Uber lancia il servizio barca in Croazia

Dopo le prime apparizioni negli scorsi anni a Miami, Monaco, Instanbul, Boston e Saint Tropez UberBoat, il servizio di ride sharing su imbarcazioni lanciato dal colosso californiano della sharing economy, ritorna a farsi vivo. La società USA per l’estate 2017 ha infatti lanciato il servizio barca in Croazia. che da la possibilità di condividere utilizzare una imbarcazione da 8 o 12 posti. i servizi UberBoat attivi saranno due: il primo consentirà di spostarsi da Spalato (aereoporto compreso) sino all’isola di Lesina a una tariffa fissa di 352 per l’imbarcazione da 8 posti oppure di 440 euro per quella da 12. La seconda opzione, invece, consente di noleggiare una UberBoat per una giornata intera o per mezza per un tour per la costa e le isola della Croazia partendo da Spalato (Split), Lesina o Dubrovinik. Le imbarcazioni sono tutte dotate di Skipper a un prezzo medio che dovrebbe aggirarsi su un prezzo di poco inferiore a mille euro per la giornata intera. Certo il prezzo non rende il servizio accessibile a tutti i turisti che si recheranno in Croazia (Croatia) per le vacanze ma certamente l’idea di Uber mostra ancora una volta il dinamismo della sharing economy

Nautica: è più conveniente l’acquisto o il noleggio? Te lo dice Sailo


Sailo, uno dei più promettenti player del mercato della sharing economy e in particolare del boat sharing, ha creato un utilissimo strumento (Sailo Boat Calculator) accessibile online all’indirizzo https://www.sailo.com/calculator/cost-of-ownership che aiuta gli appassionati di nautica – sia a vela che a motore – a ben valutare i costi connessi alla proprietà di un’imbarcazione e quindi se è maggiormente conveniente acquistarla o noleggiarla. Il funzionamento del calcolatore di Sailo (TechStars nel 2015) è davvero straordinario per completezza, dettagli di fattori analizzati e per possibilità di personalizzazione. E’ possibile visualizzare, infatti, i costi, i potenziali ricavi da noleggio, le spese di manutenzione, le tasse, il costo di un eventuale finanziamento, le spese di registrazione, costi di attracco e ormeggio, carburante, manutenzione e altri piccolissimi dettagli che sommati tra loro possono permettere di effettuare un acquisto consapevole oppure una rinuncia avveduta. Ad esempio, un proprietario di una barca New York City based che sta valutando l’acquisto di un Jeanneau 49DS del 2005 per un costo di 235 mila US dollari dovrà sostenere costi totali di circa $ 443.000 se la barca viene venduta dopo 10 anni dall’acquisto. Questo scenario presuppone che il proprietario usi la barca di 18 giorni all’anno che corrisponde alla media di uso di un’imbarcazione da diporto negli Stati Uniti da parte di un armatore. Sailo, che è stata definita da Fortune l’Airbnb dei mari è una startup con sede a New York e a Miami che da circa 3 anni collega la domanda di chi vuole affittare un’imbarcazione con l’offerta degli armatori che possiedono una barca che nella maggior parte dei casi rimane per molto tempo ormeggiata in banchina. Il meccanismo di Sailo è quello consolidato del marketplace: attreverso il sito sailo.com avviene infatti il matching tra domanda e offerta. La società è stata fondata da 4 giovani ragazzi, Adrian Gradinaru (CEO), Magda Marcu (Operations & Finance), Delphine Braas (Marketing & Business Development) e Bogdan Batog (Engineering) di cui 2 con prestigiosi MBA alla Columbia University, con la volontà di riuscire a rendere la nautica accessibile a tutti e cercare di portare la sharing economy dalla terra ferma al mare. L’azienda a oggi ospita annunci di oltre 1500 imbarcazioni tra barche a vela, motoscafi e yacht localizzate nell’area New York, Cape Cod, Florida e San Diego ma anche Croazia, Portogallo e Grecia Tra le disponibilità offerte dagli armatori tramite il portale di Sailo  anche quella di trascorrere una giornata intera, al costo di US$ 1.000, tra le acque di Manhattan per godersi lo skyline di New York.

