Il Bike sharing è di tutti: la polizia recupera una bici BikeMi parcheggiata nel balcone di un’abitazione

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Bikemi – Facebook

La sharing economy si basa sula collaborazione. La storia – di per se curiosa – che ha per oggetto una bici di BikeMi è molto esemplificativa di come la cooperazione e il senso civico possano contribuire a un corretto funzionamento, e quindi sviluppo, dell’economia della condivisione. Lunedì scorso un cittadino ha segnalato all’operatore milanese di bike sharing la presenza, da diverso tempo, di una bici BikeMi nel balcone di un’abitazione privata a Milano. Dopo le opportune verifiche da parte degli ispiettori di BikeMi sul luogo è intervenuta la Polizia Locale dell’Unità di Polizia Giudiziaria che ha proceduto a recuperare il mezzo a a denunciare colui che si era impossessato della bici, che in quanto in sharing, appartiene alla collettività.

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da Bikemi.it – foto della bicicletta BikeMi che sostava nel balcone privato

Car sharing: Twist sospende il servizio

 

Twist

 
Poche laconiche righe per dire arrivederci ai propri clienti. Twist, il servizio di car sharing che si basava sula condivisione di 500 Wolkswagen Up attivo nel Comune di Milano e in alcune zone dell’hinterland milanese, aveva avviato le attività nella primavera del 2014. Nella comunicazione apparsa sul sito della società Twistcar srl nata dalla volontà di Paolo Guaitamacchi e della figlia Alessandra, non viene fornita la motivazione alla base della decisione di sospendere il servizio. “Gentili Clienti” – si legge – “Vi informiamo, con grande dispiacere, che, con effetto immediato ci vediamo costrettia sospendere momentaneamente il nostro servizio di car sharing. Ringraziamo i Clienti che ci hanno accordato la loro fiducia, i fornitori che ci hanno seguito in questa sfida e i nostri dipendenti che hanno profuso in tutto il periodo un eccezionale impegno, e contiamo di comunicarVi al più presto la riattivazione del servizio”. Twist così è la prima società attiva nella condivisione dei veicoli in modalità free floating a sospendere il servizio. L’assessore alla mobilità del Comune di Milano Pierfrancesco Maran ha così commentato la scelta della società: “Abbiamo appreso con rammarico della situazione di difficoltà che sta attraversando Twist e della conseguente scelta di sospendere momentaneamente l’attività . Auspichiamo che la società, che in questi anni ha offerto un ottimo servizio ai cittadini, possa presto superare ogni criticità e tornare operativa”. Il car sharing, e la sharing economy nel suo complesso, sta vivendo a Milano un periodo di dinamismo. Oggi gli iscritti ai servizi milanesi di car sharing sono oltre 340mila. 

Mytaxi, l’app che ha rivoluzionato il settore dei taxi sconta le corse del 50%

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Nel giorno in cui si celebra il settantaduesimo compleanno di Martin Scorsese, il  regista cinematografico autore tra gli altri del celebre Taxi Driver, SocialEcoonomy torna a occuparsi di mobilità urbana. Che la concorrenza faccia bene ai consumatori e quindi al mercato non ci sono dubbi. Su tale posizione nei mesi scorsi SocialEconomy aveva intervistato Marco Pierani, responsabile delle relazioni Istituzionali di Altroconsumo, che aveva spiegato che la sharing economy è un’opportunità che va colta. La conferma che l’innovazione può contribuire a migliorare anche i business della old economy arriva da Mytaxy, società fondata nel giugno del 2009 da Niclaus Mewes (CEO) e Sven Külper (CMO) e oggi posseduta dal Gruppo Daimler, che hanno rivoluzionato il settore dei taxi, rinnovandolo a livello internazionale e adattandolo alle esigenze del 21° secolo. L’idea alla base della rivoluzione Mytaxi è quella di creare un collegamento diretto tra il tassista e il passeggero, per offrire a entrambi un sistema di gestione delle prenotazioni al passo coi tempi e quindi in grado di ben competere con i servizi della mobilità condivisa tipici della sharing economy.  I vantaggi  per  gli  utenti sono  numerosi  dal  momento che si può richiedere il taxi  tramite  l’app (disponibili per dispositivi Apple e Android), controllarne  la  posizione  e  l’avvicinamento  sul  proprio  smartphone, con  un orario  stimato  di  arrivo e una previsione di  costo e la possibilità di pagare la corsa direttamente tramite l’applicazione. Il successo che Mytaxi sta riscouotendo in giro per il mondo è enorme: l’app è stata scaricata finora più di 10 milioni di volte e il servizio è disponibile in oltre 40 città con più di 45.000 taxi attivi. La società, come già fatto in fase di lancio a Milano avvenuto lo scorso aprile, ha deciso di riproporre fino al 26 novembre 2015 il 50% di sconto su ogni corsa pagata attraverso la propria app.

