iniziato. Il driver e il cliente che hanno realizzato la corsa destinata a diventare una delle pietre miliari della societa californiana hanno ricevuto in regalo rispettivamente un viaggio in una delle città servite da Uber e un anno di corse gratuite.

 

 

 

Viaggi: eccco le 16 mete consigliate da Airbnb per il 2016

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Airbnb, il principale operatore dell’home sharing e uno dei principali attori della sharing economy ha resto noto le 16 destinazioni must to visit per il 2016. In particolare, Airbnb ha selezionato alcuni quartieri di grandi città che pur essendo delle “perle” rimangono solitamente fuori dal main stream turistico. La scelta di questo tipo di mete deriva dal fatto che, come dimostrano alcuni dati rilasciati periodicamente dalla società USA, generalmente i viaggiatori che scelgono un alloggio Airbnb per una vacanza sono soliti frequentare anche zone non battutte dai grandi flussi di turisti con un grosso beneficio, quindi, per tutte quelle attività economiche localizzate fuori dal centro delle città.

16 – Constitución, Buenos Aires, Argentina

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15- Richmond – Melbourne, Australia

 

14 – The Bukit Peninsula, Bali

 

13 – District VII, Budapest, Ungheria,

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12 – Poncey-Highland – Atlanta, USA

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11 – Oak Lawn – Dallas, USA

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10 – Roma Sur – Mexico City, Messico

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9 – Meireles a Fortaleza, Brasile

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8 – Kaneohe a Oahu, Hawaii, USA

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7 – Hammerbrook a Amburgo, Germania

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6 – Triana a Siviglia, Spagna

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5 – Koukaki a Atene, Grecia

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4 – Capucins a Bordeaux, Francia

 

3 – Brickfields (0 Little India), Kuala Lumpur, Malaysia

 

2 – Banglampoo a Bangkok, Tailandia

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1 – Chūō-ku a Osaka, Giappone

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Non solo auto, Uber punta anche sugli elicoteri in sharing

  
Dopo auto, scooter, biciclette la nuova frontiera della sharing economy pare essere l’elicottero. Come raccontato dall CEO di Airbus Tom Enders al Wall Street Journal il produttore di velivoli e il big player della sharing economy Uber hanno stretto un accordo per sviluppare un servizio di noleggio elicotteri con pilota. In particolare Airbus, che recentemente ha aperto una propria sede anche nella Silicon Valley, fornirà a  Uber alcuni velivoli per un primo progetto pilota. Il servizio sarà lanciato in occasione del Sundance Film Festival che si svolgerà a Park City (Utah) dal 21 al 31 gennaio. L’interesse di Uber per gli elicotteri non è certamente nuovo: gia nel 2013 la società californiana aveva lanciato in occasione dell’Independence Day un servizio per condurre i propri clienti da Manhattan a New York all’Est Hamptons. Inoltre a Dubai nella parte finale del 2015 la stessa Uber ha lanciato il servizio UberCHOPPER, attivo tutti i giorni dalle 10 alle 16,30, che consente di fare un giro di 20 minuti nei cieli degli Emirati Arabi Uniti al costo di 530 Dirham a persona (circa 130 Euro) per un gruppo di sei persone. Altre iniziative simili erano state lanciate dal leader del rideshating sia a Cape Town in Sudafrica sia sempre in terra emiratina in occasione del Gran Premio di Formula 1 di Abu Dhabi a Yas Island. I servizi di viaggi in elicottero di Uber, che avvengono selezionanti all’interno della app la modalità UberCHOPPER, comprendono anche il servizio di pick-up con auto della compagnia USA che accompagna i clienti all’eliporto da cui avviene il decollo. 

 

 

Anche per la Commissione Europea la sharing economy potrebbe sostenere la crescita economica dell’Eurozona

