Londra accelera sulla sharing economy

Nella giornata di ieri Brandon Lewis, Minister of State for Housing and Planning at the Department for Communities and Local Government, ha annunciato le linee guida della riforma che consentirà ai londinesi di poter affittare per brevi periodi la propria abitazione.

Fino a oggi infatti, per via di una vecchia norma risalente al 1973, i londinesi che decidevano di affittare il proprio appartamentoper meno di 90 giorni potevano farlo soltanto dopo aver chiesto uno specifico permesso amministrativo a pagamento. Coloro che decidevano di rischiare affittando la propria casa senza questo permesso erano soggetti a una multa fino a 20 mila sterline per ogni violazione.

Adesso invece si cambierà e tutto sarà più semplice. Tra le motivazioni che hanno spinto questa riforma c’è quella di consentire ai proprietari di casa londinesi di avere delle entrate extra e di aumentare la competitività dell’offerta di alloggi per i turisti nell’ottica di dare un ulteriore impulso al turismo londinese.

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I viaggiatori che hanno soggiornato in Italia con Airbnb sono più di 1 milione

Airbnb, il sito statunitense che mette in cotatto privati che cercano disponibilità di un alloggio con persone che dispongono uno spazio per brevi periodi, sta spopolando in ogni nazione. SocialEconomy ha pensato di raccontarvi con un’infografica  i numeri del successo nel nostro Paese di uno dei motori della sharing economy.

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La sharing economy che balla il sirtaki

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Nella Grecia chi ieri ha visto il successo elettorale di Alexīs Tsipras, leader del partito Syriza, negli ultimi anni sono nate molte nuove aziende, 41.000 secondo il NewYork Times soltanto nel periodo marzo 2013/marzo 2014. Di queste alcune si sono sviluppate all’insegna della sharing economy. Forse proprio la crisi economica che ha coinvolto il paese dal 2008 stato il motore di sviluppo dell’economia della condivisione. SocialEconomy ha fatto un giro per raccontarvi le realtà elleniche più dinamiche e significative:

  • Dopios (“locale” in Greco) è un community marketplace fondato nel 2012 che si pone l’obiettivo di connettere I viaggiatori con le persone locali al fine di offrire loro una esperienza di viaggio basata sui consigli dei locals. Questa startup –  fondata dal greco Alex Trimis –  che è nata a San Francisco e poi si è sposata a Atene, oggi offre i propri servizi in 398 città del mondo.
  • Taxibeat, fondata nel 2010 da Nick Drandakis, Nikos Damilakis, Kostis Sakkas e Michael Sfictos, è un App per smartphone che trasforma la corsa di un taxi in un rapporto diretto cliente/tassista. Tramite Taxibeat i clienti possono cercare, infatti, non solo il taxi più vicino, ma contemporaneamente scegliere anche il tassista con il più alto rating, il modello di auto e altre amenità. Taxibeat è riuscita a espandersi e oltre che a Atene oggi è presente in varie città mondo tra cui Parigi e San Paolo.
  • Cookisto, fondata nel 2013 dal greco Michalis Gkontas è un marketplace che vuole collegare tramite il cibo fatto in casa i turisti ai “locals”. Con Cookisto è, infatti, possibile comprare un pasto nelle case dei cittadini di Atene e Londra.
  • Incrediblue, fondata nel 2012 da Antonios Fiorakis, George Gatos e Theodoros Orfanidis , è un marketplace in cui i proprietari di barche (a vela e motore) offrono agli amanti del mare la condivisione della propria barca per una vacanza. L’iniziativa ha avuto successo e tramite il sito adesso si possono pianificare vacanze in varie parti del mondo.
  • TripHelp, fondata nel 2014, è un sito di informazioni per turisti che possono cosi rivolgersi ai locals greci via chat o per iscritto per ricevere risposte e consigli sul proprio viaggio.
  • Locish, fondata nel 2013 da Alex Christodoulou e Grigoris Zontanos, una Q&A app per smartphone che da la possibilità di ricevere in tempo reale consigli dagli utenti su posti dove mangiare, bere o divertirsi.
  • Easybike il primo e unico servizio di bikesharing attivo con crica 100 postanzioni totalmente automatizzate in Grecia e Cipro fondato da George Voulgaroudis.

