La sharing economy piace anche a Exor

La società di investimenti controllata dalla Famiglia Agnelli ha acquisito lo 0,25% di Lending Club  IMG_9252-0.PNGNella lettera scritta da John Elkann agli azionisti Exor, la società di investimenti controllata dalla Famiglia Agnelli, il nipote dell’Avvocato ha reso noto che la  società di cui è Presidente ha partecipato nel corso del 2014 al collocamento di Lending Club acquisendo lo 0,25% del capitale. Fondata nel 2006 da Renaud Laplanche, Lending Club è diventata la società numero uno nei prestiti peer-to-peer negli USA, con una quota di mercato nel 2014 superiore al 75%. Lending Club gestisce un servizio on line che fa incontrare chi investe e chi prende a prestito denaro, offrendo a entrambi condizioni economiche migliori rispetto a quelle disponibili presso i canali tradizionali. Lending Club Finora ha intermediato prestiti per oltre $ 7,6 miliardi, senza assumere rischi di credito.

Gnammo e Emergency insieme per il #FoodRaising

logo

Per il secondo anno consecutivo Gnammo, la piattaforma di social eating, e Emergency, daranno vita a un #FoodRaising con l’obiettivo di sostenere la ONG italiana. L’iniziativa, denominata le #100cenE è molto semplice: durante il mese di marzo basterà creare un “evento” con Gnammo e donare parte dell’incasso a sostegno del Programma Italia di Emergency ha già offerto oltre 150 mila visite gratuite a migranti e persone in difficoltà. Ma non finisce qui: chi lo vorrà potrà richiedere la presenza a tavola di uno dei volontari dell’organizzazione che, indossato l’abito da gnammer, racconterà a tavola le attività di Emergency ai commensali. Al seguente link http://gnammo.com/100ceneconemergency2015 le cene che aderiscono a questa iniziativa.

Con iCarry anche il corriere diventa sharing

icarry

A chi non è capitato di aver necessità di effettuare una consegna di un pacco urgente, oppure di comprare un determinato bene e non poter uscire di casa o dall’ufficio? A rispondere a questo tipo di esigenze da aprile 2015 (le previsioni indicano l’avvio dell’attività per l’inizio del mese) ci penserà iCarry, portale che incrocia la richiesta di spedizioni con la disponibilità di corrieri. iCarry.it, operativo 7 giorni su 7 e 0/24 ore, dà infatti la possibilità di delegare la consegna/ritiro anche a un corriere occasionale in cambio di una piccola commissione, decisa al momento dell’accordo tra mittente e corriere. Il corriere, si potrà registrare su Sul iCarry come “corriere occasionale” o “corriere professionale” (in caso si abbia una ditta di corrieri specializzati, con regolari licenze) dando così la disponibilità a essere contattati per una consegna in zona. La consegna potrà essere fatta utilizzando biciclette o il mezzo ritenuto più idoneo dal corriere (anche i piedi!). La tariffa: ogni corriere potrà gestire le proprie commissioni e i prezzi per i vari servizi, a seconda della zona da coprire e del tempo richiesto per la consegna delle merci. L’utente “compratore” potrà cercare tra i vari corrieri (occasionali o professionali) la soluzione che più combacia con le necessità, in base a tempo, mezzi e tariffe. iCarry inoltre incorporerà nella sua piattaforma il pagamento integrato, che velocizzerà i tempi di gestione delle consegne, garantendo ulteriore sicurezza agli utilizzatori: il mittente, dopo aver concordato il prezzo della consegna con il corriere scelto, verserà l’intera somma ad iCarry.it (tramite carta di credito), che la tratterrà temporaneamente in deposito cauzionale. A consegna effettuata, il mittente darà l’ok (tramite feedback positivo) ad iCarry.it a rilasciare il pagamento direttamente sul conto del corriere, che avrà la possibilità di gestire i suoi guadagni in tutta autonomia. Per quanto attiene gli aspetti della sicurezza il corriere potrà richiedere una prova fotografica dell’avvenuta consegna e avrà il diritto di richiedere un documento d’identità valido, al fine di controllare che la persona che sta ricevendo il pacco è proprio quella designata dal mittente che lo ha incaricato; il destinatario potrà, invece, richiedere di aprire il pacco in presenza del corriere al fine di verificarne il contenuto. Infine, per essere abilitati alla consegna da iCarry.it, tutti i corrieri dovranno inserire documento valido (Carta d’Identità – Patente – Passaporto, ecc. per i corrieri occasionali) e numero di cellulare verificato, o documentazione legale (licenza e altre documentazioni aziendali, in caso di corriere professionale), che saranno vagliati e controllati dal team di iCarry.it mediante gli strumenti previsti dalla legge . Questo significa che il pacco non lo consegnerà un “signor nessuno”, bensì una persona reale di cui iCarry.it avrà registrato tutti i dati, che potranno essere usati per le eventuali evenienze necessarie, come previsto dalla legge italiana.

