
La sfida tra catene alberghiere e società di home sharing dai consumatori retail si sta spostando sempre più sull’utenza business. Fuori dall’Europa, e non solo negli Stati Uniti, sono molteplici i segnali che arrivano in tal senso. Un esempio è la comunicazione di Marriott di qualche giorno fa con cui ha annunciato l’apertura di 108 appartamenti (Marriott Executive Apartments Property) a Addis Abeba in Etiopia. Ulteriore conferma arriva anche da un accordo siglato recentemente tra Airbnb, uno dei leader della sharing econony e BridgeStreet, operatore di hospitality che ha in portafoglio circa 50 mila appartamenti di lusso (e quindi particolarmente indicati per clientela in viaggio d’affari) in oltre 60 paesi al mondo. Grazie all’intesa, gli alloggi di BrudgeStreet saranno inseriti all’interno del marketplace di Airbnb nella sezione dedicata alle aziende che si chiama Airbnbbusiness.
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Sharing economy: la mobilità condivisa a Milano (infografica)
SocialEconomy, in occasione della Collaborative Week (che oggi 13 novembre e domani ospiterà Milano Sharing City) che si sta svolgendo a Base Milano, un’area Ex-Ansaldo di oltre 6000 metri quadri sita in via Tortona, ha realizzato una infografica per raccontare lo sviluppo che sta avendo la sharing economy nel capoluogo lombardo. In particolare nell’infografica, che si basa su dati resi noti dal Comune di Milano, si prende in esame il fenomeno della mobilità condivisa.
Virgin America inaugura i voli low cost per le Hawaii e sigla partnership con Airbnb
Per i 25 anni di Mamma ho perso l’aereo 20th Century Fox e UberEATS portano la pizza a domicilio
Come festeggiare i 25 anni di “Mamma ho perso l’aereo” nell’era della sharing economy? Come raccontato da Usa Today il 6 novembre, venticinquesimo anniversario del celebre film – il cui titolo originale è Home alone” – Twentieth Century Fox Home Entertainment e UberEATS, il servizio di consegna pasti a domicilio del colosso californiano Uber, hanno organizzato una promozione per portare la pizza ordinata nel celebre film dal piccolo Macaulay Culkin (che interpretava Kevin McCallister) Little Nero’s agli utenti di New York, Los Angeles, Chicago e San Francisco.Per rendere tutto ancora più divertente le auto di Uber sono arrivate brandizzate con il logo della pizzeria che compariva nel film: la Little Nero’s Pizza (video).
TimeRepublik, la “banca” che usa il tempo come unica moneta
TimeRepublik è una società che è stata fondata nel 2012 da Gabriele Donati e Karim Varini per creare un “luogo” dove le persone possono scambiare liberamente i il proprio talento e le proprie competenze con il tempo, usando quindi la scansione temporale come unica moneta. Attualmente TimeRepublik opera a New York, Italia, Svizzera, Brasile, Spagna, Francia, Germania, Danimarca, Russia e Paesi Bassi. Attualmente sulla piattaforma peer-to-peer di TimeRepublik sono condivisi oltre 100 mila talenti condivisi in più di 110 paesi in tutto il mondo.
SocialEconomy ha incontrato Karim Varini per approfondire meglio il funzionamento e le prospettive di TimeRepublik
Come e quando nasce l’idea di fondare TimeRepublik?
La genesi dell’idea risale all’inizio del 2000: abbiamo visto una trasmissione in TV che spiegava il funzionamento di una banca del tempo tradizionale. Ci siamo detti: Sarebbe fantastico, se si potesse creare una Banca del Tempo globale sfruttando il web, per mettere in contatto un freelancer di New York con un pensionato di Milano. Nel 2011, grazie anche al boom dei social network, abbiamo deciso di sviluppare l’idea iniziale e a fine 2012 abbiamo lanciato la versione public beta.
Come è stata finanziata l’idea iniziale?
Tramite investimenti arrivata dalla cerchia family&friends
Cosa vi differenzia rispetto alle banche del tempo tradizionali?
