Ancora una volta lo sciopero dei taxi provoca l’impennata dei download della app di Uber


Delle reazioni dei consumatori davanti allo sciopero dei taxi abbiamo scritto più volte in passato e da ultimo il 19 febbraio 2017 con il nostro scoop – ripreso da vari media (tra cui Repubblica che ha pubblicato, qualche giorno dopo il nostro post, la notizia nella propria homepage) – in occasione della serrata delle auto gialle di vari giorni per protestare contro un emendamento al Milleproroghe. Oggi torniamo sull’argomento per analizzare lo sciopero in tutta Italia dei taxi driver di giovedì 23 marzo 2017. Scorrendo i dati dei download delle app tramite Appannie, una delle società specializzate in materia di applicazioni su smartphone, arriva la conferma che lo sciopero dei taxi porta a un innalzamento del numero dei download della app di Uber da iPhone. Come si evince dai grafici (visibili in questo nostro post), infatti, l’app della celebre società usa della sharing economy è salita in modo considerevole nella classifica delle app iOS scaricate nel nostro paese. Alla mezzanotte di giovedì 23 marzo 2017 l’app di Uber era, infatti, alla posizione numero 123 nella classifica generale delle applicazioni più scaricate in Italia e a quella numero 7 nella categoria travel. Dopo 24 ore (quindi con i dati che tengono conto dello sciopero nazionale proclamato dai taxi nella giornata di giovedì 24 marzo) l’app del player del ride sharing è balzata al ventitreesimo posto nella classifica generale e al secondo posto tra le app travel. Il dato obbliga a nostro giudizio ha una riflessione: nei settori impattati dalla sharing economy hanno ancora senso gli scioperi generali? Non gioverebbe di più il dialogo tra operatori dell’economia condivisa e le rappresentanze sindacali degli omologhi ervizi della old economy? Noi di SocialEconomy nel nostro piccolo crediamo che lo sviluppo digitale del Paese non può avvenire dalla rottamazione dei vecchi servizi ma attraverso un tavolo comune in cui siano rappresentati gli interessi delle due categorie. 

Andamento della App di Uber su smartphone iOS nel corso degli ultimi sette giorni – fonte Appannie

Andamento della App di Uber su smartphone iOS nel corso degli ultimi sette giorni – fonte Appannie

Italia: durante lo sciopero dei taxi sono aumentati i download dell’app Uber su iPhone e GooglePlay 

La chart dei download dell’applicazione Uber su iPhone dal 15 al 19 febbraio 2017 (dati da Appannie.com)


Oggi Domenica 19 febbraio 2017 è il quarto giorno di sciopero in tutte le città italiane dei taxi per via dello stato di agitazione proclamato dai tassisti per protestare contro un emendamento del Milleproroghe che sposta al 31 dicembre 2017 per il servizio di noleggio con conducente l’entrata in vigore del “divieto di sosta in posteggio di stazionamento su suolo pubblico nei comuni ove sia esercito il servizio di taxi”. Essendo stata individuata dai tassisti italiani come pro Uber, questa norma ha fatto scattare giovedì 16 febbraio 2017 lo stato di agitazione dei taxi in tutta Italia. Ma come stanno reagendo i consumatori davanti alla quasi totale (i taxi stanno garantendo un servizio sociale per quelle categorie di individui che hanno difficoltà motorie) impossibilità di utilizzare i taxi per i propri spostamenti? Un valido indicatore per provare a capire il comportamento degli italiani può essere considerato la classifica dei download effettuati tramite AppStore e GooglePlay per scaricare l’app di Uber su Iphone (iOS) o dispositivi Android. Scorrendo i dati di Appannie, prestigiosa società USA di business intelligence che analizza il mercato delle applicazioni, si scopre che in Italia dal 15 febbraio 2017 (ultimo giorno in cui i taxi hanno effettuato regolare servizio nell’arco delle 24 ore) a oggi 19 febbraio 2017 i download in Italia della app Uber sono aumentati sia sui dispositivi iPhone che su quelli Android. Il dato lo si ricava dal ranking (classifica) delle app più scaricate. Su iPhone l’app Uber è, infatti, passata (nella classifica generale delle app più scaricate in Italia) dalla posizione numero 276 a quella numero 23. Inoltre guardando nel dettaglio il grafico dei download effettuati negli ultimi 7 giorni si scopre che l’app di Uber è riuscita a arrivare nelle prime ore di oggi domenica 19 febbraio fino alla diciottesima posizione del ranking. Per quanto riguarda le app scaricate da GooglePlay quella di Uber è arrivata, invece, nella classifica delle app “IT applications” alla posizione numero 248 scalando tantissime posizioni visto che il 15 febbraio si trovava oltre il cinquecentesimo posto. Il picco dei download dell’app Uber in concomitanza con lo sciopero dei taxi sarà un caso o è segno che nell’era della sharing economy per i consumatori, soprattutto quelli delle grandi città (Uber in Italia è attiva a Milano e Roma) esistono tante alternative (car sharing, bike sharing, car pooling e ride sharing ad esempio) che rendono meno efficace il tradizionale sciopero? 

La chart dei download dell’applicazione Uber su GooglePlay dal 15 al 19 febbraio 2017 (dati da Appannie.com)

La sharing economy è un’opportunità che va colta

Socialeconomy ha incontrato Marco Pierani, Responsabile delle relazioni istituzionali di Altroconsumo per approfondire lo stato dell’arte e le prospettive future della sharing economy in Italia.

Negli Stati Uniti si sta dibattendo su esigenze di regolamentare la sharing economy. Secondo lei sarebbe necessario avviare il dibattito in Italia?

