Voyages-sncf.com, la società del gruppo SNCF leader continentale del settore dei viaggi, lancia la sfida al fenomeno del car pooling portando online, e sui binari ferroviari, due offerte pensate su misura dei più giovani che tanto stanno dimostrando di amare i viaggi condivisi in auto. La sfida viene lanciata proprio a settembre, mese in cui da tradizione si registra un forte incremento di viaggiatori protagonisti di viaggi interrail o semplicemente in cerca dell’ultima vacanza prima del back to school, oppure studenti fuori sede in partenza o di ritorno verso casa. L’offerta attuale prevede biglietti per la seconda classe del TGV, il treno francese a alta velocità che collega Milano, Torino, Novara e Vercelli a Parigi, Lione e Chambery, a 29 euro. La promozione è valida per i biglietti acquistati entro il 10 settembre per viaggiare dall’11 settembre al 15 novembre 2015. Interessanti novità anche per gli amanti dell’Interrail, a loro viene riservato il 15% di sconto sul “Global pass” valido in tutte le stazioni europee se attivato dall’1 settembre fino al 31 ottobre e utilizzato entro il 30 gennaio 2016.
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Uber ti porta il pasto a domicilio

Foto tratta da http://newsroom.uber.com/
Forse non sono in tanti a saperlo ma Uber, la società californiana che con la sua app sta rivoluzionando il mondo della mobilità, ha da qualche mese lanciato UberEATS, il servizio di consegna di pasti a domicilio. UberEATS, che dopo una prima fase di sperimentazione si sta espandendo celermente in parecchie delle principali statunitensi, al momento è attivo a Atlanta, Austin, Chicago, Los Angeles, New York, San Francisco, Toronto, Whashington DC e in Europa a Barcellona. La città catalana insieme a Los Angeles era stata subito scelta da Uber fin dalla fase di sperimentazione del servizio. Il funzionamento è molto semplice: tramite la app tradizionale Uber quando ci si trova all’interno delle aree coperte dal servizio verrà visualizzata una icona raffigurante un piatto, dopo averla cliccata si sceglierà il luogo di consegna e il piatto desiderato che in pochi minuti, cosi assicura UberEATS, sarà sulla tavola del cliente. I piatti sono preparati da ristoranti in grado di garantire i migliori sapori locali. Il menu cambia tutti i giorni cosi da offire ai clienti Uber la possibilità di gustare sempre qualcosa di nuovo. Il costo dei menu acquistabili è variabile, mentre la consegna costa US$ 3 (US$ 4 per New York) ed è indipendente dal numero dei piatti da ordinare. Nel caso di ordini multipli effettuati contestualmente (ad esempio il classico pranzo tra colleghi di ufficio) tramite una specifica funzione dell’app sarà possibile dividere il conto in modo semplice e immediato cosi da parmettere a ognuno dei commensali di pagare quanto ordinato. In uno dei post fatti da Uber sul proprio blog la società USA ha informato che il servizio sta riscuotendo parecchi consensi: continuano a crescere il numero dei ristoranti che aderisce all’iniziativa e i tempi di consegna si stanno riducendo. Inoltre, recentemente, a Los Angeles è stato anche aggiunto il servizio brunch durante il fine settimana.
Con Tesla e Airbnb la sharing economy si tinge di verde
Tesla Motors, azienda automobilistica che ha come obiettivo la creazione di veicoli elettrici ad alte prestazioni orientati verso il mercato di massa, e AirBnb, società leader nell’home sharing, hanno annunciato una partnership che consentirà ai clienti di AirBnb di facilitare la ricarica dei propri veicoli elettrici. L’iniziativa, che al momento è valida nella costa della California, consentirà agli host AirBnb (coloro che decidono di mettere a disposizione il proprio appartamento) di poter richiedere l’installazione di una colonnina di ricarica davanti la propria abitazione. Tra tutti coloro che faranno richiesta – per potere avanzare la domanda è necessario affittare l’intera casa, aver avuto più di cinque prenotazioni e avere un rating medio di più di 4 stelle – Tesla selezionerà un minimo di cento host che riceveranno la colonnina di ricarica gratuitamente (a carico dell’host rimane il costo di installazione). Al momento, come si ricava dal sito ufficiale dell’iniziativa, le case dotate di colonnina di ricarica Tesla sono quindici.