Timerepublik è la piattaforma web peer-to-peer (p2p) che si ispira al concetto di «banca del tempo» e lo allarga, grazie al web, estendendolo su scala globale. Al suo interno, innumerevoli generi di servizi vengono richiesti e offerti da persone che pagano e incassano, per le prestazioni offerte, non denaro, bensì crediti in Tempo, spendibili proprio come moneta, allo scopo di ottenere altri servizi. Ogni nuova collaborazione diventa l’occasione per lasciare e ricevere feedback sulla qualità del servizio e sulla cortesia nella relazione, che rendono visibile agli altri utenti della piattaforma – e a tutto il popolo della rete -, la bravura e l’affidabilità di chi si è messo a disposizione, anche a scopo di promozione occupazionale. La piattaforma prevede, inoltre, un sistema di assegnazione di attestati di qualità, al raggiungimento di specifici obiettivi. Inoltre, TimeRepublik si rivolge inizialmente a freelanceers, startuppers e studenti. Senza però dimenticare quel bacino fantastico di competenze spesso dimenticate (se non scartate dal mercato): l’utenza over 60.
Quanti sono i vostri utenti oggi?
Oggi quasi 100 mila servizi sono offerti da utenti provenienti da 110 paesi del mondo.
Notate una crescita di attenzione degli italiani allo scambio tempo / competenze?
Assolutamente si e non solo a causa della fase di recessione/stagnazione che purtroppo permane sino ad assumere i caratteri da strutturalità. Questo cambiamento è iniziato prima del 2008, a seguito – forse – di una presa di coscienza maggiore rispetto al passato riguardante la prevalenza del concetto di utilizzo e scambio rispetto a quello della proprietà.
Lei e l’altro fondatore venite da mondi differenti: uno dalla finanza e l’altro dal mondo del jazz. Siete stati stati uniti più dalle differenze che dai punti di contatto?
Gabriele ed il sottoscritto siamo due persone sotto sotto non molto diverse che certamente abbiamo scelto due strade diverse nel nostro percorso formativo accademico. Con Gabriele condivido molte passioni, quali quelle per la storia e la filosofia, il jazz – anche se ovviamente non posso certo competere con un professionista quale è Gabriele – e barbeque ad alta quota
Qual è il modello di business? Quali sono le fonti di revenue?
Sono di due tipi. Nel breve periodo, puntiamo ad un modello cosiddetto B2B (TimeRepublik Enterprise): offriamo la nostra tecnologia (attraverso la vendita di licenze di utilizzo) alle aziende, sempre più interessate a dotarsi di strumenti in grado di:
sostenere e migliorare il Team Building, favorendo relazioni interne ed esterne ai rapporti di ruolo, mettere in luce le competenze “altre” e le passioni dei collaboratori, che possono incrociarsi e interagire completando e arricchendo il rapporto professionale (Talent Mapping tool) e infine integrarsi nei piani di CSR. Nel medio periodo, di pari passo all’acellerazione del processo di user acquisition, cercheremo di attivare le leve del Asynchronous B2C: fornendo dati statistici di comportamento aggregati (si pensi all’interesse che le aziende assicurative hanno nel progettare nuovi prodotti assicurativi, che noi chiamiamo di micro-insurance, in grado di coprire il rischio durante lo svolgimento di una specifica attività entro un determinato timeframe), oppure dati puntuali (sempre solo se il singolo utente lo consente esplicitamente): pensiamo di fornire alla società di reclutamento del personale (Employment Agencies) una funzionalità premium in grado di andare ad indetificare la persona che meglio risponda a certe esigenze.
E’ possibile ipotizzare un collegamento tra le banche del tempo e il mondo del lavoro/risorse umane?
Come detto prima, questo collegamente rientra a pieno titolo in una leve di revenues che si vuole attivare. Recentemente, una società di online recruitemente leader nel mercato europeo ci ha contattato recentemente chiedendoci una proposta di collaborazione.
Ritenete che la sharing economy possa avere un ulteriore sviluppo in Italia e all’estero?
Assolutamente si, siamo solo agli inizi.
Esiste secondo voi l’esigenza di regolamentare i servizi sharing?
Oggi questo rappresenta, assieme alla questione legata al “trust”, il tema più caldo in seno al mondo della sharing economy. È mia personale opinione, che prima di affrontare questo tema, occorra però fare chiarezza attorno al concetto di sharing economy e distinguerla nitidamente da iniziative che sono soprattutto attività commerciali, in quanto implicando l’offerta (e non la condivisione) di merci o servizi in cambio di denaro. Personalmente, credo che per regolare nel modo corretto la sharing economy occorra dotarsi di qualche chilo di buon senso… cosa non così scontata.
