Airbnb: a Capodanno la Cina è stata la meta turistica con il più alto tasso di crescita. Stati Uniti, Francia, Brasile, Messico e Canada i paesi con il maggior numero di viaggiatori 


Airbnb, uno dei leader della sharing economy, si appresta a compiere 10 anni e i dati di questo Capodanno 2017/2018 dimostrano l’enorme crescita del portale, con 3 milioni di guest da oltre 210 Paesi – quali Togo, Tajikistan, Suriname, Svalbard e Faroe Island. Per dare un’idea della mole degli spostamenti: oltre 100 ospiti in Guiana francese, oltre 300  in Azerbaijan, circa 1000 in Tanzania e oltre 10.000 a Cuba. “ Lo spirito di accoglienza e fiducia reciproca che si instaura tra i nostri host e i nostri guest non finisce mai di stupirmi. Ogni capodanno milioni di persone partono con Airbnb spinte dalla volontà di sentirsi a casa ovunque il viaggio le porti ”. “ Sono già impaziente di vedere come nel 2018 la comunità di Airbnb riuscirà a rendere il mondo un posto ancora più accogliente ”. Ha dichiarato Brian Chesky, Co-founder, CEO, e Head of Community di Airbnb. Il paese con il maggior numero di viaggiatori in alloggi Airbnb per il 31 dicembre, sono stati gli Stati Uniti, seguiti da Francia, Brasile, Messico e Canada. Ancora una volta New York è la meta che ha ricevuto più prenotazioni per festeggiare il Capodanno tra i viaggiatori del famoso marketplace di home sharing. Seguono Parigi, Londra, Tokyo e Sydney. Assistiamo anche a un crescente interesse in destinazioni come Ecuador, Colombia e Nicaragua. Ma la destinazione che sta sperimentando la crescita anno su anno più fenomenale è sicuramente la Cina con 6 città su 10 nella classifica delle top 10 trending destinations per Capodanno. La Cina è il mercato Airbnb in più rapida crescita e le città nei pressi di Shanghai (che ha sperimentato una crescita di annunci del 100% rispetto allo scorso anno) quest’anno stanno attraendo visitatori da tutto il mondo. Stiamo parlando di destinazioni come Suzhou e Hangzhou, con i loro splendidi canali, le pagode, i templi, i ponti arcuati e gli splendidi giardini, o anche Xi’an, una delle città più antiche della Cina, patria di uno dei monumenti più sensazionali del pianeta, l’esercito di terracotta. Nella Top 10 anche il Messico: Veracruz è uno dei porti più grandi e antichi del Paese ed è conosciuta anche per la sua vibrante vita notturna. Altra meta molto apprezzata, al 5° posto della classifica, è Puebla, vicino a Città del Messico, conosciuta per una cucina eccezionale, un patrimonio architettonico senza pari e per il suo artigianato locale. Queste nel dettaglio le “TOP 10 TRENDING DESTINATIONS” Airbnb, cioè la lista delle destinazioni che hanno avuto la maggiore crescita di prenotazioni nel periodo di Capodanno 2017 rispetto allo scorso anno. 

1) Suzhou, Cina; 2) Wuhan, Cina; 3)Veracruz, Messico; 4) Hangzhou, Cina; 5) Puebla, Messico; 6) Xi’an, Cina;7) Guangzhou, Cina; 8) Nanjing, Cina; 9) Itanhaém, Brasile; 10) Foz do Iguaçu, Brasile. 