GoCambio: viaggiare al tempo della sharing economy
SocialEconomy ha incontrato Martina Fava, Country Manager Italia di GoCambio, società irlandese nata per mettere in contatto le persone che vogliono viaggiare con quelle che hanno una stanza libera e la voglia di migliorare la conoscenza di una lingua. Il vantaggio è comune: chi vuole viaggiare riceverà un alloggio gratuito, mentre chi vuole apprendere riceverà le lezioni prescelte in modo altrattanto gratuito.
Ci illustra come funziona GoCambio?
L’iscrizione al sito, cosi’ come il suo utilizzo, è gratuita. Può iscriversi chiunque purchè maggiorenne. Ci si può iscrivere come host (per ospitare e ricevere in cambio un paio di ore di conversazione in lingua al giorno) o come guest (per essere ospitati, fare esperienze di viaggio autentiche con gente del posto e quindi condividendone la cultura). Per iniziare bisogna creare un profilo (http://gocambio.com/register/) e renderlo il piu’ accattivante possibile per avere maggiore vibiliità caricando foto, aggiungendo un’accurata descrizione, raccontando di se stessi, i propri gusti e esperienze. Una volta completato il profilo inizia la ricerca del potenziale host/guest che avviene inserendo i diversi criteri di scelta nei campi di ricerca al fine di selezionare i profili più compatibili. Il passo successivo che consigliamo è quello di fare una chiacchierata su Skype o tramite altri social media per assicurarsi di essere compatibili. Una volta scelto accuratamente l’host/guest bastera’ inviargli una “cambio offers” con tutti i dettagli circa il “baratto”. Nel “contratto” di cambio andranno indicate le ore di lezioni di lingua. Mi preme sottolineare che la persona ospite non sarà un insegnante ma bensì un nuovo amico dell’altra parte del mondo e che le ore di conversazione non sono altro che un incentivo per spendere del tempo insieme e ricambiare l’ospitalità.
A chi e come è venuta l’idea di GoCambio?
L’idea di GoCambio nasce da Ian O’Sullivan e sua sorella Deirdre Bounds, fondatori della più grande piattaforma di viaggi e scambi per studenti, i-to-i . L’idea e’ nata durante una passeggiata domenicale lungo le scogliere di County Waterford in Irlanda, dove vive Ian O’Sullivan. Passeggiando si sono chiesti perché la gente debba spendere cosi tanti soldi in lezioni di lingua all’estero e di quanto fosse difficile trovare un tutor di conversazione in lingua straniera. Da qui l’idea di mettere in contatto le persone che in tutto il mondo vogliono migliorare la loro capacità di parlare una lingua straniera con coloro che viaggiano in modo indipendente per creare una grande community e aiutare alcune persone a imparare spendendo meno e altre a viaggiare spendendo meno.
Qual è la fonte di revenues di GoCambio?
Per il momento la piattaforma non è monetizzata, quindi, non abbiamo nessun tipo di entrate. Stiamo valutando diversi servizi per i quali verrà richiesto agli utenti di pagare (come la possibilità di avere un account premium o di farsi verificare), ma per ora il completo utilizzo della piattaforma è gratuito.
Per essere host e guest occorre superare una selezione? Come tutelate i vostri iscritti?
No, per essere guest e host non occorre superare nessuna selezione. Ogni utente, al momento della registrazione, passa attraverso un sistema di autenticazione, deve infatti verificare il suo numero di cellulare e la sua mail. Inoltre, ogni mattina visioniamo tutti i profili dei nuovi iscritti e ci accertiamo che non ci sia nulla di inappropriato.
Vi ritenete più un operatore turistico o una realtà dell’economia condivisa?
Non ci riteniamo assolutamente un operatore turistico. Noi ci occupiamo di mettere in relazione persone che hanno interessi e passioni comuni e che possano quindi trovare il modo di incontrarsi in qualche parte del mondo e scambiare competenze e conoscenza. Inoltre la nostra piattaforma, ripeto, è gratuita mentre difficilmente si trova un operatore di viaggio disposto a pianificare il tutto gratuitamente. Quindi direi che ci riteniamo al 100% una realtà dell’economia collaborativa.
