Una capra in sharing? È possibile grazie a Amazon

Una capra in sharing per sistemare il giardino? Oggi è possibile.
Tramite Amazon si può infatti affittare, al momento soltanto negli USA, un gruppo di capre (il servizio si chiama goat-grazing) che ruminando aiutano l’uomo nella gestione del giardino contribuendo a eliminare le erbacce. Per poter utilizzare il servizio occorre richiedere un preventivo indicando le misure dell’area da “ripulire”, i dettagli della composizione del giardino, onde evitare che siano presenti agenti velenosi e altre caratteristiche. Una volta definiti i dettagli, il gruppo di capre viene consegnato a domicilio e resta in giardino fino al raggiungimento dell’obiettivo prefissato.
Le capre sono un ruminante eccezionale che, grazie alla ripartizione in quattro dei propri stomaci, si adatta a condizioni che sarebbero proibitive per altri animali. Come raccontanto da Newsweek, nel 2014 Amazon ha “assunto” circa 40 capre – tutte dotate di codice identificativo del personale -che “lavorano” nel giardino del centro di distribuzione della sede giapponese del colosso dell’e-commerce.
La scelta di affidare agli animali la cura dei giardino e degli orti ha dei precedenti illustri proprio negli USA: nel 1920 il Presidente Woodrow Wilson e la First Lady Edith, a causa della mancanza di manodopera derivante dal fatto che era in corso la Prima Guerra Mondiale, portarono alcune pecore nel giardino della Casa Bianca per fertilizzare il terreno.

Con Sailo la sharing economy arriva in barca

Sailo_Logo_blue_smallerFortune recentemente l’ha definitia l’Airbnb dei mari. Stiamo parlando di Sailo, una startup con sede a New York e a Miami che da due anni collega la domanda di chi vuole affittare un’imbarcazione con l’offerta degli armatori che possiedono una barca che nella maggior parte dei casi rimane per molto tempo ormeggiata in banchina. Il meccanismo di Sailo è quello consolidato del marketplace: attreverso il sito sailo.com avviene infatti il matching tra domanda e offerta (in alcuni casi anche con skipper). La società è stata fondata da 4 giovani ragazzi, Adrian Gradinaru (CEO), Magda Marcu (Operations & Finance), Delphine Braas (Marketing & Business Development) e Bogdan Batog (Engineering) di cui 2 con prestigiosi MBA alla Columbia University, con la volontà di riuscire a rendere la nautica accessibile a tutti e cercare di portare la sharing economy dalla terra ferma al mare. L’azienda a oggi ospita annunci di oltre 300 imbarcazioni tra barche a vela, motoscafi e yacht localizzate nell’area New York, Cape Cod, Florida e San Diego. Tra le disponibilità offerte dagli armatori anche quella di trascorrere una giornata intera, al costo di US$ 1.000, tra le acque di Manhattan per godersi lo skyline di New York.

Sailo
http://www.sailo.com

La sharing economy è un’opportunità che va colta

Socialeconomy ha incontrato Marco Pierani, Responsabile delle relazioni istituzionali di Altroconsumo per approfondire lo stato dell’arte e le prospettive future della sharing economy in Italia.

Negli Stati Uniti si sta dibattendo su esigenze di regolamentare la sharing economy. Secondo lei sarebbe necessario avviare il dibattito in Italia?

Il dibattito è già avviato anche in Italia, l’importante è che si incanali nella giusta direzione, condivido la necessità di regolamentare la sharing economy se questo significa abilitarne appieno le opportunità trasferendo contestualmente le garanzie per i consumatori in maniera adeguata ai nuovi modelli di business. Se invece regolamentare significa voler imbrigliare le potenzialità della sharing economy in termini di innovazione e apertura del mercato dentro logiche e normative obsolete, allora non ci siamo.

Altroconsumo si è schierata a fianco di Uber nella vicenda taxi milano, ci spiega come mai?

