Jetsmarter vuole essere la Uber dei cieli 

  Cosi come Uber che ha rivoluzionato il mondo dei trasporti in auto con conducente una startup USA vuoke provare a rivoluzionare, in stile sharing economy, il mondo dei viaggi in aereo. La società in questione si chiama Jetsmarter ed è stata fondata da Sergey Petrossov, un giovane che ha deciso di avviare una propria attività stanco dei prezzi inaccessibili praticati dalle società che affittano jet privati. La missione di Jetsmarter è quella di rendere possibile a uomini d’affari di potersi spostare con un aereo privato senza per forza essere milionari. L’idea di Sergey Petrossov sembra essere talmente solida che, secondo quanto riportato da alcuni media, ha raccolto US$ 20 milioni dal rapper Jay Z, dalla famiglia reale saudita, da Goldman Sachs e Twitter. Il funzionamento di Jetsmarter si basa sulla condivisione dei posti degli aerei privati che possono essere prenotati tramite App fino a sei ore prima del decollo. Jetsmarter è stato definito dallo stesso fondatore e CEO della società Petrossov come la «democratizzazione del trasporto aereo». Al momento le caratteristiche del servizio – i viaggi aerei possono essere organizzati prenotando almeno 4 posti e solo da coloro che hanno sottoscritto un abbonamento dal costo mensile di US$ 800 secondo quanto riportato da Buzzfeed – rendono Jetsmarter uno strumento che si addice ai viaggiatori d’affari e alle aziende. In più chi sottoscrive la membership ha la possibilità di viaggiare gratis su tratte già organizzate da altri viaggiatori. Coloro che non sono membri possono comunque usufruire dei servizi di Jetsmarter tramite JetDeals cioè la modalità con cui i posti rimasti disponibili sulle tratte già schedulate dai membri vengono aperti a tutti. Per avere un idea di prezzo ad esempio per spostarsi da New York a San Josè per andare a seguire il Super Bowl occorrono 3.500 dollari USA, mentre per raggiungere la stessa destinazione da Los Angeles il prezzo è di US$ 999. A oggi la società ha “a disposizione” oltre tre mila jet privati pronti al decollo, sette giorni su sette e in qualsiasi periodo dell’anno. Tra i desiderata del fondatore c’è quello di poter rendere il servizio usufruibile a chiunque per realizzare il concetto del lusso democratico nei cieli. La sede di Jetsmarter si trova negli USA in Florida e recentemente sono stati aperti degli uffici anche in Europa, a Zurigo, a dimostrazione che le intenzioni della società sono di espandersi in tutti i continenti. 

La nuova frontiera della sharing economy è il land sharing 

  
La nuova frontiera della sharing economy è la condivisione della terra. L’idea, come per le più famose Uber e Airbnb, arriva dagli USA. Hipcamp è un marketplace di land sharing nato per mettere i contatto gli amanti del campeggio e degli spazi naturali con i proprietari di terreni che sono disposti dietro compenso a accogliere ospiti sui propri terreni. Il funzionamento è simile a quello di Airbnb con l’unica differenza che a essere presi in affitto per brevi periodi non sono abitazioni ma porzioni di terra, riserve naturali private, vigneti o ranch. Forse l’idea potrà sorprendere molti italiani ma considerando che oltre il 60% degli Stati Uniti è di proprietà privata l’iniziativa potrebbe riscuotere molto successo. Con le entrate ricavate dall’affitto i proprietari terrieri possono garantirsi un reddito che puo essere destinato alla cura e alla manutenzione delle stesse aree. L’idea di Hipcamp è di Andrew Molera e Alyssa Ravasio che che ricopre anche la carica di CEO della società. Tra le mission dei fondatori c’è quella di voler contribuire a salvaguardare i terreni naturali per mantenere inalterati dal punto di vista naturalistico i terreni Collegando, infatti, i proprietari terrieri che vogliono mantenere la loro terra ancora incontaminata, con persone dalla mentalità ecologica che amano rilassarsi all’area aperta si può usare il reddito generato per la conservazione della terra stessa. 