La sharing economy che balla il sirtaki

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Nella Grecia chi ieri ha visto il successo elettorale di Alexīs Tsipras, leader del partito Syriza, negli ultimi anni sono nate molte nuove aziende, 41.000 secondo il NewYork Times soltanto nel periodo marzo 2013/marzo 2014. Di queste alcune si sono sviluppate all’insegna della sharing economy. Forse proprio la crisi economica che ha coinvolto il paese dal 2008 stato il motore di sviluppo dell’economia della condivisione. SocialEconomy ha fatto un giro per raccontarvi le realtà elleniche più dinamiche e significative:

  • Dopios (“locale” in Greco) è un community marketplace fondato nel 2012 che si pone l’obiettivo di connettere I viaggiatori con le persone locali al fine di offrire loro una esperienza di viaggio basata sui consigli dei locals. Questa startup –  fondata dal greco Alex Trimis –  che è nata a San Francisco e poi si è sposata a Atene, oggi offre i propri servizi in 398 città del mondo.
  • Taxibeat, fondata nel 2010 da Nick Drandakis, Nikos Damilakis, Kostis Sakkas e Michael Sfictos, è un App per smartphone che trasforma la corsa di un taxi in un rapporto diretto cliente/tassista. Tramite Taxibeat i clienti possono cercare, infatti, non solo il taxi più vicino, ma contemporaneamente scegliere anche il tassista con il più alto rating, il modello di auto e altre amenità. Taxibeat è riuscita a espandersi e oltre che a Atene oggi è presente in varie città mondo tra cui Parigi e San Paolo.
  • Cookisto, fondata nel 2013 dal greco Michalis Gkontas è un marketplace che vuole collegare tramite il cibo fatto in casa i turisti ai “locals”. Con Cookisto è, infatti, possibile comprare un pasto nelle case dei cittadini di Atene e Londra.
  • Incrediblue, fondata nel 2012 da Antonios Fiorakis, George Gatos e Theodoros Orfanidis , è un marketplace in cui i proprietari di barche (a vela e motore) offrono agli amanti del mare la condivisione della propria barca per una vacanza. L’iniziativa ha avuto successo e tramite il sito adesso si possono pianificare vacanze in varie parti del mondo.
  • TripHelp, fondata nel 2014, è un sito di informazioni per turisti che possono cosi rivolgersi ai locals greci via chat o per iscritto per ricevere risposte e consigli sul proprio viaggio.
  • Locish, fondata nel 2013 da Alex Christodoulou e Grigoris Zontanos, una Q&A app per smartphone che da la possibilità di ricevere in tempo reale consigli dagli utenti su posti dove mangiare, bere o divertirsi.
  • Easybike il primo e unico servizio di bikesharing attivo con crica 100 postanzioni totalmente automatizzate in Grecia e Cipro fondato da George Voulgaroudis.

