Financial Times: il co-fondatore di Uber pronto a lanciare una app per il concierge digitale

Come riportato oggi dal Financial Times il co-fondatore di Uber Garrett Camp si appresta a lanciare un servizio di concierge digitale che si chiamerà Operator. I servizi offerti dovrebbero essere quelli tradizionali di un maggiordomo: prenotazione viaggi, servizi di ricerca di un determinato bene e altri che possono semplificare la vita quotidiana. Secondo quanto riportato sulle colonne del quotidiano della City, Operator potrebbe guardare a Uber everything, il servizio di logistica del principale operatore al mondo di ride sharing e quindi della sharing economy, come potenziale partner. L’articolo odierno arriva dopo che gia nei mesi scorsi erano uscite alcune indiscrezioni tra cui quella riportata da TechCrunch che nell’aprile scorso aveva scritto che con Operator sarà possibile, con una semplice richiesta effettuata tramite app (è già disponibile quella per Iphone), soddisfare ogni richiesta riguardante lo shopping. Che la mission di operator sarà questa è ora confermato da un https://player.vimeo.com/video/144659290” target=”_blank”>video della società che avrà sede in California pubblicato sul sito www.operator.com.

Operator (vedeo)

I servizi di concierge on demand possono spingere il mercato dell’home sharing

Logo_Bnbsitter_300dpi_alphaUn studio condotto da Bnbsitter, la startup che fornisce servizi di concierge on demand a tutti coloro che desiderano affittare un alloggio a breve termine, ha messo in evidenza come i proprietari di beni in affitto possano aumentare i propri ricavi, delegando le attività di gestione immobiliare. Secondo una ricerca condotta su 2.000 host in tredici città, gestendo in outsourcing le attività quotidiane più banali, ma dispendiose in termini di tempo – consegna delle chiavi, check-in e check-out, pulizie, lavanderia, servizi di approvvigionamento e coordinamento degli ospiti – i proprietari possono immediatamente aumentare i propri ricavi fino al 30%. L’aumento stimanto dalla ricerca è legato a due fattori. In primo luogo, è possibile ottenere un risparmio fino al 50%, semplicemente concentrandosi sulla gestione smart delle proprietà. Utilizzando servizi on demand, invece di agenzie tradizionali, i proprietari possono evitare vincoli contrattuali a lungo termine, pagando di volta in volta solo per i servizi di cui hanno bisogno.  In secondo luogo, i ricavi possono essere potenziati grazie alla rapidità con cui l’immobile ritorna disponibile per un nuovo cliente. La tempestività e efficienza con cui i servizi di pulizia e rifornimento vengono effettuati permettono infatti di rendere immediatamente disponibile l’appartamento per l’ospite successivo, senza dispersione di tempo tra un cliente e l’altro. I dati evidenziano che sono necessarie di solito fino a 48 ore per la preparazione di un appartamento per un nuovo inquilino. Con i servizi on demand, invece, i turisti in arrivo possono essere accolti nello stesso giorno degli ospiti in partenza, generando un aumento mensile di ricavi del 15%. Biagio Tumino, co-fondatore e COO di Bnbsitter ha così commentato lo studio: “Fino ad ora i proprietari di immobili affidavano questi compiti ad agenzie tradizionali, ma spesso venivano scoraggiati dai costi elevati e dall’impressione di poter guadagnare di più occupandosi in autonomia di queste attività. In realtà però, nel mercato degli affitti, l’outsourcing degli aspetti operativi quotidiani o dei lavori più dispendiosi in termini di tempo, permette ai proprietari di concentrarsi su elementi di maggiore impatto e valore, dedicandosi di più all’attività di promozione rivolta ai turisti, così come alla propria la vita di tutti i giorni”.