Gnammo: “Si alla legge sull’home restaurant, ma senza limitazioni alla sharing economy”

 

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“È positivo che l’AGCM rilevi gli stessi limiti che Gnammo aveva evidenziato lo scorso gennaio, in seguito all’approvazione della legge sull’home restaurant alla Camera”. Così Cristiano Rigon, founder di Gnammo, la principale piattaforma di social eating in Italia, commenta il parere dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato /di cui SocialEconomy ha scritto qualche giorno fa,  che si è espressa sul disegno di legge A.S. n. 2647, sulla “Disciplina dell’attività di home restaurant”. “La nuova normativa contiene alcuni punti che limitano fortemente la sharing economy – prosegue Rigon – così come lo stesso Garante ha sottolineato, riportando l’invito della Commissione Europea a favorire lo sviluppo di un’economia collaborativa, capace di creare nuove opportunità, sia per i consumatori sia per gli operatori. Ciò nonostante, ci sono alcuni punti che ci vedono distanti dalla valutazione dell’AGCM”.  Secondo il fondatore di Gnammo “Va considerato che la sharing economy, e il proprio potenziale, esistono unicamente grazie alla tecnologia: la crescita e la diffusione del fenomeno si poggia sulla viralità e sui nuovi sistemi digitali/elettronici. E’ grazie all’innovazione tecnologica che piattaforme come AirBnb o Blablacar, ma anche Gnammo stesso, hanno potuto svilupparsi ed espandersi, attraverso un passaparola ‘virtuale’ che si è tradotto in risultati concreti e positivi. Per questo – afferma Cristiano Rigon – ritengo che l’utilizzo delle piattaforme digitali per l’esercizio dell’attività di home restaurant non rappresenti tanto un limite, quanto piuttosto un’opportunità di promozione e pubblicità che altrimenti non avrebbe se rimanesse confinata tra le mura domestiche di una casa privata. Al contrario, la piattaforma e quindi internet sono l’unica via che hanno gli home restaurant per ottenere visibilità”. Riguardo all’obbligo imposto dalla legge di pagare la prestazione esclusivamente online “Riteniamo che la trasparenza sia un aspetto fondamentale. La tecnologia facilita la tracciabilità delle transazioni, allontanando i ‘furbi del contante’ e lo spauracchio del ‘è tutto fatto in nero’. È bene ricordare – sottolinea Cristiano Rigon – che l’home restaurant è un’attività destinata al privato cittadino, non all’imprenditoria: non si può pensare che lo stesso sostenga un rischio d’impresa, dove l’impresa non esiste. Riteniamo pertanto corretto che l’utente possa disdire anticipatamente, entro certi limiti temporali, la propria prenotazione, ed allo stesso tempo che il fornitore del servizio sia tutelato, non avendo magazzino, dall’aver fatto acquisti che poi non riuscirebbe a smaltire. Questo anche nell’ottica di ridurre lo spreco di cibo che si genera con il cosiddetto “no show”. Quanto all’osservazione fatta dal Garante rispetto ai limiti sui proventi che la legge va a imporre “Gnammo è assolutamente concorde anche se su basi differenti – afferma Rigon – Occorre precisare che detti limiti risulterebbero incostituzionali laddove si andasse ad inquadrare l’attività come libera impresa, cosa che la legge non va a toccare. Va ricordato che la definizione stessa di home restaurant inquadra l’attività come non professionale, e quindi fuori dai canoni propri di un’impresa, dove fondamentali sono i numeri di crescita ed il rischio che tutto ciò comporta. Per questo sosteniamo con forza che non si debbano avere limiti sul fatturato, per consentire agli operatori di valorizzare prodotti della tradizione e del territorio senza dover stare attenti al “costo del cibo”. Crediamo invece opportuno ragionare sul porre dei confini, anche numerici, così come è stato fatto a suo tempo per le attività di B&B, proprio al fine di ribadire che si sta normando un’attività non professionale, senza che questi siano di freno alla crescita del settore”.
Gnammo si trova, invece, concorde con l’AGCM nel sostenere che l’articolo 5 comma 3 del DDL in oggetto sia da riformulare. “Sarebbe positivo – dichiara Cristiano Rigon – se i B&B potessero ampliare la propria offerta, includendo quella ristorativa. Tuttavia occorre ricordare che già oggi, a prescindere da questa normativa, i regolamenti regionali sul turismo vietano questa possibilità, proprio per garantire equilibrio tra quelli che sono gli adempimenti cui devono sottostare alberghi ed hotel e le poche regole che hanno i B&B, in virtù dei loro limiti tra cui questo. Crediamo sia opportuno andare a precisare meglio il comma, per cui Gnammo aveva già fatto una proposta di emendamento che andava ad escludere, per tali soggetti, la possibilità di effettuare eventi di social eating in via esclusiva per gli ospiti del B&B o Affittacamere. Riteniamo infatti – conclude Rigon – che, in linea con quanto suggerito dalla commissione europea, occorra tutelare la crescita della sharing economy e quindi consentire a chi utilizza ad esempio piattaforme come Airbnb per affitti a breve termine di poter proporre anche eventi di social eating, unendo così l’opportunità di home sharing con quella del food sharing”.

