Calcio: il Manchester United è il primo team sportivo al mondo a siglare una partnership con Uber

 

Il Manchester United è la prima squadra sportiva al mondo a stringere una partnership con Uber. A annunciarlo sono stati il colosso della sharing economy californiano attraverso un blog post sul proprio sito web e la società di calcio attraverso un proprio comunicato stampa. L’accordo raggiunto prevede per i supporter dello United (che è anche quotato in borsa a New York al NYSE) un facile  pick-up e e drop-off all’Old Trafford tramite una zona di sosta dedicata nel piazzale antistante al mitico stadio dei rossi di Manchester United e, quindi, consentirà ai tifosi di rendere ancora più agevole il tragitto da e per lo stadio. L’accordo siglato è comunque di ampio raggio e ha una matrice globale e, quindi, riguarderà non solo i tifosi che seguono ogni settimana le sorti di Zlatan Ibrahimovic e compagni nella città di Manchester ma tutti i fan che la squadra di calcio ha in oltre 30 paesi al mondo. La partnership, infatti, consentirà a partire dai prossimi mesi – secondo modalità che verranno dettagliate in seguito – a tutti i supporter di seguire più da vicino i propri beniamini sportivi. Ben presto, i fan a livello mondiale saranno, quindi, in grado di godere di contenuti “dietro le quinte” e avranno la possibilità di vincere un viaggio al club del leggendario Old Trafford soprannominato Theatre of Dreams. Per sottolineare l’importanza della partnership siglata, oggi il sito web della società di calcio è totalmente brandizzato dalla società di ride sharing Uber. L’accordo prevede che Uber possa fregiarsi del titolo “Official Ride” del Manchester United.

 

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Oggi è il Boxing Day. Ecco le origini 

  
Nel 2015 il Boxing Day, che nella tradizione anglosassone è  il giorno – successivo al Natale –  dedicato alla condivisione dei regali ricevuti durante l’anno con i meno abbienti, si festeggerà praticamente due volte. Visto, infatti, che il 26 dicembre 2015 cade di sabato il giorno di vacanza (bank holiday) sarà recuperato lunedì 28.

Le origini del Boxing Day non sono molto precise. Unica certezza è che il termine deriva dalla parola inglese box che significa scatola. La tradizione dominante lo ricollega a una pratica in voga nella marineria: in questo giorno un prete portava a bordo delle navi, pronte a salpare, una scatola di Natale e iniziava a pregare per il viaggio che stava per iniziare. La scatola, durante la traversata,  sarebbe stata poi riempita dai marinai durante viaggio con alcune monete  per poi essere, al ritorno in porto, donata al prete per ringraziarlo delle preghiere ricevute.  Secondo altri racconti la festività è collegata alla tradizione dell’antica Roma quando le persone si scambiavano doni durante la festa pagana dei Saturnalia. Secondo altri racconti, invece, il 26 dicembre si aprivano nelle chiese le cassette destinate all’elemosina e il loro contenuto distribuito ai poveri. Nella tradizione moderna il Boxing Day è il giorno in cui il datore di lavoro regalava ai propri dipendenti una scatola con alcuni doni per la famiglia concedendo anche un giorno di ferie in segno di ringraziamento per il lavoro da loro svolto durante l’anno. In ogni caso, la festa è basata sul regalare doni ai membri meno fortunati della società e quindi la si considera una festa della condivisione. Nel Regno Unito la festività del Boxing Day fu introdotta nel 1871 con il Bank Holiday Act. Oggi questa festa, oltre che in UK, viene celebrata in Canada, Nuova Zelanda, Australia, Hong Kong, Kenya, Sud Africa e in altri paesi che fanno parte del Commonwealth. Nella società moderna il Boxing Day è diventato sinonimo di eventi sportivi (soprattutto il calcio della Premier League Inglese) e di saldi. Il legame con lo sport risale al fatto che i lavoratori che in questo giorno non lavoravano si recavano allo stadio per assistere a incontri di calcio o di rugby. Per quanto riguarda i saldi il Boxing Day è pensato per stimolare una nuova ondata di acquisti subito dopo il Natale. Sono emblematiche le immagini delle principali catene retail a Londra (soprattutto in Oxford Street) prese d’assalto sin dalle prime ore del mattino. Per il 2015 in UK, secondo i media locali, i rivenditori si aspettano di incassare un massimo di 3,74 miliardi di sterline, pari a oltre 5 miliardi di dollari, che saranno spesi da 22 milioni di acquirenti.

