La sharing economy e il carpooling fanno bene all’ambiente. Con Jojob già risparmiati 1 milione di Km nei tragitti casa-lavoro 


Il carpooling aziendale di Jojob ha superato il primo milione di Km risparmiati nei tragitti casa-lavoro. A comunicarlo è stata la stessa società Jojob, il maggior player italiano di carpooling aziendale che grazie alla sua applicazione mobile rende possibile la “certificazione” dei viaggi e del risparmio ambientale dei viaggi condivisi. Con il milionesimo km risparmiato si registrano anche 20.175 viaggi effettuati in condivisione certificati con la app di Jojob e 129 tonnellate di Co2 risparmiate.  Particolarmente soddisfatto per questo primo importante è simbolico traguardo è Gerard Albertengo, founder di Jojob che ha ringraziato del risultato le oltre cento aziende italiane che hanno reso possibile il raggiungimento dell’obiettivo. Tra i lavoratori che utilizzano Jojob come mezzo per coprire il tragitto casa-lavoro figurano tra gli altri i dipendenti di Findomestic, Ducati, YOOX NET-A-PORTER GROUP, Unicoop Firenze, Luxottica, Salvatore Ferragamo, e OVS. Il risultato raggiunto è una prova concreta di come la sharing economy sta dando anche nel nostro Paese un contributo concreto alla sostenibilità ambientale. 

Cinema: la sharing economy e il coworking al centro del concorso Obiettivi sul lavoro


Obiettivi sul lavoro, lo storico concorso cinematografico e audiovisivo promosso da Ucca (Unione dei circoli cinematografici Arci) insieme ad Arci, con il sostegno della direzione generale per il Cinema del Mibact per l’edizione del 2017 ha scelto come temi la sharing economy e il coworking. Nato nel 2006, il concorso si propone di selezionare e diffondere film e opere audiovisive in grado di affrontare le questioni legate al tema del lavoro, in un tempo di crisi come quello contemporaneo, nel quale diritti e tutele dei lavoratori sono minacciati e rischiano di essere eliminati. Il focus di quest’anno è su uno degli ambiti più complessi che si è affermato negli ultimi anni, quello dei coworking, dei fablab e, in generale, della sharing economy.  I film in concorso, per la maggior parte inediti, saranno visibili sul portale http://www.uccaarci.it/. Le opere saranno visibili online in alta definizione e votate per un mese dal pubblico del web che, previa iscrizione al sito, potrà indicare fino a tre preferenze. Possono partecipare al concorso (in modo gratuito) film di fiction, animazione e documentari di durata massima di 60 minuti e videoclip della durata massima di 3 minuti, realizzati a partire dall’anno 2016 su qualsiasi supporto analogico e digitale (Dvd, Blu.Ray, Dcp, etc.), in lingua italiana (o in versione con sottotitoli italiani). Ogni autore/autrice può inviare più lavori ma può partecipare al concorso con una sola opera selezionata.  Le opere selezionate saranno sottoposte alla visione ed alla valutazione di una Giuria di Qualità, individuata dal Comitato di Selezione, che sarà chiamata ad assegnare il “Premio della Giuria di Obiettivi sul Lavoro” corrispondente ad una somma di 1.000 €. L’opera che riceverà più voti sulla piattaforma online otterrà, invece, il “Premio del Pubblico di Obiettivi sul lavoro” corrispondente ad una somma di 1.000 €. I premi per i film vincitori saranno consegnati a Roma in un evento pubblico organizzato da UCCA, con congrua ed opportuna pubblicità, tra i mesi di marzo e aprile 2017. Per partecipare al bando, disponibile al seguente link http://www.uccaarci.it/wp-content/uploads/2016/10/Bando-Obiettivi-sul-lavoro-_def-1.docx  c’è tempo fino al 31 gennaio 2017

