La Francia si prepara a regolare la sharing economy

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Secondo quanto riportato dalle colonne del quotidiano francese Les Echos la Francia si starebbe preparando a regolamentare i servizi dell’economia condivisa. L’articolo della testata francese rende noto che il deputato socialista Pascal Terrasse ha terminato la stesura di uno studio sulla sharing economy e lo consegnerà oggi al Primo Ministro Manuel Valls. Le proposte del deputato francese avrebbero come obiettivo principale quello di trovare una via allo sviluppo dell’economia della condivisione che vada a vantaggio di tutto il sistema economico francese. Le proposte di Terrasse non prevederebbe norme specifiche per i servizi in sharing ma inseririrebbe gli stessi all’interno delle norme gia oggi esistenti.  Secondo il deputato francese le forme di sharing economy andrebbero incoraggiate promuovendo, in particolare, esperimenti locali.

Wimdu: ecco le 5 città più prenotate per il weekend di San Valentino

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Chi ha detto che San Valentino debba essere per forza sinonimo di cena a lume di candela? Nell’era della sharing economy una valida alternativa è  rappresentata da un weekend fuori porta per andare alla scoperta delle tante eccellenze italiane. Wimdu – la più grande piattaforma europea per la ricerca di appartamenti per vacanze privati – ha stilato una classifica delle città italiane che hanno collezionato più prenotazioni per la festa degli innamorati che nel 2016 cade di domenica. Nelle prime 3 posizioni troviamo le città che per aspetti diversi sono certamente le più romantiche d’Italia: Roma, Venezia e Firenze. La quarta posizione è, invece, occupata dalla siciliana Siracusa. Quinto posto per un’aktra città di mare: Genova.

 

Super Bowl, con Airbnb è possibile guardarlo in TV a casa di uno dei giocatori dei Carolina Panthers 

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Roman Harper, giocatore della squadra di football americano Carolina Panthers, ha deciso di affittare tramite la piattaforma di Airbnb la propria abitazione per la notte del Super Bowl che lo vedrà protagonista insieme ai compagni nella sfida contro i Denver Broncos che si svolgerà il 7 febbraio. In questo modo il giocatore vuole aprire le porta della propria casa a un suo fan dandogli la possibilità di assistere al principale evento sportivo USA del 2016 dal proprio divano con davanti una TV HD di settanta pollici. Nell’annuncio presente sul sito del big player della sharing economy si legge che la casa, un bellissimo appartamento con vista mozzafiato situato a Uptown Charlotte, è dotata di due posti letto, due bagni, una piscina olimpionica all’aperto e altre amenità. Per poter vivere l’attesissimo evento del Super Bowl dal divano di Roman Harper sono necessari US$ 5.000 che saranno internamente devoluti alla Harper’s Hope 41 fondation, onlus promossa dallo stesso giocatore per aiutare i giovani costretti a vivere in situazioni disagiate. Colui che deciderà di affittare la casa troverà come regalo un pallone di football autografato dallo stesso Roman Harper. Curiosità: nell’appartamento non sono ammessi animali soprattutto Broncos, i cavalli selvaggi scelti come simbolo dalla squadra NFL di Denver. Con questa iniziativa aumenta quindi il numero degli sportivi che hanno deciso di mettere la propria abitazione a disposizione del grande pubblico attraverso Airbnb. Da ultimo, come SocialEconomy vi ha raccontato settimana scorsa, era stato l’ex pilota di Formula Uno Eddie Irvine a mettere sul celebre marketplace la propria villa di Dublino. 

 

Oggi con Uber sarà possibile adottare un cane

 

Anche Uber e Animal Planet rendono omaggio al Super Bowl che si svolgerà il 7 febbraio al Levi’s Stadium dove si affronteranno i Denver Broncos e i Carolina Panthers per il titolo di campione della NFL. Il big player della sharing economy e il canale TV del network Discovery Channel lo fanno scendendo in campo a fianco dei cani e delle associazioni che si prendono cura del migliore amico dell’uomo. Oggi, a Chicago, Washington DC, Denver, Los Angeles, New York, Phoenix e San Francisco, gli utenti Uber dalle 11 dino alle 14 potranno richiedere, selezionando l’opzione “Puppies” nella propria app, di ricevere al costo di US$ 30 una “squadra” di cuccioli e giocare con loro e coccolarli per 15 minuti. In alcune delle sette città americane per coloro che decideranno di richiedere  i “puppies on demand” ci sarà anche la possibilità di potere avere un cucciolo in adozione. L’iniziativa, che ha un costo di US$ 30, vuole promuovere, infatti, l’adozione canina e sostenere economicamente le associazioni che si prendono cura dei cani abbandonati. A tal fine Uber devorrà a alcuni enti no profit dedicati agli amici a 4 zampe i 30 dollari pagati dagli utenti che parteciperanno all’iniziativa.  Questa idea di Uber, che già in passato ne ha promosso altre per favorire l’adozione di animali, si inserisce all’interno del programma della Puppy Bowl, una manifestazione giunta alla dodicesima edizione che si svolge in concomitanza con la finale del campionato americano NFL in cui alcuni cani si sfidano in una particolare partita di football. L’edizione 2016 della Puppy Bowl che si svolgerà il 7 febbraio al Geico Stadium alle 15 vedrà la partecipazione di 49 cuccioli, divisi nei team Ruff e Fluff, che durante la manifestazione potranno essere adottati dai presenti. Ecco le foto dei 49 protagonisti http://www.animalplanet.com/tv-shows/puppy-bowl/photos/puppy-bowl-xii-starting-lineup/. La manifestazione potrà essere seguita anche su Twitter agli hashtag #UberPuppyBowl e #PuppyBowl.