I dati di Bnbsitter arrivano nel momento in cui è crescente il dibattito sulle positive ricadute economiche generate dalle piattaforme di affitto a breve termine che SocialEconomy vi sta raccontando nel suo “viaggio” a puntate alla scoperta dell’impatto economico che Airbnb, uno dei principali player della sharing economy, sta avendo sulle economie delle principali citta in cui è presente (UK ,Berlino, Madrid, Barcellona e Atene). Nel giugno 2013, infatti, Airbnb ha annunciato i risultati di uno studio che ha valutato l’impatto economico di turisti e host di Airbnb a livello globale. I risultati hanno rivelato un impatto significativo nelle città di tutto il mondo: nel Regno Unito, ad esempio, Airbnb ha generato un indotto di $ 824milioni e creato 11.600 posti di lavoro; a Parigi ha prodotto un giro d’affari di 185 milioni di € e generato occupazione per 1.100 persone nell’arco di un anno.  Lo studio ha anche rivelato che l’attività di hosting a breve termine stimola i residenti delle città a sviluppare attitudini imprenditoriali e scegliere forme non tradizionali di lavoro. In particolare, il settore si sta rivelando particolarmente vitale per liberi professionisti o lavoratori part-time, che costituiscono una percentuale significativa della community di Airbnb (il 42% nel Regno Unito). Dagli affitti hanno potuto infatti generare un reddito supplementare utile ad integrare quello prodotto dal lavoro. Il risparmio e il potenziale aumento del 30% delle entrate che i servizi on demand possono abilitare si stanno rivelando una grande opportunità per questo segmento della forza lavoro, finanziariamente più precario.

Crescita della sharing economy e caro immobiliare: a Londra chiude la scuola per i tassisti

londraCome riportato qualche giorno fa dal Financial Times, l’espansione della sharing economy e il caro immobili hanno portato alla chiusura una delle principali scuole per tassisti londinesi. Knwoledge Point, attraverso le colonne del quotidiano della City, ha difatti annunciato che dopo trenta anni di attività  a dicembre chiuderà i battenti . Obiettivo della scuola – che è passata dai circa 350 studenti all’anno dell’epoca pre-Uber agli attuali 200 – era formare i futuri tassisti, attraverso l’apprendimento delle oltre 25 mila street della capitale UK e dele regole di condotta dei mitici black cab, al fine di prepararli a sostenere l’esame per l’ottenimento della licenza. Mr Linskey, fondatore della scuola, comunque non si arrende e contro l’avanzata di Uber, il celebre servizio di ride sharing molto amato dai londinesi, e il caro immobiliare – la sede dell’istituto si trova a nel quartiere di Islington – e continuerà nella sua missione di formare tassisti tramite la vendita di pubblicazioni, cartecee  o online, pensate per la formazione degli aspiranti conducenti di taxi e corsi di formazione che terrà all’interno degli oratori delle chiese londinesi.

Enjoy: dal 3 novembre parcheggio riservato alla Stazione Centrale di Milano

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Enjoy, il servizio di car sharing di Eni su 500 Fiat e di scoter sharing su MP3 Piaggio, dal 3 novembre aprirà un parcheggio riservato ai suoi utenti presso la Stazione Centrale di Milano. A renderlo notò è la stessa azienda tramite una comunicazione inviata ai propri clienti. Il nuovo Enjoy Parking Milano Centrale, localizzato di fronte la stazione, avrà 10 posti riservati e si potrà  iniziare o terminare il noleggio alla tariffa di 4€. In questo modo arrivare e partire dalla stazione di Milano sarà ancora più semplice rispetto a oggi. Inoltre Enjoy, fino al 30 novembre, da la possibilità ai propri clienti, di approfittare di uno sconto speciale del 50% sulla tariffa. Dal punto di vista pratico per entrare o uscire dal parcheggio, occorrerà premere il pulsante con il simbolo del telefono e comunicare il codice identificativo del veicolo posto sul parabrezza. Con una parcheggio veloce e riservato la sharing economy generation sarà cosi pronta a salire sul treno.

