Home sharing: nel Def prevista l’introduzione della ritenuta fiscale del 21%

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Secondo quanto riportato da autorevoli media tra cui MF e La Repubblica nel Documento di Economia e Finanza (DEF) varato ieri sera è contenuta una norma che impatta sull’home sharing. Secondo quanto scritto infatti questo sottoinsieme della sharing economy sarebbe impattato per via dell’introduzione al momento del pagamento di una ritenuta fiscale del 21% che gli intermediari anche digitali applicheranno alla fonte sui redditi da locazione breve.  Questa somma, secondo quanto si capisce verrà versata successivamente dagli intermediari all’erario. Per questo motivo la norma in questione viene è stata denominata in queste ore “tassa Airbnb”.

 

Airbnb, niente nuova tassa in arrivo in Italia. Lo dice Matteo Renzi 


Dopo alcune indiscrezioni circolate nella serata di ieri in relazione una possibile nuova tassa sugli affitti brevi, vale a dire quelli intermediati sulle piattaforme di home sharing, l’affitto tra privati dell’era della sharing economy, tra cui Airbnb, è arrivata la presa di posizione del Presidente del Consiglio italiano tramite Twitter. “Nessuna nuova tassa in legge di bilancio, nessuna. Nemmeno Airbnb. Finché sono premier io, le tasse si abbassano e non si alzano #avanti”, ha scritto sul social Matteo Renzi. Per i proprietari di case e stanze in affitto sulla piattaforma, si era parlato di una tassazione al 21% dovuta all’applicazione di una cedolare secca. La proposta di una nuova tassa di questo tipo era contenuta in un emendamento del Pd (il partito di maggioranza) alla prossima legge di bilancio approvato nelle ultime ore dalla Commissione Finanze della Camera dei Deputati ed ora destinato a essere sottoposto alla Commissione Bilancio. La norma prevede, o prevedeva visto il secco stop del Primo Ministro, anche l’istituzione di un apposito registro all’Agenzia delle Entrate e di una clausola antievasione, con la responsabilità “in solido” sul pagamento delle tasse da parte del privato e dell’intermediario (Airbnb e sui simili). Lo stop dichiarato su Twitter da Matteo Renzi è certamente una buona notizia per quella parte, sempre più crescente, dell’Italia che guarda con favore a tutte le forme della sharing economy

Airbnb può contribuire alle entrate dei comuni. A Jersey City i ricavi stimati sono di 1 milione di US dollari all’anno

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Il sindaco di Jersey City Steven M. Fulop ha annunciato una proposta che in caso di approvazione definitiva renderà la città da lui amministrata la prima della tri-state area – cosi viene definita dagli americani la zona metropolitana di New York City che si estende negli Stati di New York, New Jersey e Connecticut – a consentire ufficialmente Airbnb. La misura normativa annunciata prevede essenzialmente due punti: da una parte la possibilità per i proprietari di casa della città di Jersey di affittare tramite la piattaforma di home sharing la propria casa per meno di 30 giorni e dall’altra incarica Airbnb di raccogliere dai guest il pagamento della tassa di soggiorno al pari di quanto fanno gli hotel.

“A Jersey City, abbracciamo il futuro – e questo è ciò che le aziende come Airbnb sono: il futuro “, ha detto Sindaco Fulop, “Airbnb è incredibilmente popolare e in crescita” ha aggiunto il primo cittadino. “Siamo grati per l’opportunità di lavorare con il Consiglio comunale e il sindaco Fulop per sviluppare le regole per la condivisione della casa che aiuteranno le famiflie della middle class di Jersy City”, ha detto Max Pomeranc, Responsabile regionale delle politiche pubbliche di Airbnb. “Questa nuova legge genererebbe maggiori entrate per Jersey City e darebbe un contributo alle numerose famiglie che condividono le proprie case” che con i guadagni generati dall’attività di hosting pagano le proprie spese correnti. Con questo accordo Airbnb sarebbe responsabile per il pagamento e la raccolta del 6% di imposta di soggiorno. Secondo alcune stime citate dal sindaco nel comunicato stampa questo provvedimento dovrebbe incrementare i ricavi della Città di circa US$ 1 milione all’anno.