Dopios

www.dopios.com

Taxibeat

www.taxibeat.com

Cookisto

www.cookisto.com

Incrediblu

www.incrediblue.com

TripHelp

www.triphelp.gr

Locish

www.locish.com

easyBike

www.easybike.gr

7 dollari per condividere un PC e abbattere il digital divide, con Keepod

Ridurre il digital divide a supporto di tutti coloro non hanno un PC a disposizione. Questo è l’ambizioso obiettivo di Keepod, società di diritto inglese creata dall’italiano Francesco Imbesi e dall’israeliano Nissan Bahar. Keepod è una chiavetta USB che racchiude al proprio interno l’omonimo sistema operativo, basato su open source Android, in vendita a 7 dollari. La chiavetta, dal semplicissimo utilizzo, permette di restituire a nuova vita i vecchi PC, con la possibilità di utilizzare tutte le app Android già in dotazione. I computer, una volta rivitalizzati, sono destinati a quella parte di popolazione mondiale che non possiede un computer e non ha la possibilità di acquistarlo.

Keepod

Quello di Keepod è un ottimo esempio di sharing economy: condividendo infatti i vecchi terminali, piuttosto che buttarli – nel mondo ne vengono buttati ogni giorno circa 200 mila di cui 85 mila solo negli USA – e dotandoli di questa chiavetta, è possibile rimetterli in circolo a vantaggio della collettività. SocialEconomy ha incontrato Francesco Imbesi, cofondatore della società: “L’idea dalla quale siamo partiti era quella di separare il software dall’hardware perché questo consente evidenti vantaggi, non solo economici. Siamo partiti all’inizio del 2011 come una qualunque normale startup, focalizzandoci sul business proponendo il nostro progetto a grandi e medie aziende. Dopo questa prima fase ci siamo fermati un attimo, abbiamo analizzato l’evoluzione del quadro macroeconomico e deciso di focalizzare il core business della società sull’impatto sociale. Nel 2013 Keepod ha di fatto scelto di non fare business <<tradizionale>>, ma di focalizzarsi sul social enterprise”. Molto social e sharing anche il metodo di vendita: chiunque voglia una Keepod può averla soltanto acquistandone almeno 2, 1 per sé e una da destinare in beneficenza. In questo modo, con 14 dollari, si regala la possibilità di utilizzo di un PC a chi non può permetterselo. “Grazie alla collaborazione con alcune aziende i vecchi PC al posto di essere buttati via vengono destinati a noi che poi li rimettiamo in circolo – dichiara Imbesi – Al momento abbiamo venduto qualche migliaio di chiavette, c’è una forte richiesta da tutto il mondo”. Di recente, inoltre – continua il fondatore – abbiamo lanciato i Keepod point. Chiunque abbia un esercizio commerciale può diventare rivenditore Keepod, richiediamo solamente di acquistare almeno un pacchetto di 25 chiavette, ma soprattutto di destinare 2 PC alla libera fruizione. In questo modo combattiamo il digital divide”. Molto chiara infine la posizione di Imbesi sul tema della fuga dei cervelli dal nostro Paese: “Internet è il mondo, noi abbiamo scelto come sede il Regno Unito, non perché volevamo fuggire dall’Italia, ma solo perché la Gran Bretagna è centrale tra l’Europa e gli Usa. Internet – come nei secoli passati è avvenuto con la ferrovia o la telefonia – ha già cambiato le nostre abitudini e oggi è sempre più il motore del cambiamento. Allo stesso modo le aziende devono cambiare il proprio paradigma andando oltre il concetto della fisicità della sede”.