Airbnb, US$ 824 milioni l’impatto economico nel Regno Unito

  
Dopo Atene, Barcellona e Madrid e Berlino, il viaggio di SocialEconomy alla scoperta dell’impatto economico generato da Airbnb – uno dei principali player della sharing economy – nelle principali città del mondo riparte dal Regno Unito. La principale piattaforma di home sharing ha realizzato uno studio in cui ha analizzato l’impatto economico, relativo al 2013, derivante dalla sua presenza nel Paese della Regina Elisabetta II . Il report mostra che complessivamente Airbnb ha generato un effetto economico complessivo sull’intera Nazione di US$ 824 milioni e ha supportato 11.600 posti di lavoro. Lo studio evidenzia che l’80% degli host Airbnb presenti in UK affitta la casa in cui vive e utilizza i soldi guadagnati con l’attività di home sharing per “contrastare” il sempre crescente caro vita e per finanziarsi le spese correnti. Il padrone di casa UK che offre la propria abitazione sulla piattaforma USA guadagna in media US$ 4.600 affittandola per trentatre notti all’anno. Circa il 42% degli host UK sono liberi professionisti o lavoratori part-time che utilizzano quanto guadagnato grazie a Airbnb per finanziare la propria attività lavorativa. Come per le altre città già analizzate nelle precedenti tappe del viaggio di SocialEconomy, chi sceglie di alloggiare in una casa Airbnb soggiorna di più rispetto alla media dei viaggiatori che scelgono strutture tradizionali (4,6 notti contro la media di 3,1) spendendo in media US$ 1.496 rispetto ai US$ 713 dei turisti tradizionali. Scendendo nel dettaglio di alcune città a Londra il 72% degli immobili Airbnb sono localizzati al di fuori delle principali aree in cui sono presenti hotel e il 41% del totale delle spese fatte durante il proprio soggiorno rimane nei quartieri in cui si trova la casa. I quartieri più gettonati nella capitale inglese sono quelli di Camden, Greenwich, Hackney, Islington, Southwark, and Richmond upon Thames. Passando alla Scozia, a Edimburgo il 78% delle abitazioni Airbnb si trovano al di fuori delle aree principali degli alberghi e il 44% delle spese effettuate dei viaggiatori vengono fatte nel quartiere in cui alloggiano. I guest che si recano nella capitale scozzese preferiscono solitamente i quartieri di Old Town, New Town e North East.

Il car sharing e il car pooling hanno conquistato gli italiani

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L’idea di automobile privata lascia spazio al nuovo concetto di automobile condivisa e alla sharing economy e apre scenari completamente inediti in tema di servizi, concorrenza e tutela dei consumatori. Se ne è discusso nel corso di una tavola rotonda con le aziende leader del settore – Uber, BlaBlaCar, Car2Go, Enjoy, Letzgo – e con i rappresentanti della politica e delle istituzioni organizzata presso la Biblioteca della Camera dei Deputati da Digiconsum, associazione attiva nella difesa dei diritti dei consumatori digitali, e Fleed Digital Consulting, Nel corso della giornata è stata inoltre presentata #VIENIVIACONME – Gli italiani e le nuove forme di mobilità condivisa, indagine realizzata da Fleed Digital Consulting che analizza le opinioni degli italiani sui temi del car sharing e del car pooling partendo dai commenti e dalle discussioni avvenute in Rete.

La ricerca, che si basa sul monitoraggio di un panel di oltre 100mila fonti web in lingua italiana, ha permesso di rilevare in otto mesi di analisi (da gennaio ad agosto 2015) oltre 106mila conversazioni sensibili tra UGC (Users Generated Contents, con particolare riferimento a contenuti Facebook e Twitter) e contenuti 1.0 (articoli pubblicati su testate web e blog).