La grande distribuzione specializzata nel fai da te studia l’evoluzione della sharing economy

  

Kingfisher, una delle principali catene a livello mondiale della grande distribuzione specializzata nel fai da te, guarda alla sharing economy come una naturale evoluzione del proprio modello di business. A riportare la news è stato Edie.net. In una conversazione con il portale UK specializzato sui temi della sostenibilità ambientale, Richard Gillis, direttore sostenibilità di Kingfisher, proprietaria delle catene retail B&Q, Screwfix, Castorama e Brico Depot, ha spiegato che c’è molta attenzione da parte loro sul tema dello sharing sia per quello che riguarda i grandi strumenti da lavoro che vengono utilizzati solo in poche occasioni, ma soprattutto per quello che riguarda la condivisione delle competenze. Kingfisher nella pubblicazione “Net Positive” pubblicata nello corso giugno aveva già manifestato, anche per voce del Chief Executive Officer Véronique Laury, un grande interesse al tema generale della sharing economy indicata come un qualcosa che sta modificando profondamente lo scenario del retail. In particolare, nel rapporto veniva citato il caso di Castorama, una delle insegne retail più amate dagli specialisti del bricolage, ha creato la web community Les Troc’heures dove le persone possono collaborare tra loro scambiandosi informazioni sui propri lavori fai da te e installazioni di ogni tipo.

Airbnb: accordo con Bridgestreet per sedurre i viaggiatori business


La sfida tra catene alberghiere e società di home sharing dai consumatori retail si sta spostando sempre più sull’utenza business. Fuori dall’Europa, e non solo negli Stati Uniti, sono molteplici i segnali che arrivano in tal senso. Un esempio è la comunicazione di Marriott di qualche giorno fa con cui ha annunciato l’apertura di 108 appartamenti (Marriott Executive Apartments Property) a Addis Abeba in Etiopia. Ulteriore conferma arriva anche da un accordo siglato recentemente tra Airbnb, uno dei leader della sharing econony e BridgeStreet, operatore di hospitality che ha in portafoglio circa 50 mila appartamenti di lusso (e quindi particolarmente indicati per clientela in viaggio d’affari) in oltre 60 paesi al mondo. Grazie all’intesa, gli alloggi di BrudgeStreet saranno inseriti all’interno del marketplace di Airbnb nella sezione dedicata alle aziende che si chiama Airbnbbusiness.

Sharing economy: la mobilità condivisa a Milano (infografica)

SocialEconomy, in occasione della Collaborative Week (che oggi 13 novembre e domani ospiterà Milano Sharing City) che si sta svolgendo a Base Milano, un’area Ex-Ansaldo di oltre 6000 metri quadri sita in via Tortona, ha realizzato una infografica per raccontare lo sviluppo che sta avendo la sharing economy nel capoluogo lombardo. In particolare nell’infografica, che si basa su dati resi noti dal Comune di Milano, si prende in esame il fenomeno della mobilità condivisa.

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Successo per il crowdfunding della start up che trasforma gli ex detenuti in impreditori

Foto: Refoundry.org

Foto: Refoundry.org

L’articolo 27 della Costituzione italiana enuncia “Le pene (…) devono tendere alla rieducazione del condannato”. Nella pratica è risaputo, invece, di quanta diffidenza ci sia nella società civile nei confronti di coloro che hanno trascorso un periodo in galera che, quindi, spesso non avendo la possibilità di ricostruirsi una vita nella totale legalità e finiscono per commettere nuovi reati. La recidiva secondo alcuni dati negli Stati Uniti è molto alta: il 67% delle persone che escono da un carcere vengono riarrestate nei successivi 36 mesi. Per cercare di andare contro questa triste tendenza Tommy Safian e Cisco Pinedo hanno fondato Refoundry, una società statunitense che dopo un anno di formazione e di business planning concede agli ex carcerati un finanziamento per lanciare un’attività imprenditoriale che a sua volta destinerà parte dei ricavi a finanziare un’altra nuova impresa costituita da altri ex galeotti. L’idea è, quindi, quella di cercare di creare una catena, in grado di autosostenersi, che promuova il reinserimento sociale, che non può che passare dal lavoro, degli ex detenuti. Il benenifico che Refounfry vuole produrre a vantaggio della collettività è plurimo: maggiore sicurezza ma anche cercare di far diminuire la spesa pubblica assorbita dal sistema penitenziario che annualmente drena parecchi denari pubblici: è stato calcolato che solo a New York City ogni carcerato costa alla collettività 167 mila US$. Adesso Refoundry ha lanciato una campagna di crowdfunding, il finanziamento collettivo della sharing economy, con l’obiettivo di raccogliere 45 mila US dollari, per completare i primi progetti di rinserimento. Al momento quando mancano due giorni alla conclusione della raccolta fondi i promotori, tramite Kickstarter, hanno già centrato il target di raccolta incamerando quasi US$ 50 mila.

