Presentato a Roma lo sharing economy act

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E’ stata presentata oggi presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati la proposta di legge per la sharing economy, un testo frutto di un lavoro di un anno e mezzo svolto da un gruppo di parlamentari dell’Intergruppo Parlamentare per l’Innovazione Tecnologica, tra cui i primi firmatari Veronica Tentori (PD), Antonio Palmieri (FI) e Ivan Catalano (Gruppo Misto). L’obiettivo dei promotori di quello che è statto definito lo sharing economy act  è quello di cominciare a affrontare la promozione e la regolamentazione dell’economia della condivisione con un approccio trasversale ai diversi settori professionali. Le piattaforme digitali, se gestite in una logica di integrazione con il mercato tradizionale e inquadrate in una cornice di regole chiare e trasparenti, potranno essere –  secondo i firmatari della proposta di legge – una grande opportunità per incrementare l’offerta e ampliare le possibilità per i consumatori, razionalizzare le risorse, stimolare l’innovazione e la partecipazione attiva dei cittadini e favorire la nascita di forme integrative di occupazione e di imprenditorialità. La legge si pone le finalità di garantire contestualmente la trasparenza, l’equità fiscale, la leale concorrenza e la tutela dei consumatori. La proposta di legge, la prima nel suo genere depositata in Italia e in Europa, verrà ora sottoposta a un percorso di consultazione online per raccogliere osservazioni e proposte, aprendo così un dibattito partecipato.

Oggetti smariti nell’auto in car sharing? Ci pensa FindMyLost

Nell’era della sharing economy e dei servizi condivisi ritrovare un oggetto dimenticato in un’automobile in car sharing può essere una vera e porpria odissea. Per semplificare la cosa FindMyLost, il primo lost&found social, e  Share’Ngo, il primo car sharing totalmente elettrico a flusso libero, hanno annunciato l’avvio di una collaborazione che consente in poche mosse di poter rientrare in possesso degli oggetti inavvertitamente dimenticati in auto. Il funzionamento del servizio è semplice e veloce: quando un utente di Share’Ngo troverà all’interno dell’abitacolo un oggetto smarrito potrà registrarsi gratuitamente alla piattaforma FindMyLost  e con il proprio smartphone caricarne la foto avendo cura di compilare campi relativi alle caratteristiche principali, tra cui luogo e data di ritrovamento. A fine giornata gli operatori di Share’Ngo caricheranno a loro volta sulla stessa piattaforma gli oggetti rinvenuti nelle macchine. Chi avrà perso un oggetto potrà dunque cercarlo seguendo il medesimo iter e, una volta che l’oggetto verrà identificato dal sistema, entrare in contatto, sempre attraverso il proprio account sul sito web, o con l’utente che l’ha trovato o con la centrale operativa dell’operatore di car sharing per accordarsi sulle modalità di restituzione. Per ogni oggetto smarrito e restituito al legittimo proprietario tramite la piattaforma, Share’Ngo potrà premiare l’impegno dell’utente-ritrovatore con un bonus sotto forma di minuti di guida gratuiti. L’obiettivo di FindMyLost e Share’Ngo è aumentare il tasso di restituzione degli oggetti smarriti  e  rinvenuti  tramite  un  servizio semplice e efficiente. FindMyLost è una startup creata da Elena Bellacicca che ha lanciato il servizio durante Expo 2015. Per Luca Mortara, direttore marketing di Share’Ngo, la partnership con FindMyLost “E’ per Share’Ngo la cosa più naturale al mondo, una iniziativa che aiuteremo a crescere anche perché l’onestà e la cortesia sono tra i nostri valori fondativi, quelli che tutti i giorni promuoviamo tra i nostri ‘equomobilisti'”. “Ogni giorno svariati oggetti vengono dimenticati all’interno delle macchine e prima di oggi non esisteva uno strumento efficiente che permettesse di riottenere il proprio bene con due click, inclusa la possibilità di consegna”, commenta Elena Bellacicca, Ceo e fondatrice di FindMyLost.