Dallo studio, che ha monitorato i maggiori operatori dei comparti del car sharing e del car pooling in Italia, emerge come gli utenti dimostrino di essere ben informati sulle offerte dei provider di settore e a proprio agio con le tecnologie della mobilità: molto frequenti infatti sono la condivisione di informazioni relative alla comparazione dei costi e l’iscrizione contemporanea ai servizi di più provider. L’analisi delle conversazioni online permette inoltre di individuare quelli che possono essere letti come veri e propri “appelli” rivolti dalla rete alle istituzioni e alle aziende.

Scendo più in dettaglio dallo studio emerge che gli utenti giudicano l’attuale legislazione antiquata e sostanzialmente inadatta a regolamentare il fenomeno della mobilità condivisa. Nondimeno, è un auspicio della maggioranza di essi (oltre il 60% del totale) che vi sia un intervento organico e complessivo del legislatore volto a dare maggiore coerenza al contesto regolatorio e maggiore sicurezza al cittadino in ordine ai propri diritti e doveri. Si richiede inoltre un ruolo maggiormente attivo del Governo per rendere più completa l’offerta di servizi oggi polarizzata al Nord-Centro (come già vi aveva raccontato SocialEconomy) ed esclusivamente sui grandi poli cittadini, e una maggiore prontezza delle amministrazioni locali per colmare quelle che vengono viste come disparità centro-periferia nell’erogazione dei servizi di car sharing e car pooling.

La Rete dà un giudizio positivo sui livelli di servizio dei provider della mobilità condivisa, ma evidenzia anche in modo piuttosto netto dei driver di miglioramento. Dal mondo dei forum e dei social media emerge in particolare il suggerimento alle imprese di fare maggior uso di quelle funzionalità di community, come ad esempio il voting e “l’indice di affidabilità condivisa”, che consentano agli utenti di autogestirsi, isolando i “guastatori” e, quindi, evitando che l’intero parco utenti sconti comportamenti scorretti o peggio ancora fuorilegge. Questo naturalmente anche al fine di scongiurare l’eventualità di un abbandono della città da parte dei provider, ipotesi diffusa in rete dai media e commentata con molta preoccupazione dagli utenti. Molti suggerimenti sono anzi giunti in merito allo svolgimento da parte delle imprese di sondaggi preventivi in rete circa l’apertura al servizio di nuove aree geografiche. Altrettante richieste giungono per lo sviluppo di piani fedeltà con relativi sconti per heavy user, e per l’aggiornamento delle logiche del customer care, soprattutto in senso premiante per chi contribuisce con segnalazioni utili o comportamenti virtuosi.

I numeri della report

  • Oltre 106mila discussioni web rilevate sul tema
  • Car sharing e car pooling sono temi decisamente molto discussi: le fonti web che hanno trattato il tema del Car Sharing e del Car Pooling sono oltre 2.500
  • Le discussioni si distinguono per essere marcatamente social: l’85% dei contenuti rilevati proviene infatti dai social network
  • Twitter è in assoluto il canale più utilizzato: oltre 89mila i tweet rilevati per mezzo miliardo di potenziali visualizzazioni
  • I blog e i forum sui quali si è dibattuto in tema di Car Sharing e del Car Pooling sono oltre 1.500

Link per scaricare intero report http://www.fleed.it/vieniviaconme-gli-italiani-e-le-nuove-forme-di-mobilita-condivisa/

Talent Garden e Digital Magics lanciano E-Tailers 2015: concorso per le startup del retail innovation e e-commerce

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Talent Garden, il più grande network europeo di coworking focalizzato sul settore digitale e Digital Magics, venture incubator quotato in Borsa Italiana sul segmento su AIM hanno lanciato E-TAILERS 2015: la più importante call for idea rivolta a tutte le startup early stage che stanno sviluppando modelli di business innovativi e originali nei settori del retail innovation, e-commerce e mobile commerce, sistemi di pagamento e soluzioni logistiche innovative per trovare le migliori idee italiane in grado di creare disruption nei mercati italiani ed europei. Fra tutte le idee che decideranno di concorrere, inviando la propria candidatura tramite il sito http://e-tailers.digitalmagics.com/,  saranno selezionati dieci progetti che parteciperanno a Milano il 18 e il 19 novembre a workshop e programmi di formazione dedicati (5 passi fondamentali per costruire un e-commerce di successo, Facebook ADV per l’e-commerce, tecnologie e SEO per l’e-commerce) organizzati da TAG Innovation School e da PrestaShop, presso il nuovo campus di coworking TAG Milano Calabiana.
Il 20 novembre ci sarà una sessione di mentorship per lo sviluppo dell’idea con il team di Digital Magics e dopo i vari fondatori delle idee selezionate presenteranno il proprio progetto a una giuria di esperti che decreterà le migliori startup di E-TAILERS 2015.