Keepod in un video

http://www.keepod.org

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Francesco Imbesi (Sx) e Nissan Bahar (Dx)

Francesco Imbesi (Sx) e Nissan Bahar (Dx)

Sharing Economy: la rivincita di Karl Marx

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Karl Marx nel suo “Manifesto del Partito Comunista” aveva teorizzato il potere del proletariato in contrapposizione a quello della borghesia. Oggi, complice la crisi del capitalismo su scala planetaria, sta nascendo un’economia nuova basata sulla condivisione e sulla socialità. E poiché la ricchezza del mondo è concentrata in poche mani – l’1% di Occupy Wall Street – si può ritenere che la socialità odierna si rispecchi in qualche modo nel concetto di proletariato di cui parlava Marx.   Negli ultimi anni stanno nascendo aziende che basano il proprio modello di business sulllo sharing (il condividere) che a sua volta trova fondamento nella socialità della nostra vita.  In principio questa economia ha riguardato l’abbigliamento di seconda mano, le biciclette, poi le auto; successivamente si è spostato sulla casa. In questo modo, dai beni di consumo la social economy si è così spostata sul patrimonio, che viene però ceduto – e Marx avrebbe disapprovato – dietro remunerazione dello stesso.  E si è andati anche oltre con il microcredito tra privati. Ora, il prossimo passo – su cui già si è accesa l’attenzione dei media – è il trasferimento di piccolissime somme di denaro tra gli utenti del web, agevolato dalle nuove tecnologie e dalla diffusione sempre più capillare delle connessionI da mobile.  In questo modo la proprietà, che secondo Marx doveva essere condivisa, sta cambiando forma. Da un concetto statico e assolutamente privatistico si sta passando a una sorta di proprietà cloud, dematerializzata, dove il reale proprietario – anche per brevi periodi o parzialmente – cede il suo bene o una piccola parte del suo patrimonio dietro compenso o per gesto di liberalità (come accade talvolta con il microcredito). La condivisione, infine, diventa “social” diffondendosi e amplificandosi attraverso i social network.

La condivisione secondo Cicerone

Cicerone: “Ciò che è tuo è mio, e tutto ciò che è mio è tuo”

Cicerone

Cicerone

LexShares, il crowdsourcing delle cause legali

Arriva dagli Stati Uniti LexShares, il primo servizio di crowdsourcing in campo legale. Il funzionamento è quello tipico delle altre piattaforme di finanziamento collettivo: il sito della società Usa – un marketplace di cause legali commerciali – pubblica  cause promosse da vari attori e un investitore accreditato (definito specificatamente dalla SEC – Securities and Exchange Commission, l’Autorità statunitense di controllo sui mercati e sugli gli investimenti, simile alla Consob italiana) può decidere di cofinanziarla.
Se la causa va a buon fine, con una transazione o con il giudizio di un tribunale, l’investitore riceve utili proporzionali al proprio investimento, diversamente perde il capitale investito.

i Fondatori di LexsShares Jay Greenberg e Max Volsky

Jay Greenberg e Max Volsky

 La notizia dell’approdo della litigation finance – già presidiata da alcuni  hedge  fund – al crowdsourcing ha suscitato l’attenzione mediatica di diverse testate  giornalistiche internazionali. SocialEconomy ha rivolto  qualche domanda a Jay Greenberg, cofondatore di LexShares insieme a  Max Volsky e CEO della società,  per cercare di capire e raccontare,  crediamo per la prima volta in Italia, qualcosa in più di questa iniziativa.

Domanda(“D”): Come nasce l’idea di LexShares?Risposta (“R”): “Sia io, sia Max Volsky, autonomamente lìuno dall’altro, eravamo arrivati all’intuizione che tecnologia e crowdfunding potessero essere le basi per un nuovo modello di litigation finance più efficiente e trasparente, in grado di sostenere gli attori (coloro che vogliono iniziare una causa, ndr) nell’accesso alla giustizia. Quando ci sono incontrati abbiamo scoperto di avere in comune questa passione e la volontà di creare una società che se ne occupasse. Così abbiamo unito le forze e reso l’idea LexShares una realtà.