L’app per scambiarsi gratuitamente i posti barca è disponibile su App Store e Google Play

  

Di Easy Harbour, la startup che consente ai diportisti di scambiarsi gratuitamente il proprio posto barca, via avevano già parlato in questo post. Oggi ritorniamo a occuparcene perché, come promesso dai fondatori, l’app è stata varata ed è ora disponibile per i dispositivi iOS e Android rispettivamente su App Store e Google Play. Easy Harbour è stata pensata, in pieno stile sharing economy, per facilitare economicamente l’ormeggio nelle marine italiane. Infatti, soprattutto nei mesi estivi, ormeggiare in porto può diventare un’impresa sia per i pochi posti disponibili sia per prezzi che in alta stagione possono essere davvero proibitivi. Allo stesso tempo molti posti barca vengono lasciati liberi e restano inutilizzati. Easy Harbor mette in contatto i proprietari, o gli affittuari, dei posti barca attraverso una community e consente di annullare i costi d’ormeggio in porto. L’utilizzo è molto semplice:
basta scaricare l’ app, attraverso un qualsiasi dispositivo mobile,per poter mettere a disposizione uno o più posti barca e accedere alle offerte inserite da altri diportisti. Easy Harbor, in seguito a questa prima fase di start-up, offrirà anche la possibilità di vivere al meglio l’ormeggio in porto attraverso una serie di funzioni della propria app come il “diario di porto” che consentirà agli utenti di lasciare consigli sui servizi che si trovano in porto; lo “scandenziere” per non dimenticarsi nessuna scadenza di pagamento o revisione degli accessori della barca e notizie sugli eventi organizzati dalle marine. Easy Harbor va ad affiancarsi a altri servizi dell’economia della condivisione per gli amanti del mare con in testa il boat sharing, che con le varie uber del mare (Incrediblue, Antlos e Sailo le più famose) sta conquistando tanti consensi sia in Italia che all’estero. 

Con Easy Harbor la sharing economy arriva nei porti turistici 

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Logo EasyHarbor

La sharing economy, come abbiamo avuto modo di raccontarvi più volte, ha oramai conquistato anche la nautica. Oltre al boat sharing, con le varie uber del mare di cui abbiamo scritto in passato con le oramai celebri Incrediblue, Sailo e Antlos che permettono agli armatori di condividere la propria imbarcazione, tra qualche giorno salperà Easy Harbor, una società che darà la possibilità di condividere i posti barca. SocialEconomy ha incontrato i suoi fondatori Marco Camorali e Renato Rizzi per capire di più sulla loro iniziativa.

A marzo lancerete Easy Harbor, ci raccontate brevemente di cosa si tratta?

E’ una community che consente di scambiare il proprio posto barca con quello di un altro diportista. Solitamente, soprattutto nei mesi estivi, ormeggiare in porto può diventare un’impresa, senza contare i prezzi che in alta stagione possono essere proibitivi. Allo stesso tempo molti posti barca vengono lasciati liberi e restano inutilizzati. Easy Harbor mette in contatto i proprietari, o gli affittuari, dei posti barca attraverso una community che, attraverso lo scambio dell’ormeggio lasciato libero, consente di ridurre o annullare i costi d’ormeggio in porto. Basterà scaricare la App Easy Harbor da Play store o App store, attraverso un qualsiasi dispositivo mobile, per poter mettere a disposizione uno o più posti barca e accedere alle offerte inserite da altri diportisti. Una volta scaricata la App, dopo la registrazione, l’utente avrà la possibilità di inserire le proprie offerte (“Offro Posto Barca”) e ricercare le offerte inserite da altri utenti (“Cerco Posto Barca”). Prima di partire per la crociera, l’utente potrà quindi cercare un posto tra le offerte inserite dai membri della community. Trovato il posto nei porti di destinazione, o nei porti limitrofi per le date di suo interesse, contatterà il proprietario per prenotare gratuitamente il posto in banchina. Nel caso in cui l’utente non riesca a trovare il posto barca, o le offerte non siano adeguate alle date ricercate, potrà attivare l’invio di mail per essere informato di eventuali nuove offerte inserite nella App.  Easy Harbor si rivolge a tutti coloro che occupano un posto barca per un natante o un’imbarcazione di qualsiasi dimensione e che desiderano scambiarlo con altri in modo semplice, sicuro e conveniente e soprattutto senza scambio di denaro tra le parti.