Tra i partner dell’iniziativa figurano PrestaShop, leader delle soluzioni open source per l’e-commerce, TAG Innovation School, la scuola del digitale e dell’innovazione fondata da Talent Garden, Corriere Innovazione, testata del Gruppo Rizzoli Corriere della Sera, che affronta quotidiianamente temi legati all’innivazione, sharing economy e coworking, IBM, Innogest SGR, Ninja Marketing e Zanox.
I premi in palio sono: 2.500 Euro di prodotti sul marketplace PrestaShop; un anno di advertising sul circuito zanox; sinergie formative con TAG Innovation School per accompagnare la crescita dei business vincitori. A tutte le startup in possesso dei requisiti, verrà data la possibilità di inviare la candidatura per aderire ai programmi IBM per le startup e ottenere crediti sull’utilizzo del Cloud IBM. Inoltre le dieci start-up partecipanti avranno l’opportunità di: essere valutate da Digital Magics per il programma di accelerazione dell’incubatore essere valutate da Innogest SGR per un eventuale investimento.

Per partecipare occorre inviare la propria candidatura all’indirizzo http://e-tailers.digitalmagics.com/ entro l’11 novembre 2015.

Crowdfunding, con RX Controller ogni imbarcazione puo diventare un kite

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Trasformare ogni imbarcazione in una sorta di Kitesurf? Grazie all’invenzione di Dan Tracy e agli strumenti della sharing economy quale in crowdfuding si può. Dan, un ragazzo statunitense, ha realizzato un controller che una volta collegato a una vela da kite (l’invetore suggerisce una vela da 2 a 4 metri quadrati) e fissato con una leggera imbragatura alla cintola di uno dei diportisti consente a ogni tipo di imbarcazione, canoa o kayak di lasciarsi portare dal vento. Oltre all’utilizzo per puro divertimento questo sistema può essere un utile strumento in caso di avaria al motore della propria imbarcazione. Grazie a questo strumento, dal nome RX Controller, infatti la propria imbarcazione anche in caso di guasto potrà fare torno in porto grazie alla forza di eolo. Dan attualmente ha in corso una campagna di crowdfunding su Kickstarter che si concluderà tra 14 giorni. Per comprare con la formula del reward crowfunding RX controller occorrono US$ 299. Per poterlo utilizzare occorrerà compare a parte la vela, il cui costo si aggira tra i US$ 200 e i 300 dollari. Sul sito di Dan inoltre è possibile acquistare altri prodotti da lui creati come il Rescue Kit, un prodotto molto simile che si distingue soltanto per dimensioni più ridotte. Questo, compreso di vela, viene venduto al costo di 359 US$. 

RX CONTROLLER (video) https://d2pq0u4uni88oo.cloudfront.net/projects/2061717/video-597778-h264_high.mp4

Mogees, su Kickstarter il sensore che trasforma ogni oggetto in uno strumento musicale 