Che riscontri avete sull’italia e sugli italiani? Quali sono le mete che riscuotono maggiore successo?
La startup in Italia e’ stata lanciata solo agli inizi di aprile e in soli quattro mesi siamo il secondo paese con piu’ alto numero di iscritti su tutta la piattaforma. Abbiamo 831 utenti dall’Italia, contro i 1373 della Spagna. In Spagna è stato più facile far conoscere GoCambio in quanto altre piattaforme, quali per esempio Caouchsurfing o AirBnb, non sono né note né utilizzate come in Italia e quindi per gli spagnoli GoCambio ha rappresentato una vera e propria novità.
E’ possibile sapere quali sono gli insegnamenti più richiesti?
Come da ogni aspettativa, l’insegnamento piu’ richiesto e’ quello della lingua inglese ma ci sono tante richieste anche per lo spagnolo e il francese. Inoltre, sono tante anche le persone che si offrono di cucinare piatti tipici o condividere competenze fotografiche o tecnologiche come ad esempio la programmazione.
Avete intenzione di espandere ulteriormente il vostro network?
GoCambio e’ stato lanciato ufficialmente alla fine di marzo e in soli cinque mesi conta già quasi sei mila utenti in cento paesi prevalentemente europei. L’obiettivo e’ quello di “invadere” il mondo orientale, a tal fine si sono appena aggiunti al team due ragazzi asiatici, uno dal Giappone e l’altra dalla Corea del sud, e da settimana prossima ci sarà anche una ragazza australiana. Le aspettative sono alte cosi come il potenziale.
Negli Usa e anche in Italia da piu parti viene avvertita la necessita di regolare i servizi della sharing economy, avete un’idea al riguardo?
Seguiamo molto quello che succede nell’universo della sharing economy e ciò a cui vanno incontro piattaforme come Airbnb e Uber, in termini di regolamentazione dei servizi. Per il momento non è la nostra prima preoccupazione perché tutto ciò che fa GoCambio è mettere in contatto tra loro utenti, i quali si organizzano su una pura forma di scambio che non prevede nessuna retribuzione ma solo un “ti ospito e in cambio mi insegni la tua lingua”. Non essendoci nessun tipo di scambio di denaro, per ora non andiamo incontro a problematiche del genere. Ma è vero che cerchiamo di tenerci aggiornati perché comunque trattandosi di sharing economy riguarda anche GoCambio.
Avete uffici in Italia? Credete nell’ulteriore sviluppo del vostro business nel nostro Paese e più in generale nello sviluppo della sharing economy?
Al momento la nostra unica sede e’ a Youghal, Co. Cork, in Irlanda, poichè uno dei fondatori, Ian O’Sullivan vive in quella zona. Il nostro team e’ multinazionale: due italiane, uno spagnolo, una ragazza francese, una tedesca, due irlandesi, uno dal Venezuela, un giapponese, un Sud Coreano e abbiamo avuto una ragazza da Taiwan che per motivi di visto è dovuta tornare nel proprio Paese.
Visto che siete un’azienda giovane avete qualche idea per aumentare, incentivare o sostenere l’iniziativa privata?
In realtà l’unica cosa che ci sentiamo di dire, guardandoci intorno soprattutto nell’universo delle startup della sharing economy (in continuo aumento!), è di mettercela tutta quando si ha una buona idea, di circondarsi di un team con una forte passione, che creda nel progetto e che è disposto a far di tutto per portarlo al successo. Credo che la chiave del successo siano le persone con le quali scegliamo di circondarci per raggiungerlo. Sicuramente i risultati non si vedono subito, ma quasi da un giorno all’altro, prima di quanto si pensi, arrivano e ci si sente estremamente appagati.
E’ in progetto anche un’app?
Si, al momento il nostro team di developer è nelle Filippine dove sta lavorando alla nuova versione del sito (totalmente rivoluzionato e con tante novità) che è prevista per il mese di novembre, successivamente arriverà anche l’app.
Come funzione Gocambio (video)
Abbonamento BikeMi + biglietto Expo: fino al 27 ottobre la promozione
La relazione tra i milanesi e la sharing economy è certamente una storia di un grande amore. L’ulteriore conferma arriva da alcuni dati diffusi dal Comune di Milano in cui si analizzano i servizi di sharing a due e quattro ruote.