Come è nata l’idea?

L’idea nasce dalla nostra grande passione per il mare e per la vela e dalla necessità comune a molti diportisti di ridurre i costi fissi del possesso dell’imbarcazione e di agevolare il reperimento dell’ormeggio quando si è in crociera.

Come avete finanziato la vostra idea?

Per la prima fase delle attività abbiamo deciso di autofinanziarci, sfruttando i nostri contatti del mondo della nautica per integrare le attività iniziali di marketing&social.

Avere risorse finanziare è indispensabile per crescere in questo mercato? Se si come pensate di poter finanziare ulteriormente la vostra società?

Le risorse finanziarie sono importanti ma devono essere associate ad una buona strategia di marketing, se nessuno ti conosce nessuno usa il tuo servizio. Certo che per una diffusione su scala mondiale servono partnership forti e sostentamento da investitori professionisti.

Vi piacerebbe essere definiti la Airbnb dei posti barca? 

Perché no…essere associati a un nome di successo è sicuramente positivo e di buon auspicio

Ci sono in altri paesi idee simili alla vostra?

Attualmente la nostra idea su dispositivo mobile è innovativa, esiste un solo portale in cui è possibile scambiare beni ma non è specifico e dedicato ai posti barca, infatti, si possono scambiare ben diversi.

Siete interessati a valutare una possibile espansione oltre l’Italia?

Abbiamo già in programma di estendere il servizio all’estero a partire da quest’anno, prima in Europa nei paesi che si affacciano sul mediterraneo e poi negli USA e nel resto del mondo.

Quanto incide secondo voi un posto barca in porto in una vacanza media di una settimana nel mediterraneo?

Possiamo considerare un forbice di costi compresi tra i 700 e i 1200 euro a settimana per un’imbarcazione di medie dimensioni nella stagione estiva, insomma con Easy Harbor si può risparmiare parecchio e utilizzare quel denaro per qualche buon ristorante o negozio del porto raggiunto. Il beneficio atteso è più in generale per tutti i servizi della marina e quindi per le marine stesse ma anche per il turismo delle zone limitrofe.

Ultima domanda, in Italia ma non solo si parla di introdurre una possibile regolamentazione dei servizi della sharing economy. Siete favorevoli oppure pensate che eccessive regole potrebbero impedire lo sviluppo dell’economia della condivisione?

Un regolamentazione potrebbe a nostro avviso giovare allo sviluppo dell’economia del nostro paese. L’importante è che sia una regolamentazione “intelligente” che permetta comunque lo sviluppo di questo settore andando incontro sia alle esigenze di business delle nuove società che intendono investire nella sharing economy ma anche agli utenti finali che potranno usufruire di questi servizi. Il tutto senza necessariamente andare contro a quelle che sono le aziende gestite in maniera tradizionale ma bensì, grazie alla crescita esponenziale delle utenze, avere un incremento degli introiti del settore a 360 gradi. 