La nuova frontiera della sharing economy è il land sharing 

  
La nuova frontiera della sharing economy è la condivisione della terra. L’idea, come per le più famose Uber e Airbnb, arriva dagli USA. Hipcamp è un marketplace di land sharing nato per mettere i contatto gli amanti del campeggio e degli spazi naturali con i proprietari di terreni che sono disposti dietro compenso a accogliere ospiti sui propri terreni. Il funzionamento è simile a quello di Airbnb con l’unica differenza che a essere presi in affitto per brevi periodi non sono abitazioni ma porzioni di terra, riserve naturali private, vigneti o ranch. Forse l’idea potrà sorprendere molti italiani ma considerando che oltre il 60% degli Stati Uniti è di proprietà privata l’iniziativa potrebbe riscuotere molto successo. Con le entrate ricavate dall’affitto i proprietari terrieri possono garantirsi un reddito che puo essere destinato alla cura e alla manutenzione delle stesse aree. L’idea di Hipcamp è di Andrew Molera e Alyssa Ravasio che che ricopre anche la carica di CEO della società. Tra le mission dei fondatori c’è quella di voler contribuire a salvaguardare i terreni naturali per mantenere inalterati dal punto di vista naturalistico i terreni Collegando, infatti, i proprietari terrieri che vogliono mantenere la loro terra ancora incontaminata, con persone dalla mentalità ecologica che amano rilassarsi all’area aperta si può usare il reddito generato per la conservazione della terra stessa. 

Eurispes 2016: ancora poco diffusi in Italia il car e il bike sharing

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Il Rapporto Italia Eurispes 2016, che analizza le abitudini e i consumi degli Italiani prende in esame, in una sua parte, anche il fenomeno della sharing economy. Dalla fotografia scattata dall’istituto di ricerca emerge che la strada da percorrere per lo sviluppo dell’economia della condivisione è ancora molto lunga. Il 90,1% del campione intervistato da Eurispes, infatti, ha dichiarato di non aver mai utilizzato il car sharing, il 5,1% di averne fatto uso qualche volta, mentre solo il residuo 4,8% dichiara di usarlo spesso o sempre. Ancora più basso il numero di coloro che hanno usato servizi di bike sharing: solo il 3,3% ne ha usufruito qualche volta, mentre il 92,2% non ne ha mai fatto uso. In tema di trasporti il nostro paese rimane molto affezionato alluso delle automobili: le auto in circolazione sono in media 624 ogni 1.000 abitanti contro una media inferiore a 500 di Spagna, Germania, Francia e Uk. Continuando a sfogliare la ricerca di Eurispes secondo noi di SocialEconomy esistono però degli elementi che per il futuro lasciano sperare in una maggior diffusione del car e del bike sharing. Uno su tutti è il seguente: solo il 3,8% del panel degli intervistati si è dichiarato molto contento del servizio offerto dai mezzi pubblici di superficie.

 

Firenze è la prima città d’Italia in cui Airbnb riscuoterà la tassa di soggiorno per conto del Comune. Previsti €10 milioni di introiti per le casse pubbliche

  
È stato siglato tra il Comune di Firenze e Airbnb, una delle principali società della sharing economy, un accordo per la riscossione dell’imposta di soggiorno. Alla firma del protocollo d’intesa con la piattaforma di home sharing in forte crescita anche a Firenze, oltre al sindaco Dario Nardella erano presenti il Country Manager Airbnb Italia Matteo Stifanelli, l’assessore allo Sviluppo economico e turismo Giovanni Bettarini e l’assessore al Bilancio Lorenzo Perra. “Questo accordo è un passo in avanti molto concreto e assolutamente innovativo – ha detto Nardella – È l’esperienza più avanzata in Italia tra una città ed Airbnb, il colosso della sharing economy nel campo turistico per le locazioni online. Finalmente abbiamo degli strumenti che da un lato ci consentono di prevedere entrate maggiori grazie all’imposta di soggiorno che pagheranno anche questi soggetti e dall’altro di avere un osservatorio molto articolato sulla città, visto che si parla di 7.500 operatori. Un accordo – ha proseguito il sindaco – che tiene conto della sostenibilità, del turismo della nostra città e della sfida della legalità affinché tutti i soggetti che operano in questo settore abbiano regole chiare”.

