Uber, uno dei principali attori della sharing economy ha annunciato il lancio a Roma della “Linea U”, l’esperimento di mobilità partecipativa pensato per il Giubileo.
Accedendo al sito www.linea-u.it tutti gli utenti potranno contribuire in prima persona alla creazione della nuova linea straordinaria che servirà la Capitale a partire dal prossimo 10 dicembre.
Partecipare alla realizzazione della Linea U è facile e veloce. Basta accedere a www.linea-u.it, effettuare il login ed iniziare a progettare la propria linea ideale scegliendo le fermate desiderate. Al termine della creazione verrà immediatamente generata una mappa con la propria linea ideale, pronta per essere condivisa.
Le fermate più richieste diventeranno parte del percorso della Linea U che Uber si impegna a realizzare in sole due settimane.
In questo modo sarà possibile creare un numero infinito di linee e combinazioni. Ci sarà tempo fino al 9 Dicembre per scegliere la propria linea e condividerla con i propri contatti per invitarli a partecipare.
Bastano pochi click, quindi, per realizzare il sogno di avere una fermata proprio sotto casa. Fermata dopo fermata si potrà quindi scegliere il percorso che collegherà quartieri, vie e piazze della capitale.
Uber, quindi parte da Roma con quest’operazione di crowdsourcing che non è altro che una risposta concreta alle esigenze di mobilità dei cittadini. Questo esperimento straordinario racconterà a tutti coloro i quali visiteranno la Capitale le potenzialità della piattaforma Uber tramite un nuovo prodotto popolare e accessibile che vuole presentarsi come alternativa complementare al trasporto pubblico romano. Una volta che gli utenti avranno definito il percorso il servizio verrà reso disponibile agli utenti Uber che tramite la propria app potranno pagare (a un prezzo fisso) questo servizio di mobilità condivisa.
Stando a quanto scritto da Uber nel proprio blog il progetto avrà una durata temporanea, ma potrebbe diventare una realtà permanente se in Italia venissero recepite le recenti indicazioni in materia di regolamentazione auspicate dall’Autorità dei Trasporti e dall’Autorità Garante della Concorrenza che SocialEconomy vi ha raccontato nei giorni scorsi.
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Uber accompagna gli ospiti alla tua festa
Uber ha annunciato l’ampliamento, per il momento negli USA soltanto, di UberEVENTS, la piattaforma self service che consente di acquistare in anticipo un pacchetto di corse per gli invitati a un proprio evento. Dai raduni più grandi alle serate più piccole sarà quindi più semplice garatire agli ospiti di un determinato evento un servizio di trasporto rapido e efficiente. Per utilizzare il servizio occorre registrare il proprio evento sulla piattaforma UberEVENTS del gigante della sharing economy, dopodiche l’organizzatore riceverà via mail i pass (in pratica dei codici) che potrà mandare ai propri ospiti. Gli ospiti invece una volta aperta la propria app dovranno semplicemente inserire il codice ricevuto e cosi saranno condotti all’evento.Il servizio UberEVENTS può essere utilizzato per ogni genere di evento: dai matrimoni alle conferenze, oppure da una semplice cena a un party. La scelta di rafforzare UberEVENTS giunge in un momento strategico: l’arrivo delle feste natalizie
Il Bike sharing è di tutti: la polizia recupera una bici BikeMi parcheggiata nel balcone di un’abitazione

Bikemi – Facebook

da Bikemi.it – foto della bicicletta BikeMi che sostava nel balcone privato
Car sharing: Twist sospende il servizio
Poche laconiche righe per dire arrivederci ai propri clienti. Twist, il servizio di car sharing che si basava sula condivisione di 500 Wolkswagen Up attivo nel Comune di Milano e in alcune zone dell’hinterland milanese, aveva avviato le attività nella primavera del 2014. Nella comunicazione apparsa sul sito della società Twistcar srl nata dalla volontà di Paolo Guaitamacchi e della figlia Alessandra, non viene fornita la motivazione alla base della decisione di sospendere il servizio. “Gentili Clienti” – si legge – “Vi informiamo, con grande dispiacere, che, con effetto immediato ci vediamo costrettia sospendere momentaneamente il nostro servizio di car sharing. Ringraziamo i Clienti che ci hanno accordato la loro fiducia, i fornitori che ci hanno seguito in questa sfida e i nostri dipendenti che hanno profuso in tutto il periodo un eccezionale impegno, e contiamo di comunicarVi al più presto la riattivazione del servizio”. Twist così è la prima società attiva nella condivisione dei veicoli in modalità free floating a sospendere il servizio. L’assessore alla mobilità del Comune di Milano Pierfrancesco Maran ha così commentato la scelta della società: “Abbiamo appreso con rammarico della situazione di difficoltà che sta attraversando Twist e della conseguente scelta di sospendere momentaneamente l’attività . Auspichiamo che la società, che in questi anni ha offerto un ottimo servizio ai cittadini, possa presto superare ogni criticità e tornare operativa”. Il car sharing, e la sharing economy nel suo complesso, sta vivendo a Milano un periodo di dinamismo. Oggi gli iscritti ai servizi milanesi di car sharing sono oltre 340mila.
