Il fondatore di Airbnb contro il nuovo ordine esecutivo di Donald Trump sull’immigrazione 


Airbnb, il colosso della sharing economy, si schiera contro il bando bis di ieri del Presidente USA Donald Trump che vieta per 90 giorni (a partire dal 16 marzo prossimo) l’ingresso negli Stati Uniti da sei Paesi a maggioranza musulmana e blocca per 120giorni gli arrivi dei rifugiati. In un tweet il fondatore della società di home sharing Airbnb, Brian Chesky, ha, infatti, affermato “Barring people from entering our country because of where they’re from was wrong the first time around – still wrong…” cioè che vietare allepersone di entrare negli Usa in base alla provenienza erasbagliato prima ed è ancora sbagliato.

L’insediamento di Donald Trump fa volare le prenotazioni su Airbnb. A Washington DC e dintorni attesi oltre 15 mila guest nel weekend dell’Inauguration Day


Airbnb, il colosso della sharing economy californiano, ha pubblicato sul proprio sito un report riguardante il numero delle prenotazioni effettuate sulla propria piattaforma a Washington DC e dintorni in occasione dell’insedianento del nuovo Presidente degli USA Donald Trump alla Casa Bianca che avverrà il prossimo 20 gennaio. Le prenotazioni per la sola notte dell’Inauguration Day sono pari a 13 mila, numero che rappresenta una crescita di 10 volte rispetto all’insediamento di Obama del 2013 e il record assoluto di prenotazioni a Washington DC effettuate tramite la società guidata da Bryan Chesky. Il conto complessivo delle persone che hanno scelto l’home sharing di Airbnb per seguire da vicino la proclamazione del quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti sale ulteriormente a 15.100 se si considera l’intero weekend dal 19 al 21 gennaio. Il prezzo medio pagato dagli utenti di Airbnb è di 129 US$ a prenotazione contro una media di 335 US$ per una camera in un albergo tradizionale. Secondo quanto descritto nel report, i vantaggi di questo straordinario flusso di prenotazioni non è a esclusivo vantaggio di Airbnb e dei suoi host ma il ritorno è anche per le casse pubbliche di Washington DC: dal febbraio 2015 a oggi, infatti, i guest e gli host hanno versato 12 milioni di US$ di tasse di soggiorno. Airbnb nel suo studio ha preso in esame anche le ricadute economiche derivanti da questo alto numero di presenze di guest per l’insedianento di Donal Trump: le stime parlano in totale di introiti a favore degli host Airbnb di 5,9 milioni di dollari divisi su tre stati (3,8 milioni per Washington DC; 1,2 US$ per la Virginia; 900 mila US dollari per il Maryland). In totale, invece, i benefici economici per i territori interessati sono di circa 10 milioni di dollari americani. 

Airbnb, con Hearst, entra anche nell’editoria. Dalla primavera 2017 arriverà Airbnbmag

Foto Instagram Jonathan Mildenhall


L’annuncio è avvenuto qualche minuto fa: dal palco dell’Airbnb Open in corso a Los Angeles, Brian Chesky, fondatore e CEO della celebre società californiana della sharing economy, e Joanna Coles, Chief Content Officer di Hearst Magazine, hanno annunciato che dalla primavera 2017 pubblicheranno un magazine dal nome Airbnbmag. La novità totalmente inattesa è ancora più eclatante perché la società di home sharing ha annunciato che il giornale sarà cartaceo. La notizia ha subito creato buzz sui social network, in particolare Michael Clinton President Marketing Publishing Director di Hearst Magazine su Twitter ha pubblicato la foto delka copertina del numero zero Stessa cosa ha fatto Jonathan Mildenhall, CMO di Airbnb, che su Instagram ha postato una foto che ritrae il fondatore Bryan Chesky con in mano il numero zero. L’annuncio dello sbarco nel mondo dell’editoria media da parte di Airbnb segue di 48 ore quello di Trips, la piattaforma interna a Airbnb che dà la possibilità ai viaggiatori di vivevere Esperienze  con i locali (quali ad esempio una giornata a raccogliere tartufi in Toscana) a corollario dei propri viaggi.