Refoundry (Video)

Virgin America inaugura i voli low cost per le Hawaii e sigla partnership con Airbnb

foto: Virgin America

foto: Virgin America

Virgin America, la celebre compagnia aerea low cost di cui Sir Richard Branson’s Virgin Group è azionista di minoranza, e Airbnb, uno dei massimi attori della sharing economy, hanno annunciato di aver sottoscritto una partnership. Con l’accordo siglato, i membri Virgin Elevate, il programma fedeltà della compagnia aerea simile al programma Millemiglia di Alitalia o al Miles&More di Lufthansa, potranno guadagnare punti per i soggiorni effettuati presso alloggi Airbnb. L’intesa, che segue quella siglata dalla stessa Airbnb con American Express, conferma quindi la volontà della società di home sharing di volersi conquistare le simpatie da parte dei clienti business anche attraverso accordi con primarie società.  Nel dettaglio, i membri di Virgin Elevate per la prima prenotazione effettuata su Airbnb riceveranno 1.500 punti e 20 US$ di credito da spendere sul marketplace di Airbnb. Per chi invece è gia cliente Airbnb e per tutti i soggiorni successivi al primo i frequent flyer Virgin riceveranno un punto per ogni dollaro speso sulla piattaforma di home sharing. I membri Virgin Elevate che invece decideranno di diventare host Airbnb riceveranno 20.000 punti a titolo di benvenuto. L’accordo tra le due società è stato annunciato in occasione del nuovo volo diretto San Francisco – Honolulu (Hawaii). Sempre dalla West Coast a partire dal 3 dicembre Virgin America, compagnia aerea USA separata da Virgin Atlantic, inaugurerà una nuova rotta la San Francisco – Maui. La compagnia aerea che da sette anni consecutivi, a partire dal 2007, è nominata “Best U.S. Airline” ai Condé Nast Traveler Readers’ Choice Awards e “Best Domestic Airline” ai Travel + Leisure World’s Best Awards, per collegare i propri passeggeri dalla Bay Area alle Hawaii utilizzerà un nuovo Airbus 320. Le Hawaii nel 2014, con 3,2 milioni di visitatori, sono state la prima destinazione turistica dalla West Coast. 

Per i 25 anni di Mamma ho perso l’aereo 20th Century Fox e UberEATS portano la pizza a domicilio

 

UberEATS – Instagram

 
Come festeggiare i 25 anni di “Mamma ho perso l’aereo” nell’era della sharing economy? Come raccontato da Usa Today il 6 novembre, venticinquesimo anniversario del celebre film – il cui titolo originale è Home alone” – Twentieth Century Fox Home Entertainment e UberEATS, il servizio di consegna pasti a domicilio del colosso californiano Uber, hanno organizzato una promozione per portare la pizza ordinata nel celebre film dal piccolo Macaulay Culkin (che interpretava Kevin McCallister) Little Nero’s agli utenti di New York, Los Angeles, Chicago e San Francisco.Per rendere tutto ancora più divertente le auto di Uber sono arrivate brandizzate con il logo della pizzeria che compariva nel film: la Little Nero’s Pizza (video). 

TimeRepublik, la “banca” che usa il tempo come unica moneta

  
TimeRepublik è una società che è stata fondata nel 2012 da Gabriele Donati e Karim Varini per creare un “luogo” dove le persone possono scambiare liberamente i il proprio talento e le proprie competenze con il tempo, usando quindi la scansione temporale come unica moneta. Attualmente TimeRepublik opera a New York, Italia, Svizzera, Brasile, Spagna, Francia, Germania, Danimarca, Russia e Paesi Bassi. Attualmente sulla piattaforma peer-to-peer di TimeRepublik sono condivisi oltre  100 mila talenti condivisi in più di 110 paesi in tutto il mondo. 

SocialEconomy ha incontrato Karim Varini per approfondire meglio il funzionamento e le prospettive di TimeRepublik

Come e quando nasce l’idea di fondare TimeRepublik?

La genesi dell’idea risale all’inizio del 2000: abbiamo visto una trasmissione in TV che spiegava il funzionamento di una banca del tempo tradizionale. Ci siamo detti: Sarebbe fantastico, se si potesse creare una Banca del Tempo globale sfruttando il web, per mettere in contatto un freelancer di New York con un pensionato di Milano. Nel 2011, grazie anche al boom dei social network, abbiamo deciso di sviluppare l’idea iniziale e a fine 2012 abbiamo lanciato la versione public beta.

Come è stata finanziata l’idea iniziale?