Con Lyft e Justin Bibier la sharing economy abbraccia la musica
Il mondo della musica e quello della sharing economy possono collaborare? La risposta a questo interrogativo arriva dagli USA ed è assolutamente affermativa. Lyft, la celebre azienda di ride sharing che offre, quindi, servizi simili a quelli offerti da UBER, e la star canadese Justin Bieber in occasione del lancio del nuovo album Purpose hanno lanciato una inziativa congiunta di marketing. Dal 12 al 19 novembre tutti coloro che scegliarnno una automobile Lyft per muoversi in una delle città USA coperte dal servizio potranno acquistare il nuovo album dell’idolo dei teenager di tutto il mondo a soli US$ 5. Per farlo basterà scegliere la modalità Bibier all’interno dell’app Lyft e completare almeno una corsa dela valore di US$ 5. Al termine del loro ride gli utenti riceveranno un link per il download dell’album e un credito sempre di 5 US dollari per un’ulteriore corsa. Per festeggiare l’uscita del disco e questo esclusivo nuovo metodo per ottenere musica, Justin Bibier ha sorpreso alcuni passeggeri unendosi alla loro corsa Lyft (video). Gli utenti Lyft più fortunati, durante la settimana in cui si sviluppa questa iniziativa potranno, viaggiare insieme a Justin Bieber impegnato in diverse città USA nelle attività promozionali del suo nuovo disco.
Maggiori informazioni sull’iniziativa è possibile reperirle sul blog di Lyft
TimeRepublik, la “banca” che usa il tempo come unica moneta
TimeRepublik è una società che è stata fondata nel 2012 da Gabriele Donati e Karim Varini per creare un “luogo” dove le persone possono scambiare liberamente i il proprio talento e le proprie competenze con il tempo, usando quindi la scansione temporale come unica moneta. Attualmente TimeRepublik opera a New York, Italia, Svizzera, Brasile, Spagna, Francia, Germania, Danimarca, Russia e Paesi Bassi. Attualmente sulla piattaforma peer-to-peer di TimeRepublik sono condivisi oltre 100 mila talenti condivisi in più di 110 paesi in tutto il mondo.
SocialEconomy ha incontrato Karim Varini per approfondire meglio il funzionamento e le prospettive di TimeRepublik
Come e quando nasce l’idea di fondare TimeRepublik?
La genesi dell’idea risale all’inizio del 2000: abbiamo visto una trasmissione in TV che spiegava il funzionamento di una banca del tempo tradizionale. Ci siamo detti: Sarebbe fantastico, se si potesse creare una Banca del Tempo globale sfruttando il web, per mettere in contatto un freelancer di New York con un pensionato di Milano. Nel 2011, grazie anche al boom dei social network, abbiamo deciso di sviluppare l’idea iniziale e a fine 2012 abbiamo lanciato la versione public beta.
Come è stata finanziata l’idea iniziale?
Tramite investimenti arrivata dalla cerchia family&friends
Cosa vi differenzia rispetto alle banche del tempo tradizionali?
