Bluewago vince il Premio Nazionale per l’Innovazione 2015

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Bluewago , la startup specializata nel turismo nautico, è stata premiata nell’ambito del “Premio Nazionale per l’Innovazione dei Servizi 2015” di Confcommercio all’interno della categoria Turismo.  Il riconoscimento, istituito su concessione del Presidente della Repubblica Italiana presso la Fondazione Nazionale per l’Innovazione Tecnologica COTEC, è stato come ogni anno assegnato alle migliori esperienze d’innovazione nei settori dell’industria e servizi, dell’università, della pubblica amministrazione e del terziario.
Alle sei realtà vincitrici verranno consegnate delle onorificenze per mano dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della cerimonia dedicata alla “Giornata Nazionale dell’Innovazione”.L’ufficializzazione dell’assegnazione del premio avverrà oggi giovedì 3 dicembre a Roma durante “Evoluzioni. Il Futuro è già presente”, ovvero il VIII Forum Giovani Imprenditori di Confcommercio attraverso una cerimonia ufficiale che si svolgerà a Roma.
“Una piacevole notizia per tutto il team di Bluewago” dichiara il Ceo Nicola Davanzo “un riconoscimento che segna un importante traguardo raggiunto grazie a un costante impegno motivato dalla volontà di realizzare un servizio sempre più efficiente e utile per lo sviluppo del turismo nautico”.
“Siamo lieti del riconoscimento dato a un team giovane e brillante che ha intuito che il turismo è uno dei settori vincenti e che ha necessità di rinnovarsi. Il capitale umano unitamente all’innovazione tecnologica è il mix perfetto per una ricetta vincente ma, soprattutto, è lo strumento per trovare la giusta strada verso la crescita” dichiara Alberto Baban, presidente di Venetwork e attuale presidente della Piccola Industria di Confindustria.
Come SocialEconomy vi ha raccontato qualche settimana fa nell’intervista al CEO di Bluewago pur avendo una componente di boat sharing, e quindi uno spirito da player della sharing economy, ha preferito scegliere – per il proprio sviluppo –  il tradizionale business del tour operator declinato sulle vacanze in barca.

Boat sharing: Bluewago vuole crescere anche oltre i confini italiani

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In più occasioni ci siamo occupati di boat sharing e delle Uber del mare. Accanto ai player che hanno puntato sulla sharing economy esistono realtà, di cui Bluewago è certamente quella più rappresentativa e importante, che pur avendo una componente sharing hanno preferito scegliere – per il proprio sviluppo –  il tradizionale business del tour operator declinato sulle vacanze in barca. SocialEconomy ha incontrato Nicola Davanzo, fondatore e CEO di Bluewago per approfondire il percorso della società.

Perché ha deciso alcuni anni fa di avviare un’impresa?

Per risolvere un problema di molti viaggiatori, i quali avrebbero voluto scegliere di viaggiare anche in barca a vela ma che, per difficoltà nel reperimento di informazioni e per la mancanza di un servizio efficiente e completo, non ci erano mai riusciti. Bluewago, dunque, nasce con l’intento di creare un punto di riferimento del turismo nautico dove l’offerta e la domanda di vacanze in barca si potessero incontrare in modo facile e veloce. L’idea nasce esattamente nel 2012 e si trasforma nell’ottobre 2013 in una vera e propria startup grazie al sostegno di Innovation Factory, l’incubatore di primo miglio di Area Science Park, uno dei poli tecnologici e scientifici più importanti d’Europa.

Per fare impresa in Italia secondo lei è necessario seguire l’istinto?

L’istinto è uno strumento che in determinate condizioni e situazioni si può rivelare utilissimo, questo però va accompagnato da una precisa e attenta organizzazione del “sesto senso”. E’ necessario non soltanto focalizzarsi sugli obiettivi e su come raggiungerli ma è necessario preventivare ed essere pronti ad affrontare le situazioni impreviste, anche qualora si rivelino positive.

Consiglierebbe a un giovane di avviare un’impresa in italia oppure meglio fare impresa trasferendosi all’estero?

La nostra storia all’interno del sistema di crescita e sviluppo italiano è più che positivo: dopo aver ricevuto il sostegno di un incubatore d’impresa come Innovation Factory abbiamo sottoscritto un investimento di 130 mila euro grazie a Unicredit e al fondo di garanzia messo in pratica dalle efficaci politiche di sostegno del Ministero dello Sviluppo Economico. Ovviamente il sistema non è perfetto ed è ancora tanto il lavoro da svolgere, l’Italia è all’inizio di un percorso economico che nella Silicon Valley è in atto da diversi decenni ma sono certo che le possibilità per il prossimo futuro si svilupperanno nella giusta direzione e il nostro Paese possa rappresentare un’avanguardia per molti startupper.