A Milano sorgerà un distretto smart e sharing 

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Milano si conferma una delle città più virtuose in tema di sharing economy e smart city. Un distretto smart a energia zero. È questo il cuore del progetto Sharing Cities che nei prossimi cinque anni vedrà la collaborazione tra Milano, Londra e Lisbona, presentato all’Urban center  ieri dall’assessore Cristina Tajani (Politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e Ricerca), assieme all’assessore Alessandro Balducci (Urbanistica), all’assessore Pierfrancesco Maran (Mobilità e Ambiente) e a Donatella Sciuto, Prorettore del Politecnico di Milano. Il consorzio formato dalle tre città si è infatti aggiudicato il bando europeo “Soluzioni per città e comunità intelligenti che integrano i settori dell’energia, trasporti e ICT attraverso progetti pilota”, inserito all’interno del programma di ricerca e innovazione Horizon 2020. Sharing Cities coinvolge Londra (capofila del progetto), Milano e Lisbona e le tre città follower Bordeaux, Burgas e Varsavia, che replicheranno i modelli proposti dalle città a guida del consorzio, e si propone di adottare un approccio innovativo per rispondere ad alcune delle principali sfide ambientali: come abbattere le emissioni di carbonio di edifici e mezzi di trasporto e come migliorare la qualità dell’aria. “Siamo orgogliosi di aver raggiunto questo risultato assieme a Londra e Lisbona – ha commentato l’assessore alle Politiche per il lavoro e Sviluppo economico Cristina Tajani -. Per noi adesso comincia una grande sfida, che è al tempo stesso un’opportunità per la città. Gli interventi previsti si concentreranno nell’area tra Porta Romana e Vettabbia, già in fase di riqualificazione. Questa sarà la zona pilota su cui lavoreremo con una serie di azioni che in futuro potrebbero essere estese ad altri distretti della città. Collaboreremo con i nostri partner di progetto per rendere il distretto individuato sempre più smart e lo faremo coinvolgendo attivamente i cittadini”.”Questo progetto – ha aggiunto l’assessore all’Urbanistica Alessandro Balducci – si svilupperà in una parte di Milano in grande trasformazione grazie alla straordinaria operazione voluta dalla Fondazione Prada, al nuovo campus universitario della Bocconi, all’intervento Symbiosis che si inseriscono in un tessuto urbano esteso da aree semicentrali alla periferia. L’applicazione, con una forte regia pubblica, dell’approccio smart-city a questo brano di città consentirà di dare supporto e mettere in rete una serie di interventi di grande interesse, rendendolo un laboratorio di trasformazione ed innovazione per l’intera città”. “La nostra città sul tema delle sharing cities ha conosciuto negli ultimi 3 anni un’evoluzione straordinaria – ha sottolineato l’assessore alla Mobilità e Ambiente Pierfrancesco Maran – e nei prossimi 5-10 anni sarà ancora più evidente. Abbiamo affiancato alle infrastrutture beni immateriali come i mezzi di trasporto in condivisione, che sono ormai entrati a far parte delle abitudini quotidiane dei cittadini. Il prossimo passo sarà personalizzare i servizi in base alle esigenze di chi li usa. Questo progetto, che ha visto il coinvolgimento di Comune, associazioni, università ed enti privati, va proprio in questa direzione, individuando i servizi di sharing di cui i residenti del quartiere Porta Romana/Vettabbia avranno bisogno nei prossimi anni. E’ un progetto ambizioso, in cui Milano si dimostra ancora una volta avanguardista a livello nazionale e internazionale”. Il progetto riceverà un contributo europeo complessivo di 25 milioni di euro. Circa 8,6 milioni saranno destinati al partenariato locale della città di Milano e di questi circa 2,1 milioni di euro saranno introitati dal Comune. Tre gli ambiti di lavoro attorno a cui si snoderà Sharing Cities: un ambito dedicato alle persone, che prevede attività di coinvolgimento dei cittadini per la co-creazione di servizi di condivisione a integrazione del quartiere. Per incentivare la partecipazione attiva sarà anche sviluppato un sistema premiante per incoraggiare comportamenti virtuosi. L’ambito dedicato al luogo si concentrerà sulle misure di efficientamento energetico degli edifici. Sono previsti interventi su 5 edifici di proprietà mista e su 2 edifici pubblici del complesso di via San Bernardo, per un totale di 25mila mq di unità residenziale. Inoltre saranno sviluppati sistemi di gestione energetica integrata e installati 300 lampioni intelligenti wi-fi dotati di sensori di vario tipo.  Saranno messe in campo anche nuove modalità di sharing mobility: a disposizione degli abitanti del distretto ci saranno 60 veicoli di car sharing elettrico disponibili in strada più due auto a disposizione del car sharing condominiale, 150 bici elettriche per un totale di 14 nuove stazioni, 76 punti di ricarica di colonnine elettriche (20 a ricarica rapida), 125 stalli di parcheggio intelligenti e 10 veicoli elettrici condivisi destinati al trasporto merci.  Infine un ambito sarà dedicato allo sviluppo di una piattaforma urbana di condivisione per la gestione dei dati provenienti da una vasta gamma di fonti (ad esempio i sensori o le statistiche tradizionali) e si avvarrà di uno standard comune da replicare su diverse città. Per la realizzazione di Sharing Cities, il Comune di Milano potrà contare sull’apporto di numerosi partner: Fondazione Politecnico di Milano, AMAT, ATM, Politecnico di Milano, Poliedra, Cefriel, Teicos UE S.r.l., Future Energy , Kiunsys S.r.l., NHP S.r.l, Legambiente Onlus, Ricerca sul Sistema Energetico (RSE SPA), A2A S.p.A., A2A Reti Elettriche, Selene, Siemens Spa.