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Renato Rizzi e Marco Camorali

Boat sharing: Bluewago vuole crescere anche oltre i confini italiani

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In più occasioni ci siamo occupati di boat sharing e delle Uber del mare. Accanto ai player che hanno puntato sulla sharing economy esistono realtà, di cui Bluewago è certamente quella più rappresentativa e importante, che pur avendo una componente sharing hanno preferito scegliere – per il proprio sviluppo –  il tradizionale business del tour operator declinato sulle vacanze in barca. SocialEconomy ha incontrato Nicola Davanzo, fondatore e CEO di Bluewago per approfondire il percorso della società.

Perché ha deciso alcuni anni fa di avviare un’impresa?

Per risolvere un problema di molti viaggiatori, i quali avrebbero voluto scegliere di viaggiare anche in barca a vela ma che, per difficoltà nel reperimento di informazioni e per la mancanza di un servizio efficiente e completo, non ci erano mai riusciti. Bluewago, dunque, nasce con l’intento di creare un punto di riferimento del turismo nautico dove l’offerta e la domanda di vacanze in barca si potessero incontrare in modo facile e veloce. L’idea nasce esattamente nel 2012 e si trasforma nell’ottobre 2013 in una vera e propria startup grazie al sostegno di Innovation Factory, l’incubatore di primo miglio di Area Science Park, uno dei poli tecnologici e scientifici più importanti d’Europa.

Per fare impresa in Italia secondo lei è necessario seguire l’istinto?

L’istinto è uno strumento che in determinate condizioni e situazioni si può rivelare utilissimo, questo però va accompagnato da una precisa e attenta organizzazione del “sesto senso”. E’ necessario non soltanto focalizzarsi sugli obiettivi e su come raggiungerli ma è necessario preventivare ed essere pronti ad affrontare le situazioni impreviste, anche qualora si rivelino positive.

Consiglierebbe a un giovane di avviare un’impresa in italia oppure meglio fare impresa trasferendosi all’estero?

La nostra storia all’interno del sistema di crescita e sviluppo italiano è più che positivo: dopo aver ricevuto il sostegno di un incubatore d’impresa come Innovation Factory abbiamo sottoscritto un investimento di 130 mila euro grazie a Unicredit e al fondo di garanzia messo in pratica dalle efficaci politiche di sostegno del Ministero dello Sviluppo Economico. Ovviamente il sistema non è perfetto ed è ancora tanto il lavoro da svolgere, l’Italia è all’inizio di un percorso economico che nella Silicon Valley è in atto da diversi decenni ma sono certo che le possibilità per il prossimo futuro si svilupperanno nella giusta direzione e il nostro Paese possa rappresentare un’avanguardia per molti startupper.

Recentemente ha ceduto la maggioranza di Bluewago a un incubatore per 1 milione di euro. Lei ha monetizzato o l’ingresso è avvenuto in aumento di capitale? Perché ha deciso di vendere la maggioranza?

L’acquisizione di Bluewago da parte di Ventura (oggi Ven&to), divisione turistica di Venetwork l’acceleratore di opportunità produttive e finanziarie composto da oltre 50 imprenditori veneti, è arrivata in un momento particolare per l’azienda che voleva fare un salto di qualità e trasformarsi in una realtà maggiormente strutturata, ovvero un tour operator vero e proprio che veicolasse il prodotto della vacanza in barca su diversi canali, online e offline. L’ingresso di Ven&to in Bluewago è avvenuto, appunto, attraverso l’acquisizione del 51% delle quote.

Quali sono le prossime sfide che Bluewago dovrà vincere?

Da sempre abbiamo dato molta importante alle collaborazioni e alle partnership con importanti realtà imprenditoriali italiani e internazionali, diventanto uno dei motori vitali di Bluewago, utili non soltanto ai fini commerciali ma, soprattutto, di ampliamento del ventaglio delle nostre proposte e delle diverse declinazioni del prodotto mare. I prossimi step ci porteranno verso un consolidamento del canale di vendita agenziale, attivato da qualche mese, anche oltre i confini italiani. E’ nostra intenzione creare una vera e propria OLTA del mare che diventi un punto di riferimento all’interno del mercato turistico.