La nostra posizione era ed è in linea con quella espressa dall’Autorità per i Trasporti, così come dall’Antitrust. Abbiamo preso atto della decisione del Tribunale di Milano di bloccare Uberpop. Nell’ordinanza il giudice, pur riconoscendo l’interesse dei consumatori nei confronti dei nuovi servizi, interpreta in maniera stringente l’obsoleta normativa sui taxi a sfavore dell’innovazione. Le decisioni su crescita e sviluppo di nuovi modelli di business, con adeguate garanzie e tutele per gli utenti, non possono essere prese tuttavia nelle aule dei tribunali ma devono passare dal Governo e dal Parlamento. I consumatori italiani vogliono vivere in un Paese che abbracci l’innovazione e che, al contempo, sia in grado di mantenere un opportuno livello di tutele e garanzie, Altroconsumo si continuerà a battere perché sia riconosciuto in capo ai consumatori il sacrosanto diritto di poter beneficiare dell’innovazione tecnologica.

L’economia condivisa può portare reali vantaggi ai consumatori? Se si quali?

Noi ne siamo convinti, l’apertura del mercato, l’innovazione e la concorrenza portano sempre benefici ai consumatori. Internet ha portato e porterà ancora molti benefici ai consumatori, è il medium, lo strumento e il “luogo” attraverso il quale creare e trasferire valore ai consumatori. Ma c’è una variabile ulteriore, scatenata più recentemente proprio grazie a questa caratteristica e alla potenza di Internet, preme ormai forte sui modelli tradizionali delle nostre relazioni sociali e industriali e non c’è più in gioco solo lo sviluppo economico ma anche quello sociale e democratico del nostro Paese, sbaglia infatti, e di grosso, chi guarda alla sharing economy come l’ultima moda effimera dei fighetti del web. Una nuova generazione di consumatori si è già resa protagonista di questa vera e propria rivoluzione, in tale contesto il consumatore, lungi dall’essere ancora il soggetto debole e passivo da tutelare, diviene il volano dell’innovazione partecipando al contempo come fruitore e fornitore a questi nuovi modelli di business.

Una regolamentazione della sharing economy potrebbe frenarne lo sviluppo?

Sì se l’intento è repressivo o burocratico no se si guarda al futuro con apertura e ottimismo.

Il successo della sharing economy in Italia secondo lei nasce dalla crisi economica attuale?

Direi piuttosto che il successo della sharing economy nel nostro Paese è legata anche a una naturale caratteristica degli italiani a condividere, lo abbiamo fatto sempre anche se in forme ovviamente diverse nel passato. A maggior ragione oggi come Paese abbiamo una grossa opportunità che va colta. Per converso comincia a farsi consistente il dubbio che il trascinarsi della crisi possa dipendere invece proprio dalla mancanza di coraggio da parte delle nostre Istituzioni nell’abbracciare il treno dell’innovazione, con tutta la sua carica di distruzione creativa.

Quali sono le linee chiave dello sharing economy act che proponete?

Come dicevo deve guardare al futuro abilitando l’innovazione, non imbrigliandola, e dare risposte concrete alla nuova domanda dell’utenza in tutti i settori coinvolti dal cambiamento delle regole del mercato. In attesa della realizzazione di tale quadro normativo, i nuovi modelli di business della sharing economy debbono e possono tuttavia essere governati attraverso regole e principi negoziali, identificati e condivisi con le imprese che producono e forniscono piattaforme tecnologiche e servizi abilitatori della sharing economy. A tale scopo Altroconsumo, ha presentato il Manifesto per una sharing economy sostenibile e rispettosa dei diritti dei consumatori aperto alla firma di tutti gli operatori della sharing economy che, condividendone i principi, si impegnino con noi ad adottare uno o più strumenti di autoregolamentazione che garantiscano, nei diversi settori di mercato nei quali operano, regole chiare circa i diritti di utenti e consumatori nella duplice veste di fornitori e fruitori di beni e servizi anche attraverso la collaborazione tra consumatori e piattaforme per l’eliminazione di eventuali pratiche commerciali scorrette e clausole vessatorie, la risoluzione alternativa delle controversie (ADR) e la responsabilizzazione dei gestori delle piattaforme nei confronti degli utenti.

Negli Stati Uniti la sharing economy è diventata uno dei temi delle presidenziali. Secondo lei avverrà lo stesso in Italia alle prossime politiche?