Per quanto riguarda le biciclette il servizio BikeMi conta oggi 39 Mila abbonati annuali, 6100 settimanali e 25 Mila giornalieri. In totale dal lancio del servizio nel 2009 a luglio 2015 gli abbonamenti brevi sono stati oltre 200 Mila.
Su questi numeri che sanciscono il successo del servizio, che conta 253 stazioni in cui è possibile affittare la bici, si inserisce la promozione legata a Expo: all’acquisto di qualsiasi tipologia di abbonamento BikeMi, se lo si desidera, sarà possibile abbinare, fino al 29 ottobre 2015, un biglietto giornaliero per Expo a un prezzo speciale: 39,90 euro per l’annuale più biglietto, 23,90 euro per il settimanale più biglietto e 19,90 euro per il giornaliero più biglietto. Se si considera che il prezzo standard dell’abbonamento annuale BikeMi è di 36 euro si percepisce subito la convenienza della promozione.
Tornando ai dati diffusi dal Comune da questi emerge che i servizi sharing sia a due che a quattro ruote sono utilizzati più dagli uomini (64% per le bici, 68% per il car sharing) con un età media di 36,5 anni per le auto e 42 anni per le biciclette. Per quanto riguarda il gentil sesso, invece, l’età media delle cicliste in sharing è 39 anni mentre quella delle sharing automobiliste è 34,2 anni. infine, tra le professioni degli utenti BikeMi spiccano con il 35% gli impiegati di entrambi i sessi, seguiti da imprenditori (20,7%), dirigenti (12,6%) e studenti (10,6%).
Con GoGoBus anche il bus diventa sharing
Socialeconomy ha incontrato Alessandro Zocca, Responsabile Sviluppo di GoGoBus, società italiana attiva da tre mesi nata per rendere l’autobus un mezzo di trasporto realmente sharing.
Come è nata l’idea di fondare GoGoBus?
Abbiamo notato che si condivide di tutto: casa, divano, auto, moto… ma agli autobus nessuno aveva ancora pensato. In Italia c’è una grande carenza di collegamenti intercity in autobus (fra città) soprattutto al centro-nord e ci sono delle buone opportunità. Tra l’altro il settore dei viaggi in autobus e soprattutto quello del noleggio e dei viaggi organizzati in Italia ha un disperato bisogno di innovazione.
Come funziona il servizio?
GoGoBus è l’unico servizio che permette sia di viaggiare che di proporre un viaggio. Si può fare una ricerca sul sito e vedere se c’è già un viaggio disponibile (o consultare le proposte per gli eventi) oppure si può proporlo. Una volta che sono raggiunte 30 adesioni il viaggio viene confermato, ma nessuno paga! Il prezzo del biglietto diminuisce all’aumentare delle prenotazioni e tutti pagano il prezzo minimo raggiunto. Si può risparmiare fino al 40% rispetto al prezzo di partenza.
A breve lanceremo anche un servizio molto simile a BlaBlaCar, ma fatto con gli autobus. Ci sono spesso mezzi che devono fare dei percorsi a vuoto e faremo in modo di collegare l’offerta con la domanda dei singoli utenti.
Dopo i primi mesi di attività è possibile fare un primo bilancio?
Siamo partiti da solo 3 mesi ed è un po’ presto, ma abbiamo avuto molti commenti positivi ed apprezzamenti. Abbiamo fatto una decina di viaggi finora.
Avete fatto partnership con Tim e RCS sport. Pensate che il vostro target sia prettamente giovanile e legato ai grandi eventi?
All’inizio avevamo pensato che il target fosse quello degli studenti universitari, ma in realtà ci siamo accorti che è più esteso. Abbiamo avuto clienti sia più giovani (scuole superiori) che più vecchi (anche famiglie con bambini). Per esempio per i collegamenti con le località di mare in giornata il target è molto esteso.
In tutti i settori dell’economia condivisa il marketing è considerato una leva molto importante. È come si anche per voi? Che iniziative avete intrapreso o state esplorando in tal senso?