Timerepublik è la piattaforma web peer-to-peer (p2p) che si ispira al concetto di «banca del tempo» e lo allarga, grazie al web, estendendolo su scala globale. Al suo interno, innumerevoli generi di servizi vengono richiesti e offerti da persone che pagano e incassano, per le prestazioni offerte, non denaro, bensì crediti in Tempo, spendibili proprio come moneta, allo scopo di ottenere altri servizi. Ogni nuova collaborazione diventa l’occasione per lasciare e ricevere feedback sulla qualità del servizio e sulla cortesia nella relazione, che rendono visibile agli altri utenti della piattaforma – e a tutto il popolo della rete -, la bravura e l’affidabilità di chi si è messo a disposizione, anche a scopo di promozione occupazionale. La piattaforma prevede, inoltre, un sistema di assegnazione di attestati di qualità, al raggiungimento di specifici obiettivi. Inoltre, TimeRepublik si rivolge inizialmente a freelanceers, startuppers e studenti. Senza però dimenticare quel bacino fantastico di competenze spesso dimenticate (se non scartate dal mercato): l’utenza over 60.
Quanti sono i vostri utenti oggi?
Oggi quasi 100 mila servizi sono offerti da utenti provenienti da 110 paesi del mondo.
Notate una crescita di attenzione degli italiani allo scambio tempo / competenze?
Assolutamente si e non solo a causa della fase di recessione/stagnazione che purtroppo permane sino ad assumere i caratteri da strutturalità. Questo cambiamento è iniziato prima del 2008, a seguito – forse – di una presa di coscienza maggiore rispetto al passato riguardante la prevalenza del concetto di utilizzo e scambio rispetto a quello della proprietà.
Lei e l’altro fondatore venite da mondi differenti: uno dalla finanza e l’altro dal mondo del jazz. Siete stati stati uniti più dalle differenze che dai punti di contatto?
Gabriele ed il sottoscritto siamo due persone sotto sotto non molto diverse che certamente abbiamo scelto due strade diverse nel nostro percorso formativo accademico. Con Gabriele condivido molte passioni, quali quelle per la storia e la filosofia, il jazz – anche se ovviamente non posso certo competere con un professionista quale è Gabriele – e barbeque ad alta quota
Qual è il modello di business? Quali sono le fonti di revenue?
Sono di due tipi. Nel breve periodo, puntiamo ad un modello cosiddetto B2B (TimeRepublik Enterprise): offriamo la nostra tecnologia (attraverso la vendita di licenze di utilizzo) alle aziende, sempre più interessate a dotarsi di strumenti in grado di:
sostenere e migliorare il Team Building, favorendo relazioni interne ed esterne ai rapporti di ruolo, mettere in luce le competenze “altre” e le passioni dei collaboratori, che possono incrociarsi e interagire completando e arricchendo il rapporto professionale (Talent Mapping tool) e infine integrarsi nei piani di CSR. Nel medio periodo, di pari passo all’acellerazione del processo di user acquisition, cercheremo di attivare le leve del Asynchronous B2C: fornendo dati statistici di comportamento aggregati (si pensi all’interesse che le aziende assicurative hanno nel progettare nuovi prodotti assicurativi, che noi chiamiamo di micro-insurance, in grado di coprire il rischio durante lo svolgimento di una specifica attività entro un determinato timeframe), oppure dati puntuali (sempre solo se il singolo utente lo consente esplicitamente): pensiamo di fornire alla società di reclutamento del personale (Employment Agencies) una funzionalità premium in grado di andare ad indetificare la persona che meglio risponda a certe esigenze.
E’ possibile ipotizzare un collegamento tra le banche del tempo e il mondo del lavoro/risorse umane?
Come detto prima, questo collegamente rientra a pieno titolo in una leve di revenues che si vuole attivare. Recentemente, una società di online recruitemente leader nel mercato europeo ci ha contattato recentemente chiedendoci una proposta di collaborazione.
Ritenete che la sharing economy possa avere un ulteriore sviluppo in Italia e all’estero?
Assolutamente si, siamo solo agli inizi.
Esiste secondo voi l’esigenza di regolamentare i servizi sharing?
Oggi questo rappresenta, assieme alla questione legata al “trust”, il tema più caldo in seno al mondo della sharing economy. È mia personale opinione, che prima di affrontare questo tema, occorra però fare chiarezza attorno al concetto di sharing economy e distinguerla nitidamente da iniziative che sono soprattutto attività commerciali, in quanto implicando l’offerta (e non la condivisione) di merci o servizi in cambio di denaro. Personalmente, credo che per regolare nel modo corretto la sharing economy occorra dotarsi di qualche chilo di buon senso… cosa non così scontata.