Nel successo di Bluewago pensa sia stato fondamentale il cambio di posizionamento da nautica a turismo?

Negli anni passati il problema di questo settore è stato proprio la mancanza di uno stretto rapporto tra nautica e turismo. L’Italia vanta oltre 7000 km di coste eppure le vacanze in barca fino a qualche anno fa erano una modalità di viaggio quasi sconosciuta. Oggi, per fortuna, anche grazie a realtà come la nostra il binomio nautica/turismo è sempre più stretto.

In Italia e all’estero ci sono tanti operatori che operano nel business di Bluewago pensa ci possa essere spazio per tutti o il mercato andrà verso un naturale consolidamento?

Il crescere di operatori è un dato molto positivo, rappresenta una domanda crescente del mercato; come per ogni altro settore il consolidamento naturale è una delle possibilità più certe.

Vi sentite parte della sharing economy o vi considerate più un operatore turistico?

Noi siamo un tour operator specializzato in un segmento di vacanza che di fatto ha in parte un’impronta di sharing economy pura, molti partner infatti sono armatori privati che per un determinato periodo dell’anno mettono a disposizione la propria imbarcazione. La parte più consistente però è formata da professionisti del settore nautico e del turismo che entrano a far parte del nostro team attraverso logiche commerciali ben strutturate, così da poter veicolare ai nostri clienti un prodotto non soltanto differenziato ma di alta qualità, con le garanzie che solo una struttura come la nostra può offrire.

Pensate che l’economia della condivisione rappresenti qualcosa in grado di supportare lo sviluppo economico del paese?

E’ un’ottimo strumento per portare avanti ancora di qualche passo lo sviluppo di diverse fette di mercato, ovviamente anche questa modalità economica è destinata ad evolversi secondo nuove logiche che rivoluzioneranno ancora una volta il nostro modo di pensare ed agire.

Crowdfunding, con RX Controller ogni imbarcazione puo diventare un kite

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Trasformare ogni imbarcazione in una sorta di Kitesurf? Grazie all’invenzione di Dan Tracy e agli strumenti della sharing economy quale in crowdfuding si può. Dan, un ragazzo statunitense, ha realizzato un controller che una volta collegato a una vela da kite (l’invetore suggerisce una vela da 2 a 4 metri quadrati) e fissato con una leggera imbragatura alla cintola di uno dei diportisti consente a ogni tipo di imbarcazione, canoa o kayak di lasciarsi portare dal vento. Oltre all’utilizzo per puro divertimento questo sistema può essere un utile strumento in caso di avaria al motore della propria imbarcazione. Grazie a questo strumento, dal nome RX Controller, infatti la propria imbarcazione anche in caso di guasto potrà fare torno in porto grazie alla forza di eolo. Dan attualmente ha in corso una campagna di crowdfunding su Kickstarter che si concluderà tra 14 giorni. Per comprare con la formula del reward crowfunding RX controller occorrono US$ 299. Per poterlo utilizzare occorrerà compare a parte la vela, il cui costo si aggira tra i US$ 200 e i 300 dollari. Sul sito di Dan inoltre è possibile acquistare altri prodotti da lui creati come il Rescue Kit, un prodotto molto simile che si distingue soltanto per dimensioni più ridotte. Questo, compreso di vela, viene venduto al costo di 359 US$. 

RX CONTROLLER (video) https://d2pq0u4uni88oo.cloudfront.net/projects/2061717/video-597778-h264_high.mp4

Click&Boat, il boat sharing francese cresce e vuole espandersi in tutto il mondo

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Dopo aver presentato dodici “Uber del mare”, SocialEconomy ha deciso di approfondire l’argomento del boat sharing incontrando Edouard Gorioux, socio fondatore di Click&Boat.