Recentemente ha ceduto la maggioranza di Bluewago a un incubatore per 1 milione di euro. Lei ha monetizzato o l’ingresso è avvenuto in aumento di capitale? Perché ha deciso di vendere la maggioranza?

L’acquisizione di Bluewago da parte di Ventura (oggi Ven&to), divisione turistica di Venetwork l’acceleratore di opportunità produttive e finanziarie composto da oltre 50 imprenditori veneti, è arrivata in un momento particolare per l’azienda che voleva fare un salto di qualità e trasformarsi in una realtà maggiormente strutturata, ovvero un tour operator vero e proprio che veicolasse il prodotto della vacanza in barca su diversi canali, online e offline. L’ingresso di Ven&to in Bluewago è avvenuto, appunto, attraverso l’acquisizione del 51% delle quote.

Quali sono le prossime sfide che Bluewago dovrà vincere?

Da sempre abbiamo dato molta importante alle collaborazioni e alle partnership con importanti realtà imprenditoriali italiani e internazionali, diventanto uno dei motori vitali di Bluewago, utili non soltanto ai fini commerciali ma, soprattutto, di ampliamento del ventaglio delle nostre proposte e delle diverse declinazioni del prodotto mare. I prossimi step ci porteranno verso un consolidamento del canale di vendita agenziale, attivato da qualche mese, anche oltre i confini italiani. E’ nostra intenzione creare una vera e propria OLTA del mare che diventi un punto di riferimento all’interno del mercato turistico.

Nel successo di Bluewago pensa sia stato fondamentale il cambio di posizionamento da nautica a turismo?

Negli anni passati il problema di questo settore è stato proprio la mancanza di uno stretto rapporto tra nautica e turismo. L’Italia vanta oltre 7000 km di coste eppure le vacanze in barca fino a qualche anno fa erano una modalità di viaggio quasi sconosciuta. Oggi, per fortuna, anche grazie a realtà come la nostra il binomio nautica/turismo è sempre più stretto.

In Italia e all’estero ci sono tanti operatori che operano nel business di Bluewago pensa ci possa essere spazio per tutti o il mercato andrà verso un naturale consolidamento?

Il crescere di operatori è un dato molto positivo, rappresenta una domanda crescente del mercato; come per ogni altro settore il consolidamento naturale è una delle possibilità più certe.

Vi sentite parte della sharing economy o vi considerate più un operatore turistico?

Noi siamo un tour operator specializzato in un segmento di vacanza che di fatto ha in parte un’impronta di sharing economy pura, molti partner infatti sono armatori privati che per un determinato periodo dell’anno mettono a disposizione la propria imbarcazione. La parte più consistente però è formata da professionisti del settore nautico e del turismo che entrano a far parte del nostro team attraverso logiche commerciali ben strutturate, così da poter veicolare ai nostri clienti un prodotto non soltanto differenziato ma di alta qualità, con le garanzie che solo una struttura come la nostra può offrire.

Pensate che l’economia della condivisione rappresenti qualcosa in grado di supportare lo sviluppo economico del paese?

E’ un’ottimo strumento per portare avanti ancora di qualche passo lo sviluppo di diverse fette di mercato, ovviamente anche questa modalità economica è destinata ad evolversi secondo nuove logiche che rivoluzioneranno ancora una volta il nostro modo di pensare ed agire.

Antlos: il boat sharing in Italia ha un alto potenziale

antlos newNella settimana in cui si svolge una delle regate italiane più note, la Barcolana di Trieste, SocialEconomy torna a occuparsi di boat sharing. Dopo avervi presentato dodici “Uber del mare” e la storia di Sailo e Click&Boat andiamo a approfondire, tramite una conversazione, con Michelangelo Ravagnan il percorso di Antlos

Come è nata l’idea di fondare Antlos?

Antlos nasce con l’idea di voler rendere le vacanze in barca accessibili ad un vasto pubblico composto da turisti e viaggiatori che desiderano vivere un’esperienza in mare. Fin dalla nascita, il progetto sposa pienamente i principi della sharing economy. Più che in qualsiasi altro settore, siamo consapevoli infatti che i privati proprietari di imbarcazioni hanno l’esigenza di cercare di ridurre i grandi costi di gestione e di manutenzione che sono chiamati a sostenere.

In Italia ci sono molti operatori attivi nel boatsharing, il mercato è davvero cosi ampio?

Si tratta di un mercato potenzialmente molto vasto, sopratutto nel caso in cui le offerte sono indirizzate al settore del turismo nautico e costiero. Antlos si propone infatti come la soluzione ideale anche per tutti gli utenti che non hanno competenze nautiche e che in molti casi non hanno mai considerato di trascorrere una vacanza in barca.