I servizi di concierge on demand possono spingere il mercato dell’home sharing
Un studio condotto da Bnbsitter, la startup che fornisce servizi di concierge on demand a tutti coloro che desiderano affittare un alloggio a breve termine, ha messo in evidenza come i proprietari di beni in affitto possano aumentare i propri ricavi, delegando le attività di gestione immobiliare. Secondo una ricerca condotta su 2.000 host in tredici città, gestendo in outsourcing le attività quotidiane più banali, ma dispendiose in termini di tempo – consegna delle chiavi, check-in e check-out, pulizie, lavanderia, servizi di approvvigionamento e coordinamento degli ospiti – i proprietari possono immediatamente aumentare i propri ricavi fino al 30%. L’aumento stimanto dalla ricerca è legato a due fattori. In primo luogo, è possibile ottenere un risparmio fino al 50%, semplicemente concentrandosi sulla gestione smart delle proprietà. Utilizzando servizi on demand, invece di agenzie tradizionali, i proprietari possono evitare vincoli contrattuali a lungo termine, pagando di volta in volta solo per i servizi di cui hanno bisogno. In secondo luogo, i ricavi possono essere potenziati grazie alla rapidità con cui l’immobile ritorna disponibile per un nuovo cliente. La tempestività e efficienza con cui i servizi di pulizia e rifornimento vengono effettuati permettono infatti di rendere immediatamente disponibile l’appartamento per l’ospite successivo, senza dispersione di tempo tra un cliente e l’altro. I dati evidenziano che sono necessarie di solito fino a 48 ore per la preparazione di un appartamento per un nuovo inquilino. Con i servizi on demand, invece, i turisti in arrivo possono essere accolti nello stesso giorno degli ospiti in partenza, generando un aumento mensile di ricavi del 15%. Biagio Tumino, co-fondatore e COO di Bnbsitter ha così commentato lo studio: “Fino ad ora i proprietari di immobili affidavano questi compiti ad agenzie tradizionali, ma spesso venivano scoraggiati dai costi elevati e dall’impressione di poter guadagnare di più occupandosi in autonomia di queste attività. In realtà però, nel mercato degli affitti, l’outsourcing degli aspetti operativi quotidiani o dei lavori più dispendiosi in termini di tempo, permette ai proprietari di concentrarsi su elementi di maggiore impatto e valore, dedicandosi di più all’attività di promozione rivolta ai turisti, così come alla propria la vita di tutti i giorni”.
I dati di Bnbsitter arrivano nel momento in cui è crescente il dibattito sulle positive ricadute economiche generate dalle piattaforme di affitto a breve termine che SocialEconomy vi sta raccontando nel suo “viaggio” a puntate alla scoperta dell’impatto economico che Airbnb, uno dei principali player della sharing economy, sta avendo sulle economie delle principali citta in cui è presente (UK ,Berlino, Madrid, Barcellona e Atene). Nel giugno 2013, infatti, Airbnb ha annunciato i risultati di uno studio che ha valutato l’impatto economico di turisti e host di Airbnb a livello globale. I risultati hanno rivelato un impatto significativo nelle città di tutto il mondo: nel Regno Unito, ad esempio, Airbnb ha generato un indotto di $ 824milioni e creato 11.600 posti di lavoro; a Parigi ha prodotto un giro d’affari di 185 milioni di € e generato occupazione per 1.100 persone nell’arco di un anno. Lo studio ha anche rivelato che l’attività di hosting a breve termine stimola i residenti delle città a sviluppare attitudini imprenditoriali e scegliere forme non tradizionali di lavoro. In particolare, il settore si sta rivelando particolarmente vitale per liberi professionisti o lavoratori part-time, che costituiscono una percentuale significativa della community di Airbnb (il 42% nel Regno Unito). Dagli affitti hanno potuto infatti generare un reddito supplementare utile ad integrare quello prodotto dal lavoro. Il risparmio e il potenziale aumento del 30% delle entrate che i servizi on demand possono abilitare si stanno rivelando una grande opportunità per questo segmento della forza lavoro, finanziariamente più precario.