Per iniziare: ci presenta Click&boat? Come è nata l’idea?
Click&Boat è il leader europeo nel mercato del noleggio barche peer to peer. Dopo BlaBlaCar, e Airbnb, Click & Boat offre ai proprietari di barche di far rendere la propria imbarcazione affittandola attraverso una piattaforma sicura e user-friendly. Click&Boat è il risultato di un fatto ovvio: milioni di barche nei porti europei sono utilizzate solo per pochi giorni all’anno. Inoltre, i proprietari delle imbarcazioni devono farsi carico di considerevoli costi annuali (ogni anno i costi ammontano a circa il 10% del prezzo della barca per una media, quindi, di circa 5000 € per imbarcazione).

Le piace la definizione “Uber del mare”?
Più che “Uber del mare” preferiamo il confronto con Airbnb perché noi colleghiamo gli affittuari agli armatori che non si dedicano a tempo pieno a questa attività, ma utilizzano Click & Boat per ridurre i costi annuali delle proprie barche.

L’economia della condivisione è un mercato in rapida crescita, è cosi anche quello del boat sharing?
Certamente. Click&Boat è cresciuto di oltre il 1000% tra il 2014 e il 2015. Uno studio recente mostra che oltre il 40% dei proprietari di barche in Francia sta pensando di affittare la propria barca per ridurre i costi annuali. Considerando che soltanto in Francia ci sono un milione di proprietari di barche si capisce che il mercato che collega gli armatori alle persone che vogliono affittare una barca è molto vasto.

Un elemento comune a molto business in sharing è la disintermediazione. La condivisione di una barca tende a disintermediare le società di charter?
L’unico obiettivo di Click&Boat è quello di collegare più facilmente e in modo più smart il proprietario di una imbarcazione con l’affittuario. Click&Boat è molto diverso dalle società di charter. Siamo concorrenti, perché condividiamo lo stesso mercato, ma Click&Boat porta più persone alla nautica.

Chi sono i principali player del boat sharing in Europa e nel mondo?
Negli Stati Uniti: Boatbound. In Europa: Incrediblue e Bluewago. Oggi Click&Boat è il leader di mercato in Europa per il noleggio di barche 100% peer-to-peer.

In termini di domanda da parte degli utenti, il mercato europeo del boat sharing è grande?
Per essere onesti, è un mercato davvero giovane ma che sta crescendo sempre più velocemente. In Europa ci sono più di 10 milioni di imbarcazioni immatricolate, inoltre, e le persone sono sempre più propense a utilizzare piattaforme P2P come Airbnb, BlaBlaCar e il carsharing. Noi crediamo che il mercato del boat sharing possa raggiungere un livello superiore ai duecento milioni di Euro in meno di 5 anni.

Puo darci alcuni dati che illustrano il mercato del boat sharing in Francia e in Europa?
Oggi Click&Boat ha più di 25 mila utenti in Europa e sta crescendo sempre più velocemente. In Francia le barche registrate sono più di 1 milione (rispetto agli oltre 10 milioni di imbarcazioni presenti in tutta Europa). Click&Boat ha pagato ai proprietari oltre 2,5 milioni di Euro nel 2015 e come detto in meno di cinque anni ci aspettiamo che in Europa il mercato della condivisione delle barche possa raggiungere i 200 milioni di Euro.

Come va la sharing economy in Francia?
Sta crescendo molto in fretta. BlaBlaCar ha raggiunto oltre 20 milioni di utenti e quasi tutti conoscono Airbnb e Drivy (car sharing). Media e analisti finanziari si aspettano in Francia una crescita molto veloce dell’economia della condivisione.

Negli Stati Uniti Cruzin e Boatsetter qualche mese fa si sono fuse, secondo voi è possibile qualche altro deal tra le società di boat sharing?
Certamente. L’obiettivo di Click&Boat è quello di consolidare il mercato peer-to-market in Europa e nel mondo. Per questo è molto probabile che Click&Boat farà deal con altre società per crescere più velocemente e per aprirsi verso nuovi mercati in tutto il mondo. In particolare stiamo guardando all’Italia, Olanda, Germania e USA.