Noi ci occupiamo di rappresentare e tutelare i consumatori e non di politica, i politici sono nostri interlocutori importanti in quanto decisori pubblici. Certo, nella dialettica tra i soggetti imprenditoriali che, sulla base delle leggi vigenti, chiedono tutela e protezione per i loro vecchi modelli di business e quelli che, al contrario, chiedono specularmente sia riconosciuto loro il diritto ad innovare si inserisce oggi con forza, su questa stessa linea, la sacrosanta pretesa dei consumatori a poter beneficiare dell’innovazione tecnologica. Questo potrebbe anche diventare anche un volano interessante per una forza politica che volesse farsi vero portavoce del nuovo.

Dalla Sardegna arriva il Tir-Sharing

sendilo

L’economia della condivisione continua a riscuotere consensi, cosi dopo biciclette, auto e scooter tocca ai TIR. L’idea è venuta a Francesco Murru, un giovane sardo di Nuoro che ha inventato Sendilo, un portale (www.sendilo.it) attraverso il quale gli autotrasportatori – con partita IVA e mezzo proprio – possono mettere in vendita lo spazio disponibile sui propri mezzi di trasporto offrendolo a chi ha esigenze di effettuare una consegna. Per esempio: un autotrasportatore che ha una consegna da fare sulla rotta Roma – Milano ed ha ancora spazio sul proprio mezzo, oppure rientra da Milano a Roma scarico può mettere tale viaggio a disposizione di chi deve spedire della merce, ad un prezzo competitivo, visto che comunque quel viaggio lo deve comunque fare. Con questo sistema il proprietario del mezzo di trasporto ottimizzando il carico ha cosi un risparmio sul carburante e pedaggi autostradali, mentre chi ha esigenze di spedire della merce può farlo contenendo i costi di spedizione. L’idea è venuta osservando il fatto che circa la metà dei mezzi di trasporto merci in italia viaggia scarico. Molto lodabili anche le finalità di rispetto per l’ambiente: ottimizzando il trasporto merci si risparmia infatti carburante e quindi si riducono le emissioni di CO2 nell’ambiente. L’incrocio tra domanda e offerta avviene tramite il portale sendilo.it  nel quale coloro che hanno bisogno di effettuare una spedizione inseriscono la propria richiesta ricevendo e a stretto giro un preventivo da parte degli autotrasportatori iscritti al servizio. A questo punto al cliente non resterà che scegliere quello a lui più congeniale e perfezionare la spedizione. Il sistema si basa sui feedback che rappresentano una garanzia per chi cerca una spedizione.

La sharing economy continua a essere uno dei temi delle Presidenziali USA 2016

usaUber, e quindi la sharing economy, continua a essere al centro del dibattito tra i pretendenti alla Casa Bianca. A riportare l’economia della condivisione al centro dell’attenzione è stato il candidato democratico Bernie Sanders che in un’intervista a Bloomberg (http://www.bloomberg.com/politics/articles/2015-08-06/bernie-sanders-takes-on-clinton-welfare-legacy-as-he-woos-iowa-unions) ha dichiarato che ha “serious problems” con Uber e ha definito il servizio “unregulated”. Stando a un articolo apparso su The Hill (http://thehill.com/policy/technology/250480-bernie-sanders-says-he-has-serious-problems-with-uber) Uber, tramite un portavoce, ha prontamente replicato a questa affermazione ricordando che il servizio di ride sharing è regolamentato in 54 giurisdizioni USA. Come dimostra la notizia, anche questa pubblicata da Bloomberg (http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-08-06/uber-drivers-seeking-employee-status-propose-streamlining-suit), di una decisione pendente in un tribunale della California, il dibattito politico che si sta sviluppando negli USA ruota attorno al tema dello status dei lavoratori di alcune società della sharing economy. Alcune di esse infatti considerano i lavoratori come imprenditori indipendenti e quindi con un quadro regolatorio, in termine di benefici e protezioni, diverso rispetto ai lavoratori indipendenti.

I milanesi promuovono la mobilità sharing

IMG_9252.PNGDa una ricerca commissionata dal Comune di Milano e realizzata dalla società Swg su un campione di 1.350 soggetti maggiorenni residenti nel Comune di Milano rappresentativo della popolazione emerge che i milanesi apprezzano la mobilità condivisa. Dallo studio, infatti, emerge che oltre l’80% dei residenti nel capoluogo lombardo apprezzano sia il bike sharing – recentemente incrementato con l’introduzione di biciclette a pedalata assistita – sia il car sharing. In particolare, per tutte e due le categorie oltre la metà dei milenesi (52% per le bike sharing e 58% per car sharing) assegna ai servizi un voto tra l’8 e il 10. Nel dettaglio a ritenersi soddisfatti delle biciclette in condivisione sono l’80% degli intervistati, mentre per le auto condivise l’apprezzamento sale all’85%.