  
Secondo quanto riportato dall’agenzia internazionale Bloomberg, l’UE nei prossimi mesi verificherà se la legislazione nazionale degli Stati membri sta ostacolando la normativa comunitaria in tema di servizi dell’economia della condivisione. A tal fine nei prossimi mesi si svolgeranno incontri con i singoli Stati dell’Unione per verifcare lo stato dell’arte della legislazione nazionale dei diversi stati in tema di servizi della sharing economy. “Abbiamo bisogno di un dialogo con gli Stati membri, al fine di aumentare la loro consapevolezza che c’è una contraddizione che potrebbe avere un impatto negativo per la crescita economica del loro paese”, ha detto il Vice Presidente della Commissione Europea Jyrki Katainen in un’intervista. “Se sono in contraddizione con la legislazione UE, allora useremo la nostra politica di applicazione per assicurare il rispetto del diritto dell’Unione”. Oggi nei paesi dell’Eurozona si registrano approcci diversi sulle nuove tecnologie, a tal proposito Bloomberg ricorda le azioni legali promosse contro Francia, Spagna e Germania da Uber che giudica alcune norme di questi stati in materia di trasporto contrarie alle normative comunitarie.  “Il modo più economico per stimolare l’economia è quando si crea un nuovo mercato”, ha detto Katainen, sempre secondo quanto riportato da Bloomberg. “Ci sono un sacco di aziende che utilizzeranno questa opportunità. È il modo in cui possiamo stimolare l’economia e aumentare gli investimenti in modo sostenibile senza utilizzare il denaro dei contribuenti”. In pratica, secondo uno dei massimi rappresentanti dell’esecutivo europeo la sharing economy, e quindi società come Uber e Airbnb, potrebbe dare un impulso all’economia dei paesi dell’Eurozona il cui Pil resta indietro rispetto a quello degli Stati Uniti dal 2012.  Le dichiarazioni del Vice Presidente della Commissione Europea oltre a essere una buona notizia per i big player della sharing economy,quali ad esempio Airbnb e Uber, è sicuramente una buona nuova anche per i consumatori europei che finalmente possono sperare in una legislazione europea unica in tema di servizi dell’economia condivisa e quindi dell’ulteriore proliferare del concetto di libera concorrenza. “L’Unione Europea deve assumere il ruolo di leader”, ha affermato Mark MacGann, head of public policy for Europe, the Middle East and Africa di Uber. “I tanti giovani disoccupati in paesi come la Spagna non perdoneranno l’Unione Europea se considera la nuova economia collaborativa come un problema da risolvere piuttosto che un’opportunità da cogliere”.

In Iran fioriscono i muri e i frigoriferi della condivisione 

 

Foto tratta da Instagram

Ci sono delle iniziative in cui la sharing economy si intreccia con la solidarietà. Dopo avervi raccontato della Cena Sospesa promossa dalla Caritas Ambrosiana che ha come testimonial lo chef stellato Michelin Carlo Cracco, un altro esempio arriva adesso dall’Iran. In alcune città di questo Paese è in corso, infatti, una lodevole iniziativa partita dal basso che si chiama Walls Of Kindness cioè i muri della gentilezza. Il funzionamento è molto semplice e spontaneo: la gente appende sui muri delle strade gli abiti superflui al motto “Se non ne hai bisogno, lascia. Se ne hai bisogno, prendi”. Non vi sono né custodi né restrizioni di ogni tipo, il tutto è dominato dal senso di solidarietà di coloro che vogliono mettere a disposizione dei più disagiati un cappotto, una coperta o un paio di scarpe durante la stagione del grande freddo. Nessuno controlla se chi prende abbia veramente necessità ma vige un’autoregolamentazione che fa sì che i muri non vengano depredati. Grazie all’interesse dei media internazionali e alla forza dei social network l’iniziativa, che probabilmente è partita da un abitante anonimo di Mashhad, si è diffusa rapidamente nei grandi centri iraniani. Dopo Isfahan, Kerman, Tabriz e Bandar Abbas ora sta prendendo piede anche nella capitale Teheran. Inoltre, la gente attraverso i social media come Facebook, Instagram, Twitter e Telegram con l’hashtag #wallofkindness e #wallsofkindness sta contribuendo al successo e all’ulteriore diffusione di questa iniziativa. La viralità ha così funzionato bene che dopo i muri è partita un’altra iniziativa simile chiamata Payan-e Kartonkhabi: nel quartiere di Shoush, a Tehran, sono stati installati per strada dei vecchi frigoriferi dove i cittadini possono riporre generi alimentari mettendoli cosi a disposizione dei più disagiati. Anche in questo caso i frigoriferi condivisi si sono moltiplicati rapidamente in varie città tra cui Karaj, Rasht e Lahijan. SocialEconomy si augura che questa iniziativa si possa diffondere in tutte le principali città del mondo perché questa è la più vera e spontanea forma di social economy.

Foto tratte da Instagram