“La tecnologia come fattore abilitante – ha commentato infine il Prorettore del Politecnico di Milano Donatella Sciuto – capace di innovare processi, prodotti e servizi e di supportare i comuni e le amministrazioni locali nella co-progettazione di una città intelligente: è questo l’impegno assunto con determinazione dal Politecnico di Milano e il suo ruolo all’interno del progetto Sharing Cities. Il Politecnico di Milano, prima università tecnica in Italia, è per la città di Milano un grande laboratorio di sperimentazione e di innovazione, un forte collante tra i soggetti che contribuiscono alla definizione di smart city: governo e istituzioni, cittadini, sistema delle imprese e aziende”.

La nuova frontiera della sharing economy è il land sharing 

  
La nuova frontiera della sharing economy è la condivisione della terra. L’idea, come per le più famose Uber e Airbnb, arriva dagli USA. Hipcamp è un marketplace di land sharing nato per mettere i contatto gli amanti del campeggio e degli spazi naturali con i proprietari di terreni che sono disposti dietro compenso a accogliere ospiti sui propri terreni. Il funzionamento è simile a quello di Airbnb con l’unica differenza che a essere presi in affitto per brevi periodi non sono abitazioni ma porzioni di terra, riserve naturali private, vigneti o ranch. Forse l’idea potrà sorprendere molti italiani ma considerando che oltre il 60% degli Stati Uniti è di proprietà privata l’iniziativa potrebbe riscuotere molto successo. Con le entrate ricavate dall’affitto i proprietari terrieri possono garantirsi un reddito che puo essere destinato alla cura e alla manutenzione delle stesse aree. L’idea di Hipcamp è di Andrew Molera e Alyssa Ravasio che che ricopre anche la carica di CEO della società. Tra le mission dei fondatori c’è quella di voler contribuire a salvaguardare i terreni naturali per mantenere inalterati dal punto di vista naturalistico i terreni Collegando, infatti, i proprietari terrieri che vogliono mantenere la loro terra ancora incontaminata, con persone dalla mentalità ecologica che amano rilassarsi all’area aperta si può usare il reddito generato per la conservazione della terra stessa. 

La villa dell’ex pilota di Formula 1 Eddie Irvine si può affittare su Airbnb

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Foto tratta da AirBnb

Stando a quanto riportato dall’Irish Indipendent l’ex pilota di Formula 1 Eddie Irvine avrebbe deciso di affittare tramite AirBnb, uno dei principali player della sharing economy, la sua abitazione di Sorrento Road a Dublino. Nell’articolo del quotidiano irlandese si fa riferimento a un’abitazione vista mare situata lungo la costa della capitale irlandese. Nell’annuncio presente su Airbnb della villa indicata nell’articolo si legge che la casa, di oltre 5.000 piedi quadrati, è composta da soggiorno, salotto, studio, 5 camere da letto, 5 bagni, una piscina, una Jacuzzi, una sauna e altre amenità. Il costo è di € 1.200 a notte con un soggiorno minumo di tre notti. Nella descrizione inoltre si fa presente che nella stessa zona vivono Bono, Van Morrison, e The Edge.

 

 

 

 