Dopios

www.dopios.com

Taxibeat

www.taxibeat.com

Cookisto

www.cookisto.com

Incrediblu

www.incrediblue.com

TripHelp

www.triphelp.gr

Locish

www.locish.com

easyBike

www.easybike.gr

7 dollari per condividere un PC e abbattere il digital divide, con Keepod

Ridurre il digital divide a supporto di tutti coloro non hanno un PC a disposizione. Questo è l’ambizioso obiettivo di Keepod, società di diritto inglese creata dall’italiano Francesco Imbesi e dall’israeliano Nissan Bahar. Keepod è una chiavetta USB che racchiude al proprio interno l’omonimo sistema operativo, basato su open source Android, in vendita a 7 dollari. La chiavetta, dal semplicissimo utilizzo, permette di restituire a nuova vita i vecchi PC, con la possibilità di utilizzare tutte le app Android già in dotazione. I computer, una volta rivitalizzati, sono destinati a quella parte di popolazione mondiale che non possiede un computer e non ha la possibilità di acquistarlo.

Keepod

Quello di Keepod è un ottimo esempio di sharing economy: condividendo infatti i vecchi terminali, piuttosto che buttarli – nel mondo ne vengono buttati ogni giorno circa 200 mila di cui 85 mila solo negli USA – e dotandoli di questa chiavetta, è possibile rimetterli in circolo a vantaggio della collettività. SocialEconomy ha incontrato Francesco Imbesi, cofondatore della società: “L’idea dalla quale siamo partiti era quella di separare il software dall’hardware perché questo consente evidenti vantaggi, non solo economici. Siamo partiti all’inizio del 2011 come una qualunque normale startup, focalizzandoci sul business proponendo il nostro progetto a grandi e medie aziende. Dopo questa prima fase ci siamo fermati un attimo, abbiamo analizzato l’evoluzione del quadro macroeconomico e deciso di focalizzare il core business della società sull’impatto sociale. Nel 2013 Keepod ha di fatto scelto di non fare business <<tradizionale>>, ma di focalizzarsi sul social enterprise”. Molto social e sharing anche il metodo di vendita: chiunque voglia una Keepod può averla soltanto acquistandone almeno 2, 1 per sé e una da destinare in beneficenza. In questo modo, con 14 dollari, si regala la possibilità di utilizzo di un PC a chi non può permetterselo. “Grazie alla collaborazione con alcune aziende i vecchi PC al posto di essere buttati via vengono destinati a noi che poi li rimettiamo in circolo – dichiara Imbesi – Al momento abbiamo venduto qualche migliaio di chiavette, c’è una forte richiesta da tutto il mondo”. Di recente, inoltre – continua il fondatore – abbiamo lanciato i Keepod point. Chiunque abbia un esercizio commerciale può diventare rivenditore Keepod, richiediamo solamente di acquistare almeno un pacchetto di 25 chiavette, ma soprattutto di destinare 2 PC alla libera fruizione. In questo modo combattiamo il digital divide”. Molto chiara infine la posizione di Imbesi sul tema della fuga dei cervelli dal nostro Paese: “Internet è il mondo, noi abbiamo scelto come sede il Regno Unito, non perché volevamo fuggire dall’Italia, ma solo perché la Gran Bretagna è centrale tra l’Europa e gli Usa. Internet – come nei secoli passati è avvenuto con la ferrovia o la telefonia – ha già cambiato le nostre abitudini e oggi è sempre più il motore del cambiamento. Allo stesso modo le aziende devono cambiare il proprio paradigma andando oltre il concetto della fisicità della sede”.

Keepod in un video

http://www.keepod.org

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Francesco Imbesi (Sx) e Nissan Bahar (Dx)

Francesco Imbesi (Sx) e Nissan Bahar (Dx)

La condivisione secondo Cicerone

Cicerone: “Ciò che è tuo è mio, e tutto ciò che è mio è tuo”

Cicerone

Cicerone