Assolutamente si: su cinque persone in azienda due siamo markettari. La nostra più grande innovazione è il prezzo che è una delle leve fondamentali del marketing mix. Facciamo soprattutto grande attenzione al marketing on-line e crediamo che le potenzialità siano incredibili. Stiamo anche incrementando il numero di partner e crediamo che sia un’iniziativa che ci darà grande valore.
Da qualche mese in Italia nel mercato dei viaggi in bus è arrivato Megabus, preoccupati o contenti dell’arrivo di un operatore che può aiutare a diffondere la cultura dei viaggi in pullman?
Considerando che facciamo un servizio parallelo, ma praticamente non in concorrenza è sicuramente positivo come avvenimento. È una conferma del fatto che il mercato è in crescita ed è appetibile.
La sharing economy fa condividere gia case, auto, biciclette, barche, Tir, aerei (negli USA) bus ecc…quali altri beni secondo voi si potranno condividere in futuro?
Ormai è diventato un discorso di fantasia… chi ha più creatività inventa le cose più interessanti e prova. Credo che avremo nel prossimo futuro delle belle sorprese.
Secondo voi è necessaria una regolamentazione dei servizi sharing (ad esempio Altroconsumo recentemente ha lanciato idea di uno sharing economy act)?
Secondo noi si: aiuterebbe molto meglio le imprese a sapere come comportarsi e capire bene il perimetro corretto entro cui operare, evitando problemi burocratici, interpretazioni sbagliate e polemiche.
L’Italia può essere un buon paese per sviluppare nuove iniziative imprenditoriali?
Sicuramente non è il Paese che aiuta di più, ma alla fine sono le persone che fanno la differenza. Se hai un team scadente a Berlino non vai comunque da nessuna parte. Bisogna credere profondamente nel progetto e avere una determinazione folle, ovunque. In Italia sicuramente serve una dose di determinazione extra perché la giungla burocratica e legale è incredibile: bisogna metterlo in conto prima di cominciare per evitare di farsi sopraffare dallo sconforto e dalle difficoltà!
Una capra in sharing? È possibile grazie a Amazon
Una capra in sharing per sistemare il giardino? Oggi è possibile.
Tramite Amazon si può infatti affittare, al momento soltanto negli USA, un gruppo di capre (il servizio si chiama goat-grazing) che ruminando aiutano l’uomo nella gestione del giardino contribuendo a eliminare le erbacce. Per poter utilizzare il servizio occorre richiedere un preventivo indicando le misure dell’area da “ripulire”, i dettagli della composizione del giardino, onde evitare che siano presenti agenti velenosi e altre caratteristiche. Una volta definiti i dettagli, il gruppo di capre viene consegnato a domicilio e resta in giardino fino al raggiungimento dell’obiettivo prefissato.
Le capre sono un ruminante eccezionale che, grazie alla ripartizione in quattro dei propri stomaci, si adatta a condizioni che sarebbero proibitive per altri animali. Come raccontanto da Newsweek, nel 2014 Amazon ha “assunto” circa 40 capre – tutte dotate di codice identificativo del personale -che “lavorano” nel giardino del centro di distribuzione della sede giapponese del colosso dell’e-commerce.
La scelta di affidare agli animali la cura dei giardino e degli orti ha dei precedenti illustri proprio negli USA: nel 1920 il Presidente Woodrow Wilson e la First Lady Edith, a causa della mancanza di manodopera derivante dal fatto che era in corso la Prima Guerra Mondiale, portarono alcune pecore nel giardino della Casa Bianca per fertilizzare il terreno.
Con Sailo la sharing economy arriva in barca
Fortune recentemente l’ha definitia l’Airbnb dei mari. Stiamo parlando di Sailo, una startup con sede a New York e a Miami che da due anni collega la domanda di chi vuole affittare un’imbarcazione con l’offerta degli armatori che possiedono una barca che nella maggior parte dei casi rimane per molto tempo ormeggiata in banchina. Il meccanismo di Sailo è quello consolidato del marketplace: attreverso il sito sailo.com avviene infatti il matching tra domanda e offerta (in alcuni casi anche con skipper). La società è stata fondata da 4 giovani ragazzi, Adrian Gradinaru (CEO), Magda Marcu (Operations & Finance), Delphine Braas (Marketing & Business Development) e Bogdan Batog (Engineering) di cui 2 con prestigiosi MBA alla Columbia University, con la volontà di riuscire a rendere la nautica accessibile a tutti e cercare di portare la sharing economy dalla terra ferma al mare. L’azienda a oggi ospita annunci di oltre 300 imbarcazioni tra barche a vela, motoscafi e yacht localizzate nell’area New York, Cape Cod, Florida e San Diego. Tra le disponibilità offerte dagli armatori anche quella di trascorrere una giornata intera, al costo di US$ 1.000, tra le acque di Manhattan per godersi lo skyline di New York.