“Abbiamo firmato un accordo che prevede alcuni impegni molto importanti sia sul piano dell’informazione che dell’imposta di soggiorno – ha detto Bettarini – Tutti gli host riceveranno dalla piattaforma le informazioni sulla città e sugli obblighi previsti in materia di imposta di soggiorno, ma non solo: Airbnb si impegna a fare da collettore dell’imposta, gestendone direttamente la riscossione non appena si definiranno alcuni aspetti della normativa regionale. Siamo i primi in Italia a farlo prevedendo nell’accordo il collect and remit, che avviene per ora solo in alcune grandi città come Parigi, San Francisco e Amsterdam. Secondo i dati di Airbnb – ha proseguito Bettarini – a Firenze sono attivi 7500 host, che noi valutiamo in un introito di circa 10 milioni di euro per il Comune. Si tratta per l’84% di operatori con uno o due appartamenti, che quindi svolgono questa attività in modo assolutamente non professionale. Con loro è fondamentale instaurare un rapporto di informazione, trasparenza e lealtà reciproca”.

“Il Comune di Firenze ha dimostrato di comprendere appieno il valore della sharing economy e l’unicità dell’esperienza offerta dagli host locali – ha detto Stifanelli – E’ per questo che l’accordo di oggi per semplificare e rendere più trasparente la tassa di soggiorno è stato per noi un passo naturale. Ma è soltanto l’inizio di una collaborazione che ci vedrà presto impegnati a sostegno della città anche su temi fondamentali come la decentralizzazione e la promozione di un turismo sostenibile. Vogliamo aiutare a far conoscere al mondo la vera Firenze, dare la possibilità affinché i viaggiatori possano apprezzare appieno l’incredibile ospitalità dei fiorentini, sentendosi a casa”. 

Tre gli obiettivi della collaborazione contenuti nell’accordo: semplicità e chiarezza per la tassa di soggiorno, informazione agli host sulle regole della home sharing, promozione di un turismo sempre più responsabile. Airbnb si impegna a lavorare insieme al Comune di Firenze per attivare un processo semplice di riscossione automatica delle tasse turistiche per conto della community e ad informare gli host della tassazione vigente, anche promuovendo le linee guida ufficiali del Comune. Attraverso la piattaforma Airbnb saranno inoltre fornite informazioni ai visitatori su come essere ‘buoni ospiti’ di Firenze.

In base all’accordo, il Comune di Firenze si impegna, tra le altre cose, a promuovere il rispetto delle norme, rendendole chiare e facili da applicare e a proporre un tavolo inter-istituzionale con la Regione Toscana e Airbnb, in vista della prossima revisione della legge regionale in materia di turismo, per favorire modifiche in linea con il nuovo contesto internazionale. 

Tra le finalità anche quella di sviluppare nuove pagine istituzionali dedicate ai potenziali utenti dell’home sharing, fornendo informazioni generali e includendo link alle norme rilevanti, in modo da aiutare chi vuole concedere in locazione i propri appartamenti a Firenze.

Quello siglato tra il Comune di Firenze e Airbnb è un accordo che mostra chiaramente la direzione che, soprattutto a livello internazionale, molti amministratori locali hanno intrapreso: la sharing economy oltre a rappresentare una possibilità di guadagno extra per molti cittadini lo è anche per le casse comunali. Come SocialEconomy vi ha raccontato qualche mese fa, ad esempio, il sindaco di Jersey City sta portando avanti una iniziativa simile a quella di Firenze stimando per il Comune US$ 1 milione di entrate all’anno. 

La villa dell’ex pilota di Formula 1 Eddie Irvine si può affittare su Airbnb

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Foto tratta da AirBnb

Stando a quanto riportato dall’Irish Indipendent l’ex pilota di Formula 1 Eddie Irvine avrebbe deciso di affittare tramite AirBnb, uno dei principali player della sharing economy, la sua abitazione di Sorrento Road a Dublino. Nell’articolo del quotidiano irlandese si fa riferimento a un’abitazione vista mare situata lungo la costa della capitale irlandese. Nell’annuncio presente su Airbnb della villa indicata nell’articolo si legge che la casa, di oltre 5.000 piedi quadrati, è composta da soggiorno, salotto, studio, 5 camere da letto, 5 bagni, una piscina, una Jacuzzi, una sauna e altre amenità. Il costo è di € 1.200 a notte con un soggiorno minumo di tre notti. Nella descrizione inoltre si fa presente che nella stessa zona vivono Bono, Van Morrison, e The Edge.