Non solo auto, Uber punta anche sugli elicoteri in sharing

  
Dopo auto, scooter, biciclette la nuova frontiera della sharing economy pare essere l’elicottero. Come raccontato dall CEO di Airbus Tom Enders al Wall Street Journal il produttore di velivoli e il big player della sharing economy Uber hanno stretto un accordo per sviluppare un servizio di noleggio elicotteri con pilota. In particolare Airbus, che recentemente ha aperto una propria sede anche nella Silicon Valley, fornirà a  Uber alcuni velivoli per un primo progetto pilota. Il servizio sarà lanciato in occasione del Sundance Film Festival che si svolgerà a Park City (Utah) dal 21 al 31 gennaio. L’interesse di Uber per gli elicotteri non è certamente nuovo: gia nel 2013 la società californiana aveva lanciato in occasione dell’Independence Day un servizio per condurre i propri clienti da Manhattan a New York all’Est Hamptons. Inoltre a Dubai nella parte finale del 2015 la stessa Uber ha lanciato il servizio UberCHOPPER, attivo tutti i giorni dalle 10 alle 16,30, che consente di fare un giro di 20 minuti nei cieli degli Emirati Arabi Uniti al costo di 530 Dirham a persona (circa 130 Euro) per un gruppo di sei persone. Altre iniziative simili erano state lanciate dal leader del rideshating sia a Cape Town in Sudafrica sia sempre in terra emiratina in occasione del Gran Premio di Formula 1 di Abu Dhabi a Yas Island. I servizi di viaggi in elicottero di Uber, che avvengono selezionanti all’interno della app la modalità UberCHOPPER, comprendono anche il servizio di pick-up con auto della compagnia USA che accompagna i clienti all’eliporto da cui avviene il decollo. 

 

 

In Iran fioriscono i muri e i frigoriferi della condivisione 

 

Foto tratta da Instagram

Ci sono delle iniziative in cui la sharing economy si intreccia con la solidarietà. Dopo avervi raccontato della Cena Sospesa promossa dalla Caritas Ambrosiana che ha come testimonial lo chef stellato Michelin Carlo Cracco, un altro esempio arriva adesso dall’Iran. In alcune città di questo Paese è in corso, infatti, una lodevole iniziativa partita dal basso che si chiama Walls Of Kindness cioè i muri della gentilezza. Il funzionamento è molto semplice e spontaneo: la gente appende sui muri delle strade gli abiti superflui al motto “Se non ne hai bisogno, lascia. Se ne hai bisogno, prendi”. Non vi sono né custodi né restrizioni di ogni tipo, il tutto è dominato dal senso di solidarietà di coloro che vogliono mettere a disposizione dei più disagiati un cappotto, una coperta o un paio di scarpe durante la stagione del grande freddo. Nessuno controlla se chi prende abbia veramente necessità ma vige un’autoregolamentazione che fa sì che i muri non vengano depredati. Grazie all’interesse dei media internazionali e alla forza dei social network l’iniziativa, che probabilmente è partita da un abitante anonimo di Mashhad, si è diffusa rapidamente nei grandi centri iraniani. Dopo Isfahan, Kerman, Tabriz e Bandar Abbas ora sta prendendo piede anche nella capitale Teheran. Inoltre, la gente attraverso i social media come Facebook, Instagram, Twitter e Telegram con l’hashtag #wallofkindness e #wallsofkindness sta contribuendo al successo e all’ulteriore diffusione di questa iniziativa. La viralità ha così funzionato bene che dopo i muri è partita un’altra iniziativa simile chiamata Payan-e Kartonkhabi: nel quartiere di Shoush, a Tehran, sono stati installati per strada dei vecchi frigoriferi dove i cittadini possono riporre generi alimentari mettendoli cosi a disposizione dei più disagiati. Anche in questo caso i frigoriferi condivisi si sono moltiplicati rapidamente in varie città tra cui Karaj, Rasht e Lahijan. SocialEconomy si augura che questa iniziativa si possa diffondere in tutte le principali città del mondo perché questa è la più vera e spontanea forma di social economy.

Foto tratte da Instagram

Wind lancia la piattaforma di crowdfunding WindForFund

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Wind lancia la piattaforma di crowdfunding, il finanziamento collettivo della’era della sharing economy,  WindForFund con l’obiettivo di sostenere idee innovative e progetti di valore sociale in Italia. L’iniziativa utilizza i nuovi strumenti della digital economy per raccogliere fondi sul web per le proposte che verranno selezionate da Wind tra tutte quelle che si candideranno sulla piattaforma.  indForFund è realizzata in partnership con DeRev, una delle principali piattaforme italiane di crowdfunding, e intende sostenere iniziative in tre grandi aree: no-profit, start-up e progetti civici.

Massimo Angelini, Direttore Public Relations di Wind, ha spiegato che: “Questa iniziativa vuole contribuire a realizzare progetti che possano creare valore sociale nel quadro di un’economia sempre più orientata al digitale. La piattaforma WindForFund, insieme a Wind Transparency Forum e Wind Business Factor, conferma, ancora una volta, l’impegno dell’azienda verso coloro che fanno “rete” attraverso i nuovi strumenti della sharing economy”.  Con WindForFund, l’azienda guidata da Maximo Ibarra vuole essere ancora ‘più vicina’ alle persone per sostenere concretamente iniziative di raccolta fondi a favore di organizzazioni e associazioni no-profit, start-up innovative e singoli cittadini.