Il dibattito è già avviato anche in Italia, l’importante è che si incanali nella giusta direzione, condivido la necessità di regolamentare la sharing economy se questo significa abilitarne appieno le opportunità trasferendo contestualmente le garanzie per i consumatori in maniera adeguata ai nuovi modelli di business. Se invece regolamentare significa voler imbrigliare le potenzialità della sharing economy in termini di innovazione e apertura del mercato dentro logiche e normative obsolete, allora non ci siamo.

Altroconsumo si è schierata a fianco di Uber nella vicenda taxi milano, ci spiega come mai?

La nostra posizione era ed è in linea con quella espressa dall’Autorità per i Trasporti, così come dall’Antitrust. Abbiamo preso atto della decisione del Tribunale di Milano di bloccare Uberpop. Nell’ordinanza il giudice, pur riconoscendo l’interesse dei consumatori nei confronti dei nuovi servizi, interpreta in maniera stringente l’obsoleta normativa sui taxi a sfavore dell’innovazione. Le decisioni su crescita e sviluppo di nuovi modelli di business, con adeguate garanzie e tutele per gli utenti, non possono essere prese tuttavia nelle aule dei tribunali ma devono passare dal Governo e dal Parlamento. I consumatori italiani vogliono vivere in un Paese che abbracci l’innovazione e che, al contempo, sia in grado di mantenere un opportuno livello di tutele e garanzie, Altroconsumo si continuerà a battere perché sia riconosciuto in capo ai consumatori il sacrosanto diritto di poter beneficiare dell’innovazione tecnologica.

L’economia condivisa può portare reali vantaggi ai consumatori? Se si quali?

Noi ne siamo convinti, l’apertura del mercato, l’innovazione e la concorrenza portano sempre benefici ai consumatori. Internet ha portato e porterà ancora molti benefici ai consumatori, è il medium, lo strumento e il “luogo” attraverso il quale creare e trasferire valore ai consumatori. Ma c’è una variabile ulteriore, scatenata più recentemente proprio grazie a questa caratteristica e alla potenza di Internet, preme ormai forte sui modelli tradizionali delle nostre relazioni sociali e industriali e non c’è più in gioco solo lo sviluppo economico ma anche quello sociale e democratico del nostro Paese, sbaglia infatti, e di grosso, chi guarda alla sharing economy come l’ultima moda effimera dei fighetti del web. Una nuova generazione di consumatori si è già resa protagonista di questa vera e propria rivoluzione, in tale contesto il consumatore, lungi dall’essere ancora il soggetto debole e passivo da tutelare, diviene il volano dell’innovazione partecipando al contempo come fruitore e fornitore a questi nuovi modelli di business.

Una regolamentazione della sharing economy potrebbe frenarne lo sviluppo?

Sì se l’intento è repressivo o burocratico no se si guarda al futuro con apertura e ottimismo.

Il successo della sharing economy in Italia secondo lei nasce dalla crisi economica attuale?

Direi piuttosto che il successo della sharing economy nel nostro Paese è legata anche a una naturale caratteristica degli italiani a condividere, lo abbiamo fatto sempre anche se in forme ovviamente diverse nel passato. A maggior ragione oggi come Paese abbiamo una grossa opportunità che va colta. Per converso comincia a farsi consistente il dubbio che il trascinarsi della crisi possa dipendere invece proprio dalla mancanza di coraggio da parte delle nostre Istituzioni nell’abbracciare il treno dell’innovazione, con tutta la sua carica di distruzione creativa.

Quali sono le linee chiave dello sharing economy act che proponete?

Come dicevo deve guardare al futuro abilitando l’innovazione, non imbrigliandola, e dare risposte concrete alla nuova domanda dell’utenza in tutti i settori coinvolti dal cambiamento delle regole del mercato. In attesa della realizzazione di tale quadro normativo, i nuovi modelli di business della sharing economy debbono e possono tuttavia essere governati attraverso regole e principi negoziali, identificati e condivisi con le imprese che producono e forniscono piattaforme tecnologiche e servizi abilitatori della sharing economy. A tale scopo Altroconsumo, ha presentato il Manifesto per una sharing economy sostenibile e rispettosa dei diritti dei consumatori aperto alla firma di tutti gli operatori della sharing economy che, condividendone i principi, si impegnino con noi ad adottare uno o più strumenti di autoregolamentazione che garantiscano, nei diversi settori di mercato nei quali operano, regole chiare circa i diritti di utenti e consumatori nella duplice veste di fornitori e fruitori di beni e servizi anche attraverso la collaborazione tra consumatori e piattaforme per l’eliminazione di eventuali pratiche commerciali scorrette e clausole vessatorie, la risoluzione alternativa delle controversie (ADR) e la responsabilizzazione dei gestori delle piattaforme nei confronti degli utenti.

Negli Stati Uniti la sharing economy è diventata uno dei temi delle presidenziali. Secondo lei avverrà lo stesso in Italia alle prossime politiche?

Noi ci occupiamo di rappresentare e tutelare i consumatori e non di politica, i politici sono nostri interlocutori importanti in quanto decisori pubblici. Certo, nella dialettica tra i soggetti imprenditoriali che, sulla base delle leggi vigenti, chiedono tutela e protezione per i loro vecchi modelli di business e quelli che, al contrario, chiedono specularmente sia riconosciuto loro il diritto ad innovare si inserisce oggi con forza, su questa stessa linea, la sacrosanta pretesa dei consumatori a poter beneficiare dell’innovazione tecnologica. Questo potrebbe anche diventare anche un volano interessante per una forza politica che volesse farsi vero portavoce del nuovo.