Studio SWG per Comune di Milano

Enjoy: dall’8 al 30 agosto scatta la promozione

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Enjoy, l’operatore di car e scooter sharing attivo a Milano, Roma, Torino e Firenze, lancia la promozione estiva. Dall’8 al 30 agosto effettuando almeno 15 euro di noleggi si riceverà (entro le 24 ore successive) in omaggio un buono, valido fino al 30 di settembre 2015, del valore di 5 euro. Inoltre affittando un veicolo Enjoy per l’intera giornata oltre al voucher di 5 Euro se ne riceverà uno aggiuntivo del valore di 10€. Ogni utente può partecipare una sola volta per ciascuna delle due modalità promozioni e accumulare voucher per un importo massimo di 15€.

Benedetta Arese Lucini Lascia Uber

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Poche laconiche righe per dirsi addio dopo due anni e mezzo di lavoro tra Uber e il General Manager Italia Benedetta Arese Lucini. L’azienda californiana, confermando i rumors gia circolati, ha cosi ufficializzato con un comunicato stampa la fine del rapporto di lavoro. Uber informa che “Il rapporto tra Uber e Benedetta Arese Lucini si è concluso di comune accordo”. A guidere il team italiano toccherà a Carlo Tursi, già general manager di Uber Roma.

Di seguito il testo integrale del comunicato di Uber

Da Uber informano “Il rapporto tra Uber e Benedetta Arese Lucini si è concluso di comune accordo. Le siamo grati per la passione e il contributo che ha dato all’azienda e le auguriamo il meglio per le sue future avventure professionali”.  Benedetta Arese Lucini “Ringrazio Uber per l’opportunità e l’esperienza di questi due anni e mezzo. Auguro al team ogni successo”.  Guiderà ora il team Carlo Tursi, già general manager di Uber Roma.

Uber – ufficio stampa

Il bike sharing arriva al parco dell’Appia Antica

bike sharing

Mentre Milano ha da poco festeggiato i 10 milioni di utenti per il Bike sharing BikeMI in altre città il servizio della condivisione della bicicletta ancora stenta. Ma l’economia della condivisione non si ferma comunque, infatti, grazie all’iniziativa di alcuni cittadini i servizi di sharing continuano a proliferare. Tra le ultime forme di economia condivisa è da segnalare l’iniziativa nata dalla collaborazione tra il Comitato per il Parco della Caffarella, EcoBike (Punto Informativo Appia Antica) e GazeBike (Tor Fiscale/Acquedotti) che insieme hanno acquistato 30 biciclette con ruote 28″ e con cambio Shimano 7 velocità per avviare il bike sharing all’interno del parco dell’Appia Antica. Il servizio è attivo ogni domenica al costo di 3 euro all’ora o 15 euro per l’intera giornata.

Parco Regionale dell’Appia Antica – http://www.parcoappiaantica.it/it/notizienew.asp?id=794

Cristina Tajani: “Milano è la prima città in Italia che decide di affrontare pubblicamente e strategicamente il tema della sharing economy”

Cristina tajani asessore

Socialeconomy ha intervistato una delle protagoniste della sharing economy in Italia: l’Assessore al Comune di Milano per le Politiche per il Lavoro, Sviluppo Economico, Università e Ricerca Cristina Tajani.

Assessore Tajani, a dicembre dello scorso anno è stata approvata la delibera sulla sharing economy con l’obiettivo di far diventare Milano una sharing city. Ce ne illustra i punti fondamentali?
La delibera, approvata al 2014, aveva l’obiettivo di fissare delle linee di indirizzo riguardo la sharing economy. Queste linee di indirizzo sono state frutto di un processo partecipativo, attraverso una consultazione online e una serie di eventi pubblici con oltre 200 interlocutori che hanno potuto emendare e modificare il testo proposto. Nel documento finale la sharing economy non è definita come una reazione temporanea alla crisi, ma viene indicata invece come un modo nuovo e diverso di pensare e agire i modelli di sviluppo e il rapporto tra amministrazione e cittadino, dove i soggetti esterni non sono considerati solamente portatori di interesse (stakeholder) in conflitto o in antitesi con il pubblico, ma anche solution holders in grado di co-progettare, e co­gestire pratiche, spazi, beni e servizi. Stabiliscono infine l’importanza per la pubblica amministrazione di dotarsi di un quadro strategico capace di garantire un “ecosistema istituzionale collaborativo” favorevole allo sviluppo di un’economia condivisa che sia regolata, inclusiva e sostenibile, secondo obiettivi comuni, individuando i criteri secondo i quali è possibile definire l’economia della condivisione”.