Chi sono i vostri competitor?

Mi permetto di affermare che non ci sentiamo in competizione con nessuna altra realtà che opera in questo settore, pensiamo unicamente a fare il nostro lavoro al meglio. Vediamo invece una grande opportunità futura nel poter creare sinergie e collaborazioni con altri operatori che ci potranno aiutare a raggiungere gli obbiettivi previsti.

Siete interessati a valutare una possibile espansione oltre l’Italia?

Le nostre offerte sono già a livello internazionale, proponiamo vacanze ed uscite in barca in tutte le location principali del Mar Mediterraneo. Inoltre, tra poche settimane, sarà possibile prenotare una vacanza in barca nel Mar dei Caraibi.

E’ possibile un consolidamento in italia tra società del boat sharing?

Come detto precedentemente, noi di Antlos crediamo fortemente che ci siano le possibilità di creare delle belle sinergie con altre realtà che operano nello stesso settore. Rispetto ad altri operatori abbiamo un approccio un po’ diverso, infatti, noi non ci occupiamo di mediazione. Noi, semplicemente, forniamo alle parti (skipper e viaggiatori) una piattaforma web dove questi possono entrare in contatto diretto. Nonostante ciò, l’obbiettivo comune di voler rendere le esperienze in barca alla portata di tutti ci permetterà sicuramente di trovare il modo di collaborare.

In Bluewago recentemente è entrato un investitore (Venetowork) che da quanto si intuisce contribuirà nei nuovi investimenti. Avere risorse finanziare, è indispensabile per crescere in questo mercato? Se si come pensate di poter finanziare ulteriormente la vostra società?

Bluewago è una bella realtà italiana con la quale speriamo un giorno di poter collaborare. Loro hanno un approccio più da tour operator rispetto al nostro progetto, e sono felice che abbiano trovato un partner strategico come Venetowork. Noi stiamo facendo un percorso diverso in termini di fundraising, puntiamo a sviluppare il nostro business facendoci sostenere in questa prima fase di crescita da business angel e venture capital.

In italia la nautica è sempre stata percepita come uno sport o uno svago elitario, la sharing economy invece va nella direzione opposta. Perche secondo voi le due cose possono coesistere?

Uno dei motivi principali che ci ha spinto a realizzare Antlos, è proprio il desiderio di abbattere la barriera della percezione che il charter su imbarcazioni è un settore esclusivo e sempre associato al mondo del lusso. In realtà la collaborazione con privati ci permette di offrire vacanze su bellissime imbarcazioni a partire da 50/60 euro al giorno a persona.

Home sharing, ridesharing sono, sia in Italia che all’estero, oggetto di dibattito politico per via delle loro regolamentazione. Secondo voi si porrà la stesso problema nel P2P delle imbarcazioni? Sentite l’esigenza di una regolamentazione?

In riferimento all’ultima normativa italiana, questo settore è già regolamentato. Esiste, infatti, un decreto legge sul noleggio occasionale che permette a privati di svolgere l’attività in forma non imprenditoriale con l’applicazione di imposta sostitutiva del 20% fino ad un massimo di 42 giornate di noleggi annuali.

La sharing economy sale in barca: ecco 12 “Uber del mare” + 1 “Justpark dell’ormeggio” (fotogallery)

IMG_6240In questi giorni si celebra a Genova la cinquantacinquesima edizione del salone nautico. Per l’occasione SocialEconomy ha pensato di raccogliere in una gallery alcune delle principali società nautiche attive nel campo del boat sharing, settore della sharing economy in forte espansione.
Queste società – “uber del mare” – sono dei marketplace che mettono in collegamento gli armatori delle con gli utenti che vogliono trascorrere una gita o una vacanza in barca. Si va dalle italiane Bluewago, Sailsquare, Holaboat, Antlos. Sempre made in Italy troviamo Marinanow specializzata nei posti barca e quindi differente dalle società precedenti. Questa società con sede a Cagliari, infatti, rende possibile trovare e prenotare posti barca nelle marine del Mediterraneo direttamente tramite il web e senza intermediazione con una formula che ricorda quella dell’inglese JustPark, startup che consente di prenotare, tramite app, il parcheggio per la proria auto. Ritornando al boat sharing tradizionale e spostandoci all’estero troviamo: Board a Boat, Incrediblue, Sailo, Boatbound, GetMyBoat, Boatsetter e Click&boat e BnbBoat.

Ecco la gallery con un po’ di informazioni (disponibili cliccando su ogni singola foto) su queste queste società.