Indiegogo lancia la piattaforma di crowdfunding destinata alle grandi aziende

 

Indiegogo

 
Durante il CES di Las Vegas, Indiegogo, una delle principali piattaforme di crowdfunding ha lanciato una piattaforma dedicata specificatamente alle grandi aziende al fine di avvicinarle al mondo del finanziamento collettivo tipico della sharing economy e al suo vasto pubblico di seguaci. Il programma, che si chiama Enterprise Crowdfunding, offrirà alle grandi aziende strumenti utili per entrare in contatto con creativi, appassionati di tecnologia e di prodotti innovativi al fine di permettere alle società di costruire una forte relazione con i nuovi consumatori. Con questa mossa Indiegogo si apre quindi a un nuovo mercato e cerca quindi, tramite l’innovazione di prodotto, a scalare market share soprattutto contro l’eterno competitor Kickstarter. In un’economia sempre più on demand è immaginabile che Enterprise Crowdfunding verrà utilizzata dalle grandi multinazionali, più che per raccogliere fondi, per testare i propri nuovi prodotti più innovativi e per capire, prima dell’eventuale messa in produzione, il reale gradimento del mercato. La nuova piattaforma,che fornirà alle large corporate strumenti di analisi, di marketing, programmi di sponsorship  e di utilità di supporto al fine di migliorare l’engagement con i propri clienti, è stata già testata da alcune grandi aziende. General Electric, Hasbro, e Harman, Philips, Westinghouse e ShockTop hanno fatto uso di Enterprise Crowdfunding. GE, ad esempio, con la propria società controllata FirstBuild nel corso del 2015 ha lanciato due campagne crowdfunding, una riguardante il piano di cottura a induzione Paragon e l’altra la macchina per il ghiaccio Opal, raccogliendo complessivamente nella fase di prevendita oltre US$ 3 milioni e acquisendo più di 10 mila nuovi clienti. I vantaggi per una grande azienda di fare ricorso al crowdfunding, che solitamente nell’era della sharing economy è utilizzato dalle startup per raccogliere fondi, sono indicati da Natarajan Venkatakrishnan, head della Ricerca&Svilupoo di  GE Appliances e Director di GE FirstBuild: “Dal concept alla produzione il tempo totale che abbiamo impiegato sono stati 4 mesi. I costi complessivi sono stati di  venti volte inferiori rispetto a quelli di un normale roll out di un nuovo prodotto che può costare decine di milioni di dollari. Se il nostro nuovo prodotto sia avvia a non riscuotere successo, noi vogliamo che ciò avvenga velocemente”. 

Grande successo per il crowdfunding di Hypnos, la felpa col cuscino incorporato che promette sogni d’oro in ogni luogo

  
Le Felpe devono piacere proprio tanto ai creativi e ai crowdfounder. Dopo il successo di Baubax, la felpa multitasking pensata per i nomadi contemporanei che ha raccolto in crowdfunding oltre 10 US$ milioni, adesso arriva la felpa col cuscino incorporato. L’idea è di Hypnos, una società californiana, che su Kickstarter, una delle principali piattaforme di raccolta di finanziamenti collettivi tipici dell’era della sharing economy, presenta una felpa che promette sogni d’oro in ogni luogo.
All’interno del cappuccio i creativi hanno, infatti, posizionato un cuscino gonfiabile in grado di avvolgere, una volta gonfio, completatamente tutta la parte posteriore della testa. L’idea, dei fratelli Josh e Rybe Woodle, nasce dal volere creare un indumento pratico e comodo e in grado, contemporaneamente, di rendere più confortabili quei pisolini (al parco, in auto, in aereo, in treno o in metropolitana) improvvisi. I due ragazzi americani hanno lavorato due anni prima di presentare il proprio prodotto, che come Baubax è stato pensato durante un viaggio aereo, e hanno curato ogni dettaglio come ad esempio la possibilità di sostituire il cuscino in caso di foratura a soli 5 US$ dollari. La campagna di crowdfunding ha già centrato l’obiettivo iniziale (US$ 30 mila) e quando mancano 4 giorni alla conclusione ha raccolto oltre 220 US$ mila. Di Hypnos sono previsti tre modelli (felpa, felpa con Zip, è una giaccha in nylon) per adulti e per bambini. I prezzi partono da 45 US$.