Nel documento approvato dal Comune, sembra di leggere una lodevole dichiarazione di intenti e buoni propositi; come si potrà passare alla fase operativa?
Milano è la prima città in Italia che decide di affrontare pubblicamente e strategicamente il tema della sharing economy. Il confronto pubblico avviato costituisce quindi di fatto una anticipazione di quanto ci si auspica possa avvenire a breve anche a livello nazionale, ma sono stati compiuti passi anche molto operativi.
In seguito alla delibera abbiamo infatti aperto un bando per l’istituzione di un albo degli operatori della sharing economy milanese. Questa rete di operatori, che al momento conta 43 soggetti e 33 esperti, ma a cui è sempre possibile aderire, è stata oggetto di incontri dedicati e dell’apertura di un avviso pubblico per l’assegnazione di uno spazio fisico dedicato, una “casa della collaborazione” a disposizione dei soggetti che, in rete o singolarmente, vorranno animarlo fornendo servizi di sportello informativo, organizzando incontri, eventi e dibattiti sul tema.

L’Amministrazione di Seoul, considerata la città più sharing al mondo, tra le varie iniziative ha stanziato 50 milioni di won (US$ 240.000) per sostenere le spese di 10 sharing enterprise. Avete intenzione di fare cose simili? sosterrete economicamente lo sviluppo dell’economia della condivisione?
Al momento l’investimento da parte dell’amministrazione è stato in termini di risorse umane dedicate a questo fenomeno e fisiche (la casa della collaborazione di cui sopra). Il confronto costante con questa rete ci sta dimostrando infatti che al di là degli investimenti di risorse economiche (molto difficili in un periodo di crisi e di taglio dei trasferimenti) quello che è in grado di fare la differenza è la creazione di un ecosistema economico e culturale in grado di legittimare la sharing economy e di favorirne lo sviluppo. Per questo come istituzione siamo impegnati a sostenerla, riconoscerla, “sistematizzarla”. Il successo di questo albo e l’adesione di tanti operatori ci dice che stiamo andando nella direzione giusta.

A Seoul si condivide anche l’arte e la cultura, Living Art Creative Center è uno spazio creativo dedicato all’educazione dell’arte e della scrittura. Milano sharing city abbraccerà anche il mondo dell’arte?
La piattaforma di “EXPO in città” – creata su iniziativa del Comune e della Camera di Commercio in maniera “collaborativa” – con oltre 20.000 eventi in cartellone gratuiti e diffusi in città è l’esempio di come anche l’ambito della cultura può essere interessato in maniera significativa dalla sharing economy. Ma sono molte le piattaforme, per esempio legate al crowdfunding, che fanno propria l’ottica collaborativa per risolvere alcuni problemi strutturali nel panorama dell’economia legata alla cultura: quella della mancanza di fondi e di spazi e la difficoltà di fare promozione.

Alcuni mesi fa a proposito del quadro regolatorio della sharing economy ha dichiarato a La Repubblica “si può lavorare con il governo per cambiare  quelle [nda le norme] che risultano obsolete”. Non le sembra che così si corra il pericolo di ingessare il settore e magari fissare delle regole ad hoc che potranno risultare sfavorevoli soltanto a alcuni operatori e non a altri?
In questo momento a livello nazionale non ci sono regole né una legge nazionale che definisca cos’è la sharing economy configurandone le opportunità ma anche i limiti e le regole. Io credo che, se da una parte è senza dubbio importante sostenere lo sviluppo di questo nuova economia lasciandola libera di esprimersi e di definirsi, nel momento in cui queste pratiche entreranno in conflitto e in concorrenza con l’economia tradizionale (come già avviene nel caso della mobilità e delle strutture ricettive in varie città) non si potrà non porsi la questione di normare un mercato che rischia di subire meccanismi distorsivi e di produrre ineguaglianze.