Tramite investimenti arrivata dalla cerchia family&friends

Cosa vi differenzia rispetto alle banche del tempo tradizionali?

Timerepublik è la piattaforma web peer-to-peer (p2p) che si ispira al concetto di «banca del tempo» e lo allarga, grazie al web, estendendolo su scala globale. Al suo interno, innumerevoli generi di servizi vengono richiesti e offerti da persone che pagano e incassano, per le prestazioni offerte, non denaro, bensì crediti in Tempo, spendibili proprio come moneta, allo scopo di ottenere altri servizi.  Ogni nuova collaborazione diventa l’occasione per lasciare e ricevere feedback sulla qualità del servizio e sulla cortesia nella relazione, che rendono visibile agli altri utenti della piattaforma – e a tutto il popolo della rete -, la bravura e l’affidabilità di chi si è messo a disposizione, anche a scopo di promozione occupazionale. La piattaforma prevede, inoltre, un sistema di assegnazione di attestati di qualità, al raggiungimento di specifici obiettivi. Inoltre, TimeRepublik si rivolge inizialmente a freelanceers, startuppers e studenti. Senza però dimenticare quel bacino fantastico di competenze spesso dimenticate (se non scartate dal mercato): l’utenza over 60.

Quanti sono i vostri utenti oggi?

Oggi quasi 100 mila servizi sono offerti da utenti provenienti da 110 paesi del mondo.

Notate una crescita di attenzione degli italiani allo scambio tempo / competenze?

Assolutamente si e non solo a causa della fase di recessione/stagnazione che purtroppo permane sino ad assumere i caratteri da strutturalità. Questo cambiamento è iniziato prima del 2008, a seguito – forse – di una presa di coscienza maggiore rispetto al passato riguardante la prevalenza del concetto di utilizzo e scambio rispetto a quello della proprietà.

Lei e l’altro fondatore venite da mondi differenti: uno dalla finanza  e l’altro dal mondo del jazz. Siete stati stati uniti più dalle differenze che dai punti di contatto?

Gabriele ed il sottoscritto siamo due persone sotto sotto non molto diverse che certamente abbiamo scelto due strade diverse nel nostro percorso formativo accademico. Con Gabriele condivido molte passioni, quali quelle per la storia e la filosofia, il jazz – anche se ovviamente non posso certo competere con un professionista quale è Gabriele – e barbeque ad alta quota

Qual è il modello di business? Quali sono le fonti di revenue?

Sono di due tipi. Nel breve periodo, puntiamo ad un modello cosiddetto B2B (TimeRepublik Enterprise): offriamo la nostra tecnologia (attraverso la vendita di licenze di utilizzo) alle aziende, sempre più interessate a dotarsi di strumenti in grado di:
sostenere e migliorare il Team Building, favorendo relazioni interne ed esterne ai rapporti di ruolo, mettere in luce le competenze “altre” e le passioni dei collaboratori, che possono incrociarsi e interagire completando e arricchendo il rapporto professionale (Talent Mapping tool) e infine integrarsi nei piani di CSR. Nel medio periodo, di pari passo all’acellerazione del processo di user acquisition, cercheremo di attivare le leve del Asynchronous B2C: fornendo dati statistici di comportamento aggregati (si pensi all’interesse che le aziende assicurative hanno nel progettare nuovi prodotti assicurativi, che noi chiamiamo di micro-insurance, in grado di coprire il rischio durante lo svolgimento di una specifica attività entro un determinato timeframe), oppure dati puntuali (sempre solo se il singolo utente lo consente esplicitamente): pensiamo di fornire alla società di reclutamento del personale (Employment Agencies) una funzionalità premium in grado di andare ad indetificare la persona che meglio risponda a certe esigenze.

E’ possibile ipotizzare un collegamento tra le banche del tempo e il mondo del lavoro/risorse umane?

Come detto prima, questo collegamente rientra a pieno titolo in una leve di revenues che si vuole attivare. Recentemente, una società di online recruitemente leader nel mercato europeo ci ha contattato recentemente chiedendoci una proposta di collaborazione.

Ritenete che la sharing economy possa avere un ulteriore sviluppo in Italia e all’estero?

Assolutamente si, siamo solo agli inizi.
Esiste secondo voi l’esigenza di regolamentare i servizi sharing?

Oggi questo rappresenta, assieme alla questione legata al “trust”, il tema più caldo in seno al mondo della sharing economy. È mia personale opinione, che prima di affrontare questo tema, occorra però fare chiarezza attorno al concetto di sharing economy e distinguerla nitidamente da iniziative che sono soprattutto attività commerciali, in quanto implicando l’offerta (e non la condivisione) di merci o servizi in cambio di denaro. Personalmente, credo che per regolare nel modo corretto la sharing economy occorra dotarsi di qualche chilo di buon senso… cosa non così scontata.