Firenze è la prima città d’Italia in cui Airbnb riscuoterà la tassa di soggiorno per conto del Comune. Previsti €10 milioni di introiti per le casse pubbliche

  
È stato siglato tra il Comune di Firenze e Airbnb, una delle principali società della sharing economy, un accordo per la riscossione dell’imposta di soggiorno. Alla firma del protocollo d’intesa con la piattaforma di home sharing in forte crescita anche a Firenze, oltre al sindaco Dario Nardella erano presenti il Country Manager Airbnb Italia Matteo Stifanelli, l’assessore allo Sviluppo economico e turismo Giovanni Bettarini e l’assessore al Bilancio Lorenzo Perra. “Questo accordo è un passo in avanti molto concreto e assolutamente innovativo – ha detto Nardella – È l’esperienza più avanzata in Italia tra una città ed Airbnb, il colosso della sharing economy nel campo turistico per le locazioni online. Finalmente abbiamo degli strumenti che da un lato ci consentono di prevedere entrate maggiori grazie all’imposta di soggiorno che pagheranno anche questi soggetti e dall’altro di avere un osservatorio molto articolato sulla città, visto che si parla di 7.500 operatori. Un accordo – ha proseguito il sindaco – che tiene conto della sostenibilità, del turismo della nostra città e della sfida della legalità affinché tutti i soggetti che operano in questo settore abbiano regole chiare”.

“Abbiamo firmato un accordo che prevede alcuni impegni molto importanti sia sul piano dell’informazione che dell’imposta di soggiorno – ha detto Bettarini – Tutti gli host riceveranno dalla piattaforma le informazioni sulla città e sugli obblighi previsti in materia di imposta di soggiorno, ma non solo: Airbnb si impegna a fare da collettore dell’imposta, gestendone direttamente la riscossione non appena si definiranno alcuni aspetti della normativa regionale. Siamo i primi in Italia a farlo prevedendo nell’accordo il collect and remit, che avviene per ora solo in alcune grandi città come Parigi, San Francisco e Amsterdam. Secondo i dati di Airbnb – ha proseguito Bettarini – a Firenze sono attivi 7500 host, che noi valutiamo in un introito di circa 10 milioni di euro per il Comune. Si tratta per l’84% di operatori con uno o due appartamenti, che quindi svolgono questa attività in modo assolutamente non professionale. Con loro è fondamentale instaurare un rapporto di informazione, trasparenza e lealtà reciproca”.

“Il Comune di Firenze ha dimostrato di comprendere appieno il valore della sharing economy e l’unicità dell’esperienza offerta dagli host locali – ha detto Stifanelli – E’ per questo che l’accordo di oggi per semplificare e rendere più trasparente la tassa di soggiorno è stato per noi un passo naturale. Ma è soltanto l’inizio di una collaborazione che ci vedrà presto impegnati a sostegno della città anche su temi fondamentali come la decentralizzazione e la promozione di un turismo sostenibile. Vogliamo aiutare a far conoscere al mondo la vera Firenze, dare la possibilità affinché i viaggiatori possano apprezzare appieno l’incredibile ospitalità dei fiorentini, sentendosi a casa”. 

Tre gli obiettivi della collaborazione contenuti nell’accordo: semplicità e chiarezza per la tassa di soggiorno, informazione agli host sulle regole della home sharing, promozione di un turismo sempre più responsabile. Airbnb si impegna a lavorare insieme al Comune di Firenze per attivare un processo semplice di riscossione automatica delle tasse turistiche per conto della community e ad informare gli host della tassazione vigente, anche promuovendo le linee guida ufficiali del Comune. Attraverso la piattaforma Airbnb saranno inoltre fornite informazioni ai visitatori su come essere ‘buoni ospiti’ di Firenze.