Home sharing: nel Def prevista l’introduzione della ritenuta fiscale del 21%

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Secondo quanto riportato da autorevoli media tra cui MF e La Repubblica nel Documento di Economia e Finanza (DEF) varato ieri sera è contenuta una norma che impatta sull’home sharing. Secondo quanto scritto infatti questo sottoinsieme della sharing economy sarebbe impattato per via dell’introduzione al momento del pagamento di una ritenuta fiscale del 21% che gli intermediari anche digitali applicheranno alla fonte sui redditi da locazione breve.  Questa somma, secondo quanto si capisce verrà versata successivamente dagli intermediari all’erario. Per questo motivo la norma in questione viene è stata denominata in queste ore “tassa Airbnb”.

 

Sono 750 mila i turisti che hanno scelto l’home sharing a Roma nell’ultimo anno. Oggi l’incontro tra gli host Airbnb della Capitale 

Foto Airbnb Citizen


Oggi, 4 aprile, gli host Airbnb di Roma si sono dati appuntamento per discutere del nuovo regolamento sul turismo proposto dalla Regione Lazio, che andrà a regolare il settore extra alberghiero anche alla luce del fenomeno della sharing economy. Le nuove regole chiariscono la possibilità per gli host di condividere le loro case con viaggiatori da tutto il mondo. L’incontro è aperto a chiunque voglia discutere del tema con gli host presso gli spazi Luiss Enlabs di via Marsala 29h, dalle 18.30. Da un recente sondaggio, condotto da DBR per Airbnb a Roma, è emerso come l’81% dei romani sia favorevole alla possibilità per i propri concittadini di condividere la casa con i viaggiatori che vengono da tutto il mondo a visitare la Capitale e, da lì, tutto il territorio regionale del Lazio, che raccoglie tesori come Civita di Bagnoregio (della cui iniziativa SocialEconomy vi ha parlato in un suo recente post). Fra i dati, è anche emerso che il 56% degli intervistati si oppone a un eccesso di burocrazia nei regolamenti. Secondo l’Economic Impact Study sono stati oltre 750.000 i visitatori che si sono recati, in un anno, a Roma con l’home sharing, spendendo €400 milioni in esercizi commerciali locali. Circa 10.000 host hanno accolto i visitatori nelle loro case, guadagnando in totale oltre €93 milioni. A Roma, il tipico host guadagna annualmente €5.500, condividendo i propri spazi per 50 notti. La regione Lazio ha visto, nel suo complesso, nel 2016, 15.700 persone fare gli host con Airbnb. Gli ospiti della regione sono stati 1 milione e 210 mila. Il ricavo medio per ogni host è stato di 3.430 euro all’anno. Gli host come loro chiedono regole semplici e chiare per l’home sharing nel Lazio. A Roma gli host hanno lanciato, nei mesi scorsi, un gruppo impegnato nel territorio sui temi dell’home sharing e della cittadinanza attiva: l’Home Sharing Club Roma Hanno avviato delle attività per promuovere i negozi di quartiere, per rendere la città più pulita e aiutare altre comunità. Hanno già organizzato diversi incontri per discutere di come sostenere la voce di chi pratica l’home sharing, per aiutare i nuovi host e creare appuntamenti culturali e di scoperta di Roma.