Per Expo avete incrementato il numero delle postazioni di bike sharing?
Per consentire di arrivare all’Esposizione in bicicletta le stazioni del Bikemi sono state portate fino a Cascina Merlata. Sono state poi introdotte le bici elettriche per favorirne l’utilizzo su distanze maggiori e alle persone con più difficoltà. Lo sviluppo del Bikemi in questi anni si è sviluppato fino ad arrivare a 36.000 abbonamenti annuali e a 226 stazioni disponibili mentre è di questi giorni la notizia dell’apertura dello scooter sharing in collaborazione con la compagnia Enjoy.

I tassisti si sono fortemente opposti ad alcuni operatori dei trasporti nati all’insegna della sharing economy. Come pensate di riuscire far convivere i servizi old economy con quelli della sharing economy?
La nostra scelta politica è quella di aiutare e sostenere soprattutto le realtà più piccole che fanno più fatica ad emergere, perché il fenomeno della sharing economy è tutt’ora in fase di crescita e di definizione e come ricordavo prima non esiste una legislazione nazionale che stabilisca cosa sia economia collaborativa e cosa no. Per quanto riguarda realtà più grandi stiamo lavorando insieme ad alcune di esse e ad altri settori dell’amministrazione per rendere i meccanismi di condivisione sempre più trasparenti prevenendo eventuali zone grigie, soprattutto per quanto riguarda la tassazione. Per esempio nel caso di AIRBNB stiamo lavorando insieme al settore turismo per semplificare la procedura di pagamento delle tasse di soggiorno degli utenti che utilizzano questa piattaforma per trovare un appartamento nel quale soggiornare in città.

Quali servizi sharing utilizza personalmente? Quali vorrebbe utilizzare?
Utilizzo il Bikemi perché amo la bicicletta e la trovo un modo molto utile non solo per spostarsi in città ma per guardarla con occhi diversi, per il futuro credo che quando alcuni amici con figli piccoli verranno a trovarmi in autunno per visitare l’esposizione universale utilizzeremo “CIAO MaMI” una app sviluppata da studenti delle Civiche scuole del Comune che consente alle mamme e ai papà di poter usufruire gratuitamente di passeggini, carrozzine e altre facilitazioni utili ai bambini, messi a disposizione e in condivisione dai genitori milanesi. Ne ho parlato con i miei amici che erano dubbiosi riguardo alla visita di Expo con bambini piccoli e ne sono rimasti entusiasti.

Milano negli anni ha perso quasi totalmente le sue industrie, qualche anno fa si è cercato di farla diventare la capitale italiana delle startup (personalmente non crediamo che il progetto abbia sortito effetti concreti, ma ben felici di essere smentiti) non c’è il pericolo che possa succedere la stessa cosa anche per Milano sharing city?
Per quanto riguarda le startup, per citare solo quelle a vocazione innovativa, a fine marzo 2015 quelle iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese erano 3.711, in aumento di 532 unità rispetto alla fine di dicembre (+16,7%). Impiegavano circa 18.000 lavoratori (14.862 soci e 3.025 dipendenti), quasi 3.000 unità in più rispetto al trimestre precedente. Queste sono soltanto alcune delle evidenze contenute nel terzo numero del report strutturale curato da Infocamere che evidenzia comunque un quadro fortemente dinamico delle nostre startup, soprattutto nel contesto italiano.
Per quanto riguarda la sharing economy, pur non potendo prevedere il futuro, non possiamo non registrare che i cambiamenti in atto, anche a seguito della crisi economica, difficilmente potranno subire un’inversione di rotta significativa; sono infatti convinta che sia proprio il paradigma culturale individualista a essere in crisi, così come il concetto di possesso e di produzione infinita di beni, diventato insostenibile. Credo inoltre che al di là dell’andamento del fenomeno a cui assisteremo in futuro, la sharing economy si inserisca molto bene nella filosofia di un’amministrazione, come quella milanese, solidale, innovativa ma anche inclusiva, che ha l’obiettivo di ridurre le diseguaglianze e di garantire il benessere di tutti i cittadini. Condividendo.