In base all’accordo, il Comune di Firenze si impegna, tra le altre cose, a promuovere il rispetto delle norme, rendendole chiare e facili da applicare e a proporre un tavolo inter-istituzionale con la Regione Toscana e Airbnb, in vista della prossima revisione della legge regionale in materia di turismo, per favorire modifiche in linea con il nuovo contesto internazionale. 

Tra le finalità anche quella di sviluppare nuove pagine istituzionali dedicate ai potenziali utenti dell’home sharing, fornendo informazioni generali e includendo link alle norme rilevanti, in modo da aiutare chi vuole concedere in locazione i propri appartamenti a Firenze.

Quello siglato tra il Comune di Firenze e Airbnb è un accordo che mostra chiaramente la direzione che, soprattutto a livello internazionale, molti amministratori locali hanno intrapreso: la sharing economy oltre a rappresentare una possibilità di guadagno extra per molti cittadini lo è anche per le casse comunali. Come SocialEconomy vi ha raccontato qualche mese fa, ad esempio, il sindaco di Jersey City sta portando avanti una iniziativa simile a quella di Firenze stimando per il Comune US$ 1 milione di entrate all’anno. 

La villa dell’ex pilota di Formula 1 Eddie Irvine si può affittare su Airbnb

Immaginea

Foto tratta da AirBnb

Stando a quanto riportato dall’Irish Indipendent l’ex pilota di Formula 1 Eddie Irvine avrebbe deciso di affittare tramite AirBnb, uno dei principali player della sharing economy, la sua abitazione di Sorrento Road a Dublino. Nell’articolo del quotidiano irlandese si fa riferimento a un’abitazione vista mare situata lungo la costa della capitale irlandese. Nell’annuncio presente su Airbnb della villa indicata nell’articolo si legge che la casa, di oltre 5.000 piedi quadrati, è composta da soggiorno, salotto, studio, 5 camere da letto, 5 bagni, una piscina, una Jacuzzi, una sauna e altre amenità. Il costo è di € 1.200 a notte con un soggiorno minumo di tre notti. Nella descrizione inoltre si fa presente che nella stessa zona vivono Bono, Van Morrison, e The Edge.

 

 

 

 

Israele, la sharing economy abita qui

  
Nel giorno in cui si celebra la giornata della memoria, la commemorazione delle vittime dell’olocausto, noi di SocialEconomy vogliamo presentarvi alcune società israeliane che dimostrano come la sharing economy si sta rapidamente diffondendo anche in Israele. Come noto, Israele è un Paese che si è caratterizzato negli ultimi decenni per un forte dinamismo tecnologico che, come confermato dalle 89 società israeliane quotate al NASDAQ, l’ha resa la seconda piazza mondiale del tech subito dopo la Silicon Valley. Tra le molte realtà nate in Israele ecco quelle che ci hanno colpito maggiormente.

CasaVersa

Nata nel 2013 CasaVersa è una startup attiva nel campo dell’home swapping che si pone l’obiettivo di favorire i viaggi abbattendo i costi per l’alloggio durante le vacanze. Entrando nella community di CasaVersa è, infatti, possibile entrare in contatto con persone disposte a scambiare la propria abitazione, che rimarrebbe inutilizzata durante le ferie, con una casa in un altro paese del mondo dove poter trascorrere gratuitamente le vacanze. 

Tasko

Tasko un marketplace pensato per mettere in contatto chi possiede un cane con coloro che, dietro un piccolo compenso, sono disposti a prendersi cura dell’animale domestico durante l’assenza del prorietario. I servizi offerti sono di dog walking e di dog sitting

Splacer

Splacer può essere definito l’Airbnb degli eventi. Tramite il sito web della società basata a Tel Aviv si ha, infatti, la possibilità di condividere un proprio spazio mettendolo a disposizione di chi è in cerca di un luogo per un evento, una location per un set fotografico, una riunione oppure un pop-up store. La società, che recentamente è sbarcata anche a New York, è senza dubbio una delle realtà della sharing economy made in Israele più interessanti a livello internazionale.