Airbnb mette in palio una notte all’interno della fabbrica della Guinness a Dublino 

Foto Airbnb


Torna il concorso di Airbnb #NightAt. Questa volta la società leader dell’home sharing mette in palio una notte per due persone nell’emblematica fabbrica della Guinness situata nel cuore di Dublino. Il vincitore, oltre alla notte in un letto collocato sotto una cupola che consente di godere una vista su Dublino a 360 gradi, vincerà anche un giro VIP del birrificio e della Guinness Storehousee e un’esclusiva cena servita al Gravity Bar. L’avventura del fortunato inizierà a Thomas Street, in quella che era la residenza di Arthur Guinness e comprenderà anche la possibilità di imparare a spillare una pinta di birra. Dopo la notte trascorsa sotto la cupola a vetri, considerato uno dei posti più esclusivi di Dublino per via del panorama,  il mattino seguente il vincitore del concorso indetto del colosso della sharing economy potrà assistere alla lezione del maestro birraio Peter Simpson sulle tecniche base della birrificazione, e scoprire quali sono gli ingredienti necessari per produrre la birra e il tocco segreto che rende unica la Guinness. Per partecipare al concorso non occorre effettuare nessuno acquisto ma basta (per coloro che hanno più di 21 anni) cliccare sul link e inviare la propria candidatura in pochissimi step. Buona fortuna. https://www.airbnb.it/night-at/guinnessstorehouse. Con questa iniziativa Airbnb ritorna così a riproporre il concorso #NightAt  che ha già riscosso tantl successo in passato con le notti esclusive tra cui quelle allo stadio di SanSiro di Milano post concerto di Jovanotti, oppure all’interno di un acquario in mezzo agli squali, o ancora in cima al trampolino olimpico del salto, dentro le catacombe di Parigi, all’interno della casa dei Chicago Bulls, nella casa fluttuante sul Tamigi a Londra o dentro il mitico stadio Maracanà di Rio. 

Foto Airbnb

Gli Airbnb Trips arrivano anche a Roma. Dopo Firenze le Esperienze arrivano anche nella Capitale

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Cavalcare alla luce del mattino lungo le mura di Ostia Antica, riscoprendo un cammino dimenticato. Seguire le mani esperte di un artigiano al lavoro su delicati tessuti, e imparare i segreti per confezionare un capo sartoriale secondo la tradizione dei rioni Monti e Trevi, realizzando da soli un oggetto ben più prezioso alla memoria del solito souvenir. Sono alcuni dei nuovi modi di vivere il soggiorno a Roma presentati da Airbnb, il colosso dell’home sharing che ha annunciato il lancio delle sue Esperienze locali . Le prime 10 attività disponibili, che si propongono di aiutare i viaggiatori a scoprire le meraviglie e l’anima della Città Eterna ben oltre i tradizionali circuiti turistici e il solo centro storico, sono da oggi disponibili all’interno di Trips, la nuova sezione della piattaforma  del big della sharing economy Airbnb annunciata lo scorso novembre durante l’Open di Los Angeles che promette di semplificare il rito del viaggio fornendo accesso, attraverso un’unica app, oltre agli alloggi a esperienze indimenticabili e preziosi consigli sulle destinazioni, direttamente dalle persone del luogo.
In questo modo Roma si unisce così a Firenze , unica altra meta italiana,  a Barcellona
e alle oltre 12 iniziali destinazioni iconiche al mondo già presenti nella sezione Esperienze. E’ previsto che nel 2017 il numero di città raggiunte dall’offerta superi le 50: da Amsterdam a Beirut, passando per Buenos Aires, Cartagena, l’Havana, fino a Miami, Osaka, Rio De Janeiro, Shanghai, Tel Aviv e molte altre ancora. “Trips unisce in un unico posto il dove, il cosa e il chi del viaggio. Per i viaggiatori, rappresenta un modo diverso di fare esperienza della città, permettendo loro di immergersi nelle comunità locali. Per le città, invece, è una risorsa per diversificare l’offerta turistica, spostando parte del flusso di turisti fuori dai centri più affollati e permettendo agli abitanti di partecipare alle attività turistiche condividendo le proprie passioni e specialità, beneficiando di qualche entrata extra. Trips è anche un modo per i residenti di scoprire attività diverse o  luogh i nascosti e incontrare nuove persone”, ha spiegato Andrea La Mesa , Global Director of Operations di Airbnb Trips , in Italia per presentare le novità dell’offerta.
Le Esperienze comprendono attività attentamente studiate e guidate da esperti locali – sia che si tratti di una singola attività, come un seminario di spada tenuto da un samurai, sia che si tratti di un’esperienza a immersione totale, articolata su più giorni, come quella dedicata alla scoperta e alla guida di automobili classiche a Malibu. Offrono accesso a luoghi e comunità altrimenti difficili da raggiungere, come nel caso del cacciatore di tartufi in Toscana – una delle più apprezzate a livello internazionale – o dei garage rapper di Londra, senza dimenticare iniziative che consentiranno di dare un contributo sociale alle comunità, partecipando alle attività di volontariato organizzate da associazioni locali.
Dal momento del lancio avvenuto lo scorso Novembre più di 700 host hanno attivato delle Esperienze da prenotare in 14 città. Al momento le città con il più alto numero di Esperienze disponibili sono: Los Angeles (130), Parigi (101) e Tokyo (80). Dal lancio, le esperienze sono state prenotate da viaggiatori di 73 paesi diversi.  In questa prima fase saranno dieci le Esperienze disponibili a Roma. Fra queste:

Wilma – Atelier

Wilma è la storica proprietaria dell’atelier “Le Gallinelle” di Via Panisperna.
Insieme a lei si potrà scoprire come si confeziona un capo di abbigliamento: dal disegno
all’acquisto dei tessuti, fino alla realizzazione del capo vero e proprio con la
macchina da cucire da portare a casa.

Alessia – Horse Riding in Ancient rome

Alessia è una guida equestre affascinata dal connubio tra arte, sport e natura.
Si Potrà fruire della sua guida esperta per un tour a cavallo attraverso la Riserva
Naturale del Litorale Romano, ammirando le bellezze floristiche, faunistiche e
artistiche che si trovano al suo interno.

Antonis – The Insider’s Lens

Antonis è un fotografo di Atene e residente a Roma. Con lui si potrà vedere
Trastevere da una prospettiva non convenzionale  e tornere a casa con degli scatti spettacolari dagli angoli meno noti della città.

 

L’home sharing è rosa. Il 55% degli host di Airbnb sono donne 


L’home sharing è rosa, questo è in estrema sintesi il contenuto del report (dal titolo Women hosts adn Airbnb: building a global community) che sarà pubblicato domani in occasione della festa della donna dal colosso della sharing economy Airbnb, ma già disponibile sul sito AirbnbCitizen. Lo studio mostra che le donne, che rappresentano il 55% degli host totali di Airbnb, hanno guadagnato dal 2008 a oggi tramite Il marketplace fondato da Bryan Chesky  oltre 10 miliardi di US dollari. Nel 2016 ogni donna host ha guadagnato in media: negli USA: $ 6.600 USD, in Spagna: $ 3,600 USD (3.290 euro), in Sud Africa circa $ 2,000 USD (25.380 ZAR) e in Brasile: $ 1,750 USD (5.840 reais). Questo reddito supplementare può essere particolarmente significativo nei paesi con economie in via di sviluppo. In Kenya, ad esempio, ogni donna in media dall’attività di host guadagna abbastanza  per coprire più di un terzo della spesa media annua della propria famiglia, in India il reddito ottenuto dalla propria attività di hosting copre il 31% e in Marocco, il 20%. Airbnb stima, inoltre, che oltre 50 mila donne di tutto il mondo hanno utilizzato il reddito prodotto tramite Airbnb per sostenere la propria imprenditorialità oppure per avviare un nuovo lavoro o per investire in un nuovo business. Le donne, infine, sono leader indiscusse della community Airbnb: il 59%di Superhost sono donne, oltre il 60% degli Home Sharing Club hanno a capo una donna, e le donne rappresentano il 61% dei padroni di casa che hanno condotto workshop e corsi di hosting nel corso del 2016.