Uber cerca persone disposte a effettuare consegne a domicilio

Uber, il colosso della sharing economy, ha pubblicato sul proprio sito un annuncio relativo alla ricerca di persone su Milano disposte a fare consegne per suo conto. L’annuncio, anche se non  dovrebbe essere relativo al servizio UberEATS, la consegna di pasti a domicilio che la società californiana sta per lanciare a Milano. Agli interessati Uber chiede la disponibilità per un paio di ore a pranzo, a cena e nel week end. Per poter essere selezionati da Uber occorre disporre di una bici o di uno scooter. Sull’annuncio non viene specificato il quadro retributivo ma si scrive che coloro che aderiranno alla chiamata otterranno “ottimi pagamenti”. Per fare le consegne per conto di Uber è necessario essere maggiorenni, essere in grado di sollevare pacchi di 15 chilogrammi e avere tutti i documenti in regola del mezzo prescelto. Per iniziare a fare le consegne occorre iscriversi a questo link e passare a ritirare lo zaino termico con il quale verranno fatte le consegne. UberEATS, che dopo una prima fase di sperimentazione si sta espandendo celermente in parecchie delle principali statunitensi, al momento è attivo in ventitré città USA tra cui a Atlanta, Austin, Chicago, Los Angeles, New York, San Francisco, Toronto, Whashington DC e in Europa a Barcellona, Parigi e Londra, in Asia a Dubai, Singapore e Tokyo, in Africa a Johannesburg e in Australia a Adelaide, Brisbane, Melbourne, Perth e Sydney. Secondo rumor, nei prossimi mesi UberEATS continuerà nell’ulteriore sviluppo della propria presenza. Il funzionamento del servizio è molto semplice: tramite la app tradizionale Uber, quando ci si trova all’interno delle aree coperte dal servizio, viene visualizzata una icona raffigurante un piatto. una volta cliccata basterà scegliere il piatto preferito è  il luogo di consegna e il gioco è fatto. In pochi minuti il pasto sarà sulla tavola del cliente. I piatti sono preparati da ristoranti in grado di garantire i migliori sapori local e il menu cambia tutti i giorni cosi da offrire ai clienti Uber la possibilità di gustare sempre qualcosa di nuovo. Curiosando tra gli annunci di lavoro relativi alle posizione al momento aperte si ricava che UberEATS prevede di lanciare il proprio servizio anche a Roma. Al momento le posizione aperte (consultabili a questo link) sono le seguenti: Community Support Rappresentative, General Manager su Milano e General Manager, Marketing Manager, Operation Manager Courier, Operation Manager Restaurants, e un Restaurant Partnership Manager  su Roma. Infine, UberEATS è alla ricerca di ristoranti che vogliono affiliarsi al proprio servizio di consegna. Sul sito www.ubereats.com è possibile per tutti i ristoratori inviare la propria domanda di iscrizione. Tra i vantaggi che vengono evidenziati primeggia quello relativo all’aumento dei volumi di vendita, e quindi l’espansione, per quei ristoranti che in altre città del mondo hanno aderito al sistema di Uber per il take away/delivery del food.

UberEATS sta per arrivare in Italia e cerca due General Manager


Con un post pubblicato nella propria pagina Facebook, Uber ha annunciato che sta per arrivare in Italia UberEats, il servizio di consegna di pasti a domicilio lanciato dal colosso californiano della sharing economy.Per il suo arrivo in Italia la società USA sta ricercando due general manager uno su Milano è uno su Roma. Le candidature vengono raccolte tramite il sito web della società (link). UberEATS, che dopo una prima fase di sperimentazione si sta espandendo celermente in parecchie delle principali statunitensi, al momento è attiva in diciotto città tra cui a Atlanta, Austin, Chicago, Los Angeles, New York, San Francisco, Toronto, Whashington DC e in Europa a Barcellona, Parigi e da metà giugno a Londra. Nei prossimi mesi UberEATS inizierà una fase di sviluppo in Europa, Middle Est e Africa. Il funzionamento del servizio è molto semplice: tramite la app tradizionale Uber quando ci si trova all’interno delle aree coperte dal servizio verrà visualizzata una icona raffigurante un piatto, dopo averla cliccata basta scegliere il piatto preferito è  il luogo di consegna e il gioco è fatto. In pochi minuti il pasto sarà sulla tavola del cliente. I piatti sono preparati da ristoranti in grado di garantire i migliori sapori local. Il menu cambia tutti i giorni cosi da offire ai clienti Uber la possibilità di gustare sempre qualcosa di nuovo. Il costo dei menu acquistabili è variabile, mentre la consegna costa US$ 3 (US$ 4 per New York) ed è indipendente dal numero dei piatti da ordinare. Nel caso di ordini multipli effettuati contestualmente (ad esempio il classico pranzo tra colleghi di ufficio) tramite una specifica funzione dell’app sarà possibile dividere il conto in modo semplice e immediato cosi da parmettere a ognuno dei commensali di pagare quanto ordinato. In uno dei post fatti nei mesi scorsi da Uber sul proprio blog, la società USA ha informato che il servizio di delivery sta riscuotendo parecchi consensi: continuano a crescere il numero dei ristoranti che aderisce all’iniziativa e i tempi di consegna si stanno riducendo. Inoltre, recentemente, a Los Angeles è stato anche aggiunto il servizio brunch durante il fine settimana.