Crescita della sharing economy e caro immobiliare: a Londra chiude la scuola per i tassisti
Come riportato qualche giorno fa dal Financial Times, l’espansione della sharing economy e il caro immobili hanno portato alla chiusura una delle principali scuole per tassisti londinesi. Knwoledge Point, attraverso le colonne del quotidiano della City, ha difatti annunciato che dopo trenta anni di attività a dicembre chiuderà i battenti . Obiettivo della scuola – che è passata dai circa 350 studenti all’anno dell’epoca pre-Uber agli attuali 200 – era formare i futuri tassisti, attraverso l’apprendimento delle oltre 25 mila street della capitale UK e dele regole di condotta dei mitici black cab, al fine di prepararli a sostenere l’esame per l’ottenimento della licenza. Mr Linskey, fondatore della scuola, comunque non si arrende e contro l’avanzata di Uber, il celebre servizio di ride sharing molto amato dai londinesi, e il caro immobiliare – la sede dell’istituto si trova a nel quartiere di Islington – e continuerà nella sua missione di formare tassisti tramite la vendita di pubblicazioni, cartecee o online, pensate per la formazione degli aspiranti conducenti di taxi e corsi di formazione che terrà all’interno degli oratori delle chiese londinesi.
Rock & Roll Ride: le auto classiche in car sharing
Un servizio simil Uber per le auto storiche e supercar? L’idea è venuta a Brandon Moossy e Richard Rawlings, due ragazzi di Austin in Texas. Per realizzarla i due hanno organizzato un crowdfunding su Kickstarter con l’obiettivo di raccogliere almeno 50 mila dollari US – in totale gli investimenti che i due americani devono fare ammontano a oltre $500 mila – al fine di terminare lo sviluppo dell’app (per dispositivi Apple e Android) che renderebbe possibile la nascita del servizio. Il nome della loro iniziativa, che vuole facilitare il ride sharing e il car sharing delle quattro ruote classiche, storiche, supercar, o exotic car per un giro in solitario o in condivisione, è Rock & Roll Ride. Nelle intenzioni dei fondatori di Rock&Roll Ride c’è quella di offrire tramite il servizio da loro ideato, che si basa su una app che geolocalizza le vetture e che rende possibile il matching domanda/offerta, la possibilità ai proprietari di auto speciali di mettere a reddito il proprio bene, proprio come già succede nell’era della sharing economy con le imbarcazioni tramite Sailo o Boatbound o le abitazioni tramite Airbnb o Wimdu, e al contempo quello di permettere agli amatori delle auto speciali di levarsi lo sfizio di un giro su una Cadillac, una Ferrari o altre automobili ever green. I due statunitensi hanno anche pensato a una serie di accortezze quali un processo di registrazione che verifica solvibilità e patente del richiedente e l’assicurazione che copre danni al mezzo o procurati a terzi. Per quanto riguarda la città in cui lanciare il servizio sul sito della società è stato aperto un contest e quindi saranno gli utenti a deciderlo: al momento è in testa Hashburn seguita da Austin e Dallas.
Libera e Gnammo insieme per il festeggiare i venti anni di lotta alle mafie
Sostenere la lotta contro le mafie e la corruzione attraverso eventi di social eating. È quanto accadrà in tutta Italia dal 12 al 31 ottobre grazie alla partnership tra Gnammo e Libera. Gnammo ha deciso di supportare la raccolta fondi per il ventennale dell’associazione, lanciando una chiamata ai fornelli a tutti i cuochi social della community per organizzare eventi presso le proprie abitazioni con menu che prevedano gli spaghettoni Venti Liberi prodotti con il grano coltivato nei terreni confiscati alle mafie. Fare la propria parte è semplicissimo: basterà organizzare il proprio evento di social eating secondo le modalità previste da Gnammo e dopo aver ricevuto la mail di conferma di messa online dell’evento si riceverà a casa il pacco di spaghettoni (in alcune città sarò richiesto di ritirarlo dalla sede locale di Libera). Successivamente saranno da attendere le prenotazioni degli gnammers. Ad evento concluso l’organizzatore della cena social dovrà indicare quanto del ricavato si vorrà donare a Libera. Qui trovate il calendario ufficiale della “rassegna”.