LexShares

LexShares

D: Può darci una definizione di investitore accreditato
R: “Investitore accreditato è una persona singola che, negli ultimi due anni, ha avuto entrate annue di $ 200.000 e si aspetta di fare altrettanto per l’anno in corso o che ha un reddito familiare di $ 300.000. Chi non si qualifica per reddito può comunque qualificarsi come investitore accreditato se dispone di 1 milione di dollari di patrimonio netto. La definizione di investitore accreditato è disciplinata dalla SEC (http://www.sec.gov/answers/accred.htm)”.
D: Gli investitori retail (investitore individuale)  possono investire su LexShares?
R: “Sì, assolutamente. Tutti gli investitori che soddisfano la definizione di investitore accreditato possono investire attraverso LexShares”.
D: Se si investono, ad esempio, $ 2.500, quali possono essere i rendimenti?
R: “LexShares punta a far realizzare ai suoi investitori un ritorno di oltre il 50% annuo, se l’attore vince la sua causa. Se l’attore perde, anche gli investitori perdono il loro investimento”.
D: Pensate di espandere la vostra attività in Europa e in Asia?
R: “Il settore della litigation finance è in crescita in tutto mondo. Per il nostro primo anno di attività ci concentreremo sulle cause legali statunitensi. Nel medio termine intendiamo esplorare l’opportunità di allargarci in altre giurisdizioni”.
D: Un investitore non statunitense può già diventare investitore accreditato?
R: “Sì, accettiamo investitori internazionali”.
D: Gli investimenti in cause legali possono diventare una nuova asset class?
R: “La litigation finance (cause garantite da titoli)  è una asset class. Gli investimenti in azioni legali pubblicate sul LexShares sono strutturati come un private placement 506 (c).  (Nda Collocamento privato secondo la regola 506 (c) della SEC)”.
D: Il crowdfunding di una causa può consentire di raggiungere un migliore equilibrio tra attori e convenuti?
R: “Sì. La nostra missione è quella di creare un mercato più trasparente, economicamente razionale ed efficiente per il finanziamento di cause legali commerciali, contribuendo a equalizzare l’accesso alla giustizia”.
D: L’attività di Lexshares è regolata dalla SEC?
R: “Sì. Tutte le opportunità di investimento in cause legali di LexShares sono vendute attraverso WealthForge, il nostro broker-deal partner. WealthForge è registrato come broker-dealer ed è di membro FINRA – (NdaFinancial Industry Regulatory Authority) – e SIPC – (Nda  Securities Investor Protection Corporation)”.


PER MAGGIORI INFORMAZIONI E APPROFONDIMENTI
LexShares – http://www.lexshares.com
Sec – http://www.sec.gov/ e http://www.sec.gov/answers/accred.htm
WealthForge – http://www.wealthforge.com
Finra – http://www.finra.org
Sipc – http://www.sipc.org

Sui media
– http://www.businessweek.com/articles/2014-11-20/lexshares-crowdsourcing-comes-to-the-litigation-finance-world
– http://www.cnbc.com/id/102199656?trknav=homestack:topnews:10
– http://www.forbes.com/sites/danielfisher/2014/11/19/lexshares-invests-in-litigation
– http://blogs.wsj.com/venturecapital/2014/11/19/lexshares-launches-marketplace-for-investors-to-fund-legal-claims/?KEYWORDS=lexshares

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Eccoci

Siamo Marco e Valentina, veniamo da luoghi e percorsi molto diversi e per differenti motivi ci siamo ritrovati a occuparci di comunicazione. 

SocialEconomy é il nostro blog; il primo ad essere sopravvissuto alle nostre stesse autocritiche e ad avere effettivamente visto la luce, perché continua a sembrarci una buona idea.
Attraverso le sue pagine racconteremo, a modo nostro, cosa sono e come si stanno evolvendo la social e la sharing economy.
In un mondo nel quale va di moda autoproclamarsi “primi” nelle classifiche più disparate, noi ci auguriamo semplicemente che SocialEconomy possa diventare un punto di incontro e di condivisione – mai termine fu più appropriato – di storie, progetti e riflessioni.
Accettiamo molto volentieri suggerimenti, proposte di nuovi temi da trattare e segnalazioni di iniziative interessanti. 

Marco & Valentina
socialeconomyit@gmail.com