Chi non ha mai ticchettato su un bicchiere o su un tavolo a ritmo di musica? Adesso dal Regno Unito arriva Mogees, un piccolo sensore (40 mm il suo diametro) che permette di trasformare ogni oggetto in uno strumento musicale in poche e semplici mosse. Inventore e Amministratore Delegato di Mogees è l’italiano Bruno Zamborlin, un tecnologo, ricercatore di tecnologia musicale e live performer. La sua ricerca si concentra su nuovi metodi di interazione gestuale con oggetti di uso quotidiano e le loro applicazioni nella creazione di nuove interfacce per l’espressione musicale. Bruno ha fondato Mogees dopo aver lavorato per 5 anni presso l’IRCAM / Centre Pompidou di Parigi e il Goldsmiths College di Londra, la celebre università in cui hanno studiato amche Damien Hirst e Vivienne Westwood. Mogees, che è in grado di catturare ogni vibrazione creata dai gesti umani, va posizionato sull’oggetto da trasformare in strumento musicale e poi collegato a uno smartphone. Successivamente con una apposita app, disponibile sia per IOS sia per dispositivi Android, si effettuano le regolazioni e il gioco è fatto. Mogees è compatibile con strumentazioni musicali e software per la musica e quindi può essere integrato con semplicità. Gli ideatori del sensore hanno lanciato il 7 ottobre su Kickstarter una campagna crowdfuding con l’obiettivo di raccogliere 20 mila Sterline. A oggi la campagna di finanziamento collettivo che si concluderà il 6 novembre ha riscosso un buon successo ed è arrivata a raccogliere fondi per oltre 77 Mila Sterline. Per avere Mogees in anteprima già a novembre tramite Kickstarter occorrono 95 Pound.

Mogees (video)

Loveitaly!, il crowdfunding che vuole supportare il patrimonio artistico e culturale italiano

  
Nell’era della sharing economy è possibile supportare il patrimonio artistico e culturale italiano attraverso il crowdfunding. Questo è l’obbiettivo di LoveItaly!, neonata associazione senza fini di lucro dedita a tutelare, promuovere e valorizzare il patrimonio culturale Italiano che attraverso il finanziamento collettivo vuole sostenere i progetti di restauro in tutta Italia. LoveItaly!è stata creata da LVenture Group, holding di partecipazioni in startup digitali, quotata presso Borsa Italiana, ed un gruppo internazionale di coordinatori, esperti di settore e volontari dalle diverse ed integrate professionalità, accomunati dall’amore per le bellezze artistiche italiane. L’associazione opererà in collaborazione con i Ministeri e le Sovrintendenze nazionali e locali, gli istituti di belle arti ed i musei, le diverse autorità locali e nazionali,i rappresentanti della Chiesa, gli istituti superiori, tra i quali le Università e le Accademie italiane ed internazionali. Obiettivo dell’associazione è di raggiungere sia i milioni di visitatori che arrivano in Italia, sia il grandissimo numero di persone nel mondo appassionate della storia e cultura italiana. Per centrare il target Loveitaly! utilizzerà una piattaforma crowdfunding. In occasione del lancio dell’iniziativa Luigi Capello, CEO di LVenture Group e co-founder di LoveItaly! Sul suo blog ha scritto: “Molti di voi si chiederanno cosa c’entra una realtà di investimento come la nostra con un progetto come LoveItaly!”. “La risposta è nella formula del Give Back, il dare qualcosa alla società in cui viviamo. Come azienda, LVenture Group ha a cuore la propria responsabilità sociale: anche se il nostro business è creare aziende e generare capitali, siamo convinti dell’importanza di partecipare attivamente per migliorare la società.” “Per questo motivo abbiamo lanciato LoveItaly!. Crediamo che questo progetto, che sostiene l’arte e la cultura in maniera innovativa, rientri pienamente in questa linea di pensiero e ci permetta di collegare la nostra attività ad una causa nobile”. Con il lancio, LoveItaly! ha ufficialmente aperto le prime due campagne di crowdfunding: la prima riguarda il restauro del Cubicolo 3 della Domus del Centauro a Pompei, una stanza del II secolo a.C. ricca di decorazioni in stile pittorico. Il secondo progetto è il restauro, ad opera dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, di uno sarcofago di età imperiale custodito nella Galleria Corsini di Roma.