Su Indiegogo il crowdfunding per il documentario anti Juventus

Immagine tratta da Indiegogo / Odiosa Juve

È partita ieri su Indiegogo una campagna di crowdfunding che sicuramente farà discutere tanto e dividerà l’Italia del pallone. Si tratta del progetto, presentato nell’ambito del Festival del Cinema di Roma alla presenza dei promotori e degli ex calciatori Sergio Brio della Juventus e Sebino Nela della Roma, Odiosa Juve. Come raccontato nella pagina Facebook di Cineama Odiosa Juve è un documentario che vuole essere “un ironico, divertente, documentato viaggio attraverso le disavventure arbitrali che, di tanto in tanto, hanno agevolato il cammino della vecchia signora”. Nelle pagine web del colosso del crowdfuding Indiegogo la casa di produzione Cineama e il regista Lorenzo Minoli, organizzatori del finanziamento collettivo, scrivono che voglio realizzare “un documentario che vuol raccontare la declinazione di tutte le sfumature emotive che vanno oltre le maglie bianconere: rabbia, antipatia, addirittura odio”. Si vedranno immagini che hanno fatto la storia del calcio, storie mai raccontate, curiosità e aneddoti riemersi dalla memoria di coloro che, in diverse epoche, “si sono trovati in qualche modo a dover fare i conti con la corazzata Juve”. I promotori dell’iniziativa precisano, cosa importante essendo un documentario, che nel titolo ha una connotazione”contro”, che il loro racconto cinematografico vuole “dare forma e contenuto a una comunità di persone” che condividono l’anti juventinità “non con l’insulto, tanto meno con la violenza, ma con la puntuale, costante, perfino ironica denuncia di quanto è accaduto in passato”.
Il regista Lorenzo Minoli, con un passato in USA, ha al suo attivo un documentario sull’Unione Sovietica di Gorbachev, la produzione della serie televisiva La Bibbia e, con la casa di produzione da lui fondata, la Five Mile River Films, quella della miniserie Giulio Cesare e del film per la TV Il Dono di Nicholas. Nella sua carriera Minoli ha collezionato il prestigioso Primetime Emmy Award per la miniserie Joseph con Ben Kingsley, altre tre nominations per il Primetime Emmy Award e la vittoria del Christopher’s Award. Come si può leggere nella pagina Wikipedia, Minoli in Italia ha fondato la Flying Dutchman Produzioni il cui primo film, nel 2010, La Marea silenziosa è stato il primo lungometraggio italiano sottotitolato in cinese.
Obiettivo del crowdfuding è raccogliere 200 mila Euro. Per partecipare ci sono 59 giorni di tempo e i perk sottoscrivibili vanno da un minimo di 3€ a un massimo di €3.000.
Ultima cuorisità: come riportato da alcuni media, il regista è torinese di nascita e juventino di fede calcistica.

Odiosa Juve (video YouTube / Cineama)

Aldo Agroppi per Odiosa Juve

Con Uber la sharing economy aiuta i profughi

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La settimana che sta per concludersi ha visto realizzarsi una bella iniziativa sociale che ha avuto per protagonisti Uber e la Croce Rossa. Il principale operatore di ride sharing al mondo ha, infatti, lanciato #UberGIVING, una raccolta di beni a favore dei profughi la cui emergenza in questi giorni scuote le coscienze di tutti noi. Lo scorso mercoledì 9 settembre Uber in quarantasei città di diciannove paesi europei ha raccolto per conto della Croce Rossa beni destinati a essere donati alle migliaia di profughi che cercano riparo in Europa . Il funzionamento è stato molto semplice e assolutamente gratuito per gli utenti Uber: tramite la App si richiedeva un’auto per prelevare le donazioni, una volta avvenuta la consegna i beni donati sono state consegnati da Uber  a un centro locale della massima associazione noprofit. I beni accettati richiesti dalla Croce Rossa comprendevano: maglioni (tipo pile) taglie 42-46; scarpe da ginnastica numero 42-47; canottiere intime per l’inverno; pantaloni pesanti comodi sportivi (tipo tute o pantaloni in velluto); piumini (tipo di velluto o tute); biancheria nuova per bambini dai 2 fino ai 7 anni; giubottini per bambini; ciabatte di plastica da doccia; pantaloni e scarpe da calcio. Davvero un’iniziativa lodevole che noi di SocialEconomy ci auguriamo sia ripetuta al più presto.

La #sharingeconomy a Milano (e non solo)

Milano è certamente una città in cui molto può essere condiviso. SocialEconomy, utilizzando anche la mappatura delle realtà italiane attive nella sharing economy fatta da Collaboriamo.org, ha realizzato una infografica che mostra tutto quanto si può condividere (gratuitamente o a pagamento) all’ombra del Duomo (e non solo).

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