Affittare una bicicletta gratis? A Berlino si può
Nel giorno in cui si celebra il ventiseiesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, SocialEconomy vi presenta storia di BikeSurfBerlin, una organizzazione tedesca che promuove concretamente la condivisione delle biciclette private. La particolarità di BikeSurf risiede nella fatto che il servizio di bike sharing, nel più totale spirito della sharing economy, è totalmente gratuito. Per usufruire del servizio occorre essere registrati sul sito http://www.Bikesurf.org in pochissime altre mosse (scelta della location, del giorno e della bicicletta) il gioco è fatto. Per rendere ancora più semplice l’utilizzo gli ideatori di questo particolare bike sharing hanno crato un video tutorial che spiega le mosse da compiere per avere una bicicletta in modo totalmente gratis. L’iniziativa ha avuto cosi tanto successo che dopo l’avvio nella capitale della Germania sono nate delle affiliazioni spontanee a Atene, Dublino, Lisbona, Santiago, Stoccoloma, Varsavia, in alcune città degli Stati Uniti e della Norvegia.
Bikesurf (video)
Dalla caduta del muro di Berlino alla sharing economy
partendo dalla considerazione che un trapano viene utilizzato 13 minuti in tutta la sua vita ha dato avvio a questa iniziativa. Per poter prendere in prestito gli oggetti occorre registrarsi al sito dopodiché è possibile iniziare il prestito di qualunque bene messo a disponibile in negozio tra cui, mobili, giochi, utensili, bicchieri, prodotti per la casa.
Questa iniziativa conferma l’importante ruolo che la capitale tedesca sta avendo in tema di sharing economy. Come già raccontato da SocialEconomy a Berlino sta avendo un grande impatto sull’economia reale Airbnb che nel biennio 2012-2013 ha generato un effetto economico sulla città di oltre 100 milioni di euro. Sul fronte della mobilità condivisa, invece, Berlino – secondo i dati di una ricerca condotta da Bundesverband CarSharing – è l’undicesima città tedesca con 0,85 auto condivise ogni 1000 abitanti.
Expedia acquisce HomeAway e lancia la sfida a Airbnb
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American Express punta a essere la carta di credito della sharing economy
American Express e Airbnb hanno annunciato di aver sottoscritto una partnership che consentirà a tutti i possessori della iconica carta di credito e accedere con più semplicità alle oltre 1,5 milioni di case presenti sul marketplace di uno principali operatori della sharing economy. Grazie all’accordo tutti gli American Express® Member Card potranno utilizzare i punti Membership Rewards per le prenotazioni Airbnb, e potranno farlo direttamente attraverso il sito della società californiana.
Con questo accordo, che fa seguito a uno simile firmato con Uber qualche mese fa, American Express conferma così la propria attenzione al mondo della sharing economy.
Financial Times: il co-fondatore di Uber pronto a lanciare una app per il concierge digitale
Come riportato oggi dal Financial Times il co-fondatore di Uber Garrett Camp si appresta a lanciare un servizio di concierge digitale che si chiamerà Operator. I servizi offerti dovrebbero essere quelli tradizionali di un maggiordomo: prenotazione viaggi, servizi di ricerca di un determinato bene e altri che possono semplificare la vita quotidiana. Secondo quanto riportato sulle colonne del quotidiano della City, Operator potrebbe guardare a Uber everything, il servizio di logistica del principale operatore al mondo di ride sharing e quindi della sharing economy, come potenziale partner. L’articolo odierno arriva dopo che gia nei mesi scorsi erano uscite alcune indiscrezioni tra cui quella riportata da TechCrunch che nell’aprile scorso aveva scritto che con Operator sarà possibile, con una semplice richiesta effettuata tramite app (è già disponibile quella per Iphone), soddisfare ogni richiesta riguardante lo shopping. Che la mission di operator sarà questa è ora confermato da un https://player.vimeo.com/video/144659290” target=”_blank”>video della società che avrà sede in California pubblicato sul sito www.operator.com.
Operator (vedeo)