EatWith

EatWith è una società di social eating nata per collegare i turisti che si recano in Israele con persone del luogo disposte a ospitarli a casa propria a cena. Le famiglie, curatamente selezionate, sono quindi in grado di ospitare i vacanzieri nelle proprie dimore che vanno dal loft alla moda a sud di Tel Aviv alle antiche case in pietra di Gerusalemme, fino alle abitazioni rurali collocate nei Kibbutz. Il successo ottnuto da EatWith ha permesso alla società di espandersi rapidamente e cosi oggi il servizio è attivo in molte città tra cui Roma, San Francisco, New York, Madrid e Barcellona.

 

 

 

 

Viaggi: eccco le 16 mete consigliate da Airbnb per il 2016

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Airbnb, il principale operatore dell’home sharing e uno dei principali attori della sharing economy ha resto noto le 16 destinazioni must to visit per il 2016. In particolare, Airbnb ha selezionato alcuni quartieri di grandi città che pur essendo delle “perle” rimangono solitamente fuori dal main stream turistico. La scelta di questo tipo di mete deriva dal fatto che, come dimostrano alcuni dati rilasciati periodicamente dalla società USA, generalmente i viaggiatori che scelgono un alloggio Airbnb per una vacanza sono soliti frequentare anche zone non battutte dai grandi flussi di turisti con un grosso beneficio, quindi, per tutte quelle attività economiche localizzate fuori dal centro delle città.

16 – Constitución, Buenos Aires, Argentina

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15- Richmond – Melbourne, Australia

 

14 – The Bukit Peninsula, Bali

 

13 – District VII, Budapest, Ungheria,

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12 – Poncey-Highland – Atlanta, USA

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11 – Oak Lawn – Dallas, USA

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10 – Roma Sur – Mexico City, Messico

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9 – Meireles a Fortaleza, Brasile

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8 – Kaneohe a Oahu, Hawaii, USA

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7 – Hammerbrook a Amburgo, Germania

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6 – Triana a Siviglia, Spagna

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5 – Koukaki a Atene, Grecia

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4 – Capucins a Bordeaux, Francia

 

3 – Brickfields (0 Little India), Kuala Lumpur, Malaysia

 

2 – Banglampoo a Bangkok, Tailandia

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1 – Chūō-ku a Osaka, Giappone

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Anche per la Commissione Europea la sharing economy potrebbe sostenere la crescita economica dell’Eurozona

