Peeple: a essere recensite saranno le persone

IMG_2081.PNG

È bastato un articolo del Washington Post a far scattare il panico tra il popolo della rete. Il prestigioso quotidiano statunitense, con un articolo a firma di Caitlin Dewey, ha rivelato che sta per arrivare, presumibilmente a novembre, Peeple, una app che consente agli utenti di valutare le persone che conoscono.
Così, dopo alberghi, ristoranti e film, si potranno valutare anche amici e parenti inserendo per ogni persona tre categorie di giudizi: personali, professionali e sentimentali.
Il tutto, stando a quanto reso noto, avverrà con regole precise: la piattaforma accetta solo maggiori di 21 anni; banditi atteggiamenti sessisti, bestemmie e commenti su stato di salute; per inserire il primo commento su una persona non presente in precedenza occorrerà inserire il numero di cellulare del censito che verrà avvisato dell’accaduto; è necessario inviare recensioni con il proprio vero nome. Inoltre, le valutazioni positive saranno rese pubbliche immediatamente, mentre quelle negative saranno congelate per 48 ore e saranno inviate via posta al censito che, se registrato a Peeple, potrà contestarle.
Sul fatto che nel mondo non si sentisse il bisogno di una app del genere, certamente invasiva, pensiamo che la maggioranza delle persone di buon senso possa convenire; da qui però a farne un caso, quasi una crociata, a noi di SocialEconomy sembra eccessivo. Siamo in un’era in cui tutto è condiviso: aggiorniamo in continuazione i nostri status e ci tagghiamo nei luoghi che frequentiamo facendo sapere quindi quasi qualunque cosa della nostra vita; ci dilettiamo a giocare al piccolo chef improvvisandoci sofisticati gourmand dalla penna rossa pronti a stroncare ristoranti anche prestigiosi, idem con gli alberghi. Quindi perché gridare allo scandalo? Forse perché non è elegante giudicare gli amici, parenti o ex? O forse più semplicemente non è consono farlo in pubblico visto che giudicare alle spalle è una delle pratiche più comuni in qualunque angolo della terra? Certamente a differenza di Tripadvisor o di Yelp, tutti noi abbiamo diritto alla privacy e i 15 minuti di popolarità, non è detto siano graditi a tutti.
A nostro giudizio sarebbe preferibile un correttivo: chiedere al censito di dare l’autorizzazione o meno a ricevere dei commenti, positivi o negativi che siano. Punto. Una delle fondatrice di Peeple, intervistata dal Washington Post, ha dichiarato: “Le persone fanno molte ricerche quando acquistano una macchina o devono prendere qualsiasi genere di decisione”, «Perché non fare lo stesso tipo di ricerca su altri aspetti della tua vita?” Il ragionamento non fa una piega. L’altra co-fondatrice invece ha sottolineato l’importanza di conoscere i vicini di casa visto che è mamma di due figli. A tutti i moralisti che hanno attaccato peeple chiediamo: non vi è mai capitato di googlare il nome di una persona appena conosciuta, per saperne di più? Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Ecco le 16 società che per Credit Suisse potrebbero beneficiare del boom della sharing economy

IMG_9252-0.PNG

La sharing economy sta certamente influenzando e modificando le abitudini dei consumatori di larga parte del mondo e conseguenzialmente sta attranedo l’interesse di parecchi investitori. In un report del 18 settembre, Credit Suisse ha analizzato, con il lavoro degli analisti Eugene Klerk, Richard Kerseley e Marcello Prato, questo fenomeno fornendo una panoramica dei settori che a loro avviso sono suscettibili di essere colpiti dall’ulteriore espansione dell’economia della condivisione. Gli analisti hanno preso in esame i settori, sotto-settori e le imprese che sono altamente esposte al concetto di condivisione e quelle che possono avere un’esposizione parziale al fenomeno. I settori individuati inizialmente dalla ricerca di Credit Suisse sono quelli del Transport, Travel & Leisure, Business service, Financial e quelli non classificati ma con aderenze al tema della condivisione. Successivamente sono stati individuati i sotto-settori più promettenti: Auto, Insurance, Bicycle, Hotel, Logistic, Recruitment, Office sharing, P2P lending, Pre-owned good e Social media. Infine, per ogni subsector sono state individuate le società quotate in borsa che potrebbero beneficiare del trend positivo della sharing economy.

Ecco l’elenco delle sedici aziende su cui Credit Suisse si aspetta di vedere un effetto positivo dall’aumento del business condiviso: Auto: Avis Budget, Axa e Hertz; Bycicle: JC Decaux e Shimano; Hotel: HomeAway e TripAdvisor; Logistic: Amazon.com; Recruitment: Linkedin; Office sharing: Regus; P2P Lending: LendingClub e Visa; Pre owned good: EBay e MercadoLibre; Social media: Facebook e Yelp.

Nel report vengono spiegate anche le motivazioni che hanno spinto gli analisti della banca svizzera a includere queste società tra quelle che potrebbero risentire positivamente dell’effetto sharing economy. Avis Budget e Hertz potrebbero beneficiare del maggiore utilizzo del car sharing, mentre, Axa potrebbe subire un positivo effetto del fatto che società come Uber potrebbero volere una polizza globale per i propri veicoli. L’espansione del bike sharing potrebbe, invece, portare benefici a JC Decaux in quanto “uno dei più grandi operatori a livello mondiale” e Shimano che da produttore di componenti per bici potrebbe ricevere un beneficio indiretto. Per quanto riguarda il settore Hotel ricadute positive potrebbero esserci su HomeAway e su TripAdvisor che secondo gli analisti potrebbe “ampliare la propria offerta alla condivisione di alloggi”. Per il settore della logistica Amazon.com potrebbe avre un‘espansione nei delivery service e nella  proposta di beni di seconda mano. Per quanto attiene i servizi a supporto del business Linkedin potrebbe avere benefici dal P2P staffing mentre Regus ne potrebbe avere per via della domanda di spazi di lavoro in condivisione. Per il settore finanziario le attenzioni positive si concentrano su LendingClub e Visa come sistemi alternativi ai tradizionali per ottenere finanza. Su EBay e MercadoLibre si scrive che entrambe le aziende potrebbero beneficiare della crescita della condivisione (e vendita) di merci di seconda mano. Infine, Facebook e Yelp possono trarre beneficio dal fatto che le società della sharing economy utilizzano i social media per sviluppare e espandere la propria offerta.