Sailo
http://www.sailo.com
La sharing economy è un’opportunità che va colta
Socialeconomy ha incontrato Marco Pierani, Responsabile delle relazioni istituzionali di Altroconsumo per approfondire lo stato dell’arte e le prospettive future della sharing economy in Italia.
Negli Stati Uniti si sta dibattendo su esigenze di regolamentare la sharing economy. Secondo lei sarebbe necessario avviare il dibattito in Italia?
Il dibattito è già avviato anche in Italia, l’importante è che si incanali nella giusta direzione, condivido la necessità di regolamentare la sharing economy se questo significa abilitarne appieno le opportunità trasferendo contestualmente le garanzie per i consumatori in maniera adeguata ai nuovi modelli di business. Se invece regolamentare significa voler imbrigliare le potenzialità della sharing economy in termini di innovazione e apertura del mercato dentro logiche e normative obsolete, allora non ci siamo.
Altroconsumo si è schierata a fianco di Uber nella vicenda taxi milano, ci spiega come mai?
La nostra posizione era ed è in linea con quella espressa dall’Autorità per i Trasporti, così come dall’Antitrust. Abbiamo preso atto della decisione del Tribunale di Milano di bloccare Uberpop. Nell’ordinanza il giudice, pur riconoscendo l’interesse dei consumatori nei confronti dei nuovi servizi, interpreta in maniera stringente l’obsoleta normativa sui taxi a sfavore dell’innovazione. Le decisioni su crescita e sviluppo di nuovi modelli di business, con adeguate garanzie e tutele per gli utenti, non possono essere prese tuttavia nelle aule dei tribunali ma devono passare dal Governo e dal Parlamento. I consumatori italiani vogliono vivere in un Paese che abbracci l’innovazione e che, al contempo, sia in grado di mantenere un opportuno livello di tutele e garanzie, Altroconsumo si continuerà a battere perché sia riconosciuto in capo ai consumatori il sacrosanto diritto di poter beneficiare dell’innovazione tecnologica.
L’economia condivisa può portare reali vantaggi ai consumatori? Se si quali?
Noi ne siamo convinti, l’apertura del mercato, l’innovazione e la concorrenza portano sempre benefici ai consumatori. Internet ha portato e porterà ancora molti benefici ai consumatori, è il medium, lo strumento e il “luogo” attraverso il quale creare e trasferire valore ai consumatori. Ma c’è una variabile ulteriore, scatenata più recentemente proprio grazie a questa caratteristica e alla potenza di Internet, preme ormai forte sui modelli tradizionali delle nostre relazioni sociali e industriali e non c’è più in gioco solo lo sviluppo economico ma anche quello sociale e democratico del nostro Paese, sbaglia infatti, e di grosso, chi guarda alla sharing economy come l’ultima moda effimera dei fighetti del web. Una nuova generazione di consumatori si è già resa protagonista di questa vera e propria rivoluzione, in tale contesto il consumatore, lungi dall’essere ancora il soggetto debole e passivo da tutelare, diviene il volano dell’innovazione partecipando al contempo come fruitore e fornitore a questi nuovi modelli di business.
Una regolamentazione della sharing economy potrebbe frenarne lo sviluppo?
Sì se l’intento è repressivo o burocratico no se si guarda al futuro con apertura e ottimismo.
Il successo della sharing economy in Italia secondo lei nasce dalla crisi economica attuale?
Direi piuttosto che il successo della sharing economy nel nostro Paese è legata anche a una naturale caratteristica degli italiani a condividere, lo abbiamo fatto sempre anche se in forme ovviamente diverse nel passato. A maggior ragione oggi come Paese abbiamo una grossa opportunità che va colta. Per converso comincia a farsi consistente il dubbio che il trascinarsi della crisi possa dipendere invece proprio dalla mancanza di coraggio da parte delle nostre Istituzioni nell’abbracciare il treno dell’innovazione, con tutta la sua carica di distruzione creativa.