 

 

 

 

Gran successo per il crowdfunding della camicia su misura 2.0

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Manstery

Si è conclusa con successo lo scorso 25 gennaio la campagna crowdfunding, il finanziamento collettivo dell’era della sharing economy, su Kickstarter promossa da Manstery, una startup fondata dagli italiani Simone Olibet e Graziano Meloni. I due hanno brevettato una sistema tecnologico che permette di ordinare una camicia su misura senza muoversi da casa. Manstery adotta un sistema, composto da una fitting jacket (una sorta di camicia che serve a prendere le misure che viene spedita a casa del cliente) e da una app, che consente al cliente di prendere autonomamente le misure del proprio corpo senza bisogno di competenze tecniche particolari (bastano dei semplici selfie) e successivamente di ordinare la propria camicia online dopo averne scelto i dettagli. Ulteiore caratteristica distintive della camicie di Manstery  sono i tempi di attesa molto ristretti. La tecnologia alla base di Manstery è in grado di garantire una misurazione accurata con margini di errori nulli. “La realizzazione di abiti su misura inizia con una misurazione precisa del corpo” – spiega Graziano Meloni, fondatore e CEO di Manstery – “Ogni pezzo ha un taglio unico per una perfetta vestibilità e confezionato con cura con gli standard più elevati. Abitualmente, un cliente che cerca questo tipo di prodotto deve avere un sarto di prima classe, pagare un prezzo elevato, e aspettare settimane per ricevere il prodotto finito. Noi, invece, lavoriamo per dare a tutti la possibilità di avere un sarto personale, offrendo prodotti di lusso a prezzi più contenuti e con tempi di consegna più rapidi”. L’azienda, che ha sede  a New York, ha raccolto su Kickstarter oltre US$ 50 mila andando quindi ben oltre l’iniziale obiettivo di US$ 20 mila. L’idea di Manstery è un esempio concreto di come l’industria della moda e del fashion sta cercando di evolversi per andare incontro alle esigenze dei clienti che sempre più spesso preferiscono l’e-commerce per i propri acquisti con evidenti risparmi sia economici sia di tempo. 

 

Israele, la sharing economy abita qui

  
Nel giorno in cui si celebra la giornata della memoria, la commemorazione delle vittime dell’olocausto, noi di SocialEconomy vogliamo presentarvi alcune società israeliane che dimostrano come la sharing economy si sta rapidamente diffondendo anche in Israele. Come noto, Israele è un Paese che si è caratterizzato negli ultimi decenni per un forte dinamismo tecnologico che, come confermato dalle 89 società israeliane quotate al NASDAQ, l’ha resa la seconda piazza mondiale del tech subito dopo la Silicon Valley. Tra le molte realtà nate in Israele ecco quelle che ci hanno colpito maggiormente.

CasaVersa

Nata nel 2013 CasaVersa è una startup attiva nel campo dell’home swapping che si pone l’obiettivo di favorire i viaggi abbattendo i costi per l’alloggio durante le vacanze. Entrando nella community di CasaVersa è, infatti, possibile entrare in contatto con persone disposte a scambiare la propria abitazione, che rimarrebbe inutilizzata durante le ferie, con una casa in un altro paese del mondo dove poter trascorrere gratuitamente le vacanze. 

Tasko

Tasko un marketplace pensato per mettere in contatto chi possiede un cane con coloro che, dietro un piccolo compenso, sono disposti a prendersi cura dell’animale domestico durante l’assenza del prorietario. I servizi offerti sono di dog walking e di dog sitting

Splacer

Splacer può essere definito l’Airbnb degli eventi. Tramite il sito web della società basata a Tel Aviv si ha, infatti, la possibilità di condividere un proprio spazio mettendolo a disposizione di chi è in cerca di un luogo per un evento, una location per un set fotografico, una riunione oppure un pop-up store. La società, che recentamente è sbarcata anche a New York, è senza dubbio una delle realtà della sharing economy made in Israele più interessanti a livello internazionale.

EatWith

EatWith è una società di social eating nata per collegare i turisti che si recano in Israele con persone del luogo disposte a ospitarli a casa propria a cena. Le famiglie, curatamente selezionate, sono quindi in grado di ospitare i vacanzieri nelle proprie dimore che vanno dal loft alla moda a sud di Tel Aviv alle antiche case in pietra di Gerusalemme, fino alle abitazioni rurali collocate nei Kibbutz. Il successo ottnuto da EatWith ha permesso alla società di espandersi rapidamente e cosi oggi il servizio è attivo in molte città tra cui Roma, San Francisco, New York, Madrid e Barcellona.