UberEATS (video) https://m.youtube.com/watch?v=CxkrBWxfHrE

Successo per il crowdfunding della start up che trasforma gli ex detenuti in impreditori

Foto: Refoundry.org

Foto: Refoundry.org

L’articolo 27 della Costituzione italiana enuncia “Le pene (…) devono tendere alla rieducazione del condannato”. Nella pratica è risaputo, invece, di quanta diffidenza ci sia nella società civile nei confronti di coloro che hanno trascorso un periodo in galera che, quindi, spesso non avendo la possibilità di ricostruirsi una vita nella totale legalità e finiscono per commettere nuovi reati. La recidiva secondo alcuni dati negli Stati Uniti è molto alta: il 67% delle persone che escono da un carcere vengono riarrestate nei successivi 36 mesi. Per cercare di andare contro questa triste tendenza Tommy Safian e Cisco Pinedo hanno fondato Refoundry, una società statunitense che dopo un anno di formazione e di business planning concede agli ex carcerati un finanziamento per lanciare un’attività imprenditoriale che a sua volta destinerà parte dei ricavi a finanziare un’altra nuova impresa costituita da altri ex galeotti. L’idea è, quindi, quella di cercare di creare una catena, in grado di autosostenersi, che promuova il reinserimento sociale, che non può che passare dal lavoro, degli ex detenuti. Il benenifico che Refounfry vuole produrre a vantaggio della collettività è plurimo: maggiore sicurezza ma anche cercare di far diminuire la spesa pubblica assorbita dal sistema penitenziario che annualmente drena parecchi denari pubblici: è stato calcolato che solo a New York City ogni carcerato costa alla collettività 167 mila US$. Adesso Refoundry ha lanciato una campagna di crowdfunding, il finanziamento collettivo della sharing economy, con l’obiettivo di raccogliere 45 mila US dollari, per completare i primi progetti di rinserimento. Al momento quando mancano due giorni alla conclusione della raccolta fondi i promotori, tramite Kickstarter, hanno già centrato il target di raccolta incamerando quasi US$ 50 mila.

Refoundry (Video)

I servizi di concierge on demand possono spingere il mercato dell’home sharing

Logo_Bnbsitter_300dpi_alphaUn studio condotto da Bnbsitter, la startup che fornisce servizi di concierge on demand a tutti coloro che desiderano affittare un alloggio a breve termine, ha messo in evidenza come i proprietari di beni in affitto possano aumentare i propri ricavi, delegando le attività di gestione immobiliare. Secondo una ricerca condotta su 2.000 host in tredici città, gestendo in outsourcing le attività quotidiane più banali, ma dispendiose in termini di tempo – consegna delle chiavi, check-in e check-out, pulizie, lavanderia, servizi di approvvigionamento e coordinamento degli ospiti – i proprietari possono immediatamente aumentare i propri ricavi fino al 30%. L’aumento stimanto dalla ricerca è legato a due fattori. In primo luogo, è possibile ottenere un risparmio fino al 50%, semplicemente concentrandosi sulla gestione smart delle proprietà. Utilizzando servizi on demand, invece di agenzie tradizionali, i proprietari possono evitare vincoli contrattuali a lungo termine, pagando di volta in volta solo per i servizi di cui hanno bisogno.  In secondo luogo, i ricavi possono essere potenziati grazie alla rapidità con cui l’immobile ritorna disponibile per un nuovo cliente. La tempestività e efficienza con cui i servizi di pulizia e rifornimento vengono effettuati permettono infatti di rendere immediatamente disponibile l’appartamento per l’ospite successivo, senza dispersione di tempo tra un cliente e l’altro. I dati evidenziano che sono necessarie di solito fino a 48 ore per la preparazione di un appartamento per un nuovo inquilino. Con i servizi on demand, invece, i turisti in arrivo possono essere accolti nello stesso giorno degli ospiti in partenza, generando un aumento mensile di ricavi del 15%. Biagio Tumino, co-fondatore e COO di Bnbsitter ha così commentato lo studio: “Fino ad ora i proprietari di immobili affidavano questi compiti ad agenzie tradizionali, ma spesso venivano scoraggiati dai costi elevati e dall’impressione di poter guadagnare di più occupandosi in autonomia di queste attività. In realtà però, nel mercato degli affitti, l’outsourcing degli aspetti operativi quotidiani o dei lavori più dispendiosi in termini di tempo, permette ai proprietari di concentrarsi su elementi di maggiore impatto e valore, dedicandosi di più all’attività di promozione rivolta ai turisti, così come alla propria la vita di tutti i giorni”.