Quali sono le linee chiave dello sharing economy act che proponete?
Come dicevo deve guardare al futuro abilitando l’innovazione, non imbrigliandola, e dare risposte concrete alla nuova domanda dell’utenza in tutti i settori coinvolti dal cambiamento delle regole del mercato. In attesa della realizzazione di tale quadro normativo, i nuovi modelli di business della sharing economy debbono e possono tuttavia essere governati attraverso regole e principi negoziali, identificati e condivisi con le imprese che producono e forniscono piattaforme tecnologiche e servizi abilitatori della sharing economy. A tale scopo Altroconsumo, ha presentato il Manifesto per una sharing economy sostenibile e rispettosa dei diritti dei consumatori aperto alla firma di tutti gli operatori della sharing economy che, condividendone i principi, si impegnino con noi ad adottare uno o più strumenti di autoregolamentazione che garantiscano, nei diversi settori di mercato nei quali operano, regole chiare circa i diritti di utenti e consumatori nella duplice veste di fornitori e fruitori di beni e servizi anche attraverso la collaborazione tra consumatori e piattaforme per l’eliminazione di eventuali pratiche commerciali scorrette e clausole vessatorie, la risoluzione alternativa delle controversie (ADR) e la responsabilizzazione dei gestori delle piattaforme nei confronti degli utenti.
Negli Stati Uniti la sharing economy è diventata uno dei temi delle presidenziali. Secondo lei avverrà lo stesso in Italia alle prossime politiche?
Noi ci occupiamo di rappresentare e tutelare i consumatori e non di politica, i politici sono nostri interlocutori importanti in quanto decisori pubblici. Certo, nella dialettica tra i soggetti imprenditoriali che, sulla base delle leggi vigenti, chiedono tutela e protezione per i loro vecchi modelli di business e quelli che, al contrario, chiedono specularmente sia riconosciuto loro il diritto ad innovare si inserisce oggi con forza, su questa stessa linea, la sacrosanta pretesa dei consumatori a poter beneficiare dell’innovazione tecnologica. Questo potrebbe anche diventare anche un volano interessante per una forza politica che volesse farsi vero portavoce del nuovo.
Dalla Sardegna arriva il Tir-Sharing
L’economia della condivisione continua a riscuotere consensi, cosi dopo biciclette, auto e scooter tocca ai TIR. L’idea è venuta a Francesco Murru, un giovane sardo di Nuoro che ha inventato Sendilo, un portale (www.sendilo.it) attraverso il quale gli autotrasportatori – con partita IVA e mezzo proprio – possono mettere in vendita lo spazio disponibile sui propri mezzi di trasporto offrendolo a chi ha esigenze di effettuare una consegna. Per esempio: un autotrasportatore che ha una consegna da fare sulla rotta Roma – Milano ed ha ancora spazio sul proprio mezzo, oppure rientra da Milano a Roma scarico può mettere tale viaggio a disposizione di chi deve spedire della merce, ad un prezzo competitivo, visto che comunque quel viaggio lo deve comunque fare. Con questo sistema il proprietario del mezzo di trasporto ottimizzando il carico ha cosi un risparmio sul carburante e pedaggi autostradali, mentre chi ha esigenze di spedire della merce può farlo contenendo i costi di spedizione. L’idea è venuta osservando il fatto che circa la metà dei mezzi di trasporto merci in italia viaggia scarico. Molto lodabili anche le finalità di rispetto per l’ambiente: ottimizzando il trasporto merci si risparmia infatti carburante e quindi si riducono le emissioni di CO2 nell’ambiente. L’incrocio tra domanda e offerta avviene tramite il portale sendilo.it nel quale coloro che hanno bisogno di effettuare una spedizione inseriscono la propria richiesta ricevendo e a stretto giro un preventivo da parte degli autotrasportatori iscritti al servizio. A questo punto al cliente non resterà che scegliere quello a lui più congeniale e perfezionare la spedizione. Il sistema si basa sui feedback che rappresentano una garanzia per chi cerca una spedizione.