  
Secondo quanto riportato dall’agenzia internazionale Bloomberg, l’UE nei prossimi mesi verificherà se la legislazione nazionale degli Stati membri sta ostacolando la normativa comunitaria in tema di servizi dell’economia della condivisione. A tal fine nei prossimi mesi si svolgeranno incontri con i singoli Stati dell’Unione per verifcare lo stato dell’arte della legislazione nazionale dei diversi stati in tema di servizi della sharing economy. “Abbiamo bisogno di un dialogo con gli Stati membri, al fine di aumentare la loro consapevolezza che c’è una contraddizione che potrebbe avere un impatto negativo per la crescita economica del loro paese”, ha detto il Vice Presidente della Commissione Europea Jyrki Katainen in un’intervista. “Se sono in contraddizione con la legislazione UE, allora useremo la nostra politica di applicazione per assicurare il rispetto del diritto dell’Unione”. Oggi nei paesi dell’Eurozona si registrano approcci diversi sulle nuove tecnologie, a tal proposito Bloomberg ricorda le azioni legali promosse contro Francia, Spagna e Germania da Uber che giudica alcune norme di questi stati in materia di trasporto contrarie alle normative comunitarie.  “Il modo più economico per stimolare l’economia è quando si crea un nuovo mercato”, ha detto Katainen, sempre secondo quanto riportato da Bloomberg. “Ci sono un sacco di aziende che utilizzeranno questa opportunità. È il modo in cui possiamo stimolare l’economia e aumentare gli investimenti in modo sostenibile senza utilizzare il denaro dei contribuenti”. In pratica, secondo uno dei massimi rappresentanti dell’esecutivo europeo la sharing economy, e quindi società come Uber e Airbnb, potrebbe dare un impulso all’economia dei paesi dell’Eurozona il cui Pil resta indietro rispetto a quello degli Stati Uniti dal 2012.  Le dichiarazioni del Vice Presidente della Commissione Europea oltre a essere una buona notizia per i big player della sharing economy,quali ad esempio Airbnb e Uber, è sicuramente una buona nuova anche per i consumatori europei che finalmente possono sperare in una legislazione europea unica in tema di servizi dell’economia condivisa e quindi dell’ulteriore proliferare del concetto di libera concorrenza. “L’Unione Europea deve assumere il ruolo di leader”, ha affermato Mark MacGann, head of public policy for Europe, the Middle East and Africa di Uber. “I tanti giovani disoccupati in paesi come la Spagna non perdoneranno l’Unione Europea se considera la nuova economia collaborativa come un problema da risolvere piuttosto che un’opportunità da cogliere”.

Airbnb, il Natale in formato sharing economy

  
Come coniugare – in chiave marketing – il Natale con la sharing economy? A questa domanda Airbnb, l’operatore leader dell’ home sharing ha risposto con una campagna social visibile su Facebook ambientata a Betlemme. Geniale!

La sharing economy favorisce lo sviluppo del turismo

  
Che la sharing economy sia una settore dell’economia in forte sviluppo sono oramai pochi a dubitarne. Tra tutte le industry quella in cui sta avendo più successo c’è senza dubbio quella del turismo dove l’home sharing ha preso talmente tanto campo che alcuni grandi operatori, come per esempio Expedia con l’operazione HomeAway, sono corsi ai ripari investendo in società che affittano appartamenti tra privati. 

Un esempio ulteriore e concreto del successo nel settore del travel arriva dai dati di Airbnb, uno dei big player della sharing economy, relativi al weekend del Thanksgiving. Secondo i dati diffusi dalla società californiana sono state oltre 250 mila le persone che hanno scelto un alloggio Airbnb durante il fine settimana del giorno del ringraziamento, mentre gli host che hanno aperto le proprie abitazioni sono stati 50 mila. Per capire i numeri del successo basta fare un raffronto: nel 2010 i guest Airbnb erano stati 2.500, una crescita, quindi, di oltre 100 volte in soli cinque anni. In media gli host durante il week end hanno guadagnato US$ 440 dall’affitto di un proprio spazio. 

Best Place to Work 2016: vince Airbnb

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Il sito di recruiting USA Glassadoor ha reso nota oggi la consueta classifica annuale del Best place to Work, cioè l’elenco delle migliori 50 aziende in cui lavorare. La classifica è elaborata tenendo conto dei giudizi rilasciati dai dipendenti delle aziende stesse. A piazzarsi in cima al ranking per l’edizione 2016 è stata AirBnb, il colosso della sharing economy. La motivazione indicata è la seguente: “Un’azienda che cresce, fatta di persone incredibili”.

La classifica completa dei top 50 Best Place to Work categoria Large corporate:

https://www.glassdoor.com/Best-Places-to-Work-LST_KQ0,19.htm

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Nella categoria Small business a aggiudicarsi la pima posizione è stata Madwire, azienda attiva nel settore del digital marketing.

La classifica completa dei top 50 Best Place to Work categoria Small Business:

https://www.glassdoor.com/Best-Small-and-Medium-Companies-to-Work-For-LST_KQ0,43.htm