I dati di Bnbsitter arrivano nel momento in cui è crescente il dibattito sulle positive ricadute economiche generate dalle piattaforme di affitto a breve termine che SocialEconomy vi sta raccontando nel suo “viaggio” a puntate alla scoperta dell’impatto economico che Airbnb, uno dei principali player della sharing economy, sta avendo sulle economie delle principali citta in cui è presente (UK ,Berlino, Madrid, Barcellona e Atene). Nel giugno 2013, infatti, Airbnb ha annunciato i risultati di uno studio che ha valutato l’impatto economico di turisti e host di Airbnb a livello globale. I risultati hanno rivelato un impatto significativo nelle città di tutto il mondo: nel Regno Unito, ad esempio, Airbnb ha generato un indotto di $ 824milioni e creato 11.600 posti di lavoro; a Parigi ha prodotto un giro d’affari di 185 milioni di € e generato occupazione per 1.100 persone nell’arco di un anno.  Lo studio ha anche rivelato che l’attività di hosting a breve termine stimola i residenti delle città a sviluppare attitudini imprenditoriali e scegliere forme non tradizionali di lavoro. In particolare, il settore si sta rivelando particolarmente vitale per liberi professionisti o lavoratori part-time, che costituiscono una percentuale significativa della community di Airbnb (il 42% nel Regno Unito). Dagli affitti hanno potuto infatti generare un reddito supplementare utile ad integrare quello prodotto dal lavoro. Il risparmio e il potenziale aumento del 30% delle entrate che i servizi on demand possono abilitare si stanno rivelando una grande opportunità per questo segmento della forza lavoro, finanziariamente più precario.

Airbnb: 323 milioni di Euro l’impatto economico su Madrid

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Continua il viaggio di SocialEconomy per raccontare l’impatto economico che genera Airbnb nelle città in cui è presente. Dopo avervi raccontato l’influenza sull’economia nella città di Atene e Barcellona rimaniamo in Spagna spostandoci nella sua capitale. Lo studio realizzato dalla massima società mondiale di home sharing prende in esame il periodo che va da gennaio 2014 a dicembre dello stesso anno, lasso di tempo in cui 3.200 host madrilèni hanno ospitato viaggiatori Airbnb per una media di 68 giorni all’anno.
La maggioranza dei proprietari di casa che hanno inserito il proprio immobile nella piattaforma di sharing, il 22%, si occupa di servizi nell’ambito di settori creativi (arte e design) mentre solo il 9% lavora nel mondo della finanza e il 7% nel campo dei servizi di hospitality. L’88% dei viaggiatori Airbnb che hanno visitato la capitale spagnola l’hanno fatto per vacanza o per fare visita ad amici o familiari.
Il 65% dei viaggiatori è europeo, mentre il 19% arriva dal Nord America.
L’impatto complessivo sull’economia della capitale della penisola iberica è stato di 323 milioni di euro, considerando sia le entrate arrivate direttamente agli host Airbnb dai guest ospitati, sia le spese indirette e indotte generate da coloro che hanno soggiornato a Madrid attraverso la piattaforma.
A livello di impatto sull’occupazione, Airbnb ha supportato nel periodo considerato 5.130 posti di lavoro. Il tipico host Airbnb di Madrid ha guadagnato circa 320 euro al mese dall’affitto della propria abitazione. Quanto ricavato dalle entrate generate dall’attività di hosting è servito ai proprietari degli immobili principalmente per pagare le spese ordinarie delle proprie abitazioni (30%) o per sovvenzionare l’affitto o il mutuo (22%).
Ricadute positive ci sono anche per i quartieri in cui sono situate le abitazioni: ogni ospite in media ha speso 478 euro nelle vicinanze del proprio alloggio durante il periodo a Madrid. Ulteriore beneficio emerso dal sondaggio effettuato da Airbnb presso gli “ospitanti” della città del Prado è quello sociale. Gli host hanno, infatti, evidenziato, come accaduto anche a Atene, che uno dei vantaggi è l’arricchimento culturale derivante dall’aver ospitato cittadini stranieri con diverso background, cultura e lingua.
Ultimo aspetto preso in esame da Airbnb è quello relativo all’impatto positivo sull’ambiente derivante dall’aver soggiornato in abitazioni anziché nella tradizionali strutture recettive: a livello energetico è stata risparmiata corrente elettrica pari a quella di 2.950 abitazioni; l’acqua consumata in meno è pari a quella necessaria per riempire 50 piscine olimpiche; le emissioni di gas in meno sono state pari a quelle di 8.500 automobili; mentre il risparmio in termine di minor rifiuti prodotti è stato misurato in 400 metri cubi di tonnellate.